Il manoscritto, imaginatelo, non riescì a quella perfezione, cui pareva avviato. Da quel dì, e per una lunga serie di giorni, invano si sforzò Maffiolo di incatenare la sua mente sui consueti lavori. — La fantasia correva sfrenata in un campo d'ipotesi l'una più ridente dell'altra; il dabben uomo aveva obliato ogni sua diletta abitudine, fuor una: — quella di far del bene quanto e a quanti poteva.

CAPITOLO SECONDO

VII.

Vuoi tu scoprire la virtù vera, ed imparare a conoscerne le gradazioni infinite? Studia l'uomo colpito dalla sventura: il campo, fatalmente, non sarà sterile alle tue ricerche. — La sventura rassomiglia al crogiuolo sottoposto all'azione del fuoco: questo scompone la materia, respinge le particelle vili o superflue, ritiene le nobili: quella, scuotendo ogni fibra, ed elaborando i più nascosi sentimenti, fa che brilli in piena evidenza, libero e scevro da pregiudizj, ogni riposto àtomo di tolleranza, di generosità, di rassegnazione. — Dietro un tale procedimento, quante volte la più gretta esistenza si rialza bella di un sublime eroismo? quant'altre volte per esso troviamo l'orpello in cambio dell'oro, e la virtù dei tempi felici ridotta a ciurmeria da scena? — Il dolore è quaggiù l'aureola del giusto; e, mercè la sua proprietà depuratrice, diviene spesso la redenzione dell'uomo colpevole.

Maffiolo subì una terribile prova; più terribile per lui, perocchè la sventura si versava sul suo capo, mentre sognava allegrezze. — Pure ne uscì degno della sua antica virtù; quel dì, in cui esultò al dolcissimo annunzio che era divenuto padre, segnava l'ultimo periodo di vita dell'amata sua donna. Un malore violento ed indomabile la riduceva in pochi giorni alla tomba.

Dipingere gli spasimi di Maffiolo sarebbe impresa più che ardua, temeraria. — Non creder sempre a quel dolore, che erompe in istrida e contorcimenti. La ferita da cui geme il sangue in abbondanza non è di solito la più dolorosa; quella invece, che non mostra nè cicatrice nè grumo, sanguina nelle cavità, e cagiona strazii senza misura. — Maffiolo, dopo un primo istante di gioja, previde a qual patto il cielo aveva appagato le sue brame. L'avvenire era oscuro; la speranza in vero vi mesceva qualche conforto; ma colla speranza era il dubio, col dubio l'angoscia.

Lo stato di Gabriella si fece tosto assai grave; e l'infelice sposo, che non l'ignorava, sapeva mostrarsi calmo e confidente in faccia all'inferma, per non aggravarla del suo dolore. — Preparato ad una probabile separazione, fece tesoro di quegli ultimi giorni; non si staccò mai dal letto dell'ammalata; e le prodigò cure e conforti coll'intelligente solerzia delle donne, che hanno il privilegio della pietà operosa verso chi soffre. Le ore passavano lente; ma i progressi del male erano rapidissimi. — Al quindicesimo giorno Gabriella era in fin di vita. — Consapevole del doloroso sacrificio ma rassegnata al volere di Dio, ella invocava, spirando, ogni benedizione sul capo delle amate creature, che era costretta ad abbandonare.

Un cupo e disperato dolore pingevasi sul volto di quanti le stavano intorno; quello della morta era calmo e sorridente. Il pallore diafano delle sue carni e le candide pieghe dei lini circostanti la rassomigliavano ad una statua di marmo coricata leggiadramente sopra un sarcofago.

Maffiolo non abbandonò la spoglia della sua cara donna alla pietà venale dei piagnoni. Egli volle ornarla degli abiti di sposa e cingerla sulle tempia di una corona di sempiterni; egli stesso la depose nella bara; poi la seguì alla chiesa, e l'accompagnò alla terra di Campomorto, dove scese con lei a visitare la stanza mortuaria de' suoi maggiori. Muto, affranto, privo del conforto di una lacrima, volle compiere fino all'ultimo il doloroso officio: e gli bastarono le forze. — Quando vide scendere il feretro allato a quello di suo padre, ruppe il silenzio per comandare, che fra le due bare si lasciasse uno spazio capace di una terza. Poveretto! egli sperava di raggiunger presto i suoi cari.

Ma non appena rivide la sua diletta creatura, ripudiò ogni idea funesta, e si pentì d'aver disamata la vita. Le sembianze della bambina, per una privilegiata intuizione dell'amore, gli ricordavano quelle della perduta compagna. Davanti ad esse il suo dolore aveva finalmente ottenuto uno sfogo; per vederla bisognava vivere: egli tornò ad amare la vita.