“Ecco qui, — ripigliava Canziana, facendo una breve pausa su queste prime parole che sogliono essere l'esordio delle persone imbarazzate. — Io vorrei aspettare a disperarmi quando vedessi meglio le cose. A nulla udienza, nulla sentenza. Finchè non si ode che una campana, è troppo facile decidere a torto. Non per metter male sul conto di messer Manfredi, che Dio me ne guardi: poveretto, egli è già troppo infelice; ma cosa può saper lui, dico io, di quanto passa fra i signori di Milano e di Pavia? È egli naturale che i secreti della signoria vengano rifischiati qui e qua al terzo ed al quarto? Uhm! più ci penso, e manco ci credo. Povero messer Manfredi, mi fa male il dirlo, egli è sempre stato una testa calda, e di rado ne imbrocca una giusta...„
Qui Canziana, vedendo che la padrona cedeva alle sue parole e si era racconsolata un poco, spiegò con più coraggio tutte le vele della sua eloquenza ad un'aura insolita, che le pareva di buon augurio.
“E poi, se anche quello che vi è scritto fosse nè più nè meno ciò che si è detto in palazzo, e che per ciò? Non li abbiam noi, povera gente, sbugiardati le mille volte quei signori del palazzo? Quante, tra guerre e paci, tra nozze ed alleanze, rimasero nel numero delle panzane, di cui oggi si parla per fabricarne un grande avvenimento, e dimani si sparla per riderne di cuore? Anzi, mille volte (vostro padre, che Dio l'abbia con sè, lo diceva spesso) fu posta in giro una ciarla a bella posta per far volgere da un lato le viste dei curiosi, e intanto dall'altro lato azzeccare di soppiatto qualcosa di ben diverso... Insomma, quello scritto non è mica una bella cosa, ma non la è nemmanco sì brutta da perderne il senno. Quanto a me, (e si mise la mano sul petto in segno d'asseveranza) vi dico schiettamente, vo' farle un bel po' di tara a questa ciancia.„
Agnese, benchè alquanto rincorata da queste parole, si mostrava ancora poco proclive ad ammetterle come una verità, e ciò per due buone ragioni: prima, perchè non aveva dimenticato quei precedenti, di che abbiamo fatto cenno; poi, perchè è istinto di chi desidera fortemente una cosa, il combatterne le probabilità, onde provocare in altro una resistenza armata di tutte quante le ragioni che militano in sua difesa. In simil caso, ci è grato l'aver torto, e non ci stanchiam mai di sentircelo ripetere. Allora le ragioni nuove, a cui non avevamo posto mente, ci cagionano quella grata sorpresa, che proveremmo al vederci ajutati da uno sconosciuto; le vecchie, già ventilate e discusse, crescono pregio alle nostre vedute, aggiungendovi il credito di quello o di quelli, che consentono nella medesima nostra opinione.
Canziana non aveva ancora messo fuori il più valido de' suoi argomenti; ma lo teneva in serbo per chiudere la perorazione, certa di vincere per esso ogni ritrosía, e di neutralizzare completamente gli effetti del disgraziato scritto.
“In fin dei conti, — continuava ella rompendo il silenzio della sua ascoltatrice, — m'è d'avviso che la prima a saperne qualcosa, (se qualcosa vi fosse) dovreste essere voi, figlia mia; nessun altri che voi. Non mi si venga a dire che il conte tenga il piede in due staffe per farsi gioco di una fanciulla: ohibò! Hanno forse bisogno i grandi signori di queste miserie? Sentite cosa mi frulla pel capo; se ciò avvenisse, giurerei che il conte si burla del signor di Milano, per quelle vecchie partite che non sono ancora accomodate fra le due signorie. Vicino a voi, non è vero, che ei va lieto di scordare i suoi fastidii? Lo dice a voi, lo ripete a me le cento, le mille volte, che qui dimentica le cure e gli affanni, e ch'ei non farebbe più ritorno al castello, se non avesse la certezza di esser qui il giorno dopo a rifarsi di tante noje nella tranquilla pace che regna in questa casa. Qual interesse a mentire? Vi pare a voi, che il conte sia uomo da tali viltà?„
Agnese crollava il capo, in atto di chi rimove da sè un dubio oltraggioso. — Rafforzata da questa adesione, l'altra proseguiva:
“Perchè gli onesti sono radi, radi più che i corvi bianchi, non bisogna fare fascio di tutti e di tutto, e credere che non vi sia più al mondo un galantuomo. Ma vo' supporre che gli sia stata fatta qualche proposta; egli l'avrà respinta: e se non l'avesse, gli mancherebbe il coraggio di venir qui, e venendo si darebbe a conoscere. Un raggiro di simil natura non è facile a nascondersi. Voi lo vedreste esser meno calmo, meno espansivo; diventar sospettoso di sè medesimo; rispondere con esitanza o con affettazione agli affetti vostri. — Voi gli leggereste la bugia negli occhi; poichè, a noi altre donne, madre natura ci ha data una speciale penetrazione per scavare i secreti che ci si voglion nascondere; ed è ben più facile che trascendiamo negli ingiusti sospetti, non che viviamo beate e noncuranti quando si ha ragione di sospettare. — Ora, ditemi un po', è questo il caso nostro?...„
Canziana s'aspettava un trionfo, e non s'avvedeva d'aver tocco un tasto dolorosissimo. Ella aveva dichiarato il pensier suo alla buona e schiettamente: ma siccome non era dotata di quella vista penetrante di che faceva merito al suo sesso, metteva per base de' suoi ragionamenti l'esclusione di un fatto, ch'ella credeva impossibile soltanto perchè l'ignorava.
“Tu dici il vero, — ripigliò con un accoramento indescrivibile la povera Agnese, — ed è appunto perchè le tue ragioni sono assennate che esse cagionano in me quell'effetto che tu speravi di rimovere. — Sappi adunque, che i miei sospetti non hanno vita dalla lettura di quel foglio d'oggi; sappi che da oltre un mese io ravviso nel conte alcuno di quei sintomi che tu mi hai accennato.„ E qui, senz'altro riserbo, le dichiarò ciò che essa pensava di lui, e ciò che noi già conosciamo.