“Scendete o Bastiano; affrettatevi per amor del cielo, — ripigliò essa con un accento di preghiera interrotto dai singulti. — Una grande, una irreparabile disgrazia ci ha colpito. Madonna e il suo bambino non sono più nella loro camera„.

“Ma come ciò? ma dite davvero? ma v'ingannate senz'altro„.

“Ah, pur troppo non mi sono ingannata!„. E qui espose con minor ordine, che non abbiam potuto far noi, ciò che aveva visto, e per quante e quali ragioni ella temesse una sciagura. — Quale poi fosse la sciagura temuta, non sapeva o non osava confessarlo a sè stessa.

“Bastiano, per carità, concludeva la buona donna, scendete, corriamo a rintracciarla; fate quest'opera buona, e fate presto. Dio ve ne terrà conto...„ L'infelice non seppe dir altro; il pianto le spezzò la parola.

L'agitarsi del famiglio e le grida di Canziana avevano scosso il sonno degli altri abitatori del casolare. Pochi minuti dopo, gli ospiti d'Agnese erano tutti in piedi, e scendevano a ricercare la donna, più atterriti dall'incompleto annuncio di una disgrazia, che preparati a decidere sulla natura e sulla gravezza della medesima.

E infatti Canziana non era in grado di rispondere ad altre inchieste. Dopo l'ingenua negativa di Bastiano, ella era colpita da una desolazione, che le toglieva la parola e le forze. Quindi alle precipitate dimande dei vicini che, con una pietà quanto dolce altretanto imperiosa, chiedevano d'essere informati dell'accaduto, ella non sapeva rispondere che parole tronche e quasi vuote di senso.

Era una scena straziante. Già in taluno nasceva il dubio che Canziana avesse perduto il senno. Il sospetto non era temerario: la minaccia sarebbe divenuta un fatto se si fosse prolungata ancora la dolorosa tensione in cui si andava logorando la mente di lei, avida di conoscere il vero, inetta a cercarlo e ad affrontarlo.

Intanto che quella buona gente, per provedere alla prima e più positiva disgrazia, cercava di ravviare le parole e le forze di Canziana, il famiglio per caso ruppe la crudele perplessità, scoprendo alla debole luce mattutina, un non so che di nuovo e d'insolito, che sembrava il contorno di un corpo feminile. — Dal dubio alla certezza non passò che il brevissimo tempo necessario a correre sul posto. — E, infatti, appena il buon uomo vi arrivò, lo s'udì gridare a quanta voce “eccola... eccola... è qui... correte„.

Tutti in un momento lo raggiunsero, e riconobbero Agnese. — Ma il primo atto di pietà verso l'infelice si esaurì in una muta contemplazione, come se ognuno, avanti di stendere una mano soccorritrice, volesse conoscere se doveva rallegrarsi o condolersi della fatta scoperta. Agnese pareva morta. L'abbandono completo delle sue membra, lo spasimo dei muscoli della faccia, che mostravano le tracce di una lotta suprema, il pallore mortale che le copriva la fronte, le gote e il seno, da cui il sofferto oltraggio aveva rimosso i lini; tutto infine annunciava una violenza, contro cui la volontà e le forze d'Agnese avevano opposta un'inutile difesa. Il nodo sfilacciato d'un nastro rosso, che le sosteneva sul petto un medaglione, parve agli occhi dei circostanti una striscia di sangue. — Il timore divenne in quel punto certezza; l'angoscia si cangiò in raccapriccio. Nessuno aveva il coraggio di verificare una tremenda realtà: tutti subivano in silenzio la scossa di una disgrazia atroce ed irreparabile.

Ma Canziana, che al pensiero d'una sventura indefinita era muta e fuor di sè, ricuperò le forze davanti ad un mal certo ed al cospetto della sua cara padrona. Accorse quindi sollecita e ringiovinita a raccogliere intorno a quel corpo le vesti scomposte, prima ancora di sapere se esse coprivano una creatura viva. Ma curvandosi sul corpo esanime, per compiere il pietoso officio, e ponendole una mano sul petto, vi sorprese un debole anelito di vita, tradutto in un battere lento e quasi impercettibile del cuore.