Tali furono le occorrenze pubbliche in America nell'anno 1770. Nel seguente poche cose accaddero, che siano degne di memoria. Solo continuarono le solite altercazioni tra l'assemblea di Massacciusset, e l'Hutchinson, il quale era stato eletto governatore. Si continuava intanto un'aperta resistenza in tutte le province alle leggi di gabella e di commercio, e il contrabbando non più di nascosto, ma palesemente si esercitava. Gli uffiziali di dogana erano in grandissimo dispregio venuti. In Boston un grascino avendo voluto arrestare una nave, che si trovava in contravvenzione delle leggi di commercio, fu intrapreso dalla plebe, spogliato nudo, impeciato, impennato, ed in tal condizione sopra di una carretta condotto attorno per tutta la città. I maestrati essendo tutti a quelle leggi contrarj passaron la cosa sotto silenzio. Anche a Provvidenza vi fu qualche romore, avendo i terrazzani predato ed arso la nave regia il Gaspee.
1772
Il governo avendo fatto considerazione, che in tanto stemperamento d'animi non si poteva sperare, che si troncasse il tanto ardire degli Americani, e si assicurasse l'osservanza delle leggi, se per questo fine non si mettesse in uso qualche metodo più efficace, e tra le altre cose non si sottraessero affatto dalla dependenza verso le assemblee colonarie gli uffiziali della Corona, determinò, che gli stipendj e salarj dei governatori, giudici ed altri uffiziali principali nelle colonie sarebbero per l'avvenire stabiliti dalla Corona, e senza l'intervento delle assemblee colonarie pagati. Il che suscitò nuove commozioni in America, e principalmente nel Massacciusset, dove si dichiarò, che coloro, i quali all'esser pagati dalla Corona, independentemente dalla generale assemblea, consentissero, fossero nemici della costituzione, e fautori del governo arbitrario riputati. Così tutte quelle cose, che in Inghilterra si ordinavano per superar la resistenza, e ristorar l'antica obbedienza in America, non essendovi un numero di genti armate sufficiente a costringere, tendevano ad un fine tutto contrario.
E se dall'un canto pareva il governo voler insorgere, e nuove forze procurar a sè stesso, dall'altro gli Americani facevano gli stessi pensieri. E siccome nelle commozioni popolari l'aver i Capi, che possan dar le mosse, il conoscere l'opinioni di tutti i membri della lega, e l'operar d'accordo gli uni con gli altri son tutte cose che possono al desiderato fine efficacemente condurre, così i Massacciuttesi, seguendo il consiglio di Samuele Adams, e di Jacopo Warren di Plymouth, fecero una intelligenza di cittadini disiosi di cose nuove, e formarono una specie di gerarchia politica, instituendo commissioni di corrispondenza in tutte le città e Terre della provincia, le quali da una commissione principale in Boston dependessero. I caporioni o caporali erano sei, ciascuno dei quali era in cima, e guidava una divisione; ed i caporali di questa similmente erano in cima, e guidavano una suddivisione; dimodochè, data la mossa da quei primi, ad un tratto essa si comunicava alle divisioni, da queste alle suddivisioni, e così largamente e subitamente per tutta la provincia si propagava. Entrarono in queste commissioni o leghe persone di diversa indole e natura. Alcuni, gente meccanica, che andavan là, dove gli altri andavano; alcuni con buon animo verso la Repubblica; altri per acquistare autorità, per soddisfare l'ambizione o l'avarizia loro; e molti ancora di quelli, i quali credevano, che nelle materie politiche la suprema legge sia il bene universale, e che tutte le regole del morale privato siano da aversi in poco o in nissun conto, quando con quella vengano a competenza. Tutti volevano, o dicevano volere, o la libertà della patria loro assicurare, o nell'impresa lasciarvi la vita. Il governatore affermava, fossero la più parte atei e disprezzatori di ogni religione; e quello che più, siccome diceva, gli faceva far le maraviglie, si era, che a costoro si fossero accozzati diaconi ed altra gente di chiesa, i quali facevan professione di scrupolosità e di divozione. Questo nuovo ordine politico, e quasi principato di pochi, fu da tutta la provincia abbracciato, ed ogni città, borgo, o Terra aveva la sua congregazione, la qual teneva carteggio colle altre; e le deliberazioni e dichiarazioni loro eran considerate come la volontà e la voce del popolo. Dal che s'infiammavano grandemente gli animi, e ad una unanime conspirazione si disponevano. Le altre province imitarono l'esempio.
