«Ma se vi siete al tutto risoluti di permettere, che i vostri ministri si rechino a gioco i diritti del genere umano; se vero è, che nè la voce della giustizia, nè le decisioni delle leggi, nè i principj della costituzione, nè i dettami dell'umanità non possano le vostre mani ritenere pronte a versare il sangue cittadino in cotesta empia causa, noi vi facciamo a sapere, che non sarem noi mai per acconsentire a diventare i tagliatori di legna, o gli attignitori di acqua d'alcun ministro, o di alcuna nazione del mondo.
«Riponeteci adunque nel medesimo stato, in cui eravamo in sul finire dell'ultima guerra, e sarà tra di noi la primiera armonia ristorata. Ma siccome egli potrebbe addivenire, che, come voi foste da parecchj anni in qua sui comuni nostri interessi poco curanti, così il siate ancora per l'avvenire, noi stimiamo prudente cosa il discoprirvi, quali siano in ciò, già fin d'adesso, i nostri pensieri, o l'intendimento nostro. I ministri col distruggere il commercio di Boston voluto hanno alla suggezione costringerci, e forse il medesimo destino, che ai Bostoniani, si sta preparando a tutti noi. Perlochè procureremo noi di vivere senza commercio, ricorrendo pel sostentamento nostro alla bontà e fertilità delle nostre terre, le quali ogni cosa necessaria ci somministreranno, ed anche qualcuna di quelle, che sono alla vita gradevoli. Noi abbiam sospeso ogni introduzione dalla Gran-Brettagna e dall'Irlanda; e se in men che non fa un anno, non saranno le querele nostre ed i preghi esauditi, noi cesserem ogni trasporto verso di cotesti regni, e verso l'isole occidentali. Questi partiti, i quali di grave danno riusciranno pure a molti dei nostri concittadini inglesi ed irlandesi abbiam ben noi, nostro malgrado, ed a ciò spinti a viva forza dal desiderio della conservazione di noi medesimi, abbracciati. Ma ci giova sperare, che la giustizia e la magnanimità della britannica nazione daranno origine un dì ad un Parlamento di quella sapienza dotato, di quella independenza e di quell'amor della patria, che necessarj sono per salvar i diritti violati dalle fraudi di perversi ministri, e di malvagi consiglieri palesi, o segreti, ed in tal modo fra tutti gli abitanti dei regni e territorj di Sua Maestà quell'armonia, quella amicizia, e quella fratellevole affezione ristorare, che sono la cima dei desiderj di ogni vero, di ogni onesto Americano».
Col memoriale poi indiritto agli abitanti dell'America volle il congresso, con una diligente enumerazione delle leggi violatrici dei diritti e privilegi, giustificar la causa loro; confermargli nella resistenza, e gli animi loro preparare agli estremi casi, osservando, che i disegni dei ministri per ridurre le colonie in servitù erano con tal costanza orditi, che sarebbe prudente cosa l'attendere i più tristi avvenimenti, e di tenersi ad ogni più dura cosa apparecchiati.
Con quello finalmente indiritto al Re protestarono l'attaccamento loro ed amore verso quella Corona e verso la reale famiglia, ed affermarono, che niente altro, che le usurpazioni, le quali i malvagi consiglieri, ingannando il paternal cuore di Sua Maestà, avevano voluto usare, erano state valevoli ad allontanargli da quella soggezione, della quale hanno essi dato in più felici tempi tanti segnalati esempj, ed a sforzargli a por mano a quelle determinazioni, dalle quali il commercio dei consudditi loro doveva tanto danno sperimentare. Ma ciò aver ben fatto malgrado loro, ed indotti da una dura necessità; ed in fine, dopo di aver narrati tutti i motivi delle querele loro, seguitarono:
«Da queste deliberazioni distruggitive dell'amministrazione delle colonie, che si sono dopo il fine dell'ultima guerra seguìte, sono nate tutte le miserie, tutti i pericoli, tutti i timori e le gelosie, che i rispettosi vostri sudditi delle colonie opprimono. Noi isfidiamo i nostri più astuti e più inveterati nemici a trovare a questa malaugurosa contesa altra origine ne' passati tempi, o altra causa fuori di quelle, che annoverate abbiamo. Se da una indole inquieta, se dall'amor di una malnata ambizione, se dalle perfide suggestioni di persone sediziose potessesi di questa riconoscere il principio, noi meriteremmo di esser con quelli ingiuriosi nomi chiamati, coi quali alcuni personaggi, che per altro noi veneriamo ed osserviamo, ci hanno chiamati. Ma noi altro non abbiamo fatto, che opporci alle novità, invece di farne; e di niuna offesa possiamo noi venir accusati, salvo che offesa si voglia riputare il risentirsi alle ingiurie. Se avesse al Creatore delle umane cose piaciuto di farci nascere in una terra di schiavitù, l'ignoranza e l'avvezzamento avrebbero il sentimento della condizion nostra potuto in noi mitigare. Ma mercè la sua adorabil bontà abbiamo, nascendo, la libertà eredata, ed il nostro diritto goduto sotto gli auspizj dei Re vostri antenati, la famiglia dei quali fu sul trono britannico stabilita per salvare e guarentire una virtuosa e prode nazione dal papismo, e dal dispotismo di un tiranno superstizioso ed implacabile. Ora siam sicuri, che la Maestà Vostra prova un contento nell'animo, che il suo titolo alla Corona sia su di quello stesso fondato, che il suo popolo ha alla libertà: e così non dubitiam noi in alcun modo, che la vostra reale sapienza non approvi la gelosa cura, colla quale essi s'attentano questo bene conservare, il quale hanno dalla divina Provvidenza