V'ha una mestizia che si accorda colle emozioni delle anime innamorate, ed è per l'amore ciò che il ritmo flebile è per l'elegia; ma questa mestizia non è mai accigliata o taciturna. Pronta forse agli sdegni, imaginosa nel creare scene lugubri, nutrita a preferenza di lacrime, essa è elemento di vita; non impietra i cuori, ma li accende. — La tristezza che si dipingeva sul volto del conte era d'altra natura. Simigliava alla piccola nube, che incontra momentaneamente i raggi del sole, ma lo attraversa e lo sgombra di colpo. Se l'oscurità ch'essa cagiona è ben lieve sciagura per l'uomo che ama il limpido ed il sereno, la sua densità e il vento che la sospinge sono di tal natura che danno a sospettare pel dimani. — Così pensava Agnese; la quale avrebbe di gran lunga preferito uno sdegno vivo all'invincibile riserbo del suo amante.

Una sola cosa le tornava a tutto conforto: la certezza, cioè, ch'ella non poteva essere cagione di quel mutamento. Perocchè ogni volta che si diseppellivano le memorie del passato e le recenti emozioni, l'amante non trovava in esse noja o sazietà; anzi, in quei discorsi che pajono inezie a chi ha il cuor vuoto, egli rinverdiva il suo animo, e tornava all'estasi ed alla poesia d'altri momenti.

Oh quante volte i sospetti nati da un amore geloso morivano tra le emozioni di un amor confidente! Come spesso Agnese prometteva a sè medesima di combattere le pungenti istigazioni del primo, e di coltivare l'altro, sì ricco di conforto e di speranze! Quante altre volte alle più o meno contorte ragioni, con cui la gelosia creava freddezze e colpe, contraponeva una franca ed illogica negativa, a cui il cuore piegavasi docilmente, come l'atleta infermo al rimedio di una feminetta. — “Oh no, non mai; ciò è impossibile; — ella diceva fra sè con quella fermezza che non ammette discussione; — ciò è impossibile. Egli mi ama troppo; offendendo me, egli offenderebbe sè medesimo; ne' miei stanno i suoi interessi.„ Ed accettava queste parole come una verità che non è lecito mettere in dubio, e beveva a larghi sorsi un palliativo che attenuava i suoi dolori, che talvolta sembrava calmarli del tutto. Ma al rinovarsi del parossismo, il cuore si palesava sempre più sensibile al male, sempre meno obediente al rimedio. — Ognuno di quegli accessi era una nuova spina, cui voleva e sapeva strappare dalle sue carni lacerandole; e, pel momento, lo strazio della operazione faceva tacere l'assidua puntura; ma un avanzo del corpo estraneo, rimaso nella ferita, riproduceva tosto il male più gagliardo e più profondo di prima.

Mentre Agnese cercava invano delle ragioni valevoli per combattere i suoi sospetti; il conte non s'accorgeva che la fanciulla fosse, per colpa sua, meno felice. — Non a capriccio nè per calcolo egli aveva determinato di tener coperta una piaga, di cui forse sentiva del pari il dolore e la vergogna. Tacendo, ei credeva nasconderla; negandola, ei pensava di correggere l'altrui prevenzione; e se alcuna volta gli correva dalla mente al cuore un rimorso, egli sapeva costringerlo al silenzio, confessando a sè stesso che l'amor suo per Agnese era ancora quello dei primi giorni, e giurando che non isperava trovar mai in altra donna quel bene, che Agnese gli aveva fatto gustare.

Così passarono le settimane racchiuse tra la visita del conte, di cui si è fatto parola addietro, e l'arrivo della lettera accennata or ora. — Ma dopo questa, come poteva essere calma e preparata a correre incontro al suo amante?

Appena ebbe percorso il foglio fatale, pronunciandone mentalmente ad una ad una le parole, lo lasciò cadere a terra, e, copertasi il volto colle due mani, rimase alcuni momenti immobile in atto di meditazione. — Poscia, scuotendosi, rese grazie con voce commossa a chi le aveva portato la parola di un amico che già dubitava d'aver perduto. Non volle sembrare sconoscente nemmanco al Manfredi, benchè il servizio che le veniva reso da lui fosse tanto doloroso. S'accostò quindi allo scrigno, e vergò su di un foglio la sua risposta, la quale non fu per certo nè la più pensata, nè la meglio corretta cosa che escisse dalla sua penna. — La passione però vi era rappresentata fin troppo fedelmente; e non mancavano le parole di cortesia per colui, che le aveva data una funesta ma veritiera prova d'affetto. Trasse infine dalla borsa, che le pendeva alla cintura, alcune monete, le porse a Bergonzio, e lo congedò.

Tanto impero sulla sua volontà durò il tempo necessario all'escita di quell'incognito. Rimasta sola, invano avrebbe tentato di prolungare una violenza che le recava strazio insopportabile. Fece alcuni passi barcollando, giunse a stento ad afferrare la spalliera di una sedia, vi si appoggiò un istante, poi si lasciò cadere di tutto peso sullo scranno. Le sue membra, colpite da languore, non l'avrebbero portata un minuto di più. Tutta la vita di lei si era raccolta negli occhi, che, guardando al cielo, sembravano implorar grazia; e forse l'ottennero nel dirotto pianto, che le aprì la via delle parole.

“O Signore Iddio, che ascolto io mai? sclamò ella, con un accento interrotto dai singhiozzi.... Possibile! mi si inganna, e.... perchè con me, e per mezzo mio, s'inganna un'innocente?... Quell'amore, che io accettai come un patto sacro e solenne, non sarà dunque altra cosa che il laccio teso ad un'incauta?... Il mondo è proprio sì tristo.... O poveretta me! O digraziata creatura, che odi tua madre ritrattare le benedizioni, che porse al cielo, quando tu ricevesti il soffio della vita. E questa vita sarà dunque per te una condanna prima d'essere un dono? Ma dov'è la giustizia? A che servono le promesse e i giuramenti? Perchè gli uomini chiamano Dio in testimonio del loro spergiuro?„

E piangeva, piangeva l'infelice a calde lacrime. — Poi ad un tratto, cacciandosi una mano nei capelli e scomponendoli in modo che si disciolsero in un'onda di trecce; — “o Signore Iddio, sclamò coll'accento della disperazione, se quanto mi vien detto è vero, fatemi morire. La morte è l'unico rimedio a' miei mali. Ma non mi condannate per pietà a vedere arrossire l'uomo che io amo; questo strazio vince ogni forza, abbatte ogni ragione. — Madre mia, che leggi nel mio cuore, che presenti da questa l'angoscia che mi è serbata, deh, prega Iddio per me.... pregalo per quell'innocente, che io porto nelle viscere, e che è sangue tuo!„

E in dire queste parole, giunte le mani in atto di preghiera, rimaneva alcun poco muta ed assorta. — Forse credette d'essere esaudita, perchè sentì destarsele in cuore un dubio confortatore.