9º Saranno compresi nello scompartimento, coloro, che trovandosi legittimamente separati dal corpo, per oggetto di servizio, non abbiano potuto contribuire alla presa.

10º Non sarà permesso ai volontarj d'impossessarsi d'effetti, che possano imbarazzarli nelle loro marcie, e quanti di questa sorta si trovassero che per la difficoltà del trasporto, non possano essere di profitto, dovranno essere distrutti, per evitare che il nemico non se ne serva, se però non avrassi l'opportunità di darli a paesi vicini, ed amici, in consegna, dove non s'abbia a temere, che vengono di là presi, e trasportati.

11º Nè la parentela, nè anteriori servigi, per grandi ed eroici che sieno stati, nè il favore, nè la predilezione per colleghi e confidenti, dovranno giammai in questo caso alterare l'equità della distribuzione. Una rigorosa, retta, ed inflessibile giustizia, vi dovrà presiedere. Tutte le parti saranno estratte a sorte, nè i vivi, nè i feriti, nè i morti, dovranno in un minimo, essere defraudati, nè in alcuna parte venir queste regole, cambiate, senza incorrere nei più grandi pericoli, ed il resultamento della grande impresa, follemente arrischiare. Gravi contestazioni, e doglianze imbarazzanti, disturbi, diserzioni al nemico, ed anche combattimenti accaniti, e sanguinosissimi, tanto degl'individui d'una stessa banda fra di loro, come dell'una contra l'altra delle bande spagnuole, furono dall'inosservanza di queste regole, prodotti.

Siccome questo sarà sempre la indispensabile conseguenza provegnente dalla mancanza di giuste, ed inalterabili regole in questa materia, dovranno per ciò a tal uopo i condottieri sostenere con ogni loro sforzo questa esatta, e severa giustizia nella ripartizione, il rilasciamento della quale, oltre di cagionare la loro infallibile perdita, dolorosissimi, ed irreparabili danni alla causa della patria, immancabilmente produrrebbe.

CAPITOLO XI. DELLA DISCIPLINA. — PUNIZIONI E RICOMPENSE. — SISTEMA GENERALE DI DEPURAZIONE.

Tanto si è già sulla disciplina tenuto ragionamento, tanto si sono i particolari di quella da tutti gli scrittori sul buon governo della truppa, sottilmente ponderati, che nulla quasi sù di questo proposito ad espor ci rimane. Credono gli uni che aspramente, e col massimo rigore trattando il soldato, con dure parole, carcere, e puranche col bastone, e le verghe tormentandolo, e quindi qual bestia da soma quasi oltre le forze affaticandolo, da ciò, del tutto, e non altrimenti, ottener si possa obbedienza, attività, e sin anche valore. Sono altri d'avviso di non doversi punire al campo in fronte al nemico, ove il soldato da altro stimolo, se non dall'onore, e dal desiderio della ricompensa esser mosso non deve, ma solo pel tempo di pace, in guarnigione, debba il gastigo, riserbarsi. Epperciò dicono: «le punizioni alla caserma, al campo il guiderdone.» Altri finalmente più savj, più giusti, del pari che più benigni, ragionevolmente stabiliscono dovere in ogni tempo, ed ogni luogo, la punizione ed il premio, come le due gran molle della disciplina, essere considerate, la quale, meno sul timore, la coazione, e l'avvilimento, che sull'onore, l'emulazione, e la gloria, è di mestieri ch'abbia la sua base.

