Non erano radi in allora gli esempi d'inondazioni parziali e disastrose; perocchè le acque dell'alto piano non defluivano dapertutto, come oggi, con sistemata misura e per numerosi canali; nè si usufruttavano con tanta economia a fecondare le nostre campagne.
Tal fiata in quel burrone travolgevano esse con tremendo rovinío alberi poderosi, frantumi d'abituri o suppellettili; ma, non appena il cielo si faceva sereno, tornavano a correre pure e placide sul fondo dell'alveo. — Ne' tempi calmi non rimaneva altro testimonio della potenza loro, fuorchè la riva scoscesa, dimagrita dalle corrosioni, fin sul vivo della ghiaja, qua e là collegata da una rete di radici, che ne facevano una diga inespugnabile. Contr'esse si sfogava tutta l'ira del torrente squassandole e torcendole talvolta come fuscelli; gli sterpi, invece, ed i fruttici, cresciuti su più dolce pendio, sopravivevano alla burrasca, rilevati quasi ed inorgogliti dalla superata fortuna.
A conti fatti, era quel rigagnolo un gran beneficio per gli abitanti del contado, che perciò solevano chiamarlo la providenza. Infatti, dove era rapido, per mezzo di gore, metteva in moto le macine; dove l'alveo era più espanso, serviva ad abbeverare i bestiami, a trarre acque per gli usi domestici, a spurgar lini o masserizie.
Un giorno, quel giorno della caccia, sulla bassa ora scendeva una contadina da un sentiero a scaglioni al guazzatojo per lavarvi le sue misere biancherie. — Camminava essa lentamente, come glielo consentivano il peso del paniere che reggeva da una parte, e l'agitarsi d'una vispa e paffuta creatura, che si portava in collo dall'altra.
La poveretta non aveva altro bene al mondo, che quel suo bambino; nè l'indulgenza materna la rendeva cieca, poichè per verità egli era sì bello e vivace da far superba a buon dritto una donna più di lei fortunata. — Ma quella esistenza parassita e già sì robusta logorava le forze della buona madre. La faccia sbattuta di costei portava nelle rughe premature le tracce non dubie del suo diuturno deperimento; una serietà languida e macilenta teneva quel posto, su cui, solo pochi anni addietro, brillava il franco sorriso della gioventù. Una certa quale avvenenza traspariva sotto quei guasti, come i pregi di un dipinto attraverso le ingiurie del tarlo e dei corrosivi.
Vero è che gli affetti non la rendevano accorta di quegli stenti: vero è che non s'era mai fissata nello specchio, e che l'unico specchio della sua materna felicità era la faccia rubiconda e sorridente del suo bimbo. — Ma il sacrificio non cessa d'aver merito, perchè la virtù sa cangiarlo in diletto — non è meno apprezzabile la forza, quando è sostenuta e raddoppiata dal coraggio.
Povera donna! povere sopratutto le madri del contado!
Avrete ben veduto le cento volte i loro mariti godersi in pace un'ora di requie, e dormire placidamente all'aria e all'ombra? Avrete osservato, che l'opera loro non subisce sindacato o censura; che in seno alla famiglia essi godono ogni preferenza, ed hanno posto d'onore al desco e accanto al fuoco. I dì festivi sono, a rigor di parola, giorni di riposo per essi: anche i più sobrj si danno buon tempo; e l'allegria, o nata spontanea dalle forze ristorate, o nutrita da qualche insolita libazione, non è straniera a' loro crocchj. — Provida spensieratezza in vero, che facendoli per brev'ora liberi di sè e dimentichi degli stenti abituali, prepara alle fatiche del dimani un braccio più vigoroso.
Ma alle donne di solito e alle madri sempre è interdetto ogni ricreamento. Dopo d'aver diviso cogli operai d'altro sesso, non in ragione delle forze, i lavori della campagna, esse ritornano al casolare per ritrovarvi nuove e non men penose fatiche. Il governo di fatto della famiglia è esclusivamente affar loro; esse provedono al nutrimento di tutti; a tutti rattoppano i logori panni; sono le infermiere de' vecchi, le governanti de' bambini, le serve della casa. I lavori dell'ago e del fuso sono ozio e riposo per esse. — Fortunate se non sono costrette a vegliare la notte al giaciglio dell'infermo, ed alla culla del bimbo insonne. — In chiesa soltanto le poverette riposano davvero; perchè ivi la fede ricorda loro, che ogni sofferenza, per quanto grave, è il seme invisibile, che, a suo tempo, le farà ricche di inestimabili frutti.
Eppure (sarò io peritoso nel dire ciò che ho veduto?) non è infrequente il caso che anche quest'unico e supremo conforto del povero venga amareggiato dall'incauta severità di chi ha il mandato da Dio di rialzare i pusilli e di consolare gli afflitti. — Vidi, più di una volta, anime elette, sotto il martello di troppo austere dottrine, smarrire nella ricerca d'una impossibile perfezione la coscienza della propria rettitudine; e dubiose di lasciare i più sacri doveri insodisfatti, e sconfortate nel non avere forza a troppo difficile cómpito, dimenticare ogni affetto, ogni legame domestico e divenire gravi a sè, alla famiglia ed alla società. — Oh se a queste timide creature s'insegnasse che il giogo del Signore è soave, rinascerebbero a nuova vita, forti abbastanza per operare miracoli di carità!