Esposto il genere, e la qualità di ricompense, che più addattate al nostro sistema crediamo, solo ci rimane a soggiungere che non dal condottiero solo, ma con la concorrenza del maggior numero dei volontarj della banda, debbono quelle venir determinate, e conferite. Ciò alquanto meno facile renderà il conseguimento, ma il loro pregio, di molto ingrandirà, con maggior gloria, e soddisfazione per chi, degno di quelle, sarà riconosciuto. La maggior solennità, il modo il più imponente, sono, per la loro distribuzione, richiesti. Dice Erodoto, esser stata costumanza degli Ateniesi, di riunire l'esercito dopo la battaglia, onde ad alta voce, il premio del valore aggiudicare a colui, che stimavano averlo meritato. E qual effetto, non deve sugli animi avidi di gloria e pieni d'entusiasmo, un tal uso produrre?
Dopo d'aver trattato della disciplina, ci si affaccia, come necessaria conseguenza, alla mente l'idea del generale sistema di depurazione per tutta la penisola, onde allo stabilimento della sua independenza, e libertà, bel bello abilitarla, tutti quegli ostacoli, che le si appongono, gradatamente spianando. Ma qual gravoso dovere non è egli per noi, d'essere dalla natura del nostro lavoro a trattare costretti una materia, così penosa per un cuore sensibile! Così intricata, e difficile! così aspra e cruda, per chi nutre sentimenti delicati! Ma non debbe ella forse, di somma necessità, indispensabile, in una guerra d'insurrezione, considerarsi? Qual penoso sentimento, non viene ingenerato, quando fassi riflessione, di dovere per mezzo di una insurrezione nazionale, l'unione, la libertà, l'indipendenza del paese, colla strage vendicarsi, di dover intraprendere cose che senza porsi, almeno in apparenza, in contraddizione con la stessa libertà, non possonsi legalmente operare; cose da non potersi senza quasi conculcare le leggi, eseguire; cose finalmente, che in tempi tranquilli, per necessarie che fossero, all'umanità ripugnerebbero, ma che per la totale distruzione della tirannia, e dello straniero, assolutamente necessarie, ed indispensabili, nel disordine, prima del ristabilimento della calma, debbonsi del tutto eseguire? Ed infatti dopo di tale ristabilimento, non si potrebbero, senza offendere i principj del nuovo sistema, tali cose operare e facendo perdere il buon concetto ai cittadini insorti, grave danno alla causa apporterebbero. La principale di quelle operazioni, si è l'esterminio di tutti quegli uomini, che per la loro natura, circostanze, e pregiudizj, sono al cambiamento decisamente contrarj, la commistione de' quali, coi nuovi principj, impossibile si riconosce, e non sarebbe possibile, in tempo di publico riposo, legalmente liberarsene, perchè delle stesse leggi liberali (della cui protezione privarli, gravissimo scandalo cagionerebbe) farebbonsi scudo. Converrà dunque, che in mezzo alle turbolenze, ed al disordine, si spengano. Un'accurata investigazione delle cagioni dei torbidi successi nella rivoluzione di Francia, che a cambiare il sistema republicano in monarchico assoluto, qual era l'impero di Napoleone, la costrinsero; non men che di quella della caduta dei sistemi costituzionali di Spagna, Portogallo, Napoli, e Piemonte, ci ha per troppo convinti, essere cosa sommamente dannosa, e di quel sistema, che si vuol stabilire, precipuamente distruttiva, quella di metterlo in piedi, ed esecuzione, prima di aver il terreno preparato; cioè di aver scacciato fuori della penisola il nemico straniero, e tutt'i nemici interni, levati dal mondo. Altrimenti, quelli come in Francia, e quindi in Italia, e Spagna, serviransi della libertà per rovinare la costituzione, e delle leggi, per abusarne. Le formalità, e le prove, che in un sistema liberale affine di non punire un'innocente si esigono, daranno campo ai traditori, di eludere il giudizio, di evadersi, e salvarsi, per poi di bel nuovo, contro la patria cospirare. Tanto fecero in Francia quei tristi, che riescirono per mezzo di falsificazioni a far perdere il credito alla carta monetata, ed alla moneta; con segrete macchinazioni acquistarono sulle elezioni, che debbono essere fatte colla maggior libertà, una manifesta influenza; e col terrore, e la corruzione, pervenivano a far eleggere coloro che già da essi erano, per rovinare l'edificio costituzionale, comprati; si servivano della libertà della stampa per avvilire, e perdere