Queste cose si facevano nell'incominciar di maggio. In sul finir del medesimo parecchj colonnelli di genti inglesi, e di lanzi di Brunswich arrivarono nel Canadà, inguisachè la forza dell'esercito britannico in questa provincia sommava a meglio di tredicimila soldati, condotti da capitani espertissimi, tra i quali tenevano il primo luogo Carleton, che guidava tutta l'impresa, Burgoyne, Philipps e Reidesel, generale tedesco di buon nome. Questi volendo convertir in prò la rotta degli Americani si consigliarono di portar la guerra nelle parti superiori del Canadà, ed anche più oltre, se la fortuna avesse dato favore ai primi conati. Determinarono adunque di far capo grosso alla Terra denominata le Tre Riviere, situata sulla sinistra riva del San Lorenzo, egualmente distante da Monreale e da Quebec. Verso quel luogo arrivavano tutte le genti loro.

In questo mezzo tempo la fortuna, la quale tanto s'era dimostrata avversa ai provinciali sotto le mura di Quebec, aveva anche la costanza loro cimentata verso Monreale per un'improvvisa fazione fatta loro addosso da una banda d'Inglesi, Canadesi ed Indiani. Occupavano i primi un Fortino situato ad un luogo detto i Cedri, alcune miglia superiormente a Monreale. Sopraggiungevano i regj, ed i Capi Beadle e Butterfield, riguardando più alla propria sicurezza, che all'onor loro ed all'utilità della patria, si arresero a patti. Vi si spedirono tosto alcune bande di rinforzo da Monreale; ma, assalite per via, furon rotte dai Canadesi e degl'Indiani, abbenchè non senza un'ostinata resistenza e molto sangue. Gl'Indiani usarono contro i cattivi ogni sorta di crudeltà. Arnold, il quale si trovava allora in Monreale, non potendo tollerare, che le armi americane fossero superate da quelle degl'Indiani e dei Canadesi, traeva fuori alla campagna i suoi, e si volgeva al lago per presentar la battaglia al nemico. Ma il capitano Forster, gli mandò dicendo, che se venisse tuttavia contro, e non consentisse ad uno scambio dei prigionieri, tutti quei provinciali che in mano sua si ritrovavano, sarebbero senz'altro posti a morte dagl'Indiani. L'Americano, costretto dalla necessità, non senza molta ripugnanza, acconsentì.

Questi eventi contrarj, ed il poco favorevole aspetto delle cose nel Canadà non potettero tanto sbigottire gli Americani, che una fazione non tentassero piena di molto ardire e di non poca difficoltà. Trovavansi le forze inglesi, e brunswicchesi molto disperse e lontane l'une dall'altre. Un grosso corpo aveva i suoi alloggiamenti alle Tre Riviere sotto l'imperio del generale Frazer; un altro, il quale obbediva agli ordini del generale Nesbit, stava sulle navi da carico; ed in fine la banda più numerosa guidata dai generali inglesi Carleton, Burgoyne e Philipps, e dal tedesco Reidesel, divisa in più schiere, stanziava più sotto qua e là sulla via di Quebec, parte sulla riva e parte sul fiume. Alcune altre barche piene di soldati avevano già oltrepassato le Tre Riviere più in su verso il Sorel. Entrarono gli Americani in grande speranza di poter sorprendere e tagliare a pezzi quella schiera inglese, la quale occupava le Tre Riviere, prima che le altre potessero in soccorso loro venire. Fatta la risoluzione, Sullivan ordinò al generale Thompson, che montato con duemila soldati su cinquanta battelli, che a simili usi tenevano apparecchiati, scendesse il fiume. Thompson montato sulle navi andò costeggiando la destra riva del lago di San Pietro, dove il fiume si dilata in una considerabile larghezza, ed arrivò, senza essere osservato, al Nicolet, Terra situata sulla medesima riva del San Lorenzo un poco più superiormente alle Tre Riviere, che si trovano sulla sinistra. L'intendimento dei provinciali era di traversar il fiume di notte tempo, e sbarcati sulla sinistra riva a nove miglia al di sopra delle