“Sì„ — sciamò fermamente Barnabò, in virtù forse del zagarello, che aveva ingolato.
“Ancorchè fossi costretta ad annunciarti sventure?„
“Sì, sì, sì„ — replicò l'altro con tuono d'impazienza.
“Ebbene: porgimi la tua mano, ed io leggerò su di essa come su di un libro.„
Barnabò stese il braccio sinistro, aperse la mano, e mostrò il palmo. L'indovina, ritrattasi alquanto in disparte affinchè la lampada portasse luce sovr'esso, stette tra momento in silenzio, chinata ad esaminar per minuto il codice della sua scienza.
“Non si fa colpa alla quercia, prese indi a dire Canidia, se essa fu un dì una vil ghianda gittata a caso nella terra: ma è merito di quel povero seme, se in pochi anni diventò la più nobile delle piante.„
Barnabò diede segno manifesto di non aver compreso.
“Non negarmi, proseguì l'indovina, che tu imprecasti al tuo nascere, perchè il destino non ti fece il primogenito de' tuoi fratelli. Dimmi, (e sii sincero; ogni menzogna sarebbe vana in faccia a chi ti legge nel cuore) non è egli vero, che il tuo più bel sogno fu quello di divenirlo?...„
Il principe, chinando leggermente il capo, faceva un segno affermativo.
“Ad ogni costo; non è vero? a costo anche di propinare un veleno a colui, che ti precedeva, e che occhieggiava con sospetto la tua ambizione?„