La più difficile qualità da rinvenirsi in un condottiero, si è quella diffidenza generale di tutti quanti lo circondano, senza che nessuno, di quella si accorga, ma anzi di tutto il contrario sia persuaso. Dar regole certe, e sicure sopra d'una tanto importante materia, sarebbe cosa del tutto impossibile. Lo stato della guerra, le disposizioni del paese in generale, le più o meno prospere circostanze, in che s'incontrino i suoi partigiani, il carattere delle persone con le quali si trovi obbligato di trattare, il grado di più, o meno buon concetto, in che l'abbiano, le sue anteriori imprese, collocato, ciò, tutto riunito, deve la regola del suo procedere indicargli, senza però mai obbliare, che la più profonda dissimulazione dev'esserne la base fondamentale, e che d'infinito danno potrebbe essergli la confidenza, abbenchè l'abbiano, fondatissimi motivi, potuta originare. Vienci dal colonnello Don Claudio Escalera, nella guerra di Spagna, offerto di tale consumata prudenza un pratico esempio. Ecco questi nell'anno 1812 con cento, e cinquanta cavalli un'incursione a las Pedroches de Cordoba, luogo fatale a quante bande osarono penetrarvi, e che, le une con molte forze, le altre con poche, tutte, in tal luogo, per l'azione combinata di tre o quattro colonne volanti nemiche, ajutate dalla perfidia d'alcuni abitanti postisi d'accordo con esse loro, perirono o furono sbaragliate, e quasi sempre ignominiosamente battute. Il sito di quel territorio, è una valle di sei o sette leghe di diametro, per ogni lato dalla Sierra Morena, circondata, con tre sole strette aperture d'ingresso, locchè ad una truppa la quale addentro s'inoltrasse, pericolosissima la rendeva. Desiderando adunque Escalera di essere utile alla sua patria, ed il riposo di cui là, godeva il nemico, profittevolmente turbare, non meno che togliergli quell'inesauribile emporio di viveri pel suo esercito; all'unico mezzo appigliossi, che unito ad un valore prudente e deciso, poteva all'eseguimento de' suoi disegni abilitarlo. Egli la più cieca confidenza in quelle stesse persone dimostrando, ch'erano di connivenza col partito francese, dalla publica opinione ragionevolmente accagionate, entrò nella valle; la paura fece sì, che sebbene alcuni serbassero in cuore l'intenzione di tradirlo, tutti ad offerirgli i loro servigi, con affettata premura s'affrettarono. Escalera tutti cordialmente accolse e lusingò, confidando con sincera apparenza i suoi progetti, che ben lontani dal vero, manifestava. Gli uni si regolarono veramente bene, e gli altri, cogli avvisi, ch'al nemico (relativamente alle loro prave intenzioni) in buona fede mandarono, lo confusero ad un tal punto, che tutti gli sforzi riuniti di quattro combinate, e numerose colonne, non poterono in venzette giorni sterminare la banda, nè dalla valle Escalera cacciare, ch'erasi coll'infanteria, dell'entrate impadronito, nè impedirgli, che con un branco di prodi partigiani, si rendesse d'un ricco convoglio di grano, padrone, del quale dispose quasi alla vista del nemico, e che sorprendesse varii de' suoi distaccamenti, e che, ritornandosene indietro, dieci perfidi confidenti dei Francesi, come prigionieri, seco portasse. Non finiremmo, se descriver vorremmo i particolari di questa spedizione, da per sè sola, di onorare la memoria del condottiero, capace, che tanto avventurosamente ad effetto la perdusse. Ci basti dunque pel nostro presente oggetto, il dire, che la confidenza da quegli dimostrata con persone di cui doveva con tanta ragione diffidare, unita ad incessante dissimulazione e vigilanza, fu la principale astuzia, potente a