Tre Riviere, marciar la notte, ed arrivar sopra l'inimico prima che si facesse giorno. Ma trattenuti da molti impedimenti non pensati, non potettero arripare dall'altra parte, se non se a levata del dì. Procedevano ciononostante con incredibile celerità verso le Tre Riviere, allorchè, ingannati dalle guide, si sviarono. Ritornati, camminavano di nuovo. Le strade eran difficili. Intanto s'era alzato il dì, e non tardaron ad esser veduti dai nemici che stavano sulle navi. Diedero questi tosto nei tamburi, e spedirono con grandissima prestezza a dar avviso della cosa al generale Frazer. Gli Americani, vedutisi scoperti, davano anch'essi all'armi, e si affrettavano il meglio che potevano. Arrivarono verso le nove della mattina presso le Tre Riviere, che già il nemico stava in armi ed in ordinanza. Ne seguì un'avvisaglia, dove avendo fatto gli Americani cattiva pruova, e rotti di leggieri gli ordini loro, si diedero alla fuga. Contuttociò si rannodarono. Ma già la giornata era perduta, e non si poteva ricuperare. Nesbit, fatto sbarcare i suoi, assaliva gli Americani alla coda. Si dissolvevano essi, e ciascuno cercava di per sè, e senza nissun ordine serbare, la propria salute nelle vicine selve. Incalzati instantemente da fronte da Frazer, che traeva colle minute artiglierie, e noiati alle spalle da Nesbit, che impediva loro il ritornare ai battelli, ricevettero grave danno al passo di una palude. Riusciti finalmente con incredibile fatica dall'altra parte, s'inselvarono talmente, che gl'Inglesi cessaron di perseguitarli. Raccozzatisi gli Americani, e ritrattisi di nuovo sulle navi se ne tornarono al Sorel. Perdettero in questo fatto molti prigionieri, tra i quali lo stesso generale Thompson ed il colonnello Irwin con molti altri uffiziali di conto. Ebbero pochi uccisi. Delle truppe reali pochi furono i feriti, e pochissimi i morti. Cotale esito ebbe il fatto d'armi delle Tre Riviere, il quale, se fu deliberato con maturità, ed incominciato con ardire, fu certamente con imprudenza continuato; poichè, siccome il successo dell'impresa dipendeva al tutto dall'arrivar di notte, e dal fare un impeto improvviso, così dovevano gli Americani, quando si accorsero di non poter giungere, che dopo fatto dì, e molto più ancora, quando il nemico si era risentito, rimanersene, e, posta giù ogni speranza, ritornarsene là, donde eran partiti.

Le genti americane, sbigottite dall'infelice successo delle cose e trovandosi deboli, pensarono al ritirarsi; le inglesi per lo contrario gagliarde, ed incorate dalla vittoria si determinarono ad usarla con ogni prontezza. Perciò avendo fatta la massa alle Tre Riviere procedettero, quattro giorni dopo il fatto d'arme, verso il Sorel parte per la via di terra, e parte per quella del fiume; nel quale luogo arrivarono, quando gli Americani impotenti al resistere, dopo di avere sfasciate le batterie, e portate via le artiglierie e le munizioni, l'avevano poche ore innanzi abbandonato. Quivi i generali inglesi dividevano l'esercito in due schiere, delle quali la destra pel fiume doveva andare ad impadronirsi di Monreale, e poscia, valicato quello a Longueil, e traversato quel tratto di paese, che è compreso tra il San Lorenzo, ed il Sorel, congiungersi sotto il Forte di San Giovanni colla seconda, la quale guidata da Burgoyne doveva perseguitar il nemico pel fiume sino a quella medesima Fortezza, alla quale intendevano o di dar l'assalto o di por l'assedio. Credevano, che gli Americani si sarebbero rattestati a San Giovanni. Arrivarono tosto i primi a Monreale, ed entrarono senza contrasto nella città, avendo la sera precedente gli Americani, condotti dall'Arnold, questa e tutta l'isola abbandonato. Intanto Burgoyne colla sua schiera procedeva pel Sorel verso San Giovanni molto cautamente, essendo il paese sospetto, e