Quando la lettiga esci dal castello, l'uragano, ben lungi dall'essere sedato, parve ripigliare con maggior forza. Le tenebre, scarsamente diradate sul passo dai lampioni dei lettighieri, erano a quando a quando bruscamente rimosse dal subitaneo splendore dei lampi. Un rumore vario, prolungato, composto di molti suoni, sembrava un'artistica trovata per tradurre in un armonia lamentevole le convulsioni della natura. Sul muto e monotono scrosciar della pioggia degradavano, in una scala di toni varii e mestamente modulati, i fischii del vento, ora alti ed assordanti, ora cupi e prolungati, secondo che i buffi radevano il piano, o s'imprigionavano nelle fratte, o erravano in mezzo agli alti fusti delle selve. Serviva di ripieno allo spaventevole concento lo scoppiar dei tuoni, quando subitanei e fragorosi, quando lungamente trascinati come un urlo lontano ripetuto più volte dall'eco.
Ciò che l'occhio non giungeva ad iscorgere, veniva dimostrato in modo più evidente dagli stessi disagi del cammino. La strada percorsa dai nostri fuggiaschi erasi a rigor di parola cangiata in un letto di torrente. Al passo ineguale ed interrotto dei muli, al suono delle pedate che sguazzavano nella mota, all'improviso arrestarsi, quasi che venisse meno la lena delle bestie, ai sussulti che dai bruschi movimenti di queste si propagavano alla lettiga, era facile l'indovinare in quale stato fosse ridotta. Ad ogni tratto era prudente il far alto, per scandagliare il terreno, e scegliere il sentiero meno pericoloso: altra volta l'arrestarsi era necessità, per lasciare pigliar fiato ai muli. A rimetterli poscia in cammino la voce consueta dei lettighieri era vana; ci volevano minacce, grida e flagellature. Spesso i lettighieri erano costretti a salire in groppa, onde attraversare un rigagnolo; e alcuna volta il fondo della lettiga pescò tanto nella fanghiglia, che i piedi delle viaggiatrici ne furono imbrattati.
Agnesina non era impaurita, ma commossa: un brivido le correva per le membra, e le faceva battere i denti. Canziana, meno sensibile ai disagi, era in vece in preda ad un deciso terrore. Solo le avanzava quanta lena bastasse per recitare delle orazioni, e per smuovere alla meglio gli oggetti sul fondo della lettiga, onde sottrarli al contatto del pattume.
Il tragitto durò il doppio del tempo preveduto. Per buona sorte, i conduttori e le bestie non smarrirono la via, e, quando fu necessario abbandonarla e deviare sui campi per evitare qualche difficoltà, seppero rimettervisi tosto.
Presso la meta, la strada era attraversata da quel ramo dell'Olona che, come si è detto, formava del podere di Farinello un'isoletta. Un ponte di legno, costrutto come poteva e sapeva fare il nostro mugnajo, apriva le comunicazioni tra il mulino e la strada di Campomorto.
Quella costruzione, la più semplice e meschina che mai si fosse veduta in simil genere, consisteva in una grama impalcatura gittata a cavallo del rivo e sostenuta nel mezzo da un rozzo congegno di spranghe e pontoni. — Questo povero lavoro del nostro povero artefice aveva però il carattere delle cose di gran lusso. Farinello mutava più spesso di ponte che non di scarpe o cappuccio; ad ogni piena del fiume, cavalletti, spranghe e pontoni calavano nella corrente; ed era grazia s'ei giungeva a ripescare il materiale travolto qualche miglio lontano. Tale disastro s'era verificato anche questa volta; i lettighieri, o meglio le bestie, se ne avvidero in tempo, e s'arrestarono sulla riva. — Dopo aver tentato invano di farsi udir dal mugnajo, assordato dal rumore dell'uragano e dalla cataratta della gora, i conduttori dovettero staccare un mulo; ed uno di essi, attraversato sulla groppa il ruscello, corse alla porta del mulino a cercare soccorso.
Farinello era troppo povero per chiedere due volte “chi è„ a chiunque picchiasse alla sua porta. La miseria era il suo scudo contro ogni mal volere di briganti o di ladri; la mansuetudine del suo carattere lo faceva star d'amore e d'accordo con tutto il genere umano. Egli, che avrebbe aperto ad uno sconosciuto ancorchè gli chiedesse ciò ch'ei non possedeva, qualcosa non doveva fare se il chiedente era la figlia del suo benefattore, e la cosa richiesta stava in sua mano?
L'avvicinarsi del lettighiere alla porta del casolare era stato annunciato dal piccolo cane, sentinella avanzata dell'isola; ma, in quella notte burrascosa, la povera bestia, costretta a vegliare dal canile, non aveva mai concesso un minuto di riposo alle sue fauci; il perchè, quei suoi latrati, anche quando non erano lo sfogo d'un vano malumore, furono accolti presso a poco come una bella e buona verità detta da un ciarliero. Fu la mugnaja che distinse i passi d'un uomo, ed invitò il marito a stare in attenzione. Questi udì, comprese, balzò dal letto, e pose il capo fuori di un finestruolo per vedere o almanco per ascoltar meglio che fosse. Non lasciò tempo al lettighiero di compire la relazione, che già era corso al giaciglio di un suo garzone, per risvegliarlo e condurlo seco all'opera. — Intanto, conoscendo all'ingrosso di che era questione, rifrugava nella mente come potrebbe più presto e meglio trarre in salvo i fuggiaschi. Abbandonò il pensiero di far passare la lettiga e le viaggiatrici dal luogo ov'era il ponte, dubitando che le sue ruine ingombrassero il guado, e che il guado dopo quel diluvio si fosse cangiato in un gorgo. Corse quindi alla parte più nascosta dell'isola, dove in un piccolo stagno cinto di palafitte era custodito un burchiello, lo staccò e, manovrando colla maestría di un pilota locatiere, lo guidò alla riva ov'era atteso dai viaggiatori. Traghettò prima le due donne, poi ad uno ad uno i muli col conduttore; infine la lettiga con quanto era in essa rinchiuso.
Condotte a tetto le due ospiti, chiamò la sua compagna, e le disse: “Ve li consegno a voi, Nena, questi buoni signori: mandate quel disutilaccio del garzone a prender una bracciata di legna per accendere un buon fuoco: io intanto scenderò a legare il burchiello, onde non vada giù per la gora, o sulla riva d'altri; chè in questi frangenti il tutto è di tutti.„ — E se ne andava.
Sembrava che il cielo si fosse mosso a compassione delle nostre fuggitive, perchè, durante il loro tragitto nell'isola, la pioggia erasi alquanto calmata. Farinello, a conferma de' suoi sospetti, udì da un lettighiero che madonna Agnese non partiva da Campomorto, ma che era costretta a fuggirne, per scampare alle ribalderie di un potente. V'era più di quanto abbisognava per renderlo zelante, discreto, operosissimo. Non chiese altro; fece ingoiare alla sua donna quante inchieste curiose ella sentivasi il prurito di fare su questo proposito; e s'adoprò a tutt'uomo per aumentare il credito della sua riputazione: lieto di rendere un po' di bene, a chi ne aveva fatto tanto a lui, ed inorgoglito non poco dal vedere che anche la sua catapecchia valesse in certe occasioni quanto e meglio che un castello agguerrito.