nell'opinione publica, quella costituzione stessa, ed i più caldi suoi partigiani da cui erano cordialmente protetti. In somma, tanto in Francia, come in Ispagna, ed in Italia, lo stabilimento della costituzione immediato al movimento rivoluzionario, andar fecela a soqquadro. Consultinsi attentamente le istorie di quegli avvenimenti; si parli con cittadini di buona fede, che siensi in quei paesi, ed in quei tempi, ritrovati, e con non molta difficoltà, potrà ognuno toccar con mano, essere stata all'ombra della costituzione, dai nemici nell'interno del paese, le fila della contro-rivoluzione ordite. La costituzione protettrice di tutt'i cittadini, di tutti gli amici della libertà publica, alle macchinazioni de' partigiani dei privilegi, dei nemici della libertà, faceva schermo e li favoriva! Converrà dunque, che, con un sistema transitorio, con disposizioni provvisionali, con misure energiche, forti, pronte, e generali, prima di mettersi in vigore la benefica costituzione, che vede tutt'i cittadini eguali, e tutti senza distinzione protegge, dalle virulente immondizie, il paese con diligenza si depuri. Non puossi la durata di questo transitorio sistema previamente determinare, perchè dalle circostanze, e dalla prontezza, ed energia di coloro che sono preposti alla sua esecuzione, del tutto dipende. Verrà tale utilissimo servizio ai condottieri affidato, i quali dovranno quest'indispensabile, sebbene arbitraria giustizia, con somma prudenza sommariamente amministrare, e non solo con quelli, ch'essendo rei manifesti, non si possono per le circostanze davanti ai tribunali tradurre, dovran essi esercitarla, ma bensì contro quelli, che all'ombra della loro influenza politica, o religiosa, al popolo, idee contrarie alla causa della patria, e favorevoli alla tirannia, surrettiziamente suggeriscano; con tutti quelli finalmente, che condannati dall'opinione publica ben analizzata, e sicura, pel loro astuto procedere non lasciano mezzo, per convincerli in giudizio, e far la spada vendicatrice della legge, sul loro capo regolarmente cadere. Egli è nei sopra indicati casi, che particolarmente si rende necessario un condottiero d'un cuore duro, ed inaccessibile a qualunque grido di pietà. Debbono i beni de' colpevoli, servire per le spese di una guerra da loro stessi cagionata, e prolongata, e quando vi siano motivi sufficientemente chiari per toglier loro la vita, non debbesi quella in nessun conto risparmiare. Posseggono i condottieri mezzi a dovizia, che non sarebbero leciti a giudici legali, per, la verità, con quasi intiera evidenza, indagare; non meno che per conoscere la condotta delle persone sospette, dei quali mezzi, onde esser sicuri della rettitudine dell'altrui procedere, non dovranno giammai l'uso tralasciare.
Questa specie d'amministrazione di giustizia, come già abbiam detto, senza dubbio arbitraria ma di tutta necessità in una insurrezion nazionale, produsse nella guerra dell'indipendenza spagnuola: (ed in tutte quelle di tal genere così segnalati vantaggi produrrà) che senza di essa, i Francesi avrebbero certamente trionfato. Tale amministrazione costrinse tutt'i decisi partigiani dello straniero a concentrarsi o agli eserciti nemici, o alla corte di Giuseppe Buonaparte, e tolse in tal modo l'azione della loro influenza nelle provincie, e fece sì, che coloro i quali erano alle massime del nemico propensi, ma non ancor dichiarati, rimanessero neutrali, e che coi loro beni, onde coprire le loro idee, a sostenere una guerra, che disapprovavano, contribuissero; e fece senza necessità di forme legali, quanti osarono opporsi al desiderio di che tutti cuori erano ripieni, cioè della restaurazione dell'independenza nazionale, inevitabilmente perire; somministrando sufficienti soccorsi in critiche circostanze, che non si sarebbero con altri mezzi, ottenuti, e finalmente un tal terrore infuse anche nei più determinati, che molti traditori si viddero, loro malgrado a seguire l'impulso generale trascinati. Non dimenticherà però mai il condottiero quella massima di guerra, e di giustizia da Polibio al libro 5º riferita, cioè che «il diritto di guerra permette il giusto rigore di mandare le città, le case e gli uomini in distruzione, brevemente, di far tutto quanto possa il nemico ridurre nell'impossibilità di nuocere, ma che la sola rabbia, o demenza, possono portare a distruggere senza vantaggio.»
