Il conte erasi collocato sulla riva destra di quel rigagnolo: gli altri distribuiti a' suoi fianchi in una schiera semicircolare, discosti tra loro non più che un mezzo trarre di balestra, dovevano ad un segnale convenuto avanzarsi, battendo la via diritta e stringendosi gli uni agli altri fino all'angolo del ricinto, ove il bosco era più folto, ed il rigagnolo usciva dal parco. I cani intanto guidati da boscajuoli avrebbero stanata la fiera, cercando di ridurla al centro della selva ed all'agguato.

Un frastuono indescrivibile prodotto dal succedersi di pedate sorde e concitate, che pestavano fruscoli e foglie, dal latrare o dal guajre de' cani, dal rantolo asmatico del cinghiale, pose in avviso la brigata; e rapido come un lampo fu il commuoversi de' cacciatori, l'accorrere de' boscajuoli, l'apprestar l'armi e il battere de' cuori. — Ma chi l'avrebbe mai preveduto? Egeone, dopo aver stancato i cani con un correre vago, tortuoso e talora perfino retrogrado, scese nel cavo, e percorrendolo in tutta la sua lunghezza con una celerità prodigiosa, si lanciò, con quanta era la forza del suo grugno, contro l'inferriata, la fracassò ed usci all'aperta; intanto che i cacciatori, vedendo allontanarsi troppo i cani e credendoli sbandati, davano il segnale del richiamo.

La maggior parte rispose al comando, e si raccolse; tre soli meno docili o più coraggiosi, correndo sulle orme della fiera, uscirono fuori con essa. Il cinghiale, fatto accorto del vantaggio ottenuto, riprese lena, e, volgendosi ai pochi che l'inseguivano, col sangue freddo di un gigante che castiga una mano di ragazzacci temerarii, fe' capitombolare il primo con un colpo di zanne, diè un morso all'altro, e soffocò sotto il peso delle sue enormi zampe il terzo più avventato, che osò porre il dente nelle sue carni. — Libero dai nemici, cercò con più calma un nascondiglio.

Ma il guajolare prolungato degli alani porse avviso dell'accaduto; e il conte, licenziando chi non avesse animo di seguirlo, ripigliò la marcia, risoluto d'escire dal parco, di scorrere i campi e di non arrestarsi finchè avesse rintracciata ed uccisa la fiera.

Una parte della comitiva accettò di buon grado la proposta, e si rimase; l'altra, punta dal desiderio di vedere la fine della partita ed animata dall'esempio del principe, mosse con lui alla più vicina escita del parco, e di là si sparse nella campagna. I valletti intanto colla voce rabbonivano i cani; ed i capi della caccia meditavano un nuovo piano di attacco.

Dall'uno all'altro campo, da questa a quella foresta corse la comitiva per molte miglia, lasciando dietro a sè casali, borghi, castella, senza venir a capo di nulla, finchè toccò la terra di Campomorto, nel luogo, ove, come si è detto, fu veduta dalla bella castellana.

La cavalcata, docile da principio ai comandi nella speranza di un incontro, e nell'interesse di un buon esito, percorreva poscia quelle vaste e verdeggianti praterie sciolta, sbandata, divisa per gruppi a due a tre, che ragionavano di tutt'altro, che di caccia. Discorsi leggieri e piccanti, su questo o su quel argomento, tenevano luogo dei frustrati diletti: ma non andò molto che frasi languide e comunali, un dialogare frammezzato da lunghi silenzii, o meglio un silenzio assoluto appena interrotto da parole insignificanti, davano a vedere, che la lena era sfiancata, e che in sua vece andava crescendo la noja del correre senza scopo e senza frutto.

Anche le grida de' canattieri e l'abbajare de' cani, e i lazzi buffoneschi del servidorame, cedevano una seconda volta al generale silenzio: l'unica protesta possibile a quella turba; perocchè nessuno avrebbe in altro modo osato dire al suo signore essere tempo di smettere un'impresa, ormai riconosciuta vana. — Ed anche tale protesta veniva sfruttata dalla momentanea lontananza del conte, che a caso o ad arte, per capriccio o per dimenticanza di sè, errava chi sa dove, lontano da' suoi, in balía de' suoi pensieri e dell'instancabile suo leardo.

“E il conte? dove è il conte?.... è avanti? è rimasto indietro? se n'è ito? ci ha piantato?„. — Tali erano le parole che corsero sulle labra di tutti, appena fu avvertita la mancanza di lui. Era questa per taluni una semplice interrogazione, per altri un logico argomento a conchiudere, non esservi più nulla a tare, e potersene ognuno ritornare pe' fatti proprii.

“Sarebbe bella, prese a dire un tale, a cui la docilità cortigianesca non aveva fatto dimenticare l'abitudine tanto accarezzata degli agi consueti: sarebbe bella che, dopo aver corso invano sulle peste del selvaggiume, ora dovessimo affannarci a cercare i cacciatori.„