confondere, e traviare le incalzanti forze nemiche, e da lui maestrevolmente praticata. Così trasse dai servigi degli uni, profitto, allucinò gli altri, mantenendoli nell'inerzia, ed ingannò i perfidi decisi, che nello stesso laccio teso da loro a suo danno, fece ingegnosamente cadere. Perlocchè i Francesi, fattisi, per la riconosciuta falsità dei loro avvisi, a credere di essere stati da quelli a bella posta ingannati, ne fecero alcuni, come delinquenti, archibugiare. Gli stessi uffiziali, e soldati d'Escalera, non erano in quei venzette giorni, consapevoli di quanto dovevano all'indomane operare, nè mai essi sapevano, dove si passerebbe la notte, nè dove si sarebbero rinvenute le razioni, ed ignoravano la prossimità del nemico. Escalera, ed il suo secondo in comando, soli erano in tale secreto iniziati, e vi furono delle notti in che, due o tre volte si mutava il campo, collocandosi quasi in mezzo a due corpi nemici, che all'albeggiar del giorno seguente, in direzione interamente opposta, per attaccarlo, avviavansi. La diffidenza perfino de' suoi stessi partigiani, è assolutamente indispensabile. Ed in fatti si valsero i Francesi nella guerra dell'indipendenza, di alcuni infami Spagnuoli, che fecero arrolare nelle bande nemiche, tanto per servirsene come spie, quanto per cogliere le favorevoli occasioni, onde i principali condottieri di quelle, proditoriamente assassinare. Per buona ventura, in sì fatta guerra, siccome l'entusiasmo politico, e religioso, camminavano uniti, pochissimi s'incontrarono, che ad un tale infame servigio si prestassero, e quei pochissimi furono per l'ordinario scoperti, come accadde a quelli, che nelle bande di Palarca, dell'Empecinado e di Ventura Ximenes, con tal pravo intendimento s'arrolarono. Egli è però con ragione da temersi, che in una guerra intrapresa solamente contro la tirannìa domestica, e straniera, un maggior numero di questi vili stromenti, in vituperoso servigio di quella, si trovi. Epperciò rendonsi la diffidenza e simulazione, viemaggiormente necessarie.
Art. 3º. Un cuore severo ed inaccessibile alle grida della pietà, da qualunque parte possano venirle, quante volte si tratti degli irreconciliabili nemici dell'unione, independenza, e libertà d'Italia.
Di quanti mali alla causa publica e di quante disgrazie ai campioni della patria, non sarebbe cagione, il funesto errore di credere alla possibilità di trar partito da' ciechi, ed interessati stromenti della tirannia? Lungi sia quindi simile perniciosa idea dalla mente di qualunque condottiero di bande, in una insurrezione nazionale. I perversi, che sordi alla voce della rimorditrice loro coscienza, trascinati da ismodato amor di sè stessi, hanno il partito della tirannìa, disonestamente abbracciato, sono mille volte dello stesso tiranno peggiori; sono ancora più insaziabili, più vendicativi, e più irreconciliabili di lui, coi loro avversarj amici della libertà. Epperciò essere indispensabile levargli di terra tutti, esterminandoli senza pietà, è cosa bastevolmente provata, Giunio Bruto mandando al supplizio i soli due figli suoi, perchè contro il nuovo sistema congiuravano, Virginio ammazzando per la salvezza di Roma, la propria unica figlia che teneramente amava, sempre esser debbono alla mente del condottiero presenti, che non dovrà mai dare alle suggestioni dei pietosi amici, favorevole orecchio, ed il di cui cuore, solo ai laceranti gemiti della patria oppressa, deve battere, e violenti emozioni sentire.
Art. 4º. Il condottiero di banda deve avere un'esatta conoscenza del paese, che scelga per le sue operazioni, e di tutte le risorse di quello.