Egli è per altro d'uopo di convenire, che questa specie di giustizia prudenziale, potrà forse alcune volte, mandare qualche innocente al supplizio, o qualche imprudente, od indiscreto, il sagrifizio del quale, quantunque giusto, potrebb'essere risparmiato. Ma questo male riesce di pochissima entità in paragone, di quello, che, se un procedere contrario si tenesse, ridondare potrebbe. In qualunque altro genere di guerra, nel quale l'intiera libertà, e gli imperscrittibili diritti di una nazione non si avventurassero, sarebbe questo sistema, come barbaro, certamente da considerarsi. Ma quando cose tanto importanti, e sacre s'avventurano, cosa molto più barbara sarebbe di arrischiarle, per ostentare una moderazione inopportuna, e dannosa.
Conosciamo, pur troppo, che le passioni degli esecutori di questo sistema, possono viziarlo. Ma quale umana istituzione è mai dal pericolo di corruzione, sceverata? In qual faccenda, quelle molle universali delle azioni degli uomini, non sono per avventura intromesse? Per lo contrario; sarebbero forse liberi da quell'influenza, i più legali tribunali, quando loro si presentassero i rei di cui si tratta? L'esperienza ci prova il contrario. Sarebb'egli dunque prudente di lasciar la patria soccombere, per evitare un male, che deve sempre essere di corta durata? Sarebb'egli giusto di mettere le cose, che sono le più sacre, e care agli uomini, il bene generale, la libertà, ed esistenza politica di una nazione, a rischio per liberare qualche innocente, o indiscreto, dall'essere la vittima di un necessario disordine? No: le future generazioni, con ragione un tal procedimento tratterebbero di barbaro, ed ingiusto. Se dunque non puossi il pericolo evitare, se sarà indispensabile, che, nell'orrendo abisso da coloro, che anelano la disgrazia della patria, scavato, alcuni disgraziati innocenti si precipitino, cadano! Saranno altrettanti involontarj Curzi, per la salute di Roma offerti in olocausto.
CAPITOLO XII. DELLA SPIAGIONE.
Perplesso continuamente, e come confuso, nelle operazioni da divisare, ed eseguire, quel condottiero senza dubbio sarebbe, e correrebbe, una banda, ogni giorno, il maggiore, ed il più imminente rischio di essere sorpresa e distrutta, se dell'esatta informazione del paese dove fa la guerra, dei vantaggi, che può trarre dalla sua situazione, e la conoscenza perfetta dell'esercito nemico, quanto della sua stessa truppa, il comandante d'una banda mancasse; al quale neppure debbono i predetti conoscimenti bastare, ma deve altresì, il numero non meno, che la qualità delle truppe contrarie essergli, per certissimi avvisi, totalmente palese, come pure l'indole del generale nemico, e dei principali comandanti; il sito dei quartieri generali, dei parchi, delle riserve; la loro posizione negli alloggiamenti, se concentrati, o divisi; i mezzi per avere strami, vettovaglie, e munizioni, dal nemico praticati. Ei dee conoscere condizione, e provenienza de' suoi trasporti, la giacitura, ed il servizio degli ospedali, se in quelli molti ammalati vi siano, e quali le dominanti malattie; lo stato buono, o cattivo del vestimento, e paga della sua truppa; le intenzioni del generale avversario, se offensive o retrograde; il tempo, e qualità de' suoi movimenti; se aspetta rinforzi, di che, quelli si compongono, e da dove debbono venire; insomma deve di tutto quanto, sì nell'interno nell'esercito che gli sta a fronte, di quanto all'interno si passa, si pensa, e si dispone, avere minutissima notizia. Per giungere di cose tanto essenziali, al perfetto conoscimento altro mezzo, che quello della spiagione non havvi; con quella, ben diretta, possonsi tutti gli schiarimenti di che, campeggiando, è grand'uopo, agevolmente ottenere. La bussola quella dev'essere del condottiere, la quale, affinchè per tema di traviare il cammino, fra le molte vie, dubitoso, e sospeso egli non rimanga, per quale di esse sia da mettersi, dovrà fargli scorgere, e per la via della vittoria, con sicurezza addirizzarlo. Da quella insomma bene o male eseguita, la salute, o la rovina della banda, onninamente dipende.