ricevuto, e dimostri con questo la fede sua nell'eseguir quel patto, che l'illustre Casa di Brunswick alla dignità imperiale, che ella possede oggidì, ha innalzato. Il timore di essere dalla condizione sì gloriosa di cittadini inglesi degradati, e ad uno stato di schiavitù ridotti, mentre che gli animi nostri sono dal più sviscerato amore verso la libertà penetrati, e chiaramente preveggono i mali, che a noi ed alla posterità nostra si apparecchiano, commuove sì fattamente i nostri cuori, che noi dir con parole non lo potremmo; ma sì pure nascondere nol vorremmo. Sentendo come uomini, e pensando come sudditi, siccome noi facciamo, il silenzio nostro sarebbe dislealtà. In dando a Vostra Maestà questa informazione fedelmente, noi crediamo di far tutto ciò, ch'è in nostra facoltà, per procurar quello, che è una gran parte delle vostre reali cure, vale a dire, la tranquillità del vostro governo, e la prosperità del vostro popolo. E siccome la Maestà Vostra fra tutti gli altri sovrani gode di regnare sopra liberi cittadini, così noi pensiamo, che il linguaggio d'uomini liberi non sia per offenderla. Speriam piuttosto, che Ella farà cadere tutto il suo reale disdegno su quegli uomini perversi e pericolosi, i quali, intromettendosi audacemente tra la vostra reale persona ed i vostri fedeli sudditi, occupati, senza mai ristarsi da molti anni in qua, in romper quei vincoli, che le varie parti dell'Impero vostro congiungono, abusando dell'autorità vostra, calunniando i vostri sudditi americani, e proseguendo i più disperati, i più aspreggianti disegni di oppressione, ci hanno alla fin fine con accumulazione d'ingiurie troppo crudeli, perchè noi possiamo più lungo tempo sopportarle, alla necessità ridotti di turbar colle nostre querele il riposo di Vostra Maestà».
Avendo il congresso con le raccontate scritture cercato di mitigar l'animo del Re, di conciliarsi la grazia dei popoli inglesi, ed ultimamente di apparecchiare e disporre i coloni ai futuri danni ed agli estremi casi, e generalmente di piegare in favor loro gli animi degli Europei, voltò il pensiero a guadagnarsi la benevolenza degli abitatori della provincia del Canada, perchè o s'aderissero alle parti loro, od almeno, tenendo la via neutrale, nell'imminente discordia non s'intromettessero. Imperciocchè, senza parlare dell'accrescimento di forza, che all'una parte, od all'altra avrebbe arrecato la unione dei Canadesi, forte ed agguerrita gente, l'avere quella provincia, che sta loro alle spalle, favorevole ed amica, era pei coloni stimata cosa di grandissima importanza. Ma in questo negozio non poteva non esservi molta disagevolezza; conciossiachè i Canadesi non erano avvezzi alle inglesi libertà, e stati erano lungamente contenti ai termini dell'antico governo sotto gli auspizj del regno di Francia. La diversità della religione era pure in questo una cosa di molto momento. E per verità in qual modo sarebbesi potuto persuader loro di pigliare la defensione di quei diritti, ch'eglino sì poco conosciuti avevano, e che o disdegnavano, o poco apprezzavano? O come si sarebbe potuto sperare d'indurgli a lamentarsi dell'atto di Quebec, il quale quella religione, che tanto avevano a cuore, favoreggiava, proteggeva, ed in molto miglior condizione poneva, che prima non fosse? Tuttavia il congresso, nella sua dicerìa al popolo canadese, molto destramente ebbe schivato queste difficoltà. Incominciarono con dire, che i Canadesi dovevano tutti i diritti avere, di cui fruivano i sudditi inglesi; accusarono poscia i ministri del disegno di volernegli privare ed al tutto suggettargli. Quindi con accomodate parole s'ingegnarono di dichiarare, quali siano questi diritti, quanto grande sia il pregio loro, quanto l'utile per la felicità di ognuno. Affermarono, i medesimi difendere il povero dal ricco, il debole dal potente, l'industrioso dal rapace, il pacifico dal violento, i posseditori dai signori, e tutti dagli arbitrj dei superiori. Asserirono, esser quelli al bene pubblico sì conducevoli, che per essi le colonie inglesi ne vennero in quella presente prosperità, in questa frequente popolazione, in questa conspicua possanza; l'atto di Quebec avernegli intieramente dispogliati; non rimaner per esso al popolo nemmeno un'ombra di autorità, la quale tutta è stata collocata nelle mani di coloro, che sono affatto in potestà della Corona. Del qual governo, aggiunsero, nissuno può immaginarsi nè più arbitrario, nè più tirannico. Conclusero finalmente, che qualunque fosse stata la tirannide antica sotto il dominio francese, la presente era molto peggiore; poichè allora eran Francesi, che altri Francesi governavano, e quella benignità, che non dava la maniera di governo, la dava necessariamente la comunion della lingua, dei costumi, delle opinioni, e la fratellevole congiunzione. Ma ora, che sono Inglesi, che reggono popoli francesi, questi non poter più nel costume dei reggitori, ma solo nelle provvide leggi trovare alcuna speranza di conforto, alcun freno contro l'abuso dell'autorità e contro le avare voglie dei ministri stranieri, i quali si daranno sempre a credere, covar essi sinistri disegni. Perciò gli esortavano a pigliare i medesimi partiti, a procurare la medesima causa, a procacciarsi quella libertà e franchezza, che i coloni avevano goduto e godevano, e volevano con tutte le facoltà loro e colle vite proprie sicurare.
