C'incatenarono alle colonne, – ed eravamo tre; – pure ognuno era solo: noi non potevamo muovere un passo, nè vederci l'un l'altro, se non a quella pallida e livida luce, che ci faceva nell'aspetto stranieri: e così insieme, benchè separati, colle mani in catene, e coll'affanno nel cuore, nella penuria dei puri elementi della terra, era un sollievo udirci favellare a vicenda, e l'uno volgersi a conforto dell'altro con una nuova speranza, o un'antica leggenda, o una canzone di eroico ardimento; ma queste cose ancora finalmente affreddavansi, e le nostre voci prendevano un suono terribile, – l'eco della prigione; – un suono stridente, non pieno, e libero come prima: – e sarà fantasia, ma quelle voci più non mi suonavano come nostre.

IV.

Io era il maggiore dei tre fratelli, e doveva sostenerne il coraggio, e feci il mio meglio, e tutti fecero bene secondo la loro potenza. L'anima mia era commossa di dolore pel fratello più giovane; il padre lo amava sopra tutti, perocchè avesse la sembianza di sua madre, e gli occhi azzurri come il cielo. In verità era sventura a vedere quell'uccello in tal nido; – egli era bello come il giorno, – allorquando il giorno mi pareva bello come all'aquile giovanette, e liete di libertà; – era bello come un giorno polare figlio nevoso di un Sole, che non giunge al tramonto, se non dopo lunghissima durata di luce. Così egli era puro, e luminoso, e gaio nel suo spirito ingenuo; nè per altro piangeva fuorchè per l'altrui sciagure, e le sue lacrime scorrevano come ruscelli di montagna, quando ei non poteva alleggerire il dolore, che aborriva di veder sulla terra.

V.

L'altro era similmente puro dell'anima, ma creato a combattere colla sua specie; forte del corpo, e di tal cuore, che saria stato in guerra contro il mondo tutto, e sarebbe morto gioioso tra i primi. Ma non era fatto per consumarsi nelle catene; e il suo spirito sveniva nel cigolio dei ferri, e io tacitamente lo vedeva mancare; e così per avventura faceva il mio spirito, ma io lo strinsi a dar animo a quelle reliquie di una cara famiglia. Egli era stato cacciatore dei monti, inseguendo il lupo, ed il cervo: per lui la prigione era un abisso, e il piede avvinto il supremo dei mali.

VI.

Presso alle mura di Chillon giace il lago Lemano; mille piedi giù nel profondo le masse dell'acqua s'incontrano, e scorrono; tanto fu misurato dal bianco baluardo[31] di Chillon, che intorno è recinto dall'onda: e il muro, e l'onda, ne hanno fatto una doppia prigione, – un sepolcro di vivi. La volta oscura dove eravamo, giace sotto la superficie del lago: noi lo sentivamo fremere di giorno e di notte sulle nostre teste; ed io nell'inverno ho inteso lo spruzzo delle acque bagnare le ferriate, quando i venti erano alti, e imperversavano pel cielo felice; ed allora la roccia tremava, ed io immoto accoglieva quell'urto, perchè avrei sorriso alla morte, che mi avesse fatto libero.

VII.

Io dissi, che il mio secondo fratello si consumava; io dissi, che il suo cuore potente sveniva: il cibo gli venne a fastidio, e non ne prendeva; non già che fosse mal dilicato, perchè noi eravamo avvezzi al pasto del cacciatore, nè il cibo ci dava pensiere. Il latte dalla capra montana fu scambiato con acqua dello stagno; e il pane era quel pane, che le lacrime dello schiavo bagnano da mille e mille anni, dopochè l'uomo per la prima volta chiuse i suoi simili come bruti in una prigione di ferro. Ma a noi, o a lui, che importava del pasto? Ciò non gli affliggeva il cuore, o le membra: l'anima del mio fratello aveva tempre siffatte, che in un palazzo sarebbe affreddata, se gli avessero negato di respirare liberamente sull'erta della montagna dirupata. Ma perchè differire il vero? – egli moriva. Io il vidi, ma non potei sorreggergli il capo, non potei stringergli la mano, nè quando moriva, nè quando fu morto, benchè a tutta forza mi dibattessi per rompere le mie catene. Egli morì; – e fu sciolto dai ferri, e gli scavarono angusta la fossa entro la fredda terra della nostra caverna. Io chiesi loro come una grazia, che ponessero il corpo da quella parte dove il giorno poteva splendere: – era un pensiere di follia, ma quel pensiere allora mi turbava il cervello, quasichè ancora nella morte il libero petto del fratel mio non potesse quietare in quella prigione. Oh! avessi risparmiata la mia vana preghiera! – Risero freddamente, e lo deposero laddove a lor piacque; e l'arida terra stette sopra colui, che amammo di tanto amore, e sopra la terra stettero le sue vuote catene, degno monumento di quell'omicidio.

VIII.