Nella camera dell'infermo, accanto alla proda del letto, trattenendo quasi il respiro per non turbare la calma dell'assopito, stava Agnesina immemore di sè e d'ogni cosa sua; profondamente ma non dolorosamente commossa, da che ogni sintomo le faceva sperare prossimo il buon successo delle sue prime cure. Quell'essere sola non le era grave: anzi compiacevasi di non avere a dividere con altri la sodisfazione de' suoi pietosi officii. Avrebbe bramato di poter chiamar inutili e tardivi i servigi del chirurgo che si attendeva; perchè ogni merito fosse suo. L'aspetto del Conte, ben lungi dall'inspirarle peritanza, le infondeva una sicurezza affatto insolita: era come se l'avesse incontrato altra volta, come se al suo destarsi fosse certa d'essere riconosciuta da lui. — Ma desiderava e temeva ad un tempo che egli si risvegliasse; affrettava col pensiero il momento di mirarlo negli occhi, di udirne la voce; eppure era ancora dubiosa se avrebbe avuto il coraggio d'affrontare tutta sola i suoi sguardi, e di rispondere senza tremare ad una sua dimanda. — Mistero del cuore umano, che non m'arresto a spiegare, poichè ognuno dirà di saperlo meglio comprendere che definire. Lotta di sentimenti ovvii e spontanei, onde si genera in noi quel dualismo di forze, che la filosofia degli antichi attribuì con troppo facile soluzione ai principii del bene e del male, che si contendono l'impero della nostra volontà.
Ma dove poteva esservi male in quanto operava Agnesina? Libera da ogni affetto che non fosse santo, nuova alle passioni che intorbidano la vita, ignara delle arti che insidiano la verginità della mente, accudiva al più nobile, al più santo dei doveri. Quell'interna commozione non poteva dunque essere un'avviso della coscienza fin allora incolpevole; era e doveva essere il presentimento del pericolo ancora lontano; l'istintivo e geloso amore della propria spirituale conservazione.
Un ultimo raggio di luce entrava dalla finestra socchiusa, e diradava debolmente le tenebre, in cui era immersa tutta la camera. Non bisogna omettere una circostanza, che vale, meglio che altro, a far conoscere lo stato del cuore della fanciulla. Al crescere della oscurità, l'animo di lei, che in tutt'altro ordine di cose si sarebbe affievolito, sembrava rinfiammarsi. Di pieno giorno, o sotto l'influsso di una luce artificiale, avrebbe durato in quella indecisione, che la stringeva all'inerzia: la solitudine ed il bujo le diedero animo ad un tentativo.
Il letargo dell'infermo era troppo protratto. Ella che credeva d'avere i mezzi per scioglierlo, rimproverò sè stessa di dappocaggine, se fino a quel momento le era mancato il coraggio d'adoperarli; ponendo ogni suo scrupolo sotto la salvaguardia della responsabilità che pesava su lei sola, tutrice in quel punto della vita e della salute d'un uomo.
Tolse quindi da un armadio una fiala di aceto medicato, atto a dare una scossa energica a' sensi intorpiditi; e versandone alcune goccie sul lembo di un pannolino, bagnò le tempie del malato, indi glielo porse sotto le nari. L'infermo, riscosso di colpo, aperse gli occhi, li girò intorno ed articolò alcune voci confuse. — Incoraggiata da quel successo, la fanciulla ripetè la bagnatura. L'occhio del malato parve riavere la facoltà visiva; il suo labro riacquistò la parola. Guardò, e vide: parlò, e chiese dove fosse. Ma la sua dimanda rimase ad un tratto sospesa. Colpito da un'estasi improvisa, egli fissava lo sguardo sulla donna di angelica bellezza, che si vedeva allato, di cui non sapeva spiegare la meravigliosa apparizione. Conscio d'aver la mente confusa e trovando nel séguito delle sue avventure un vuoto inesplicabile, ei dubitò di sè, de' suoi sensi; e credette sognare. — Con un movimento inavvertito levò allora un braccio, e corse colla mano agli occhi, per rimoverne la nebbia. Quel atto gli ridestò una puntura acutissima all'omero; il dolore della ferita gli fece trovare il filo degli avvenimenti; per esso gli tornarono alla memoria ad uno ad uno i terribili istanti, che avevano preceduto una densa notte piena d'inesplicabili sogni.
Quel dolore, per quanto aspro, lo confortò; poichè gli dava certezza d'essere vivo e sveglio. Stese la mano per assicurarsi della presenza di colei, che gli stava allato — Ah quanto fu lieto in accorgersi che non era un sogno! Egli toccò, egli strinse la mano d'Agnesina.
Se alcuna volta ci accade di vedere un incendio, che investa quanto ha vicino, e consumi quanto investe, la prima e la più ovvia delle domande è: — quale ne sarà stata la cagione? E per solito ci sentiamo dire che la più perdonabile delle trascuranze, la più lieve delle imprudenze generò quello spettacolo di desolazione. — Or bene: prima di entrare nella storia di un lungo ed infelice amore, torna a conto l'accennare il piccolo fatto che lo cagionò. Quando ci saremo arrestati un momento su di esso, e ne avremo calcolato la potenza e seguito il primo sviluppo, non accadrà che una passione, perchè nata per prodigio, sia accolta come un'invenzione da novelliere.
Quella stretta di mano a cui il conte ebbe ricorso per riaver fede ne' suoi sensi, e che la fanciulla gradì, perchè il rifiutarla era atto di scortesia discorde dall'innata gentilezza dell'animo suo, fu il primo e solenne pegno di un legame indissolubile.
Ma se l'estrema conseguenza di quell'atto fu una sola per entrambi, non doveva essere identica la prima impressione che esso preduceva su due cuori d'indole omogenea, ma ben diversi tra loro.
La sensazione d'Agnesina era un misto di rammarico e di dolcezza: questa vinceva quello solo perchè il bene, che ella provava, era inatteso. Le balenò nel cuore la speranza d'aver trovato ciò, che rassoda e completa un'esistenza già esperta di mancare d'alcuna cosa, senza sapere che domandare, ed a chi. — Quella momentanea gioja era però attraversata da una vertigine, che ravvolgeva il tutto nel mistero; e quel mistero le era penoso. — Provava ella l'ansia di colui che si accosta ad un pendío rapidissimo, su cui l'arrestarsi è difficile, più difficile il governare la corsa, impossibile il retrocedere; e cercava d'essere giustificata se, per legge di un destino ineluttabile, ella fosse discesa.