Impossibile cosa sarebbe ad una banda, con successo, ed utilità guerreggiare, nè potrebbe dalla certezza di essere ben presto sconfitta, esimersi, se il suo condottiero mancasse della conoscenza pratica del paese, che deve percorrere. Debbono i cammini, viottoli, andirivieni, fiumi, guadi, monti, boschi, selve, caverne, antri, etc., essere il continuo oggetto delle sue osservazioni. Ma siccome non mai, od almeno solo rarissime volte, egli è possibile che un sol'uomo, sia di tutte le suddette particolarità bene istruito, così essenziali in un terreno spazioso, com'egli è indispensabile che sia quello dove puossi una banda ad operare, sarà cosa conveniente, che seco il condottiero tenga due, o tre partigiani onorati, natii, e pratici del paese nel quale egli vuol far la guerra, affinchè possano anche in oscurissima notte, per la buona via dirizzarlo. Debbono questi essere da lui ottimamente trattati, e predistinti; se la cosa è possibile, e se la loro volontà non vi si oppone, debbono far parte della guardia famigliare del condottiero, che sempre li terrà al suo lato, dispensandoli da ogni servizio, che non sia di questa natura, o di quello di guide, nel quale ultimo, saranno più chè non si pensa, occupati, e da essi sarà la salvezza della truppa, talvolta, per dipendere. Qualunque sia la conoscenza del suo dovere, e del terreno, che possa avere un condottiero, gli sarà sempre d'uopo di valersi di questi ausiliarj subalterni. Il prode Empecinado che, durante una lunga carriera di coraggiose imprese, alla testa della sua banda, è considerato, d'avere maggior perdita numerica, ai Francesi cagionata, di quella ch'abbiano essi in Talavera, od in qualunque altra battaglia che nella penisola ebbe luogo, sofferta; Empecinado non operava mai, se non aveva molte delle suddette guide volontarie con sè, e col loro mezzo, egli potè, Giuseppe Bonaparte sì fattamente molestare, che per poco della sua reale persona non impadronissi. Imperciocchè, andato quegli col generale Belliard, ed una festevole brigata di dame della corte, in allegro stravizzo all'Alameda, sei miglia distante da Madrid sul cammino di Guadalaxara, tosto ch'erasi coi convitati assiso a tavola, per delicatissimi cibi assaporare, avvertito dell'avvicinarsi dell'Empecinado, dovette alzarsi, ed a briglia sciolta dal suddetto strettamente inseguito, alla protezione del presidio di Madrid, tremante rifuggire. Il condottiero impadronitosi al ritorno, dell'imbandita mensa, alle spalle del monarca invasore allegramente gozzovigliò. Il famoso medico Palarca, condottiero, non meno di quello, sagace e valoroso, seco ebbe sempre tre o quattro di quelle guide che come sue ordinanze perpetue, o per meglio dire, come amici, o fratelli, in principio teneva, e quindi in premio della loro fedeltà, ed utilissimi servigj, fece uffiziali. Erasi Palarca proposto di far la guerra nelle vicinanze di Madrid. Epperciò più particolarmente, alla sua banda, l'attenzione del nemico attirata; non si stancava il Francese di perseguitarlo tenacemente con grandi forze, in modo che ben sovente viddesi, fino la guardia reale di Giuseppe, in movimento, per discacciarlo. Ridotto alcune volte ad un ristretto spazio, circondato da una parte dal Tago tanto gonfio allora da non potersi guadare, e dall'altra dal nemico, che già contava sopra un sicuro trionfo, egli col soccorso delle guide, per non calcolati andirivieni, che facilitavano il suo passaggio, in mezzo al nemico, senza essere veduto, a guizzargli di mano perveniva e quindi da lì a poco, burlandosi dell'avversario, alle porte di Madrid tornava baldanzosamente a comparire. Quanti felici successi non dovett'egli, alle sue precauzioni, ed alla conoscenza del paese, che aveano, le guide, ed i confidenti! Senza di ciò, come avrebb'egli potuto ammazzare varj uffiziali francesi, e prenderne altri prigionieri nell'istesso Prado, delizioso passeggio dentro la città di Madrid, e mettere varie volte, nella villa reale, la persona, e corteggio di Giuseppe, in confusione, e pericolo?.... In breve, questa pratica conoscenza del paese, che devesi dalle bande in una insurrezione nazionale, necessariamente possedere, postocchè il terreno, dove devesi operare, viene da loro stabilito, e per l'ordinario è sempre quello dove sono nati, e cresciuti gl'individui che le compongono, lor dà un vantaggio capace di far fronte, a quanti mezzi superiori, un nemico, sia paesano, o forestiero, possa con la sua disciplina, e tattica opporre. Siffatta conoscenza presenta alle bande l'occasione di portare danno al nemico senza grande rischio; lor dà una incredibile facilità di evitare i suoi attacchi; mette il condottiero al caso di eleggere le opportunità, di vincere con vantaggio, e sicurezza, e di evitare qualunque incontro non a proposito; e finalmente gl'infallibili mezzi facilita, onde a poco a poco, ed alla spartita, sterminarlo.