Tutt'i più savj scrittori sopra il militare servizio, convengono che la disciplina tanto ad una truppa regolare, necessaria, mantener debbasi, con una giusta distribuzione di pene, e ricompense ponderatamente bilanciate, non meno, che col tenere il soldato di tutto il necessario, fornito, e regolarmente pagato, nutrito e vestito: senza di che, non è a chi comanda permesso di esigere da lui servizio, e subordinazione. E pensano altresì che debba esservi un numero grande di ufficiali, e bassi ufficiali che per mezzo del rigore, sempre ad una determinata distanza dal soldato conservandosi, da quello siano rispettati, ed obbediti. Onde ottenere questo risultamento abbisognano, senza dubbio, impiegati civili, magazzeni, caserme, etc. Sono le bande, come truppe irregolari, di tutto ciò deficienti, i loro uffiziali debbono essere pochi, la cui autorità sia con somma moderazione, esercitata; i loro quartieri, esser le case dei cittadini, e dei villani, le poche volte che non serenano; e la loro propria esistenza per istituzione, incerta ed errante, esclude lo stabilimento di magazzeni, ed impiegati. Ed il loro armamento, vestimento, e viveri, esser debbono il prodotto onninamente delle momentanee disposizioni del condottiero, il quale con la maggior possibile equità, e prudenza, deve la provvista delle sussistenze, e delle altre indispensabili cose pel ben essere de' suoi volontarj, col minor gravame de' paesi amici, con sano avviso conciliare. Avvi per l'ordinario, in questo genere di guerra, mancanza d'ogni specie di regolari somministrazioni, e soccorsi, e manca in conseguenza la facoltà di mantenere una severa disciplina. Inoltre quella famigliarità, che fino ad un certo punto, fra il condottiero d'una banda, i suoi uffiziali, ed i volontarj è indispensabile, la necessità di usare d'una calcolata indulgenza in certa specie di mancamenti, il più delle volte da un estremo bisogno cagionati, o da un'imprudente sfogo d'uomini sempre in mezzo a durissimi affanni, e privazioni d'ogni genere, in rischj, e pericoli, di continuo esposti a perire; e finalmente quella quasi assoluta democratica eguaglianza che l'anima dev'essere di questi corpi; tutto ci prova, essere, per le bande, di mestieri, adoprare una disciplina da quella degli eserciti regolari differente, non potendosi usare del rigore che, per mantenerla si esige. Solamente dunque, contro questi le mancanze alla fedeltà dovuta alla Patria, all'abbandono della guardia, sentinella, e di qualunque altro delicato dovere che la comune sicurezza metta in pericolo, al falso giuramento, ed agli atti non provocati contro de' superiori, si dovrà negare indulgenza. E la punizione la più esemplare, e la più rigorosa certa, ed inevitabile, deve tosto, dopo della mancanza, inesorabilmente avvenire. La disciplina dunque delle bande non sarà da istituirsi, sul modello di quella degli eserciti regolari, ma converrà al condottiero, senza che il volontario sia conscio della certa indulgenza, alcuni falli con sagace accortezza tollerare; e per ottenere la subordinazione, senza la quale non potrà mai un comandante vantaggiosamente operare, dovrà piuttosto della confidenza che del rigore, valersi. Somma prudenza gli è in questo caso certamente necessaria, ei deve un modo tenere, col quale ispiri confidenza, e senza che i suoi secreti, le sue intenzioni, lo stato delle cose, minimamente discopra; indurre i suoi volontarj a credere, che tutto conoscono, senza mai nulla d'importante, palesar loro. Dovrà pertanto, il carattere d'ogni individuo, le sue passioni, buone qualità, i suoi vizj, e le sue virtù, attentamente studiare, valersi di quelle, che possano essergli utili, lusingare pell'avvenire, quei sentimenti, che potrebbero nel momento un qualche sconcio apportargli, e non gli è dato di potere istantaneamente dissipare; accendere il fuoco, dov'è spento, il troppo vivo, e pericoloso con dolcezza, ed arte, scemare, a certe cose per sè stesse di poco o nessun pregio in altri tempi, dare un'apparente grandissima levata, gli animi esacerbati mettere con buone parole in calma anche quando la militar disciplina di pronunziare vigorosamente sul fatto, comanderebbe, andar per le lunghe, discorrere, e trattare, anzicchè decidere; evitare con la persuasione, di essere posto nella circostanza di punire; con le preghiere, con la buona maniera, e coll'amore farsi obbedire senza ordinare; con la commiserazione, con saggi, ed accorti discorsi, e con l'esempio, la truppa indurre a sopportare pazientemente i bisogni, in vece di provvedervi. Finalmente, il condottiero, e gli uffiziali di una banda, debbono far mostra di non vedere quegli eccessi, che non giudicano essere di punir, conveniente. E se mai fossero tali, e così publici, che per la loro posizione non potessero di castigarli, tralasciare, procederanno con una molto indulgente moderazione, con somma equità, con una assai chiara tendenza a risarcire, se fosse possibile, qualunque pregiudizio del terzo, cagionato dal delinquente e a far sì ch'egli stesso, della giustizia, e necessità della pena impostagli, agevolmente si convinca, e giusto quel rigore, che gliela infligge, riconosca. Negare non puossi che il sopra enunciato sistema di disciplina delle bande, altro non sia, che un rilasciamento di quello degli eserciti regolari, e che debba da per sè stesso, come un male riputarsi. Nulla dimeno egli è uno di quei mali inevitabili, il remedio proprio de' quali, il principale oggetto delle bande, distruggerebbe, e ben presto sarebbe del loro scioglimento, cagione. Egli è per conseguenza necessario, a quel male inevitabile chinar le spalle, ma per quanto fia possibile, ne' suoi effetti diminuirlo, e trarne ad un tempo quei sommi, e straordinarj vantaggi, che in una guerra d'insurrezione nazionale, atto è a produrre, nella quale dovendo il tutto guadagnarsi, o prendersi, di nessun momento dev'essere un male passeggiero, considerato, che, sebbene tale, tanto direttamente, al fine che quella si propone, contribuisce.

