L'usura soleva essere una e modica per tutti: dimodochè il chirografo, irreprensibile sotto ogni aspetto, sembrava un atto scritto davanti a notajo. — Ma la mangeria stava per tutti in un punto; vale a dire nella cifra del capitale mutuato, che subiva una addizione più o meno importante a norma dei casi; e nella data fittizia del mutuo, che, allo stringere del contratto, stabiliva un credito precedente, in favore del mutuante; credito che di fatto non poteva esistere.

A tali durissime leggi piegavano la fronte con più o meno cruccio, ma colla rassegnazione della necessità, coloro che, avvolti in negozii spallati, chiamavano fortuna il ritardare, fosse anche di un giorno, l'inevitabile ruina. — Vi si adattavano di buon grado, quasi senza nemmanco curarne le conseguenze, i giovinastri scioperati, che, occhieggiando un'eredità, non attraversata che da un fil di vita di qualche vecchio parente, amavano darsi buon tempo, e far de' brindisi alle future grandezze. — Vi accorrevano infine altri imbroglioni, suoi pari, falliti od affamati a segno, che tutto che offrisse loro da vivere un giorno, era un gran favore della providenza.

Oltre ciò, Medicina col suo genio negli intrighi, col suo essere con tutti e dapertutto, col fiutar sempre egli interessi degli altri, sapeva fornirsi a dovizia di una merce, che egli poi rivendeva a peso d'oro. Era questa la promessa del secreto.

Fervevano a que' tempi in Pavia le ire di parte suscitate dal mal governo di Galeazzo Visconti e dalla memoria rinverdita del più tollerabile dominio de' Beccaria. In varie città dello stato, a Voghera anzitutto, già si manifestavano i prodromi della rivolta; e varie famiglie pavesi, legate coi malcontenti, ne favorivano lo sviluppo. — La trama de' vogheresi fu scoperta e soffocata ne' supplicj. Il castellano di Voghera e suo figlio, erano mandati alle forche, e sessanta cittadini creduti rei di quella congiura non fallivano alla delira investigazione de' giudici, confessando la loro complicità fra gli strazii della tortura. — Tremavano gli scontenti di Pavia; ed avevano il capo basso e l'aria compunta, per non dar nell'occhio agli inquisitori. — Ma l'avveduto Medicina, che sapeva dar di naso dapertutto, li conosceva ad uno ad uno; e quando incontrava questo o quello, a quattr'occhi e con un'aria di mistero, come se fosse tutto cuore, chiedeva conto de' fatti loro, dei pericoli scampati, di quelli che ancora li minacciavano: e, per tal modo, finiva d'impadronirsi d'un secreto, il cui deposito doveva costar gli occhi del capo agli incauti.

Eppure colui, che in cima ad ogni pensiero poneva il culto de' suoi più vili interessi, in qualche rarissima circostanza ed in via di semplice eccezione, aveva saputo transigere colla insaziabile sua voracità di denaro. — Forse che egli provasse alcuna volta gli inviti della coscienza, o che cedesse alle attrattive della virtù? Mai no. Ciò avveniva quando un'altra passione, più imperiosa ma non più nobile, lo inebriava colle visioni d'altri lusinghieri allettamenti. — Eccone un esempio.

XXVIII.

Medicina era tra gli accreditati clienti di un certo Bertolino de' Sisti pavese, che teneva osteria in una delle più deserte strade della città. Ancorchè la professione costringesse l'oste a praticar sempre con abbietti furfanti, egli s'era serbato onesto, servizievole, discreto: insomma era una perla d'uomo.

Il ciurmatore, sparecchiato il suo palco ed insaccati i suoi terzuolini, accorreva ogni sera a quella bettola, e vi faceva buon fianco, gustando gli intingoli più ghiotti regalatigli da Messer Bertolino, ed ingolando la sua posca, che gli sembrava fino siroppo, quando gli era versata da Maria, la figlia dell'oste.

Le sue fermate colà s'andavano prolungando per più ragioni. — Dimezzava ogni boccone per far tempo; perchè intanto, vigile sempre sugli interessi altrui, provedeva ai proprj. A questo fine, teneva conto d'ognuno che andasse o venisse; ammiccava le facce nuove con quella penetrazione che di colpo indovina; e dalle vecchie conoscenze succhiava novità e commenti. — Ma cadeva in un nuovo mondo quando era al cospetto della bellissima Maria; per lei, obliata la sua bieca taciturnità, veniva a paroline inzuccherate, con lei lodava perfino la bevanda inacetita della sua cantina, e nel pagare lo scotto non rivedeva il conto, anche quando v'era somma d'avanzo.

Quale fosse la cagione di questo repentino mutamento, ognuno l'indovina; ed ognuno forse avrà già preveduto, che il germe di un sentimento educatore caduto in animo tanto abbietto non doveva recar buoni frutti. Anche il liquore più generoso e l'acqua più pura, deposti in vaso immondo, s'intorbidano, si guastano, sanno di muffa.