Punto non credevano gli antichi Ebrei, i Greci, ed i Romani nostri progenitori, coll'essere, come spie, in tempo di guerra impiegati, la loro fama contaminare. Dalla moderna nostra educazione vienci un certo qual ribrezzo, alla sola idea di spiagione, ispirato. Pure in questo parere, la nostra opinione concorre, quando in tempo di tranquillità, e di pace, (il più delle volte per la ferrea verga dei tiranni contro i suoi fratelli, sostenere) un cittadino, come infame delatore de' suoi compatrioti, s'impiega. Crediamo, allora doversi vilissima, e vituperosissima cosa, reputare. Ma siamo non per tanto da forti argomenti persuasi essere la spiagione anzicchè degna di biasimo, al sommo commendevole e meriti magnifico guiderdone, colui che col fine di liberare l'Italia da' suoi oppressori, e renderla unita, libera, ed independente, a quel dilicatissimo impiego, con deciso animo, metta la sua opera; ed all'avviso dei già citati popoli, che quella come azione, altrettanto gloriosa, quando accompagnata era da più grandi pericoli, aveano in conto, per propria convinzione ci uniformiamo. I più distinti e ragguardevoli personaggi di quei tempi, a portarsi fra i nemici, per la spiagione esercitare, volonterosamente offerivansi, e fede ce ne fanno gli antichi autori. Scorgesi dal libro dei giudici, come sia Gedeone sceso nel campo di Madian nella qualità di spia, ed abbia in sì fatto modo, utilità grande all'esercito cui apparteneva, arrecata. Il decimo libro dell'Iliade, pur ci palesa, come Ulisse e Diomede, nel campo de' Trojani furtivamente insinuatisi, abbiano con buon successo alla spiagione atteso, e ci viene dal divino Plutarco, nella vita di Sertorio riferito, che nel principio della sua carriera, quando i Cimbri, e Teutoni avevano invasa la Gallia, di recarsi come spia, nel loro campo, si era quel eroe, di buona voglia offerto; e che di fatti, a ciò destinato, per portare il suo intendimento ad effetto, un abito dei Galli addossato, nei termini i più comuni della loro lingua, ed i più necessarj per un breve e passaggiero discorso, s'addottrinò, e quindi nella turba nemica inoltratosi, coi Barbari si confuse, e dopo d'aver tutto quanto colà si passava, e progettava, veduto, ed inteso, a Mario ritornò che col premio onorollo, a guiderdonare il valore, ed il coraggio, riserbato. Opera quest'era dunque, anzicchè disdicevole, da quei sommi uomini laudevolissima, riputata, e come tale, noi portiamo opinione, da tutti coloro doversi apprezzare, che nella loro patria desiderano di nuovamente in vita, l'antica virtù de' nostri antenati Romani richiamare. Non mancheranno, abbiam ragione di crederlo, ardenti cittadini da patrio fuoco infervorati, che i rischj della loro posizione, in prò d'Italia sprezzando, sotto qualche pretesto, col mezzo di un travestimento, in simulata apparenza, onde viemmeglio alla rigenerazione della patria cooperare, saranno nelle file del nemico per introdursi. Con qualunque cittadino, che ad un tal passo si determini, contrarrà pel fatto, il paese, un debito da non mai potersi con danaro soddisfare. Imperciocchè a tali eminenti servigi, maggiori, e più valevoli ricompense si meritano. Ben ci guarderemo dunque, di dare a questi benemeriti, una denominazione che siamo a disprezzare assuefatti, e che per verità, loro non conviene seco l'idea d'una delazione mercenaria portando, e con più appropriato vocabolo, informatori gli appelleremo. Da questi, più che da alcun'altro a quell'uopo impiegato, si potranno le giuste relazioni rispetto al nemico ricevere, quantunque debba il condottiero, a non intieramente delle esagerazioni fidarsi, nelle quali per l'entusiasmo, e la esaltazione di mente, vanno quei fervorosi cittadini, di frequente soggetti, e debba sempre attenzione grandissima portare, perchè sendo la maggior parte di quelli