Un altro autore invece, dopo averci allettato colle più evidenti pitture, dopo averci commosso col racconto di tante avventure o virtuose o ribalde, ma sempre veritiere, si congeda dal suo lettore (che non vorrebbe sì presto congedarsi da lui) mostrandosi pronto a chiedergli scusa, se mai l'avesse nojato, assicurandolo di non averlo fatto a posta.
Il primo, non cercando che la compagnia dei martoriati e degli spasimanti, vorrebbe, a quanto pare, stringersi attorno un uditorio apposito, ed accaparrarsi l'attenzione e l'applauso. L'altro, con quelle modestissime parole, fa ancor meglio; spinge involontariamente il lettore a dare una gentile mentíta a' suoi scrupoli, e lo fa tornar di slancio alla prefazione, per rileggere da capo quel libro incomparabile, che lo diletta e lo commove come, e forse ancor più, della prima volta.
Ora, la franca premessa dell'uno e il modesto riserbo dell'altro, mi pajono simili a quegli schifi che stanno appesi al bordo di un vascello: quei mezzi di scampo accennano alla possibilità del naufragio.
Tenendomi alla dovuta distanza da quegli scrittori sì diversamente illustri, e credendomi al riparo della critica profonda e severa, la quale non trae le armi se non per combattere chi ne è degno, sento anch'io, nella mia piccola cerchia e in un mondo minore, il bisogno di vedermi attorno delle facce spianate e degli amici indulgenti. Giudicai inutile l'apostrofare il lettore in sul bel principio, non sapendo fin dove le forze mi concedessero di promettere; ma mi pare ora dovere e cortesia lo scongiurarlo a dir schietto se egli si è fin qui annojato.
La noja, sorella del sonno e lontana parente della morte, annacqua ogni sapore, taglia i nervi ad ogni proposito, ammazza la stessa critica; ma è più grave e capitale di essa. Contro una censura v'è luogo a reclamo: contro lo sbadiglio, no.
Soprafatto da tali pensieri, sentendo farsi minore la lena di proseguire, mi tornò in capo l'idea di venire ora a patti con voi, supplendo a quanto avrei dovuto fare in fronte al libro con poche righe di prefazione. — È tardi; ma meglio tardi che mai.
La nostra eroina non è una invenzione. Tutte le storie parlano di Agnese Mantegazza; solo che nelle storie e nelle cronache dei tempi le sue avventure sono sgranate ed incomplete; sovente esposte come frivoli episodii; sempre poi narrate colla fretta di chi ha un lungo cammino a percorrere, e non ha tempo di divagare in minuti racconti.
Malgrado ciò, una volta fissato il personaggio di Agnese, mi pare difficile il dimenticarlo. I brani della sua storia perduti su molte carte, riferiti variamente da storici diversi, in diverso linguaggio, si vanno, direm quasi per virtù propria, stringendo in un tutto, che a poco a poco assume l'importanza di una narrazione piena di evidenza e d'affetti. — Quegli affetti e quell'evidenza mi sembrarono cosa degna di farne parte agli amici. Non osando richiedere da essi quel po' di proposito e quella preventiva simpatia, che furono lo sprone alle mie ricerche, tentai di raccogliere quei brani, di ordinarli e ricucirli insieme, perchè avessero forma di un racconto, se non completo, almeno chiaro ed ordinato.
Non è necessario cercar soltanto l'oro, che troppo scarseggia: si fa buon'opera anche quando si raccoglie una sostanza meno preziosa, purchè la si depuri, e la si spacci per quella che è. Fu questo il mio unico scopo.
Ora la pausa, che ci siamo imposti, invece di rendermi pago della strada abbastanza lunga che abbiamo percorsa insieme, mi fa riflettere seriamente a quella che ci rimane a percorrere; non per me, che la conosco, ma per chi mi usa la cortesia di tenermi dietro. Simile alla guida montana, che al piede dell'erta più scabrosa interroga un'altra volta il suo seguace, per consultarne le forze e la volontà, io chiederò a chi legge: “Hai tu pazienza ancora?..„ E se egli risponde affermativamente, gli prometto che, dopo avergli fatto superare questi passi meno significanti in cui non vede che vicende private ed oscure, lo guiderò in una regione d'aria libera e d'orizzonte assai vasto, da cui godrà una delle più belle vedute della nostra storia passata. — La vita d'Agnese Mantegazza, come chè interessante, non è la meta; è il sentiero meno disagiato che ad essa conduce.