temendo di qualche insidia. Gli Americani parimente si ritiravano con molta circospezione, non volendo dar luogo al nemico di opprimergli con qualche improvvisa fazione, e salvar le bagaglie, le quali portate dalle navi sul fiume seguitavano l'esercito. Infine Arnold arrivò sano e salvo a San Giovanni, e si ricongiunse con Sullivan. Ma quivi alienissimo dal combattere, conoscendo il disavvantaggio, guastato prima ogni cosa, arse le baracche, sfasciato il Forte, si ritirò sicuramente sotto la Fortezza di Crown-point. Burgoyne nol potè seguitare per esser distrutto tutto il navilio. Quantunque questa ritirata non sia stata del tutto senza confusione, fu però essa, se si eccettuano i danni ricevuti alle Tre Riviere ed ai Cedri, senza perdita notabile nè d'uomini, nè d'armi, nè di munizioni, nè di bagaglio. Non tralasciò Sullivan in mezzo a tanti pericoli alcuna parte del suo debito, al quale il congresso rendette poscia per questo fatto pubbliche ed immortali grazie. Qui si fermarono i disegni degl'Inglesi; imperciocchè avevano gli Americani per la ritirata loro sino a Crown-point messo in mezzo tra loro ed il nemico tutta la lunghezza del lago Champlain, del quale pel numero delle navi armate, che vi avevano in pronto, erano padroni. Nè gl'Inglesi potevano sperare di procedere più oltre per la via del lago verso ostro, se prima apparecchiato non avessero un navilio più potente di quello, di cui erano i provinciali forniti; ed inoltre bisognava fabbricar molte piatte per servir ai trasporti degli uomini, delle armi e delle munizioni di un tanto esercito. E quantunque di già sei grossi vascelli armati fossero stati portati dalla Gran-Brettagna a quest'uopo, le cascate del fiume Sorel presso Chambly rendevano il passaggio loro verso il lago, se non impossibile, certo molto difficile. L'opera poi di construr le piatte era di non poca difficoltà, e si ricercava assai tempo. Fecero adunque gl'Inglesi fine alla loro perseguitazione, e gli Americani ebbero tempo a prepararsi con nuove difese contro gli assalti di un nemico potente ed esercitato. In tal modo fu fatto nodo nella gola agli Americani da questa spedizione del Canadà, dalla quale sì grandi vantaggi avevano sperato. Ma fu essa, o per l'inesperienza, per gl'impedimenti soliti a nascere nei governi nuovi, e tumultuarj, incominciata, quando in quelle fredde regioni era già troppo tarda la stagione; non fu coi debiti mezzi, nè colle necessarie provvisioni continuata, e si perdette con una insolenza militare nuova l'antica amicizia dei Canadesi, la quale alla somma delle cose era, non che necessaria, indispensabile. Certo è però, che, se questa impresa fosse stata con prudenza ed efficacia governata eguali all'ardire, col quale era stata incominciata; o seppure solamente non avesse la fortuna in sì grave frangente troncato il filo della vita del Montgommery, ne avrebbero avuto gli Americani una compiuta vittoria. Ma la fortuna non sempre favorisce gli audaci; nè gli audaci sanno sempre bene usare la fortuna. Ne nacque forse per altro da questa fazione del Canadà un insigne errore nel modo di amministrar la guerra dal canto del governo e dei capitani britannici, dal quale solo derivarono la inutilità di tutti gli sforzi loro contro l'America, e la perdita totale dell'impresa. Conciossiachè la correria degli Americani nel Canadà fu forse la prima cagione, che indusse il governo inglese a voler fare una testa grossa in questa provincia, e così dividere l'esercito suo in due parti; una che puntar dovesse dal Canadà pei laghi contro le parti diretane delle colonie, e l'altra che le assalisse di fronte sulle coste. E non è inverisimile, che se in luogo di due avessero gl'Inglesi fatto un esercito solo, avrebbe la guerra un diverso, e forse contrario fine sortito da quello, ch'ella ebbe in effetto.

