L'incubazione viene affidata a delle galline od alle macchine e la schiusura raggiunge una proporzione elevatissima, quasi il 90%. Simile risultato è in parte dovuto al nutrimento affatto speciale distribuito dal principio di Gennaio fino al Luglio, composto di alimenti molto azotati in cui entra in certa parte la farina di pesce. E qui sta il segreto d'un alimento di prim'ordine per la nutrizione delle anatre in rinchiuso durante la stagione dell'ovificazione, come gioverebbe pure alle galline se non fosse il timore che tale elemento comunichi un gusto poco gradevole alle uova destinate al consumo, mentre per quelle da far covare ciò non ha importanza alcuna; in Inghilterra come in Francia la farina di pesce ha preso una gran voga da qualche tempo e la fabbricazione si è venuta talmente affinando che l'odore è quasi del tutto soppresso, e d'altro lato la quantità da aggiungere ai pastoni è troppo piccola perchè possa aver un'influenza sensibile anche sulle uova di gallina.

Come granaglie le anatre dell'allevamento ridotto di cui si parla ricevono dell'avena e del gran saraceno; oltre a ciò ad ogni pasto non si risparmia la verdura.

Questo piccolo industriale alleva in media 900 anatrotti all'anno ch'egli vende all'età di due mesi a due e mezzo, e l'utile ricavato varia secondo la stagione oscillando fra L. 1.50 e L. 2.50 al capo. Tutta la produzione in anatrotti viene assorbita da un solo ristorante parigino che ne ha un gran consumo.

L'utile di L. 2 in media ossia di L. 1800 per 900 piccoli ingrassati non sarebbe di certo sufficiente per far vivere un allevatore, un privato, al giorno d'oggi specialmente, ma può sempre calcolarsi quale un dippiù aggiunto ad una situazione modesta, come è il caso della persona summenzionata. Perchè potesse prodursi un beneficio abbastanza considerevole da permettere ad una famiglia di vivere con esso bisognerebbe duplicare e magari triplicare il numero dei parchetti coi relativi riproduttori, cercar il collocamento di un numero abbastanza importante di anatrotti, aver un aiuto per l'andamento dell'azienda possedere un certo capitale, impiantarsi insomma su ben differenti basi. Evidentemente ciò costituirebbe una speculazione industriale nella quale entrerebbero in giuoco vari fattori ma anche contemporaneamente certi utili, come le piume che in un piccolo allevamento non possono aver molta importanza mentre in un grande ne acquistano una considerevole.

Ma se è dato a pochi d'intraprendere una consimile vasta azienda, numerosi possono essere i piccoli allevatori cui può sorridere l'attraente e lucrativa occupazione.

Come e dove s'industrializza l'allevamento dell'anatra

L'industria dell'allevamento intensivo dell'anatra a scopo della produzione accelerata di carne per consumo non è praticata finora che negli Stati Uniti d'America ed in Australia; l'Inghilterra possiede solo un grande stabilimento di tal natura, la piccola industria campestre di cui si è parlato a proposito della razza di Aylesbury non potendo esser annoverata fra le grandi del genere perchè suddivisa tra la popolazione villica. In Francia è ancora sconosciuta, come lo è, inutile dirlo, da noi, nè mi consta venga esercitata in Germania dove l'oca è preferita; da tempo presso i Cinesi si usano dei sistemi economici per l'allevamento industriale dell'anatra, ma anche colà si tratta d'un'industria frazionata, per quanto diffusissima, non mai di un sistema grandioso come viene applicato e condotto nei vasti allevamenti americani un modello del qual genere il solo forse che esista in Europa è quello di Harrow Weald nel Middlesex (Inghilterra).

Il primo ad aver l'idea d'un immenso anatrificio (mi si conceda il neologismo che nessun dizionario registrerà sicuramente) è stato l'americano Rankin, ricordato in certi recenti lavori di pollicoltura fra i quali quello del Blanchon riprodotto dal Giornale degli Allevatori. Il Rankin fece i primi esperimenti della nuova industria or sono circa cinquant'anni coi sistemi artificiali senza di che non sarebbe probabilmente mai riuscito a capo di nulla d'importante. Dopo varie prove più o meno fortunate e non senza aver assaggiato il fiele delle facili ed acerbe critiche nonchè dei catastrofici pronostici, non scoraggiato, ostinatissimo, vien sù ad ottenere dei giovani prodotti a condizioni rimunerative, specialmente perchè portati sul mercato nei momenti più favorevoli, molto tempo prima cioè dell'arrivo dei prodotti ottenuti nell'epoca normale.

Come nella maggior parte dei casi succede, visto l'esito ottenuto, vennero fuori i scimmiottatori, e fra questi si distinse certo Weber, tedesco d'origine, che in unione ai figli si dedicò egli pure all'industria novella stabilendosi nel 1890 a Wrentham, al sud di Boston.

Quello dei Weber è uno stabilimento modello, in cui l'impianto meccanico è al completo; i trituratori di ossa fresche e tutti gli altri istrumenti funzionano per mezzo di motore a vapore; le incubatrici, le allevatrici tutte sono perfezionatissime; una minuscola ferrovia circola nell'intero stabilimento, sia per il trasporto degli alimenti come per l'asportazione degli escrementi dei volatili e così per ogni altro servizio. I tuberi e così pure i legumi che entrano a far parte dell'alimentazione sono prodotti sul terreno della vasta proprietà, si fanno cuocere e si mescolano alle granaglie triturate ed alle farine formando dei pastoni che vengono lavorati con acqua bollente.