La prima opportunità di operare venne offerta alla congregazione di Boston dalla determinazione del governo di salariar esso stesso i giudici. Fecero risoluzioni molto vive, e largamente le distribuirono per le province. Le accompagnarono con una lettera patetica, per cui si esortavano gli abitanti a risvegliarsi dal lungo sonno, a rizzarsi in piè, a mettere giù l'indolenza, ora che, per servirmi delle stesse parole loro gonfie com'esse furono, e proprie di quei tempi, la mano ferrea della oppressione invola ogni dì dal bell'albero della libertà i più cari frutti, ch'ei si abbia. La concitazione degli animi divenne somma ed universale.
1773
In questo mezzo nacque un accidente, che apportò nuova esca ad un fuoco, che già minacciava di distendersi in manifesto incendio. Il Dottor Franklin, agente in Londra di parecchie colonie, e particolarmente di quella di Massacciusset aveva trovato modo, e non si sa come, di sottrarre dall'uffizio di Stato le lettere del governatore Hutchinson, del vice-governatore Oliver, e di alcuni altri, che in America seguitavano le parti del governo, colle quali eglino delle cose colonarie i ministri ragguagliavano; ed in ciò parlavano assai liberamente; essere gli opponenti americani in generale gente di poco conto, e sebbene audaci e turbolenti, pochi però in numero; non essere i medesimi in grazia dell'universale; la mollezza e sofferenza sole del governo esser dell'ardire loro causa state; facesse il governo gagliarde risoluzioni, e tutti rientrerebbero nel debito loro; soprattutto gli uffiziali principali in America pagassersi dalla Corona. Inviò Franklin queste lettere in Massacciusset. Furon fatte stampare, e spargere in gran copia in ogni parte della provincia, dove se vi fu che fare, e che dire, nissuno il domandi.
Mentre si trovavano in cotal modo impressionati i popoli delle colonie americane, che non che alle grandi cose, ma anche alle più piccole, che a ferire andassero ciò, ch'eglino riputavano i diritti loro, vivamente si risentivano, si abbracciò in Inghilterra un consiglio, il quale, se avesse la sua esecuzione avuta, avrebbe data la causa vinta al governo, e ridotti gli Americani a quella condizione, alla quale sì grandemente ripugnavano. Per l'ostinazione loro a non voler la tassa sul tè posta pagare, il che un frequente contrabbando generava, e per la risoluzione di non volere più farne uso, quantunque quest'ultima fosse da molti poco fedelmente osservata, l'introduzione di questa merce nelle colonie, era stata assai diminuita; ed una molto grande quantità se ne trovava in Inghilterra nei fondachi della Compagnia dell'Indie. Supplicò questa al Re, levasse i tre pensi per libbra sull'introduzion sua in America, e ritenesse i sei pensi sulla estrazione dai porti dell'Inghilterra. Nel che, e lo Stato avrebbe vantaggiato di tre pensi per libbra, e gli Americani sarebbero stati dall'odiosa legge sollevati. Il governo, che riguardava più al diritto, che all'entrata, non volle acconsentire. Perciò la Compagnia fu autorizzata a trasportare franco da ogni diritto dall'Inghilterra il tè per alla volta dell'America, ed in questa introdurlo, pagando i tre pensi di gabella. Qui non eran più piccole barchette di particolari mercatanti, i quali pel traffico loro privato andassero a portare il tè nei porti delle colonie; ma per lo contrario navi grosse, che ne arrecavano quantità smisurate, e dalle quali, avendo l'ajuto dell'autorità dello Stato, poteva agevolmente mettersi a terra, e negli opportuni fondachi ammassare. Perciò la Compagnia