La fanciulla risvegliandosi cercava invano di raccogliere gli sconnessi avanzi delle sue memorie: i sensi, resi più irritabili dal protratto riposo e scossi bruscamente dall'intermittente guizzar del lampo e dal rombo del tuono, non le porgevano alcun ajuto nella ricerca. Colla scorta di quella luce sinistra, vide però chi le stava a fianco, ed alzate le braccia, cercò stenderle verso colei, forzandole ad un amplesso. Lo prevenne la buona donna, e, chinatasi alquanto, raccolse l'affettuosa stretta, dicendo sommessamente e col solito tono di famigliarità:
“Come state, figliuola mia?„
“Ho la testar greve, e confusa: dimmi Canziana, che è avvenuto?„
“I vostri occhi si chiusero.... quando fu chiuso....„ e non soggiunse altro; chè non ebbe cuore di pronunciare la parola.
A questo solo detto, la mente di Agnesina si scosse dal suo letargo; le idee ripigliarono un corso ordinato, sorvolando gli eventi. — In tutta la sua vita Agnesina aveva tenuto in gran conto l'amore della sua governante; operoso e vigile amore, che sapeva trovar sempre il mezzo per conciliare il dovere coll'indulgenza. Ma quanto pronto era il cuore di Canziana a compatire e a perdonare, altretanto il carattere docile e la naturale saviezza della fanciulla lasciavano fin qui inoperosa una sì buona disposizione. A mente scarica, come era Agnese nel seno della sua famiglia, non aveva mai chiesto al cuore di Canziana alcun conforto, come non le aveva mai affidato alcun secreto. — Ora le cose erano mutate d'assai. Quasi non bastasse la terribile sciagura del padre, la fanciulla aveva un'altra spina nel cuore; nè poteva farne tacere il rammarico, nè condannarne le insistenti memorie, poichè quelle due ferite avevano alcun che di comune fra loro; l'una doleva di consenso coll'altra.
Già prima d'ora le cadeva in mente d'aprirsi colla buona compagna. E il prometterlo e l'eseguirlo le parevano la più facile cosa del mondo. Ma all'istante di intonare il discorso, qualche nuovo ostacolo la consigliava a ritardar la confidenza ad altro momento — Tale dubiezza si presentava ad Agnesina come una tacita accusa; invano ella si sforzava di ripigliare la sua ordinaria sincerità; ad ogni istante le sembravano crescere le ragioni per contenerla.
Erano le cose a questo punto, quando il fortuito indirizzo di un dialogo la collocò rimpetto a Canziana in posizione sì nuova e compassionevole, da farla credere degna di tutta la sua indulgenza. Questa volta non le fu d'uopo d'invocare coraggio; n'ebbe più del bisogno. Le sue parole furono qualcosa meno di una franca confessione; qualcosa più di un vaniloquio involontario, provocato dalla febre, ma veritiero.
LI.
“Quale rumore è mai questo!„ — chiese Agnesina trasalendo ad una forte detonazione.
“Gesummaria! riprese l'altra, deve essere scoppiata la saetta; che Dio ne guardi.„ — E si strinse alle coltri, e fece il segno della croce.