Ho detto spesa grossa quella dell'impianto. Ma qualcuno potrà opporre che certe latterie si sono fondate con qualche centinaio di lire appena, racimolate o qua o là sotto forma di donazione per parte del comune o di qualche altro corpo morale; esse spesero poco o nulla pei locali, che ebbero in affitto anche gratuitamente; da qualche benefattore ebbero gli attrezzi principali, come bacinelle, zangola, ecc. dagli stessi soci, che già li possedevano, tutt'al più comperarono la caldaia di rame. Sono encomiabili i corpi morali ed i privati che conferiscono sussidî per la fondazione di latterie sociali, sono ammirabili gli ingegnosi contributi di attrezzi e di materiali e di lavoro manuale che si videro applicati in certe latterie sociali, ma è bene affermare che queste sono le vie di ripiego e che se fossero le sole vie capaci di dar vita a latterie sociali, la parte maggiore e migliore delle latterie cooperative italiane oggidì non esisterebbe.
Insomma l'esperienza insegna che il capitale sociale occorrente per una latteria, atta a lavorare da 4 a 10 quintali di latte al giorno, varia da quattromila a dodicimila lire, secondo l'importanza dell'impianto e secondo che occupansi locali già esistenti oppure che si fabbrichino locali appositi.
Per procurarsi un capitale di parecchie migliaia di lire, il modo più equo e più razionale è certamente quello di cotizzare tutti i soci indistintamente, facendo loro versare una somma proporzionale al numero delle vaccine che possedono, somma che si può anche concretare sotto forma di azioni fruttifere o no, rimborsabili o no, per quanto lo permettono le risultanze dei futuri bilanci.
Per esempio, una latteria che abbia 250 vaccine inscritte potrà avere circa 10 quintali di latte al giorno, ritenendo una consegna media di 4 kg. di latte per ogni vaccina e dedotto il latte che ogni socio trattiene pel consumo della famiglia.
Per radunare un capitale di 10,000 lire bisogna imporre un azione di 40 lire per ogni vaccina; se però i soci escludono la costruzione del caseggiato, riducono l'acquisto degli attrezzi al minimo possibile ed approfittano di qualche facilitazione o donazione, allora il capitale occorrente può essere ridotto a circa 2500 lire, per cui basta l'obbligazione di 10 lire per ogni vaccina a raggiungerlo.
Questo sistema di reclutamento del denaro cammina speditamente finchè si tratta di proprietari che hanno qualche diecina di capi lattiferi, e che unitamente ad un certo grado d'istruzione hanno anche un gruzzoletto di soldi deposto sopra un libretto di risparmio, oppure nascosto in fondo del cassettone.
Ma quando si tratta di povera gente, che possiede una o due meschine vaccherelle, che a mala pena vive alla giornata, tirandola coi denti e forse con qualche arretrato da pagare, il sistema di reclutamento del capitale sociale in discorso incontrerebbe difficoltà gravissime. Se poi al vuoto della borsa si combina la scarsa preparazione degli animali e la debole fiducia nell'esito della latteria, si può essere certi che neppure un soldo anticiperanno codesti presunti soci.
Ed allora bisogna ricorrere ad altro espediente e cioè al prestito presso qualche istituto di credito o presso un privato. Non poche latterie furono sovvenute da Banche popolari, anzi talune si possono chiamare emanazioni di una qualche Banca popolare. Dunque i soci assumono un capitale a prestito, con obbligazione collettiva, a mite interesse, capitale da restituirsi a rate annuali entro un decennio, aumentate dei corrispondenti interessi maturati.
Con qual denaro si pagano le rate annuali? Col profitto della latteria. Infatti mettendo a parte soltanto un centesimo per ogni chilog. di latte lavorato, una latteria, per esempio, che dispone anche di soli 4 quintali di latte al giorno, mediante la trattenuta sugli utili spettanti ai soci di un centesimo per chilog. di latte, raccoglie 4 lire al giorno e quindi 1440 lire all'anno. Si vede dunque che così facendo, in dieci anni si pagano dei grossi debiti. I soci non si accorgono del centesimo loro trattenuto ed alla fine dell'opera si trovano comproprietari della latteria senza aver cavato colle loro mani un soldo di tasca.
Ma non tutti gli affari in cui entra quel coefficiente morale che è la fiducia procedono a rigor di logica e sopra una falsariga comune; fra le altre cose può darsi il caso che non tutti i soci si dichiarino solidali circa il prestito che intendono contrarre, ed allora bisogna che firmino il contratto i più fiduciosi, i più audaci ed i più danarosi, sostituendo così la loro responsabilità personale a quella della totalità dei soci.