“Quel veleno che rode le radici, diceva egli, attossica i frutti. La discordia dei prìncipi, non si arresta fra i prìncipi: scesa negli ordini minori fino all'ultima plebe, rompe i legami di sangue, di gratitudine, d'amicizia. Ogni cittadino ha davanti a sè un tiranno; accanto ed alle spalle, nei fratelli d'altra fazione, altretanti nemici.„

Agitato da queste amare rimembranze, il conte teneva la testa bassa e l'occhio errante nelle tenebre della terra. Ma quando surse a contemplare una seconda volta il magnifico spettacolo, un palpito nuovo, e soavemente mesto, lo richiamò a più dolci pensieri. — “Al cospetto del cielo, proruppe egli, le glorie di quaggiù sono fuochi fatui, che s'inalzano dal suolo fradicio, per sprigionare i miasmi della terra, e far più gravi le tenebre circostanti; ma la carità, oh la carità è la scintilla vergine e pura, è la luce del sole che offusca quella degli astri!„ — Quel palpito o quelle parole erano consacrate alla sua patria; alla madre tapina ed infelicissima, che invano mostrava le piaghe e chiedeva soccorso agli ingrati suoi figli. Allora sprezzò la vacua grandezza de' suoi rivali. La virtù di Maffiolo, ignorata come il diamante nelle viscere della terra, gli apparve più luminosa; il suolo in cui quel tesoro era nascosto, doveva essere fecondo d'altre nobili produzioni. Si propose di scuotere il fango delle passioni per diseppellirvi l'arcana virtù. Giurò per l'anima del generoso cittadino, ch'ei non chiuderebbe gli occhi in pace, finchè l'alto suo pensiero non fosse condotto a compimento.

“Sì — proruppe egli, a voce alta e con entusiasmo — imiterò il povero che lavora dì e notte per sfamare la madre. Guai a noi se osiamo abbandonare colei, che ne diede la vita. — Ambizioso, snuderò le armi dell'indomita passione a suo profitto: diverrò grande, affinchè la mia offerta sia degna di lei; diverrò ricco, affinchè la madre nostra non gema nella povertà. So che ricchezza e potenza susciteranno contro me turbe d'invidiosi. Ma che monta?... Forse che l'approvazione o il silenzio di costoro può essere mai lo scopo della mia vita? Il cammino è lungo: gridino a loro modo i codardi o i rivali, io non mi arresterò a render conto de' miei passi. — Avanti, avanti, lo spirito di Maffiolo mi rischiara la via. Mentre i faziosi affilano le armi per le guerre fraterne, io li sorpasserò. Quando la patria avrà ricuperato il suo nome glorioso e l'antica sua grandezza, il mio cómpito sarà finito; e m'arresterò. Intanto la mente e il cuore anelano a quella meta: ivi è la posta dove lo spirito di Maffiolo mi attende; colà l'amore d'Agnesina sarà la mia corona.„

Al pronunciare questo nome, il viso del conte si fece raggiante, come se riflettesse la calma serenità del firmamento. Pensava alla fanciulla di Campomorto coll'animo confidente e pio con cui l'Alighieri cantò Beatrice; e, richiamando la sua donna cogli occhi del pensiero, gli parve udire dal suo labro quei due versi:

Le mie bellezze sono al mondo nuove

Però che di lassù mi son venute[25].

I sensi furono debellati; l'affetto, che gli ferveva nel cuore, divenne sì puro che, davanti alla severa testimonianza del cielo, non arrossì di confessare la propria esistenza. Non era la donna che egli vagheggiava; ma la carità verso la patria tradotta nelle incorporee sembianze di un angelo.

LXVIII.

Si dice essere la notte l'amica dei ladri. È infatti nell'ombra e nella quiete di essa che si medita e compie la più gran parte dei misfatti. — La notte promette silenzio ed impunità; e spesso tien la promessa, disperdendo l'opera dei malvagi nella bolgia delle turpitudini anonime. Essa genera in tutti un aumento di forze, il quale, se non abbisogna al saggio per serbarsi onesto, basta al malvagio per rinvigorire i suoi pravi istinti. — Perciò, se si vuole rappresentare uno scelerato, lo si circonda di tenebre. La cella delle sue inique meditazioni si finge scarsa di luce; l'ora del delitto è il colmo della notte; la scena un ritrovo solitario. A nessuno cadrà mai in pensiero d'imaginarlo franco col viso alto e la fronte rivolta al cielo. Che se egli osa talvolta gettar sguardi procaci, i suoi occhi non soverchieranno mai il capo della vittima; e se la vittima saprà affrontarne la luce sinistra con altretanta imperturbabilità, è assai probabile che l'oppressore subisca la legge dell'oppresso.

Ma è la notte della terra che offusca lo spirito, ed agghiaccia il cuore, non quella del firmamento, sempre consigliera del bene. La scarsa luce che piove dal cielo stellato è splendore vivo e smagliante che illumina la coscienza, che sprona l'inferma volontà, che rassoda i retti giudizii. — Oh se il malvagio levasse un solo momento lo sguardo al disopra delle cose terrene, egli vedrebbe sciogliersi tosto gli ingannevoli fantasmi che lo trascinano al delitto!