Il congresso decretò in onore di Riccardo Montgommery, uomo presso gli Americani di laudatissima memoria, si procacciasse da Parigi, o da qualche altro luogo della Francia un monumento con una accomodata inscrizione tramandatrice a' posteri delle virtù e dell'eroiche doti dell'animo suo. Così il congresso coll'esempio di quella dei morti stimolava la virtù dei vivi; e generalmente si può dire, che, siccome per l'ordinario gli autori delle rivoluzioni dei popoli più volentieri e più spesso adoperano i tristi, che i buoni, sia perchè, quelli sono i primi a far maggior rombazzo, o sia perchè, lasciandosi essi solamente guidare all'interesse proprio, più pieghevoli e più arrendevoli sono, che non gli altri alle voglie di coloro che governano, così il congresso americano, la via tutta contraria seguendo, più adoperava e più onorava i buoni che i tristi. Che poi questi ultimi ai tempi della rivoluzione in America più che altrove fossero radi, e gli altri più copiosi, noi non ardiremmo di affermare. Bene ci pare, che, se non mancarono presso gli Americani di quei tempi i vizj procedenti dalla cupidigia del guadagno in sul mercatare, non abbondaron però quelli, che hanno la origine loro nel lusso, nella lussuria e nell'ambizione di soprastare. Nè era ancora appo i medesimi venuta meno l'autorità della religione, o si era la medesima corrotta; nè giunto l'annuale di lodar a scandalo i vizj, o di burlarsi della virtù. Nè a minor ammirazione alle virtù di Montgommery si levarono le menti inglesi, che le americane. Nel Parlamento stesso i più acconci oratori tanto di bene e di lode ne dissero, che gli scrittori delle antiche storie non fecero di vantaggio verso i più riputati uomini dell'antichità. In ciò andarono a gara il colonnello Baré, che con parole orrevoli e molto dogliose lamentò la sua morte; Burke e Fox, il quale giovanissimo, com'egli era, dava saggio già fin d'allora di quell'uomo, ch'egli era, e che poi fu. Lord North gli riprendeva agramente, dicendo: che non era da comportarsi, che tante lodi date fossero ad un ribelle. Concedeva egli, essere stato Montgommery prode, capace, umano, generoso; ma contuttociò stato essere un prode, capace, umano, e generoso ribelle. Citò poscia quel verso dell'Addisson nel Catone, che significa: Maledette le sue virtù, che soggiogato hanno la sua patria! Al che rispose con bellissimo porgere Fox; che poco si curava egli di purgare l'eccellente personaggio dalla nota di ribelle testè datagli; perciocchè non era essa un certo segno di disonore. I grandi stabilitori della libertà, continuava, i salvatori della patria loro, i benefattori dell'umano genere sono stati in tutte le età chiamati ribelli; e che quella costituzione stessa, per la quale avevan essi la facoltà di potere in quella Camera sedere, da una ribellione si doveva riconoscere. Aggiunse quei versi del principe dei poeti latini: Sunt hic etiam sua proemia laudi, Sunt lacrimae rerum, et mentem mortalia tangunt.

Ma ritornando ora, dove ci richiama l'ordine della storia, le disgrazie del Canadà furon compensate dai prosperi successi ottenuti sotto le mura di Charlestown nella Carolina Meridionale. Avevano i ministri determinato di fare un grande sforzo contro le colonie meridionali; perciocchè si erano dati a credere, e non senza ragione, che in quelle più che nelle settentrionali fossero frequenti gli amici all'Inghilterra, i quali non avrebbero tralasciato di mostrarsi vivi, tostochè l'esercito del Re fosse comparso gagliardo su quelle coste, o fatto si fosse padrone di qualche posto d'importanza. Speravano allora coll'aiuto dei leali, e colle proprie forze di potere il pristino ordine di cose ristabilire in queste province; e che dalle medesime sarebbero corsi da fianco a danno di quelle del miluogo e delle settentrionali, le quali assalite da un grosso esercito alle spalle dalla parte del Canadà, e da un altro egualmente forte da fronte verso la marina, non avrebbero potuto far resistenza, e sarebbe convenuto agli Americani stare a posa, ritornando all'antica obbedienza. Intendevano, che si facesse impeto primamente, siccome più debole dell'altre, nella Carolina del Nort, e quindi voltare le armi