I viveri, armamento, vestimento, tutte le sovvenzioni in somma necessarie, dovendo essere per mezzo delle momentanee disposizioni de' condottieri, del tutto rinvenute, si vede la necessità di aver un'esatta, e minuta conoscenza delle risorse del paese, unita alla prudenza, ed equità, in questa parte così essenziali.
Art. 5º. Un valore sempre prudente, e solo nell'estreme contingenze, animato, ed impetuoso.
Coloro che solamente alla superficie delle cose si attengono, tacciano il valore prudente, di codardìa, e questa ingiusta censura suole per l'ordinario essere il maggiore ostacolo all'esercizio di tale virtù. Ella è cosa sommamente difficile, che un uomo dotato di uno spirito deciso per la causa che difende, e dapprima in concetto di prode e valoroso, tenuto (riputazione con le luminose sue gesta giustamente acquistata), ad una tanto ingiusta taccia, tranquillamente si sottometta, e la lasci correre con disprezzo, senza cercare con qualche fatto, capace anche di rovinarlo per sempre, di smentirla. Pochi Fabj s'incontrano, che la salute di Roma, alla propria riputazione anteponendo, ed insensibili alle continue mormorazioni dei loro concittadini, il nemico, senza battersi, distruggano.
A nessuno, questa magnanima indifferenza, è più necessaria, che ad un condottiero di bande. Le sue operazioni debbono essere affatto, dall'opinione di qual si voglia censore, independenti; nulla dev'egli intraprendere, qual uomo da un falso punto d'onore, trascinato. Il suo scopo non dev'essere la gloria, o per meglio dire, non vi è gloria per lui, che nell'esito felice della lotta, nella quale si è decisamente lanciato! Tutt'i mezzi a tal'uopo, gli sono leciti e gli è vietato di purgare dall'accusa il suo nome, abbenchè, fosse dalla più mal fondata, e nera accusa macchiato, quante volte, per ciò fare, gli convenga, la causa pubblica di minimamente arrischiare. La sua vanità, il suo amor proprio, e per fino la stessa sua riputazione, debbono da lui essere in olocausto, sull'altare della patria, generosamente offerte.
Nel capitolo dell'onor militare, abbiamo già più estesamente parlato sopra di questa materia, ed abbiamo messo per base, che l'istituzione delle bande deve avere per fine, in qualunque siasi modo, lo sterminio dei nemici del paese, sieno essi publici, od occulti; e non di procurare di vincerli con mezzi onorevoli, e regolari. Arrischiar l'esito, per una inopportuna vanità, e ciò ch'è peggio, porre in pericolo la salute della patria, dev'essere in questa guerra, come mancanza all'onore, considerato. Lungi dunque da ogni condottiero, l'idea di qualsivoglia impresa, combattimento, o disposizione per quanto chiara, ed onorevole apparir possa, ma che non sia a tal fine, esclusivamente diretta. Nulla deve, un condottiero, a commettere un'imprudenza, che lo ponga in rischio, trascinare. Il suo dovere consiste nel portare colpi sicuri, ed utili, abbenchè siano, dello splendore di una gloria fallace, per essere manchevoli. La sua unica cura, la sola meta delle sue opere, de' suoi pensieri, altro non dev'essere, che lo sterminio dei tiranni, non meno, che dei loro partigiani, difensori e strumenti. Egli, da tal proposito non deviando, la regola infallibile del suo procedere sicuramente incontrerà. Oltre le già espresse circonstanze, che forman l'essenza della guerra per bande, il ristretto numero d'individui, che per l'ordinario le compongono, la mancanza d'istruzione, e disciplina, esigono dal condottiero cautela, e circospezione. Il riflesso, che la sua caduta potrà scoraggiare una provincia, e l'aumento delle forze nemiche, in altro utilissimo punto, agevolare, ed esser cagione dello smarrimento negli amici della libertà del paese disseminati, la cui determinazione per dichiararsi difensori di