“Io mi avvicinai ad uno di loro, e chiesi: — Che avviene? — Un affare di nulla, prese egli a dire; un pulcino da condurre a pollajo — Chi è egli? — Messer Maffiolo Mantegazza — E il perchè?... Ne sappiam noi! ci dicono di venir qui, di far la guardia, di catturare.... sanno forse i vostri tomaj dove voi pensate di andare? — E il prigioniero ove trovasi? — In quella camera, rispose il bravaccio additandola; colà il capitano ed un giudice frugano e tasteggiano fra le carte, peggio che se quei cenci fossero aste e pugnali. Ma c'è voluto del buono, vedete, a penetrare là dentro; si dovette abbattere la porta, che messere non volle aprire, ancorchè ne lo pregassimo con tutta civiltà.
“Il bravaccio mezzo brillo continuava a blaterare, quand'io già lontano da lui tentava d'introdurmi nella stanza del prigioniero, — Alla porta nuove difficoltà; il giudice aveva dato ordini severi. Io finsi d'averne de' più severi de' suoi; fatt'è che entrai.
“Vostra Grazia[14] per certo pensa che io m'abbia un cuore di macigno, eh! ella non va lontano dal vero. Ne ho vedute tante a questo mondo, che ci ho fatto il callo. Eppure bisogna dire, che coll'andar avanti negli anni si arrivi al tenerume, perchè questa volta anche senza i soliti piagnistei, m'ebbi una stretta al cuore così nuova, che quasi credetti fosse compassione.
“Vi degnate voi d'ascoltarmi? — Messer Maffiolo sedeva nel fondo della camera col corpo addossato al leggío, e il capo sur un libro, che gli faceva l'officio di capezzale. Io fissai quel volto; gli occhi erano chiusi, ogni tratto rigido ed immobile: vi rimaneva solo un'impronta di dolore, che la vita fuggendo non s'era tolto seco.
“Col consenso del curiale, che mi riconobbe, mi avvicinai a lui, e lo scossi; non diè segno di vita; gli posi una mano sulla fronte, era di marmo; una altra al cuore; mùtolo del tutto. — Constatata la morte, il curiale fece insaccare quante carte credette appartenere alla giustizia, ed il capitano affidò la custodia del cadavere a' suoi sgherri. L'uno e l'altro dopo ciò se ne andarono.
“Io stava per partire con loro, allorchè, non so per qual ragione, dovetti arrestarmi un momento; allora pensai che avrei potuto conoscere, meglio che il curiale, qualcosa di quel garbuglio. — La stanza era stata frugata, tramestata, sconvolta in ogni sua parte; io la frugai di bel nuovo, e non invano; perchè in un canto scopersi una coppa, probabilmente ivi riposta da poche ore. Benchè fosse vuota, le sue pareti erano umide e crasse; e nel fondo stagnavano alcune gocce di un liquido denso e verdognolo, che alla vista ed al fiuto riconobbi subito per uno stillato di tossico. — Il curiale se n'era ito coll'intima convinzione, che messer Mantegazza fosse morto di un colpo: pover'uomo!
“Finalmente era per andarmene anch'io, contento di avere almeno qualcosa di più positivo da aggiungere alle vaghe conclusioni della giustizia, quando vidi a terra un non so che di bianco e riquadrato, che mi sembrò essere ivi dimenticato o perduto. — Mi affrettai a raccogliere quel nonnulla, e per tal modo giunsi a sottrarre alle ugne degli sgherri quella lettera, che v'ho testè rimessa, perchè vi degniate di consegnarla a madonna Agnese. — Quello scritto dirà ciò che noi e la giustizia non giungeremmo mai a sapere.„.
XXXVI.
Il lettore, io spero, non si sarà lasciato cogliere al laccio dalle parole alquanto raddolcite di Medicina. Egli conosce troppo e troppo bene la vita di colui, per aver fede in un subitaneo ritorno a sensi più umani. Volendo però giustificare tal mutamento, diremo che Medicina questa volta cangiò di linguaggio, perchè colui che l'ascoltava aveva cangiato d'aspetto.
Il conte fingeva d'ordinario di porgere una svogliata attenzione ai racconti del suo messaggero: ascoltava come colui che è preoccupato da altri più gravi pensieri; sapeva mostrarsi impassibile a ciò che gli veniva svelato, fosse anche un mistero carpito con grande arte e con pari pericolo da chi lo serviva. — Che l'opera di lui avesse in gran conto, lo mostrava solo dalla liberalità de' suoi compensi: a tal segno, che lo stesso Medicina, non facile di solito a provare sazietà di denaro, soleva dire: che il conte pagava splendidamente la noja d'ascoltarlo.