contro la Carolina Meridionale e contro la Virginia secondo l'inclinazione delle cose. Quindi è, che l'armata che doveva trasportar le soldatesche destinate a questa fazione, era partita dai porti d'Inghilterra e d'Irlanda prima dell'altre, e che il generale Clinton, il quale con un'altra buona mano di genti doveva dalla Nuova-Jork venire a congiungersi coi nuovi ajuti, era già arrivato al capo Fear dopo di aver tentato invano la Virginia. Ma dall'un canto l'impazienza dei leali della Carolina Settentrionale nell'aver voluto sorgere prima del tempo aveva guasto l'impresa e prodotto la rovina loro. Dall'altro i venti contrari e le burrasche avevano contro ogni aspettazione tanto ritardato il corso dell'armata, la quale sotto gli ordini dell'ammiraglio Peter-Parker veleggiava alla volta del capo Fear, che non potette arrivarvi, se non molto spazio dopo il convenuto e sperato tempo, ed allorquando i leali erano già stati oppressi, e quando gli abitanti dell'una e dell'altra Carolina stavano non solo avvisati, ma già avevano fatto tutti i provvedimenti alla resistenza. Certa cosa è, che, se i leali della Carolina del Nort avessero qualche tempo indugiato prima di prorompere, o che il mare fosse stato più propizio agl'Inglesi, le cose del congresso avrebbero portato verso ostro grandissimo pericolo. Arrivarono verso il finire d'aprile od il cominciar di maggio al capo Fear le navi di Peter-Parker con molte genti da sbarcare, e coi generali Cornwallis, Vaughan ed alcuni altri, dove si congiunsero col Clinton, il quale, siccome anziano, ebbe il governo di tutta l'impresa. Per la ostinata resistenza dei Virginiani, e per le disgrazie che testè afflitto avevano i Caroliniani del Nort volti a favor dell'Inghilterra, non si poteva sperar di far frutto alcuno in queste due province, e non vi rimaneva altro buon partito fuori di quello di voltarsi contro la Carolina Meridionale. Nel che si aveva anche questo vantaggio, che una volta superata e presa la città di Charlestown si avrebbe avuto agevolmente l'entrata aperta all'acquisto di tutta la provincia, impauriti i popoli dalla perdita della capitale, ed essendo piana ed esposta alle correrie di un nemico attivo e disciplinato. Nè si poteva credere, che l'impadronirsi di Charlestown fosse opera molto difficile, essendo questa città posta sulla costiera. Fatta la risoluzione, si apparecchiarono gl'Inglesi ad eseguirla. Ma i Caroliniani non erano stati oziosi nel procurar le difese, tanto per tutta la provincia, quanto particolarmente per la città. Avevano i Capi del popolo, siccome abbiam già notato, molto affortificato l'isola di Sullivan, lontana a sei miglia da quella punta di terra, che vien formata dalla congiunzion dei due fiumi Ashley e Cooper, sulla quale siede la città di Charlestown. Quest'isola è sì vicina al canale pel quale si va a Charlestown, che da essa coi tiri delle artiglierie si possono danneggiar le navi, che tentassero di passare. Il Forte Moultrie stato era armato con trentasei pezzi di grossa artiglieria e ventisei di minore. Il Forte stesso poi era costrutto con una sorta di legno del paese, che gli abitanti chiamano palmetto, ed è sì spugnoso e sollo, che l'impeto delle palle vi si rompe dentro, e se fan buca, non fan rovina. Si chiamarono con grandissima sollecitudine le milizie da tutta la provincia alla difesa della città. Nello spazio di pochi giorni il presidio sommava a seimila soldati, se non disciplinati, certo molto ardenti. Il reggimento stanziale della Carolina Meridionale fu mandato a presidiar il Forte Johnson, situato sull'isola James, distante a tre miglia da Charlestown, dal quale si poteva trarre a gittata nel canale. Il secondo e terzo reggimento occupavano l'isola di Sullivan, il secondo, di cui era colonnello Guglielmo Moultrie, il Forte, il quale poi dall'onorata difesa ch'ei vi fece, fu chiamato col suo nome. Le altre genti pigliarono i posti più opportuni; le contrade prossimane alle acque abbarrate, i fondachi sulla riviera atterrati, e nuove trincee construtte a riva. Nissuno vi era, che non avesse dato di mano o all'armi, o alla pala, o alla marra. I Neri, che si eran fatti venire dalla campagna, secondavano