Il conte poneva a confronto il rude travaglio e il tenue compenso del contadino; e da quell'esame sentiva muoversi il cuore a pietà. Ma quei buoni lavoratori, ignari che un'anima compassionevole pensasse a loro in quel momento, gli diedero inavvertitamente una solenne smentita; perchè da varj punti della campagna risposero con allegre canzoni alla tacita inchiesta di quel pietoso, che in fondo al cuore esclamava — “oh poveretti, come devono essere infelici!„

Accostandosi ad un gruppo di contadini, e costringendoli colla sua improvisa apparizione a levar gli occhi dalla gleba ed a rialzare il dorso curvo sulla marra, lesse loro sulla faccia le ingiurie della povertà, non l'abbattimento degli spiriti. Su quei tratti arsi dal sole, invecchiati dagli stenti, emaciati da una temperanza eccessiva, brillava ancora un non so che d'ilare e di vivace, che non offendeva la severa precocità delle rughe. — I cenci e le canzoni, il lavoro e le celie, la miseria e la contentezza, costituivano la più nuova, la più meravigliosa antitesi. — Per avere il diritto di contemplar meglio quella scena, e di studiarne l'importanza, il conte, che andava in traccia di emozioni, s'arrestò: e, per giustificare la sua fermata, si rivolse ad uno dei più vicini col pretesto di chiedergli dove conducesse il sentiero su cui egli camminava.

Gli fu risposto con parole acconce e con un lusso di gesti atti a chiarire nel miglior modo le varie località, cui quella strada metteva capo.

“Messere, va forse a Genzone? — chiese il villano con ingenua curiosità.

“Sì„ — rispose il conte, cui quel nome e quel luogo eran noti, ma che finse di non conoscer bene per avere argomento d'interrogare.

“Dritto dunque fino a quella cascina, — rispose l'altro, accennandola colla mano, — poi a destra pel bosco; fuor d'esso a manca sulla costa alberata, finchè vedrete una torre.... La conoscete la torre di Genzone?... No!... Essa porta bandiera guelfa: non c'è pencolo d'ingannarsi... Un momento, — ripigliò dopo breve pausa, mentre stava per chinarsi di nuovo sul suo arnese. — Avrete a passar l'Olona, ed oggi e per qualche giorno non è possibile sfiorarla sul colmo di ciottoli, come facciam noi nella state. V'ha una piena furiosa, che fece gran danno all'alto. Fate di trovare un batello; l'avrete mezzo miglio al di sopra, camminando sull'argine ove il terreno è sodo. Cercate conto di Ranuccio; egli è nato pel servigio del prossimo, e si chiamerà contento di condurvi dove piaccia a voi.„

“Come va l'annata?„ — interruppe il conte, che più di quegli inutili indizii desiderava scoprire il secreto di accoppiare la miseria alla contentezza.

“Come Dio vuole, — rispose il contadino, velando sotto la frase rassegnata la sua poca sodisfazione. — Se avremo pane per quattro mesi sarà un miracolo. Ma che volete? un carro di fastidj non paga un terzuolino di debito.„

“E il restante dell'anno?„

“Eh... al resto ci penserà quel di lassù...„