“Vedete — disse Canziana all'orecchio della sua padrona — vedete: il Signore, quando abbiamo fede in lui, e lo invochiamo proprio di cuore, non è sordo alle nostre preghiere. Egli ne rende il bambino, per cui abbiamo tanto pianto e pregato; e ne lo rende sano e salvo... Dio ha fatto un miracolo per noi... Suvvia, Madonna, fatevi coraggio. Questa caparra della bontà celeste v'inspiri fiducia a sperar meglio. Ringraziate intanto il Signore d'avervi visitato; non vi dolete della tribolazione che vi ha inviato. Egli vi ha messo alla prova, e perciò volle farvi degna della sua misericordia.„

Agnese ascoltava risvegliata e commossa, ma non del tutto convinta. La sua testa, indebolita dai patimenti, s'affaticava a raccogliere i pochi fatti, che le si affacciavano; ma non giungeva ad arrestarli perchè fuggevoli, nè a comprenderli perchè perduti nella nebbia delle sue visioni febrili. Schierava per ordine di tempo, e per grado di probabilità, quelli che le apparivano più distinti; ma, come un uomo che fu lunga pezza in viaggio, durava fatica a ravvisare dopo il suo ritorno le vecchie conoscenze. Sapeva per certo d'aver delirato, ma non osava dire a sè medesima qual era il sogno, se il terrore di prima o la calma d'adesso. A poco a poco, rimessa sulla strada del vero dalle affettuose parole di Canziana, e confortata dalla testimonianza dei sensi che vedevano e toccavano il suo diletto, finì per concludere, che i terrori di poco prima, fossero poi sogno o realtà, erano svaniti. — Posto ciò, riesciva finalmente a raccogliere le sparse ricordanze, e a tessere con fila deboli ed interrotte la storia dell'ultima sua disgrazia. Faceva come chi sta interpretando lo scritto di un diploma corroso: costui crede comprenderne il senso, e lo comprende realmente, anche prima d'averne lette tutte le parole, quando ne ha dicifrate una parte.

Un fatto, del tutto fortuito, giovò finalmente a riempire queste lacune. — Gabriello collocato accanto alla madre si risvegliò, mandando un gemito sommesso; intanto che, colle braccia e colle manine ribelli alle fascie, cercava il seno della nutrice; e l'istinto ve lo guidava a dovere. — Agnese, che aveva patito assai per la protratta interruzione del suo pietoso officio, si trasse vicino la creatura, e la fece cheta all'istante. Ma nel far ciò, mentre il ravviare il corso del tributo materno, stagnante per lunghe ore d'inerzia, le faceva provare uno spasimo inesprimibile, ella si rallegrò, perchè il soffrire la faceva certa d'essere viva e desta.

L'oscurità ed il mistero, in mezzo a cui si consumò questo episodio di pietà, non permisero ad Agnese di ravvisare un uomo, che, ritrattosi per rispetto nel fondo della camera e ravvolto nella penombra delle imposte, attendeva la sua sentenza. I suoi affetti, quando pure fossero stati assopiti, si erano già scossi e risvegliati alle vicende di quella giornata; ma se per caso fosse rimasto in lui un avanzo di egoismo, od altro estraneo interesse, quel quadro sì commovente l'avrebbe dissipato.

Il potente signore, l'ombroso amante erano scomparsi; al suo posto risurgeva l'uomo d'un anno prima. In lui v'era di più il rimorso del male inconsapevolmente operato: egli non era l'ultimo a sopportarne le conseguenze. Ma gradiva il dolore come l'unica e certa testimonianza di vivissimo affetto ch'egli potesse offrire all'infelice sua donna.

Canziana, poichè vide la padrona preparata ad altre emozioni, ripigliò la parola.

“Madonna, disse ella; sapete voi come il vostro bambino si trova qui?„

“So che Dio me lo ha restituito. Ho troppe grazie a rendere a lui; ma non sarò ingrata a chi fu strumento della sua misericordia.„

“Che fareste per quest'uomo?„

“Se egli è povero, dividerò con lui la mia fortuna; se egli avrà perduto un figlio, farò quanto sta nelle mie povere forze perchè egli si consoli e lo riveda.„