“Giangaleazzo, affatto ignaro dei nostri progetti, ci giovava senza addarsene. — Era un alleato potente, e secreto; poichè egli stesso ignorava di esserlo. — Quando noi gli avremmo offerto lo scettro di Barnabò, non aveva che a stringere la mano e tenervelo fortemente. Quello scettro gli veniva affidato dal popolo, egli lo poteva custodire e difendere di tutto buon diritto.

“Il Conte di Virtù fonderà la sua potenza sur un falso giudizio del mondo. L'errore giova a noi, come a lui. Lasciamo adunque che si proclami la sua inettitudine, la sua timidezza. Noi ebbimo prove, che egli nutre una nobile ambizione, e che destreggia abilmente le sue e le nostre sorti. — Noi gli cercheremo leggi ed armi; egli gradirà d'essere principe e non tiranno.„

Il conte (convien dirlo) leggeva tali parole con una ingenuità disinvolta, come se si trattasse di persona estranea. Nel cuor suo rallegravasi d'avere degli amici; dolevasi forse d'essere troppo presto conosciuto. Assai più commossa era Agnesina nel comprendere che l'uomo da lei amato era degno della stima di suo padre. Ciò la confortava, come un'indulto ad ogni colpa; se pure poteva esservi colpa nel suo cuore. Il conte continuò la lettura.

“Ora preparati, o Agnese mia, a veder rovesciate tante belle speranze; preparati ad udire la deplorabile fine di così nobili progetti. — Le fiere assalgono ed uccidono per sè; non ve ne ha alcuna che usi della sua forza per offrire ad altra lo spasso di una carneficina. — L'uomo arriva anche a ciò. Egli è crudele non per sè, ma per piacere agli altri.

“Fra gli amici nostri s'introdusse destramente un traditore. Volle fortuna che io lo abbia riconosciuto sùbito, tanto che offrendogli me stesso, potessi salvare i miei compagni. Lo sciagurato fu lieto della scoperta; portò il mio nome al palazzo di Barnabò, ed ivi svelò il nostro secreto. Svolto un filo di esso, riesciva facile il conoscerne il piano, l'estensione, e il nome de' suoi custodi.

“O Agnese mia, che doveva fare l'onest'uomo in sì difficile momento? Egli è vero, che i miei compagni avvisati del tradimento erano scomparsi, e che i nomi loro, dispersi nell'aria dai vortici delle fiamme, sfuggivano alle ricerche de' nostri nemici. Ma una vittima rimaneva nelle mani del traditore, e questa poteva, suo malgrado, consumare il tradimento. — Sai tu che avrebbero fatto i giudici di Maffiolo Mantegazza? Sai che cosa è la tortura? Vi è un secreto che sopraviva al delirio ed alla pazzia?

“Quando, o mia diletta, io t'insegnava che la patria e l'onore ci possono chiedere il sacrificio di ciò che abbiamo di più caro al mondo, io non ti fui maestro di vane dottrine. Erano sacri ed eterni precetti, che l'uomo deve coltivare nascostamente nel suo cuore mentre la vita è calma e severa, perchè s'abbia da essi conforto e coraggio quand'essa diviene procellosa. — Guai a colui che consiglia colla voce, e non ammaestra coll'esempio!... — Ma chi avrebbe detto mai che que' severi insegnamenti dovessero chiederci sì presto un sacrificio?

“La sicurezza de' miei amici e quella della patria nostra dimandavano un eterno silenzio a quell'uomo che tremava di sè sotto il carico di un secreto di sangue. — Io obedirò alla chiamata: i giudici invano tenteranno di interrogare Maffiolo; egli sarà muto.... M'hai tu compreso, o figlia?

“Niuno più di me deplora quel fatale acciecamento che spinge l'uomo ad abbandonare la vita quando i suoi lacci gli diventano troppo gravi. Io lo chiamo codardo colui, come il soldato che depone le armi, e diserta alle file perchè ha il nemico di fronte e la battaglia vicina. Egli manca a Dio, sciupando il più prezioso suo dono; egli manca agli uomini, di cui doveva essere compagno nel pellegrinaggio sulla terra.

“Ma tale accusa non ricadrà mai su tuo padre, poichè egli, raccogliendo in sè l'officio del giudice ed il carattere della vittima, non è più libero. La severità di quello sarà temperata dalla mansuetudine di questa. Simile al guerriero, che, avanti a tutti, corre all'assalto e ad una morte certa, egli potrà dire spirando d'aver salvata la vita di tanti prodi. Se Dio mi chiederà conto della mia prodigalità, io accennerò a mia discolpa i nomi di tanti fratelli, sposi o figli o padri, al par di me adorati e felici, che ancora vivono, perchè io più non esisto. È egli possibile che le loro benedizioni non sieno bene accette al Signore?