“Ed io ti conosco te, ceffo da capestro„ — e in dir ciò stese la mano sul volto di Medicina, e gli strappò la barba posticcia.

Medicina si sentì perduto. La scena era stata troppo viva perchè sfuggisse alla curiosità delle comari. — Il gruppo dei litiganti era protetto dalle pareti di una baracca; ma più di due occhi avevano già sorpreso lo scandalo, e molte lingue si davano grande premura di strombettarlo alla turba.

L'unica speranza, che ancora rimaneva a Medicina, andò fallita. — Intanto che la folla gli si stringeva intorno, egli con voce pietosa, cogli occhi imbambolati, pel merito dell'antico amore e delle comuni ciurmerie, pregò, supplicò Canidia che non lo perdesse. Raddoppiò, triplicò, centuplicò il valore delle cose promesse, se ella era buona a salvarlo. Quando l'avvicinarsi della folla gl'impedì l'uso libero della parola, l'occhio pietoso e la faccia allibita imploravano mercè, con un'eloquenza ancora più efficace.

Ma prima che si chiudesse intorno a loro una cerchia di gente, Canidia approfittò della confusione del ciurmatore, e, parendole di averlo punito abbastanza, pensò a sè stessa. — Medicina, dopo le minaccie e il tentativo di fuggire, si era messo nella posizione di chi dimanda in grazia la vita; e, per essere più naturale e fervoroso, dimenticava alcun poco la sporta. Tanto bastò alla strega, perchè gliela strappasse senza alcuna difficoltà dal braccio, cui pendeva indifesa. Poscia abbandonò il campo, e cercò di porre in salvo sè stessa e la roba.

A quella sorpresa, rinacque in Medicina l'antico istinto. Imbaldanzito dal pensiero d'aver salva la vita, non s'accomodava a riscattarla a sì grave prezzo. Per riprendere la sporta, in cui era racchiuso il meglio delle sue ricchezze, stese le braccia da forsennato, tentò ghermire Canidia, e corse sui passi di lei. — Ma la folla che lo circondava, dopo avere, per una certa predilezione verso il proprio sesso, accordata l'escita alla donna, si era chiusa di bel nuovo intorno a lui, e gli impediva ogni movimento. Medicina, dimentico dei riguardi dovuti alla sua critica situazione, avvampando d'ira, e non obedendo che ad un bisogno prepotente di riavere il suo tesoro, gridava a piena gola, chiamando per nome Canidia, invitandola a ridargli il mal tolto, denunciandola alla folla come ladra.

Questo era operare una efficace diversione: ma Canidia tramava una vendetta assai più crudele. — Postasi a capo di un bivio, che le offriva un doppio scampo, rimbeccò la denuncia, pronunciando il nome di Medicina, e mostrandolo agli occhi di tutti sotto le spoglie del finto viandante.

Una favilla caduta in mezzo alla polvere può dare un'idea esatta della commozione generale che tenne dietro al suono di quella parola.

“Medicina! lui? l'amico del tiranno, l'ammaliatore, l'assassino, l'indemoniato!„ — gridavano alcune di quelle furie, coi capelli irti dallo spavento e l'occhio stralunato, come se vedessero un rettile velenoso.

“O comari, egli è costui, che vuol togliere al nostro sesso l'unico privilegio che madre natura ci ha dato„ — soggiunse un'altra a cui la paura non aveva alterato l'umore burlevole.

“Vi è una taglia vistosa per chi lo ghermisce vivo, o morto? — Sì. — In comune dunque il merito ed il guadagno; non va bene così? — Da buone sorelle: un po' di carità per tutte.„ Soggiungevano una terza ed una quarta comare.