“A lupo o volpe di questo pelo io fo sciogliere il laccio.„

“Oh, oh, davvero?„

“E poi, se la paura rende l'animale poltrone a segno da non lasciarlo fuggire, io lo scuoto colla punta dei miei calzari e lo fo trottare lontano, perchè i miei valletti l'atterrino a colpi di pietra o di bastone. Prede di questa razza non meritano d'essere toccate dalle mie armi„. — Tali parole erano dette con un tuono di scherno, che vuol essere indovinato.

Rodolfo, incoraggito dalla confidenza che suo padre gli mostrava in un affare di tanto rilievo, abbandonò il traslato, e prese a spiegare con calma e chiarezza i suoi progetti. — Secondo lui, salvo il dovuto rispetto a Sua Grazia, Barnabò avrebbe fatto bene a gradire l'invito del nipote; quando poi il Conte di Virtù si trovava nel castello di Porta Giovia, bisognava cingerlo d'armati, e forzare il presidio alla resa. Rodolfo assicurava di aver pronte a ciò alcune migliaja di fanti e di cavalieri; insisteva nel decantare la superiorità delle forze di suo padre; ed augurava a sè stesso l'onore di una sì bella e sicura impresa. Ma Barnabò trovava magro mercato lo spendere tanta forza per accalappiare un coniglio. Disse, che ad assediare il castello di Porta Giovia, difeso da suo nipote, avrebbe giovato una confraternita di mendicanti o il capitolo di una chiesa, meglio che non le migliaja di alabarde e di cavalli apprestate da suo figlio.

Non aggiunse altro, nè dichiarò quale fosse il suo progetto, ma stabilì dentro di sè di accettare l'invito del conte e di unirsi a lui nel progettato pellegrinaggio. Gli sorrideva alla mente il pensiero di averlo per alcun tempo ospite nelle sue terre; voleva approfittare di questa bella occasione per assaggiarne le idee, le intenzioni, le speranze. Quello che suo figlio progettava pel momento dell'arrivo, potrebbe ancora farsi al ritorno. Intanto egli non lascerebbe di far parere bella al nipote la vita solitaria dei monaci di sopra Varese. — “Chi sa,... diceva egli tra sè, colui è sì impacciato in mezzo al mondo!.... un sajo bruno gli deve stare a meraviglia! e se me ne posso liberare a questo modo, tutti diranno che abbiamo fatto bene e l'uno e l'altro. C'ingrasserei a vedere quel bonaccio incappucciato; mi dà tanto fastidio il sentirlo gemere sotto l'elmo e la cotta!„

Questa era una prova. Se essa falliva, se il nipote non s'innamorava dell'aria pura del monte e della beatitudine di un chiostro, qualche altro ripiego più diretto e più efficace doveva tornar buono; in ultimo, quello proposto da suo figlio Rodolfo. Perocchè anche nella mente di Barnabò era ferma l'idea, che il Conte di Virtù non doveva tornar più signore di Pavia.

Con tali intendimenti rispose al nipote: avere egli benignamente accolte le sue parole; in prova di che accettava la sua compagnia per la divisata spedizione. Si stabilì che i due prìncipi s'incontrerebbero in Milano il giorno 6 del prossimo maggio, all'ora meridiana.

Questa risposta era affatto ignorata a Pavia. — La stessa Caterina ne ebbe notizia dal fratello, il quale, nell'accennare la probabile riescita del comune progetto, non dissimulava qualche impazienza e qualche timore.

Il conte disponeva ogni cosa per il buon successo de' suoi disegni; ma sapeva sempre coprire le arti sue colle apparenze le più ingannevoli. Non così a Milano: nella numerosa e ciarliera corte di Barnabò, i figli e i famigliari non facevano altro che discorrere di questo strano incontro; e ciascuno vedeva la cosa a suo modo; ognuno aveva la sua proposta a fare.

Chi più d'altro provò meraviglia e dolore all'annuncio di una riconciliazione, tanto impreveduta e inopportuna, fu Medicina. Il quale, senza provare le velleità guerriere di Rodolfo, nè la noncuranza e lo sprezzo del padre, conoscendo meglio che ogni altro il Conte di Virtù, negava fede alla vantata sua moderazione. — Guai per lui, se fosse stato vero che lo zio ed il nipote s'erano riconciliati: egli perdeva la speranza di far rifiorire il suo commercio fondato, come ognuno sa, sul disaccordo e sulla diffidenza delle due corti. Poi v'era un'impresa lasciata a mezzo, che già gli aveva cagionato un rodimento, uno sconforto indescrivibile. Vogliamo parlare dei casi d'Agnese, che invece di allontanarla dal conte, com'era sua speranza, l'avevano sì imprevedutamente ravvicinata a lui. Le sue scelerate intenzioni erano dunque scoperte da quest'ultimi fatti, dalle parole d'Agnese, e dalle probabili rivelazioni del Seregnino; che dopo quel dì non si era più veduto, e che, a quanto dicevasi, si era fatto un uomo da bene alla vista della forca.