inviò ai suoi agenti in Boston, Nuova-Jork e Filadelfia secento casse di tè, ed un certo numero a Charlestown, ed altre città marittime del continente americano. Ora gli Americani eran tratti a quel passo, in cui avevano a gettare, o non gettare il dado, e doveva la causa loro in riguardo alla tassazione per l'autorità del Parlamento determinare. Perciocchè se si lasciava sbarcar il tè, sarebbesi venduto, e perciò pagata la gabella. Per la qual cosa si risolvettero a fare ogni opera per impedir lo sbarco. Nell'Inghilterra stessa non mancaron di quelli, che soffiarono su di questo fuoco, dei quali alcuni ciò facevano per l'ambizione di contrariare il governo, gli altri per proprio interesse, e per gelosia della opportunità offerta alla Compagnia dell'Indie di fare in pregiudizio loro grossi guadagni. Perlochè avevano scritto in America; resistessero coraggiosamente, pensassero essere questa l'estrema prova, la quale vinta, avrebbero la libertà loro conservata; perduta, sarebbero sotto il giogo della schiavitù entrati. La materia era troppo ben disposta, perchè non si accendesse. In Filadelfia coloro, ai quali i tè della Compagnia dovevan consegnarsi, furono sforzati, parte con esortazioni, parte con minacce, a promettere di non accettare in nissuna maniera il tè. Nella Nuova-Jork i capitani Sears, Macdougall, uomini audaci, ed arrisicati molto, riunirono in una sola volontà e contrabbandieri, e mercanti, e figliuoli della libertà. Libelli appropriati all'uopo andavano attorno ogni dì, e nulla d'intentato si lasciava dai caporali del popolo per ottenere il fine loro. Anche qui i faccendieri della Compagnia furono obbligati di rinunziare, e di ritornarsene in Inghilterra. In Boston si sentiva dir in ogni luogo, «esser questo il tempo di mostrar il viso; non doversi più tardare, giacchè tardi, o tosto s'aveva a venire colla Gran-Brettagna a contesa; centinaja d'anni dover trascorrere prima, che i ministri tante violazioni dei diritti loro abbian mandate ad effetto, come da pochi anni in qua; ora che l'opposizione era viva ed universale, doversene profittare; ora che il ferro era caldo, doversi battere; più si tardava, e più i ministri acquistavan forza. Non vedete voi, dicevano, quanti garzonetti impertinenti e' ci mandan qua a far l'uffizio di pubblicani, a sciuparsi i grossi stipendj, ed a portar tra di noi il lusso e la corruzione? E' piglieranno mogli americane, e diventeranno potenti stromenti della tirannide ministeriale. Ora si deve tentare qual cosa, mentre si era ancora nei principj; ora osare se non vogliamo presso i nostri fratelli delle altre colonie esser disgraziati, i quali, hanno gli occhi rivolti in noi, e saranno dell'assistenza loro liberali, se noi ci mostrerem fedeli e risoluti». Si fecero le instanze ai faccendieri, acciocchè rinunziassero, i quali ricusarono, e si ripararono nella fortezza. In questo mezzo arrivò in porto il capitano Hall colla sua nave, che portava più di cento casse di tè. Tosto si fece a furia un'adunata di popolo, e mandaron dicendo al signor Rotch, al quale il carico doveva essere consegnato, non istesse per quanto gli era cara la sicurezza e l'interesse suo, a ricevere il tè, ed al capitano Hall di non isbarcarlo. Mandarono anche una guardia al molo di Griffin, dove la nave era sorta. Determinarono, si facessero diligenti guardie; che se queste venissero in alcun modo ingiuriate la notte, si suonasse la campana a martello; che alcune persone fossero sempre in pronto a portar gli avvisi alle Terre circonvicine di ciò, che potrebbe