“Una volta anch'io tremava dell'ira degli elementi.... Ora v'ha di peggio al mondo....„
“Figliuola mia, chi ha la coscienza netta come voi, non deve aver paura. Il Signore non vuol far male alle sue buone creature.„
“Canziana, tu parli da quella santa donna, che sei; ma o non mi comprendi, o per pietà di me non mi rispondi a tono — Solo alcuni giorni fa io era innamorata della vita, e tremava d'ogni nonnulla che la minacciasse. Ora il gran male, se Dio mi chiamasse.... Solo mi dorrebbe per te, mia buona amica....„
“Vergogna! alla vostra età... con ogni ben di Dio... Non vi fate sentir più a ripetere di tali spropositi; o ne andrò in collera.„
“No, hai troppo buon cuore per sentirti offesa di quanto ti ho detto — Se fossi padrona di scegliere tra il vivere con te o col mio povero padre, che mi consiglieresti tu di fare?„
“Di far la volontà di vostro padre, stando con me; — rispose francamente Canziana eludendo la dimanda con un bisticcio. — La gioventù non cura la vita: tocca a noi, che sappiamo cosa essa vale, a sconsigliare la colpevole noncuranza di questo dono del cielo. — Se la tempesta ha schiantato l'albero grosso, doppia ragione di tener custodito il rampollo che gli cresce vicino.„
“Dio mi perdonerà se non so apprezzare come si deve questo dono della vita. Comprendo che sono intolerante de' miei dolori, e che non so ricevere la sventura come una prova della predilezione del cielo. Io piango anche su me; perchè non so essere rassegnata: io dispero, o amica, di veder restaurato il culto de' miei domestici affetti. Imploro solo la forza per soffrire; imploro nuove lacrime da versare. — Quando era bambina tu m'hai insegnato che i felici del mondo ignorano quale sarà il dimani. Fatale privilegio degli sventurati! essi lo sanno. Sì; è facile che d'improviso la fortuna ne volga le spalle e cangi le gioje in pianto; è impossibile che ella ci ridoni d'un tratto co' suoi favori il perduto sorriso. — Dimani, diman l'altro, fra un mese od un anno, io sarò sempre l'orfana d'oggi; nessuna cosa al mondo avrà occupato il posto vuoto del mio cuore; nemmeno la potenza celeste mi renderà le carezze di mio padre, il conforto delle sue parole, la guida de' suoi consigli. — Tu già ti prepari a dirmi, che il tempo è rimedio a grandi mali. E che vuol dir questo? forse che il mio male cesserà d'essere grande per ciò? o non piuttosto che le mie forze cadranno esauste sotto il suo peso, e che le fonti delle lacrime saranno inaridite?„
“O Agnesina, proruppe la governante con un accento di angoscia inesprimibile, o figliuola mia, non parlare così. Quel che voi dite sarà vero, perchè l'avrete letto ne' libri; ma, credetelo in nome di Dio, che il vostro dolore è ancora più forte della vostra disgrazia. — Doletevi, piangete, pregate; ma non rinunciate alla speranza. — Io sono una povera donna; ma ho del cuore, e quello che esso mi detta mi pare giusto come le parole scritte nei libri. — O Agnesina, il cuore non dice a voi, come a me, che gli antichi affetti vivono ancora? piangete la morte di vostro padre, perchè non vi è dato di vederlo, di ascoltarlo; ma non sperate voi di sentirlo, o meglio non lo sentite voi già nel fondo dell'anima vostra, come più volte udiste la voce di quell'anima santa di vostra madre? non avete voi fede, o Agnesina? Ebbene: ogni volta che il cuore vi inspirerà una buona azione, voi avrete udita la parola di lui: ogni volta che la manderete a compimento, potrete dire d'aver seguito i suoi consigli. Se i nostri cari ci abbandonano morendo, noi possiamo seguirli colla fede e colla preghiera. V'ha dei santi, non è vero, che vegliano alla salute dell'anima nostra? chi ci ha amato tanto quaggiù, potrà obliarci nel seno di Dio?...„
Questi detti, pronunciati con un accento amorevole, produssero sull'animo di chi li ascoltava il desiderato effetto. Agnesina avrebbe voluto rispondere, ma la commozione le toglieva la parola; levò lo sguardo, e fissò la donna con occhio non fosco ed asciutto come poco prima; una lacrima le spuntava sul ciglio, e la fronte, senza far onta al giusto dolore, s'era alquanto rasserenata. — Canziana, con un trasporto di tenerezza materna, v'impresse un bacio; e, scorgendo che le sue parole erano state efficaci, pensò d'insistere nell'uso del rimedio, associando alla potenza de' suoi affetti, l'autorità dell'altrui dottrina. Interpretò il tacere della fanciulla come un invito a parlare; e si valse di esso per ripeterle un racconto, che aveva udito in altri tempi, e della cui sapienza aveva fatta la prova in simili occasioni.
“Avrò sempre in mente finchè vivo, ripigliò ella, le parole di Fra Paolozzo da Rimini. Quel santo, (ne avrete ben sentito a parlare anche voi?) che passava l'intera quaresima predicando, senza toccar cibo di sorta, e non nutrendosi che d'acqua e di orazioni[19].„