Il cinghiale si gettò, o meglio cadde come corpo morto, sulla persona del conte, e lo stramazzò. Ma cadendo costui, volle fortuna che il braccio dritto gli restasse libero. Strinse egli allora il pugnale, e vibrandolo di tutta forza, glielo ringuainò fino all'elsa tra te coste. Ben s'avvide quanto gli costasse cara la vittoria; ma non si perdette d'animo. Stretto fra le branche della sua vittima, cui i spasimi dell'agonia davano un vigore fittizio, sentiva lacerarsi a brani il giaco di cuojo, le sottovesti e i lini; gemeva sotto un peso insopportabile che gli toglieva il respiro; soffocava dalla nausea di un alito fetente; sentiva effundersi sulla nuda carne delle spalle e del viso la sanie sanguinosa, che la fiera eruttava: ei vinceva, e moriva ad un tempo d'ansietà, di schifo, di terrore. E non era tutto; l'animale boccheggiante non aveva compiute le sue vendette.
Alla mostruosa ampiezza della sua bocca, la spalla denudata di un uomo era un nonnulla. Egli la coprì delle sue labra, la strinse tra le zanne come in una morsa di ferro; squarciò la pelle, s'addentrò nelle carni, trafisse i muscoli, fino a far scricchiolare le ossa. Dopo ciò, bevve un largo sorso di sangue, diè i tratti, e spirò.
Il conte, che fino allora non aveva abbandonata l'elsa del pugnale, e lo scuoteva per inacerbire la piaga del suo avversario, dovette alla fine cedere agli insopportabili spasimi della sua ferita. Oppresso da un peso enorme, che gli toglieva il respiro, indebolito dalla perdita del sangue e dallo strazio delle carni, si sentì venir meno le forze. Una nube gli velò la mente; un pallore mortale gli si effuse sul volto: tentò invano di chiamare soccorso; chiuse gli occhi, e svenne.
XX.
La donna, riavuto il suo bambino, non mise il cuore in pace, prevedendo che il modo con cui esso le veniva restituito, era il principio, non lo scioglimento della questione.
Non aveva essa armi o forza, nè possedendone, avrebbe saputo impiegarle. Ma la sua mente, poichè ebbe diretto a Dio un atto fervidissimo di ringraziamento, scese alla realtà delle cose che le si paravano dinanzi, e si agitò dolorosamente vedendo il suo liberatore caduto in quello stesso pericolo, dal quale egli aveva poco prima, con tanto coraggio, sottratto un'altra vittima. — Pregava quindi il cielo, che la illuminasse sul modo più acconcio a soccorrerlo.
Con occhio fisso ed attonito aveva assistito a quella scena di calma provocante, che precedeva la lotta. Dalla fermezza del conte aveva tratto buon augurio per lui; quando vide scorrere un rivo di sangue dal petto del cinghiale, credette confermato il suo presagio. — Ma non tardò ad accorgersi dell'inganno. Allorchè la fiera con quel furore, che abbiam tentato descrivere, si scagliò moribonda sul suo avversario e lo stese a terra, la povera donna mise un grido, e, volte le spalle ad uno spettacolo cui non le durava la vista, corse, come disennata, nel bosco chiamando ajuto.
Un branco di que' cavalieri che, come si è detto, errava in traccia del suo padrone, udì quelle grida, ed entrò in sospetto di qualche serio avvenimento. Ognuno di essi, libero di sè o chiamato a dare il suo parere a quattr'occhi, avrebbe deciso di non badare a tanto; ma nessuno osava proporlo: quanto a coraggio, mancava loro fin quello della viltà francamente e publicamente professata. Il perchè, tutti proseguirono la via battuta; attratti, per dir così, dalla voce della sventura; ma silenziosi, col broncio sul viso e colla paura nel cuore.
Quando alla fine, dopo breve corso, comparve dinanzi a loro la donna, l'animo di que' prudenti, scorgendole in volto i tratti di un'angoscia mortale, non si rasserenò. — Una serie di domande piovve su lei; “Che è? che avvenne? a che quelle grida? parlate in nome di Dio...„
La donna, come meglio seppe e come glielo permetteva il turbamento dell'animo, raccontò il fatto. E benchè la sua narrazione fosse talvolta prolissa, tal altra insufficiente ed interrotta, l'essenziale d'un grave pericolo per un cavaliero, apparve come una verità incontrastabile, alla quale non era lecito rispondere in altro modo che coll'accorrere prontamente al soccorso.