Tutti quei capi di banda, che in Ispagna una disciplina rigida a sostenere s'impegnarono, oltrecchè non ebbero la soddisfazione di conseguire il loro intendimento, dovettero perciò i più crudi travagli, ed anche disastri, sostenere. I di loro volontarj, cui per via de' sopra indicati ostacoli, riesciva cosa impossibile di compiere le condizioni dei loro rispettivi impegni, si prendevano certo licenze, ed a cose sconce trascorrevano, che il carattere assumevano di gravi disordini. Ma quei capi, anzicchè usare d'una certa indulgenza che senza stimolare al male procurasse di diminuirlo volevano con estremo rigore castigarne, i delinquenti. E urtati da una tale severità, se non ingiusta, almeno inopportuna, disertavano, i volontarj, e nelle file del nemico ad arrolarsi, per dispetto accorrevano. In Castiglia fù per molto tempo colpevole di una tale imprudenza, il rinomato Empecinado. Non potendosi soffrire la severità del condottiero, uno de' più valorosi uffiziali della sua banda, con gran numero di volontarj, disertò. Quegli lo inseguì; stretto il fuggiasco da vicino, passò alle schiere francesi, e colà ricevuto a braccia aperte, e fornito di quanto poteva renderlo superiore in mezzi al suo antico capo l'opposero. Siccome il disertore esattamente conosceva la tattica, stratagemmi, ed il paese, tanto bene quanto l'Empecinado stesso, avvenne che lo mise molte volte in rotta, ridusse quest'utile capo di banda, a trovarsi nei maggiori conflitti, e quindi, ad abbandonare il teatro delle sue operazioni, finalmente il costrinse. D'una differente natura da quella degli eserciti regolari, esser dovrà dunque la disciplina delle bande. Essa più che dal rigore, sarà dall'arte del condottiero ottenuta, il quale con maestrìa toccando le molle morali, varrassi, per giungere al suo fine, dell'eccitamento di quelle nobilissime passioni, che facendo nascere l'entusiasmo nell'uomo, hanno nelle guerre di libertà, ed independenza, grandissimo potere sul suo cuore, e ad operare cose maravigliose, lo dispongono. Sfuggendo quelle all'analisi dello scrittore militare, ed essendo solamente proprie del talento di chi le mette in uso, porger non puossi, sul modo di giovarsene, insegnamento. Non già nel rigore, ma nell'amore, non già nella punizione corporale, ma in quella morale, avrà la disciplina delle bande, la sua base. L'onta d'un rimprovero publico, di una formalità umiliante, assai più sarà dall'uffiziale, dal volontario, temuta, che gli arresti, o la prigione. Laonde dal desiderio piuttosto della ricompensa che dalla paura del castigo, saranno per sentire incitamento. Ed avendo noi sulle punizioni, bastevole discorso tenuto, al guiderdone volgeremo il pensiero.

