“Ebbene, subirò la mia sorte rassegnata. Dite alla vostra padrona che io mi preparo ad obedirla; che io ho accolto quest'atto di severità con animo confidente di vederlo presto revocato. La giustizia può tacere un istante, non spegnersi nell'animo di Caterina. — Ho una grazia, a domandarle: mi si permetta almeno che due persone a me care dividano la mia solitudine. Dimenticherò chi mi ha privato della libertà, per benedire colei, che arrichisce la cella della prigioniera di due dilettissimi oggetti. — Posso io sperarlo?„

“Mi duole di dovervi disingannare. L'ordine è preciso.„

“Spiegatevi!„

“Voi dovete essere sola.„

Agnese proruppe in uno scoppio di pianto.

“Lasciatemi almanco, disse poi, che io li veda, che io li abbracci una volta. — È impossibile che un cuore di donna rifiuti ad una madre il conforto di vedere la sua creatura. Non fate quest'oltraggio a Caterina. Essa è migliore di quello che voi la giudicate. In nome di quanto v'ha di più sacro, io vi dimando un'ora di riposo vicino a' miei cari.... Colà troverò la forza di subire, come si conviene, il supplicio che mi è imposto....„

“È impossibile, impossibile. — La dimora che vi è destinata è pronta a ricevervi. Io ho l'ordine di guidarvi colà.„

“Senza speranza di una mitigazione?„

“Al contrario; vi autorizzo a sperare la grazia completa, se vi mostrerete docile a questo comando. Io riferirò alla principessa le vostre parole; io le parlerò delle vostre speranze. State certa, o madonna, che non avrete a pentirvi d'avere obedito.„

Queste parole, consigliate soltanto dalla necessità di consumare un atto di violenza senza divulgarne lo scandalo, indussero Agnese all'obedienza incondizionata. Ben poca fede prestava alle parole dello sgherro. Quel tuono di pietà mascherava malamente la più vile impostura. Ma il suo povero cuore soffriva troppo; e, in mezzo alle crudeli torture, anche una speranza debole ed indeterminata racchiudeva un conforto, che in quell'estrema miseria era provida cosa l'accarezzare.