uomini da violente passioni stimolati, potrebbero, diminuendo, od aumentando il pericolo, magnificando, o disprezzando la disciplina, la forza, e la posizione del nemico, a seconda dell'impressione buona o cattiva sù della loro suscettibile immaginazione, prodotta, farlo in gravissimi sbagli irremediabilmente cadere, ed essere per avventura, del proprio annichilamento, innocente cagione. Oltre di questi informatori che mai in esteso numero, come il bisogno richiede, potransi rinvenire, perchè sole persone virtuose a quell'uopo convengansi, ed in ogni parte evvi di quelle penuria, converrà dunque al condottiero di trarre a sè, per quell'uffizio, persone d'ogni condizione, di ogni stato, d'ogni sesso. Epperciò adocchiando le passioni di tutti coloro co' quali avrà da fare, (poichè quelle, se in vece di far loro contrasto, si lusingano, l'animo oltre ogni debito termine trasportano e di molto possono chi le mette in atto, ne' suoi desegni ajutare) e di quel conoscimento opportunamente valendosi, coll'esca dell'oro, l'avarizia dell'ecclesiastico, del negoziante, del figlio di famiglia alletterà; la violenta passione della donna innamorata; la disposizione inoltre, di quella portata a galanteggiare, e ad ordire intricati maneggi, non metterà in non cale; e di quegl'impiegati del nemico varrassi, ai quali essendo fondi dello stato affidati, potrà supporre ch'abbiano di goderseli per conto proprio, la decisa intenzione, e quei spiantati non meno, talmente nella publica opinione screditati, che non possono più onestamente vivere al mondo, non dimenticherà, come pure quegli uffiziali del nemico che per cattiva condotta, per lusso, e giuoco, sono indebitati, e vicini alla loro rovina, pe' quali, spaventati dal terribile avvenire che loro si para davanti, ha certamente il danaro una straordinaria attrazione, ed in fine di tutte quelle persone dell'esercito nemico suscettibili di venalità, e disposte a servire ai nostri bisogni egli trarrà il miglior profitto, che possa. Questa sorta di passionate, immorali, e disoneste persone mai non sarà, che negli eserciti di qualunque nazione sotto qualsivoglia più severa disciplina tenuti, sia per mancare. La sagacità e penetrazione del condottiero, la sua maniera indagatrice e prudente, non meno, che la opportuna distribuzione più o meno abbondante di danaro, faranno sì, che verrà da loro, tutto quanto saranno in istato di scoprire, communicato. Non possonsi tuttavia col titolo di spie costoro qualificare, perchè non per mestiere, ma solo per circostanza o per passione ad operare son mosse, e solo come agenti salariati debbonsi avere, e neppure sarebbe ad un condottiero, conveniente, ai loro detti intiera fede prestare, imperciocchè, siccome gente immorale, che spesse volte sian costoro de' falsi agenti deve prudentemente figurarsi. Eccoci ora per la gradazione del discorso, alla classe delle spie per mestiere, che per lo più, sono servitori di due padroni. E sebbene, come tali, per deficienza di prove, ancor non sieno conosciute, quai doppi spioni però conviene, che prima eziandio di scoprirsi, dal condottiero si suppongano. E se avviene, che come doppie, tali persone si scoprano, debbono essere per le armi, inesorabilmente passate. Converrà dunque al condottiero di tenere ben l'occhio alle pratiche de' suoi agenti salariati, e delle spie, di vedere con chi trattano, e che non vengano i nemici delle sue operazioni e de' suoi veri divisamenti avvertiti, cautamente impedire. La più grande arte, circospezione, e simulazione gli è necessaria. Ei deve molte volte, quel che non è, e non intende di eseguire, far a quella spia ch'egli suppone doppia, credere, e travedere, onde per tal modo venga il nemico sù de' suoi veri progetti, tratto in inganno, quindi baloccarlo, ed a fare movimenti a lui favorevoli, condurlo.
