Ammirava sui nobili lineamenti dell'uomo, che le stava davanti, l'eroismo della carità spinto fino al sacrificio della vita; vi leggeva il valore temprato dalla mitezza, la sapienza congiunta alla semplicità, la bellezza rilevata dalla gagliardia. — Il caso, che lo aveva condotto nella sua casa, ed affidato alle sue sollecitudini, fu da lei interpretato come un decreto della providenza. Le parve infine che le cure, prodigate a lui sì felicemente, le accordassero, qual premio, il diritto di vegliar anche per l'avvenire alla sua incolumità.
Pensieri sì varii, sì nuovi, sì disparati s'incrociavano nella sua mente con una rapidità che rifugge alla più minuta suddivisione di tempo. — Ogni sentimento non si sviluppava solo e distinto, ma rimescolato cogli altri in un tutto, d'onde emergeva quello stato indefinibile, che è ad un tempo desiderio ed angoscia, gioja ed amarezza.
Ma non una parola escì da quel labro, non uno sguardo tradì l'interna lotta dei sentimenti. — Soltanto un lievissimo rossore le accese involontariamente le gote, ed anche quello svanì inosservato all'occhio discreto del cavaliero.
Costui, anche in altro momento e nella pienezza delle sue forze, avrebbe riconosciuta ed ammirata la beltà d'Agnesina. Il suo occhio penetrante avrebbe distinto sull'angelico volto di lei quel raro e sublime pregio dell'avvenenza, che, sotto diafani lineamenti, lascia trasparire le doti ancor più belle dell'anima. — Egli dunque l'avrebbe ammirata e compresa; ma tra le gravi sue preoccupazioni, in mezzo a tante cure, la memoria di una fanciulla non sarebbe stato il suo unico pensiero, nè avrebbe a lungo sopravissuto.
Riavendosi da una terribile scossa, rinasceva, direm quasi, ad una esistenza vergine e nuova; gustava il pieno uso de' sensi, il facile respiro, il ritorno delle forze come un dono lungamente desiderato. E colla vita non ricomparivano tosto le cure accigliate, i disinganni, le pene, che ne erano in addietro compagne inseparabili. Simile a chi ricupera la vista, vedeva la luce non le ombre, il bello non il deforme della natura.
Agnesina dunque appariva dinanzi a lui, come ad un adolescente, cui tutto sorride. La sua bellezza esercitava sovra sensi ringioviniti un impero assoluto. Lo stesso languore cagionato dal dissanguamento, quanto aveva tolto alle facoltà riflessive ed alla memoria aggiungeva alla fantasia, la quale, dopo una momentanea sosta, sembrava ripigliare maggior slancio e calore. All'occhio dell'infermo la fanciulla era la bellezza incarnata, alla mente di lui era la vigile providenza; la viva ed incontrastabile apparizione dell'angelo, che veglia alla nostra salute.
XXIII.
“Dove sono io?„ disse il conte, con più chiara parola, come se la dimanda fosse rivolta a sè stesso.
“Signore, voi siete a Campomorto, rispose Agnesina con voce debole ma soave; siete nella casa di un vostro servo. Poichè il cielo vi condusse qui, permettete che qui si compia il miracolo della vostra salvezza.„
“Sento, o madonna, che il cielo mi è propizio e lo benedico. Per quanto sia stato grande il pericolo, che ho corso, questo momento di calma me ne compensa ad usura. — È bello il potere smarrire un momento la vita, quando ci è dato riprenderne una nuova, che cancelli la prima, o solo la rammenti per convincerci che il cambio è tutto a nostro vantaggio.„