occorrere, e si chiamasse in ajuto la gente del contado. Le congregazioni di corrispondenza facevano diligentemente l'opera loro. Arrivarono i capitani Bruce e Coffin con altri carichi di tè, e si ordinò loro, andassero a mettere l'ancora vicino allo Hall. Concorreva il popolo in gran numero dal contado, e si fece una frequentissima adunata. Si mandava a dire al Rotch, domandasse una bolletta d'uscita, acciò il capitano Hall colla sua nave se ne potesse andar con Dio. L'esattore non la voleva concedere, se prima non erano pagate le gabelle. Le cose s'avvicinavano ad un esito fortunoso. In tal congiuntura Giosia Quincy, uomo di gran caldo nella colonia, d'ingegno colto e svegliato, ed alle intraprese ministeriali avversissimo, volendo i suoi concittadini avvertire dell'importanza del frangente, perchè avessero cura all'infornare, fatto far silenzio, ed alzatosi disse. «Quell'ardenza, e quell'impeto, che in mezzo a queste mura si manifestano, quelli non sono, che ci abbiano alla proposta meta a condurre. E' possono raffreddarsi; e' possono quetarsi; e' posson come un'ombra leggiera svanire. Ben altri spiriti, ben altri conati ci abbisognano per ridurci a salvazione. S'ingannerebbe a gran partito colui, che credesse colle grida, colle esclamazioni, colle risoluzioni popolari potersi vincer la pruova, potersi i nemici nostri superare. La malizia loro è inveterata; il desiderio di vendetta insaziabile. Eglino hanno gli alleati, i complici loro perfino fra di noi, perfin nel seno più interno di questa innocente patria; e chi non conosce la potenza di coloro, che a nostri danni congiurati sono? Le arti loro a chi non son note? Perciò non crediate poter da questa controversia a buon esito riuscire senza il più duro, il più aspro, il più terribil conflitto. Considerate molto bene la difficoltà dell'impresa, l'incertezza del fine. Riflettete e ponderate assai, prima di abbracciar quei partiti, i quali questa patria trarranno al più pericoloso cimento, che si sia veduto mai».
Posto il partito, se si dovesse proibire ad ogni modo lo sbarco del tè, si vinse con tutti i voti favorevoli. Si ricercò Rotch, domandasse licenza d'uscita dal governatore. Ostinatosi questi, rispose, per onor delle leggi, per debito verso il Re, non poter la licenza concedere, se prima non si mostrava la bulletta della dogana. Or qui la concitazione ed il trambusto furono grandi. Una persona mascherata ad uso degl'Indiani, la quale stava nel ballatojo, diè in questo punto il fischio di guerra. Si risolvette in un batter d'occhio l'adunanza, e si corse a calca al molo di Griffin. Giugnevano in sul fatto intorno a venti persone, anch'esse mascherate all'indiana, tutte, o padroni di nave o legnajuoli o calafaj, e montarono ne' navilj del tè. In meno di due ore ruppero 342 casse di tè, e questo buttarono in mare. Furon lasciati fare. Una folla di popolo sulla riviera serviva come quasi di salvaguardia. La bisogna fu condotta con poco tumulto, e nissun danno fu fatto nè alle navi, nè ad altra roba qualunque. Ciò eseguito si ridusse ognuno alle case sue o in città o in contado.
Nella Nuova-Jork ed a Filadelfia trovandosi nissuno, che s'ardisse ricevere il tè, le navi della Compagnia, che erano arrivate in quell'acque, se ne tornarono cariche in Inghilterra. Solo nella prima città il capitano Chamber avendo per conto di un privato portate nella sua nave alcune casse di tè, queste furono gettate in mare. A Charlestown si lasciò sbarcare; ma essendo stato per lungo tempo in certe volte umide rinchiuso, si guastò.