Essere persuaso dovrà, il condottiero e sempre tener fisso in mente, che tutt'i mezzi per deludere il nemico messi in uso, saranno contro di lui eziandio da quello adoperati. Mestieri dunque saragli di andar guardingo, e con somma cura, perspicacia, e cautela prendere a tempo le necessarie misure, acciocchè riescano i suoi efficaci, e vadino quelli dell'avversario a vuoto. Sul particolare delle informazioni, d'inoltrarci ommetteremo, essendo cose già da quasi tutti conosciute, e per così dire comuni; ed anche, di entrare nella disquisizione, ed enumerazione dei moltissimi particolari relativi a quanto coi prigionieri, coi mercanti, viaggiatori, stranieri, ed altri, che vengano dalla parte nemica, debba farsi, tralascieremo, tacendo altresì delle corrispondenze da tenersi nel paese occupato dai nemici, degli interrogatorj, dei disertori, tutte cose ben note; e conchiuderemo con dire, che nè agl'informatori, nè agli agenti salariati, nè alle spie, nè ai disertori, nè agli altri, a nessuno infine dovrà intera fede prestarsi, ma dalle disposizioni, e relazioni di molti di quelli separatamente interrogati, ed accuratamente esaminati, quando tutti in una asserzione combinano, il condottiero potrà con dubbiosa credenza, prendere la conveniente norma, finchè poi, da fatti palesi, vengagli il principio dell'indicata operazione manifesto. Altra particolar cura essenzialmente gli appartiene, cioè di antivedere, scoprire, e porre a tempo al grave danno, riparo, che producono, certe persone a bella posta dal nemico fra i suoi volontarj mantenute, le quali con talenti, o ricchezze, od altre simili qualità attraenti, sotto mascherate sembianze di ardenti amatori della patria inorpellati, bel bello nella confidenza della maggior parte dei volontarj, ed uffiziali artifiziosamente s'insinuano, e sotto colore d'officiosi amici, pell'utilità dell'avversario, in ascoso s'affaticano. Epperciò a tal nequitoso intendimento, fra gli uniti prodi vanno la zizania seminando; al di cui fine, sotto pretesto di tener le parti di una qualche immaginaria lesione d'ipotetico diritto, a bello studio con varie speziose cagioni colorato, eccitano i malcontenti, e la divisione fra di loro promuovono; e quindi, antichi odii fra provincia, e provincia destando, la gelosia delle une contro le altre, per cagioni secondarie di locale utilità fomentando, e le personali nimistà fra cittadini e cittadini rinvigorendo, accendono per tal modo la discordia, e l'alimentano, mentre sarebbe l'unione delle persone, e dei sentimenti, al buon risultamento dell'intrapresa, un singolare vantaggio. Sovente, doppi agenti, e doppi spioni dai due partiti, salariati, e ad entrambi venduti, in ogni parte, in ogni cuore, un fuoco accendono esiziale, e divoratore, ogni miglior cosa, ogni stabilimento il meglio inteso, ed alla patria proficuo, sforzansi di distruggere, e tutto così guastando, e gettando a terra, viemmaggiormente in ogni possibil modo, a tutte quelle difficoltà dai capi, nell'ordinare, condurre, mantenere, ed animare i loro partiti sempre esistenti, notabile portano, e nocevole accrescimento.