Dalla maggior parte degl'autori militari, vennero sempre, come essenzial parte della disciplina, le ricompense tenute in conto, e se nel libro primo della Ciropedia, ci dice Senofonte, una politica militare quella essere, di dare ai soldati che più nella guerra si distinguono, publiche, non men che splendide ricompense, e se in tutti gli eserciti attuali, son quelle stabilite (abbenchè viziosa sia la loro distribuzione, più dai maneggi degli amici, dalla protezione personale, dal capriccio di chi comanda, dipendente, che dal merito di generose, e nobili azioni; da che ne ridonda essere gli eserciti d'oggidì anzi licenziosi, che disciplinati, alla crapula piuttosto, che alla virtù inchinevoli); altrettanto, e più ancora, in una guerra, nella quale, come di sopra abbiam detto, più dallo stimolo delle grandi passioni, che dal gastigo, è d'uopo ottenere la subordinazione, e l'esattezza al dovere, e ricompense, sono come necessarie, anzi, come indispensabili, da considerarsi. Due classi esistono di ricompense, le une puramente onorifiche, le altre lucrative. In una guerra, l'anima della quale si è l'entusiasmo, debbonsi le prime aver per gran cosa, e segnalatissimi vantaggi originare. Chi sarà mai tanto stolto per negare che le ricompense accordate dai Romani, non siano state della loro gloria possenti cagioni? Quanti tratti di eroico valore nella guerra della republica francese non produsse il dono di un pennacchio, di un pajo di spalline rosse, di una sciabola d'onore, finalmente d'un ciondolo in forma di stella? Non converrà dunque, che uno stimolo alle grandi azioni sì fattamente incitatore, venga da noi trascurato, ed opiniamo che la ricompensa delle armi d'onore, sulle quali sia il nome inciso di chi la riceve, ed il perchè gli è stata accordata, specificando l'azione, che di quella lo rese meritevole, sia la più guerriera, la più conveniente in questo genere di guerra e la meno alla corruzione, al raggiro, ed all'ingiustizia nel distribuirla, sottoposta. Ed infatti, difficilmente si avventurerebbe un capo a far incidere una menzogna, che potrebbe ad ogni momento essere smentita, e l'onestà sua negli animi de' suoi compatrioti, d'assai contaminerebbe. Sciabole, spade, pugnali, pistole, schioppi, d'onore, dunque sono le ricompense puramente onorifiche da noi, le più convenienti in questa guerra, giudicate.

Siccome non puossi, trattandosi di masse, pretendere, che le ricompense puramente onorifiche, facciano sù di tutti gl'individui che le compongono, quell'effetto, che producono sugli animi generosi, cui più a cuore sta la salute della patria, che il proprio interesse, e che per molti pur troppo non agiscono con vigore, se non vengono dallo stimolo del guadagno reale in danaro, eccitati; sarà pure l'uso delle ricompense lucrative, conveniente. Compartonsi queste per l'ordinario in danaro od in terra; in danaro, come gratificazioni per una volta sola o come pensioni pagabili annualmente per la vita, o trasmissibili ai discendenti, o collaterali; in terra, dandone al meritevole una competente porzione in proprietà, o per la vita, o per sempre. Essendo il sistema di questa guerra, provvisionale, ne avviene che le ricompense in danaro e come gratificazioni, per una sola volta, si possono solamente accordare; lasciando però la speranza ai militi della patria, anzi promettendo loro di fare ogni sforzo presso del governo italiano, che verrà dopo la guerra regolarmente stabilito, affinchè congrue porzioni di terra, per la vita, vengano a coloro distribuite, che la patria alla gloria, e felicità recarono, ed alle vedove dei volontarj, che combattendo per una così santa causa, intrepidamente perirono. Difficil cosa non sarà a quel nuovo governo per essere di, terra sufficiente rinvenire, onde una permanente sussistenza a quei valorosi provvedere, imperciocchè essendovi attualmente in Italia dieci principi regnanti, che tutti estesissime, e doviziosissime terre posseggono, chiamate demaniali o patrimoniali etc., tutte per via della guerra, diverranno beni nazionali, ed a quelle dei principali seguaci dei Goti, o dei tiranni unite, formeranno una massa grande, e più che sufficiente, per gli obblighi della nazione verso de' suoi difensori, compiutamente soddisfare. Platone ci dice che una legge degli Ateniesi portava, che quelli i quali rimanevano storpiati alla guerra, erano alle spese dello stato, fino alla loro morte, mantenuti, e che lo stesso accordava ai genitori, ed ai figli di coloro che essendo morti combattendo, una famiglia povera, ed incapace di sussistere, a discrezione de' loro compatrioti abbandonavano. Non potrebbesi tal disposizione, in una guerra, come la nostra, praticare, ma, per quanto sia possibile, cercammo nel capitolo antecedente d'introdurre il modo che più le si possa avvicinare.