«Quasi in ogni età, in molti e reiterati combattimenti, in lunghe e sanguinose guerre tanto cittadine, ch'esterne contro molte e potenti nazioni, contro gli assalti dei nemici discoperti, contro le più perniziose tradigioni degli amici, hanno gli abitanti della isola vostra, i vostri grandi e gloriosi antenati, la independenza loro mantenuta, e tramandati a voi posteri loro i diritti dell'uomo, e le benedizioni della libertà.
«Non vi maravigliate adunque, se noi, che del medesimo ceppo originati siamo, i cui antenati sono partecipi stati di quei diritti, di tutte quelle libertà, e di quella costituzione, di cui voi sì meritamente vi gloriate, ed i quali hanno studiosamente a noi trasmessa sì bella eredità, guarentita dalla giurata fede del governo, e dal più solenne patto coi britannici sovrani, non vogliamo risolverci a dispogliarcene, ed a quegli uomini arrenderla, che non per nissuna giusta ragione sono tanto in ciò solleciti, ma a fine solamente, dopo essersi delle nostre vite e delle nostre proprietà insignoriti, possano con maggior facilità voi medesimi ridurre in ischiavitù.
«La causa dell'America sì grave, diventata è ora l'oggetto, che tien sospesi ed attenti tutti gli uomini della presente età. Questa infelice patria è stata non solo oppressa, ma oltraggiata ed accalognata. Il debito nostro verso di voi, verso i nostri posteri, verso l'interesse vostro, verso il bene generale dell'Impero britannico c'invita e spinge ad indirigerci a voi per favellarvi intorno ad una cosa di sì gran momento.
«Sappiate adunque, che noi ci crediamo altrettanto liberi, quanto voi siete; che mantegniamo, dover noi godere della medesima franchezza, di cui godono i nostri consudditi della Gran-Brettagna, e che niuna potestà su di questa terra ha il diritto di torci la roba nostra senza il nostro consentimento; che noi intendiam di goder dei medesimi vantaggi, che la costituzione inglese assicura ai sudditi, e particolarmente quello, che abbastanza non si può stimare del giudizio per Giurì; che noi pensiamo appartenere all'essenza della libertà inglese, che niuno possa essere condannato senza esser ascoltato, nè punito per offese imputategli senza aver la facoltà delle difese; che noi opiniamo, che la costituzione non dia autorità alla potestà legislativa della Gran-Brettagna di ordinare in veruna parte del globo una forma di governo arbitrario.
«Questi diritti sono sacri, e voi stessi vel credete. Eppure essi, e molti altri stati sono empiamente e replicatamente violati. I posseditori delle terre della Gran-Brettagna non sono eglino i padroni della loro proprietà? Alcuno potrebbe forse rapirla loro senza il proprio consenso loro? Certo no; perchè dunque i posseditori delle terre d'America saranno eglino meno padroni delle terre loro, che voi delle vostre, o perchè le darebbon essi in poter del Parlamento vostro, o d'alcun altro Parlamento o Consiglio del mondo, che di elezione loro non fossero? Forse il mare, che ci separa, qualche differenza arreca esso nei nostri diritti, o si può ragionevolmente credere, che quei sudditi inglesi, i quali a mille leghe lontano dal palazzo del sovrano abitano, meno godano di libertà, che quelli, che di cento leghe solamente lontani ne sono? La ragione ripugna a queste distinzioni, e gli uomini liberi non ne potrebbero restar capaci. Eppure quantunque ingiuste e vane esse siano, il Parlamento pretende di aver il diritto di obbligarci in qualsivoglia caso; consentiamo o no, vuol egli nelle nostre proprietà por mano, usarle quando, e come gli aggrada. Ei si pensa insomma, esser noi suoi pensionarj, che tegniamo dalla generosità sua l'usufrutto delle nostre possessioni. Ma pensiamo bene noi, esser queste eresie nella politica inglese, le quali meglio privarci non possono di quello che ci appartiene, che gl'interdetti del Papa non potrebbero i Re privare de' scettri, che le leggi del paese e la voce del popolo hanno nelle mani loro posti.
