“Promettetemi il vostro perdono„, replicò il conte in atto supplichevole.
“Ho perdonato a chi mi rapì il figlio. A chi me lo rende devo la mia eterna gratitudine.„
“Voi siete generosa, ed io oso chiedervi di più. — La nostra mente e i nostri cuori s'incontreranno d'ora inanzi sur un oggetto comune. Voi amate Gabriello, voi pensate ad esso e al suo avvenire; io penso a lui, ed amo lui al pari di sua madre. L'esistenza di questo bambino sarà il ritrovo delle nostre anime. — Le leggi umane e i riguardi sociali invano potrebbero impedire questo fortunato incontro. O Agnese, io vi chiedo soltanto ciò che la natura vuole imperiosamente. Vi chiedo per grazia di poter amare quel bambino; perchè, se anche m'imponeste d'obliarlo, io non potrei obedirvi.„
Agnese avrebbe chiuso l'orecchio alle parole del conte se egli avesse parlato in altro modo. Non era studio od arte in lei l'esitanza dignitosa con cui mostrava di aggradire tali dichiarazioni. Costretta a dir pure la sua parola, rispose:
“Una madre protegge il proprio figlio dalle ire e dalle minaccie degli uomini; fra lui e i perversi pone le sue cure, l'educazione, l'esempio, la vita. Ma all'amore altrui essa lascia libero varco. Sarebbe crudele il voler impedire il culto a queste creature innocenti che sono imagini degli angeli.„
“Voi non mi comprendete.„
“Vi ho compreso perfettamente, o signore. Intenerito dalla sorte di questo povero orfanello, voi pensate compensarlo dell'abbandono altrui. È commendevole, è santa la vostra pietà.„
Qui è bene il confessare, che tali parole, riferite seccamente, come noi facciamo, sembrano improntate di qualche amarezza. Ma il tuono di voce, con cui erano dette, smentivano ogni apparenza d'ironía. Certo è, che un'anima appassionata non poteva tornare su quelle memorie senza sentirne dolore. Il ricordo del passato e la vista dell'avvenire, sembravano due nemici in lotta fra loro. La ragione ed il cuore parteggiavano oppostamente sullo stesso campo.
Pel conte, che guardava Agnese, e ne seguiva la mobilità del volto, queste parole benchè decise, non erano che la parte meno eloquente del suo linguaggio: erano, se ci si permette il paragone, come un velo diafano sovraposto ad un oggetto prezioso, che lo fa scorgere a mezzo, ma ne lascia indovinare tutto il valore.
Il conte ripigliò il discorso per esporre le vicende di quella giornata. Raccontò quanto sapeva di Gabriello, e quanto aveva fatto per lui; ma non si curò di dar rilievo all'opera sua; anzi, studiandosi d'essere parco della parola, attribuì tutto il merito della riuscita alla Providenza, chiamandosene semplice e casuale strumento. Con ciò, egli assecondava un nobile assunto; gli interessi del cuore gli facevano presentire che l'alta origine dell'impresa avrebbe rialzato anche il fortuito suo esecutore.