quella, da' suoi buoni successi per avventura dipende, deve contenerlo. Qualunque sconfitta in Ispagna, quantunque da potentissime, ed inevitabili cagioni prodotta, delle quali, fosse il condottiero, innocente al par delle bande sempre fedeli all'onore, nulla dimeno, non mancava di produrre smarrimento, e freddezza nei paesi, e diserzioni nelle bande medesime, come pure un'insultante orgoglio nell'inimico. E sebbene fosse il conseguito vantaggio, disprezzabile, e di niun conto, malgradociò, agli occhi del popolo, era con ben calcolata ostentazione, dai Francesi mostrato. Quando don Isidoro Mir, in Cuerva, ad affrontare il reggimento di dragoni francesi commandato dal colonnello Laffitte, avventurossi, nella superiorità della sua forza confidando, fu a ciò fare sforzato dal forte, e continuo mormorare dei cittadini, che avendo saputa la sua intenzione di ritirarsi (come quello, che ben conosceva la qualità della sua truppa), lo tacciavano di codardia. Non ebbe egli la forza di mettere una sì pungente accusa in non cale; tentò la giornata e fu la sua banda compiutamente distrutta. Nè solo il danno alla dolorosa perdita di una banda, che di tanta utilità era stata alla Spagna, limitossi, ma trascinò dietro di sè, la somma sventura, che, per le stesse cagioni, pochi giorni dopo avvenne, vuol dire la morte, e distruzione di Ventura Ximenes, e un mese dopo, quella di Francisquete. Ed in fatti, liberato il nemico dalla soggezione che la banda di Mir, colla sola sua esistenza, gli cagionava, dal momento che quella cessò, e disparve, del tutto all'inseguimento delle già dette, si potè liberamente dedicare. Per lo contrario, Cuesta nell'Estremadura, Camillo Gomez nella Mancha, e Don Giovanni Abril in Castiglia, che quando il nemico li cercava, mai non l'aspettarono, si sostennero tanti anni, quanti durò la guerra, rendendo molti servigi alla nazione, ed essendo stati a pochissimi rovesci, soggiacenti. Dalle ricevute dello stato maggiore dell'esercito, nell'anno 1813, si rilevava, che nel corso di anni quattro, aveva il primo rimesso più di due mila prigionieri al quartier generale, senza contare il numero enorme di Francesi da lui ammazzati, soprattutto nei primi tre anni della guerra ne' quali non diede mai quartiere a chicchessia. E Gomes, oltre di aver presi molti prigionieri negli ultimi anni, ed aver in tutto il corso della guerra, ammazzati tanti nemici, quanti ne rinveniva dalle file separati, che ammontavano certamente a più di sei mila, s'impadronì, di sei, o sette convogli di viveri e munizioni. Abril, per tutto il tempo della guerra, i Francesi costrinse, a tenere sempre impiegati, sei, o sette mila uomini, alla guardia delle strade di Somo Sierra, a Guadarrama, affine di conservare le loro communicazioni con Francia; e, ciò malgrado, Abril gl'intercettò molti corrieri, li tenne soventi volte, due o tre mesi, nell'impossibilità di ricevere notizie del loro esercito della parte settentrionale di Spagna. Solo dunque in quei casi estremi, nei quali per salvarsi da un inaspettato, ed involontario accidente, sia cosa indispensabile, il tutto avventurare, stimata, deve un condottiero, essere impetuoso, ed anche temerario. Dev'essere tale, se dal suo quasi certo sacrifizio, potrà un bene tale ridondare, che serva di compenso ai mali dalla sua perdita prodotti; se battendosi fino all'ultimo estremo, potrà ad una piazza, o ad un punto importante, soccorrere, impedire che un'altra già imminente a cadere, riceva ajuto, contenere la marcia d'una colonna nemica, alla sorpresa, diretta d'un'altra amica, da cui, l'esito della guerra, essenzialmente dipenda. In questi, ed altri simili casi, deve qual nuovo Leonida, decisamente perire, e nello stesso tempo i suoi volontarj, per la salute della patria, sacrificare.