«In sul fine dell'ultima guerra, di quella guerra tanto gloriosa, fatta dall'ingegno e dall'integrità di un ministro, all'opera del quale l'Impero britannico il presente suo splendore e sicurezza riferir debbe; di quella guerra, alla quale tenne dietro una poco onorevol pace fermata sotto gli auspicj di un ministro, le massime e la famiglia del quale erano alla causa protestante ed alla libertà nemiche, allora, e sotto i consiglj di costui, fu fatto il disegno di ridurre i vostri concittadini d'America in servitù; il qual disegno sono andati dipoi appoco appoco, e costantemente colorendo.
«Prima di questo tempo voi stavate contenti al trarre a voi quelle ricchezze, che i frutti erano del nostro commercio, al quale voi imponevate tutte quelle restrizioni, che più credevate all'interesse vostro profittevoli. Voi eravate i signori assoluti del mare; voi c'indicavate i porti, voi le nazioni ci assegnavate, nei quali e colle quali ci permettevate il nostro commercio esercitare; e noi, tuttochè dure, tuttochè aspre fossero le narrate condizioni, a queste ci uniformavamo senza querela; noi vi riguardavamo come i padri nostri; noi credevamo essere a voi congiunti coi vincoli i più forti; noi ci stimavamo felici di esser gl'istrumenti della vostra grandezza e della prosperità vostra. Della lealtà nostra, del nostro amore verso gl'interessi comuni dell'Impero britannico, noi ne chiamiamo voi stessi in testimonio. Non accozzammo noi tutte le forze di questo vasto continente a quelle, che l'inimico ributtarono? Non lasciammo noi le rive della patria nostra per andar lungi ad affrontar le malattie e la morte, a fine di dare all'armi britanniche in estremi lidi ajuto? Non avete voi rese grazie immortali allo zelo nostro? Non ci avete voi rimborsati delle grosse somme di pecunia, che oltre la rata e le facoltà nostre, e ciò voi confessaste, avevamo noi anticipate? Certo sì; che voglion dunque significare questo subito cambiamento, e queste voglie di servitù preparata per noi al ritorno della pace?»
Dopo di aver narrata la storia delle presenti disturbanze, e tutte quelle nuove leggi annoverate, delle quali si querelavano, eglino continuaron così:
«Tale è lo stato delle cose; or mirate a qual fine esse tendano. Ponete, che il ministero colla possanza della Gran-Brettagna, e coll'ajuto dei cattolici nostri vicini vinca la pruova in fatto della tassazione, e che ad una totale umiliazione ci riduca a schiavitù, una tale impresa accrescerebbe senza dubbio il vostro nazional debito, che già sì gravemente opprime le libertà vostre, e vi tiene ingombri con pensionarj e con impiegati. Il vostro commercio eziandio ne sarà diminuito. Ma sia pure che ne abbiate la vittoria. Quali vantaggi o quali allori ne sarete voi per côrre? Non potrà forse il ministero colle medesime arti suggettarvi? Voi cesserete, dite voi, di pagar le soldatesche. Ma le tasse raccolte in America, ma le ricchezze, e stiam per dire, gli uomini di questo vasto continente, e soprattutto i cattolici romani, saranno allora in potestà dei vostri nemici, e voi non potrete sperare, che dopo che ci avrete schiavi fatti, molti fra di noi ricusino di cooperare a farvi schiavi voi stessi.
«Noi siamo persuasi avervi tuttora fra la nazione inglese molta virtù, molta giustizia, molta opinione comune. A' presenti dì noi ne appelliamo alla giustizia sua. Fuvvi detto da taluni, esser noi sediziosi, avidi d'independenza, impazienti di governo. Ma queste sono mere calunnie. Permetteteci di esser altrettanto liberi, quanto voi siete, e noi riputeremo sempre la congiunzion nostra con voi, come la nostra più bella gloria, come la più grande felicità.