In rispetto poi alla religione per purgar gli animi di quei popoli dichiararono, che speravano, il modesto modo di pensare su di quest'oggetto della presente nazion francese farebbe di modo, che non si frammetterebbero ostacoli per impedire tra di loro la sincera amicizia. Posero in mezzo l'esempio degli Svizzeri, i quali, avvegnachè diversi tra di loro di religione, essendo gli uni cattolici, gli altri protestanti, pure e concordi vivevano fra di loro, e terribili si mostravano alle straniere nazioni. «Piglino adunque i Canadesi, soggiunsero, l'accettevol tempo, facciano un provincial convento, eleggano i deputati loro al congresso, e si accostino alla comune causa dell'America settentrionale; poichè di già il congresso medesimo ha con tutti i voti favorevoli decretato, che considerava la violazione dei diritti dei Canadesi introdotta dall'atto, che alterò la maniera del governo della provincia loro, come una violazione dei proprj diritti». Somiglianti lettere, ed allo stesso fine furono indiritte alle colonie di San Giovanni, della Nuova-Scozia, della Giorgia e delle Floride.
Nel medesimo tempo vinse il congresso una provvisione, la quale ordinava, che l'arrestare alcuna persona in America affine di trasportarla oltremare per ivi essere processata per offese commesse in America, essendo cosa alla legge contraria, autorizzava la resistenza e la rappresaglia.
Fatte tutte queste cose si risolvette, non senza però aver prima aggiornato il giorno dieci del vegnente maggio per la convocazione di un altro generale congresso.
Nissun non negherà, che quest'assemblea abbia saputo bene usare l'opportunità delle cose e dei tempi, ed abbia in ciò mostrato molta avvedutezza. Ella non solo seppe acconciamente secondare quelle opinioni, che allora nell'America regnavano, ma queste accrebbe e dilatò in maravigliosa guisa, confermando gli ardenti, aizzando i deboli, conciliando gli avversi. Essa fece molte protestazioni di fede e lealtà verso il Re, le quali non potevano non ottenere il fine che si proponeva, quello cioè di servire di coperta e di escusazione agli ulteriori disegni, quando quelle non fossero esaudite. Ella molto opportunamente seppe lusingare l'orgoglio della britannica nazione, sperando in questo modo di renderla favorevole. Seppe ancora molto bene fomentar quelle opinioni in fatto di governo, che si erano in quel secolo molto rinforzate, le quali nate prima nella Gran-Brettagna avevano appoco appoco trapelato, e diffuse si erano anche fra le altre nazioni, e massimamente in Francia, dove erano con ornatissime parole, e non senza una singolar facondia state introdotte e mantenute dai più celebrati scrittori di quei tempi. Perciò in ogni luogo ed in ogni parte erano gli Americani, e specialmente i membri del congresso, considerati, come i liberali campioni, come i generosi difenditori di queste graditissime dottrine. In quanto al fine dove tendessero, non poteva cader dubbio alcuno; imperciocchè, se da taluno potevasi escusare ed anche lodare quella deliberazione loro di voler difendere anche coll'armi quei diritti, ch'essi credevano di possedere, certamente il voler trarre per mezzo di astute scritture nella confederazione loro altri sudditi della Corona d'Inghilterra, come per cagion d'esempio i Canadesi, i quali i medesimi diritti, o non avevano, o non pretendevano, era una cosa, che difficilmente si sarebbe potuta conciliare con quella fede, che vantavano. Ma nelle cose di Stato si fa spesso dell'utile onesto; e per verità nissun avvenimento poteva più utile estimarsi ai coloni di quello, che si fossero i Canadesi alla causa loro accostati.