“Malato, a quanto si dice.„

“Presto guarito, la Dio mercè.„

“Ho bisogno di parlare a lui. — Fa l'ambasciata, e presto e súbito, che non ho tempo da perdere.„

“L'ambasciata? soggiunse il portinajo con nuova esitanza, e in nome di chi?...„

“In nome mio. — Va alla malora, seccafistole.„

“Ditemi chi vi manda, o vi lascio la buona notte, e torno a pollajo.„

Il pellegrino pronunciò fra' denti non so che bestemmia, ma dovette arrendersi. — Avvicinatosi, quanto era possibile, allo sportello, disse a voce bassa:

“Fa che il Conte di Virtù sappia sùbito, che un tale venuto da Milano, e ch'egli ben conosce, desidera parlargli. — Se vuol sapere chi è, digli, che si chiama...„ e pronunciò il suo nome. “Ma tieni fra i denti questa parola, finchè lo puoi. — Va difilato, e intanto lasciami entrare, e prestami da sedere, che ho le gambe aggranchiate dalia stanchezza.„

Il portinajo aperse la porta, e mostrò una panca al pellegrino: poi andò per l'ambasciata, affidando la custodia del forestiero a due grossi alani, che gli si aggiravano intorno ringhiando.

Intanto che il portinajo va pe' fatti suoi (cosa non troppo spiccia perchè tutti dormivano a quell'ora) noi diremo chi fosse quel personaggio. — Poichè il lettore dovrà incontrarlo molte volte nel séguito del racconto, tanto fa ch'ei lo conosca a dirittura.