mirabilmente i Bianchi nell'affortificar la città. Il generale Lee, nel quale i popoli avevano grandissima fidanza, era capitano generale di tutte le genti; e se gli altri erano ardenti, nissuno dubiti ch'ei nol fosse molto più. La rabbia, che da lungo tempo aveva concetto contro il governo inglese, l'amor della gloria ed il voler riuscire all'aspettazione universale attizzavano continuamente quell'animo già di per sè stesso smisurato. Rutledge, uomo di grandissima dependenza nella provincia, si affaticava anch'esso moltissimo per animare i popoli alla difesa. Il suo esempio e le esortazioni sue facevano mirabili effetti. Ognuno stava con grand'animo e con non minore speranza ad aspettar l'assalto. Intanto arrivava la flotta britannica, e sorgeva in sull'ancore a tramontana dell'isola Sullivan. Le navi armate in guerra erano il Bristol e lo Sperimento di cinquanta cannoni, quattro fregate, l'Attiva, l'Atteone, il Solebay, e la Sirena di 28, la Sfinge di 20, l'Amicizia di 22, e due altri legni minori da otto, tra i quali una detta il Fulmine, nave da bombarde. Cosa di somma difficoltà era il valicare lo scanno per entrar nel canale di Charlestown, massimamente pei vascelli più grossi. E non fu senza gran fatica, che gl'Inglesi riuscirono a far entrare il Bristol e lo Sperimento, quantunque alleggeriti gli avessero col tor via le artiglierie e le altre cose da carico. Diedero nonostante nelle secche, e fecero vista di rompersi; ma la perizia degli uffiziali inglesi la perseveranza dei marinari gli preservarono. Si apparecchiavano gl'Inglesi a dar la batteria al Forte Moultrie, per poter, superato quello, andar sopra la città sicuramente. Quivi il generale Clinton mandò fuori un cartello o bando, il quale per mezzo di un trombetto introdusse nella città, e col quale rammemorando il sovvertimento di ogni ordine civile, che nella Carolina esisteva, e la tirannide stabilita nelle mani dei congressi, delle congregazioni e simili altri maestrati insoliti e contrari alla britannica costituzione, ammoniva, prima di procedere alle estremità, e scongiurava i Caroliniani, ritornassero all'antica obbedienza, e con pacifici modi la vendetta di una nazione irritata e potente allontanassero. Offeriva nello stesso tempo il perdono a tutti quelli, che, poste giù le armi, si sottomettessero. Questo bando riuscì del tutto inutile. I generali inglesi per impadronirsi del Forte di Moultrie avevan disegnato di operar in tal modo, che mentre le navi lo assalivano da fronte colle artiglierie, una grossa banda di soldati inglesi, i quali a questo fine si erano sbarcati nell'Isola Lunga, situata a levante di quella di Sullivan, avrebbe traversato lo stretto braccio di mare, che l'una dall'altra divide, e che si credeva facilmente guadoso, e venuta sull'ultima avrebbe assalito il Forte alle spalle per la parte di terra, dove le difese erano molto deboli. Tanta era l'opportunità di questo disegno, che l'istesso Lee, dubitando dell'esito, opinava, si votasse il Forte, e si attendesse solamente alla difesa della città. Ma gli uomini di Charlestown, i quali temevano fuori di misura le bombe, si risolvettero a voler tentare ad ogni modo la difesa del Forte. Essendo ogni cosa in pronto dall'una parte e dall'altra, la mattina dei 28 giugno la nave il Fulmine, protetta da un altro legno armato, andò a pigliar posto, e cominciò a gettar bombe dentro il Forte, mentre la restante armata si faceva avanti. Verso le undici il Bristol, lo Sperimento, l'Attivo ed il Solebay attelatisi di fronte incominciarono a trarre furiosamente contro il Forte. La Sfinge, l'Atteone, e la Sirena andarono a fermarsi verso ponente tra la punta dell'isola Sullivan, e la città, parte per poter colle artiglierie strisciar all'indentro le fortificazioni, e parte per impedir la comunicazione tra l'isola e la terraferma; la quale cosa avrebbe dall'un canto impedito la ritirata alla guernigione, e dall'altro i soccorsi di uomini e di munizioni, che le si sarebbero potuti mandare. In questo modo si proibiva ancora ai Caroliniani di potere con brulotti ed altri ingegni militari disturbar l'assalto. Ma questo disegno per l'imperizia dei piloti riuscì vano. Le tre navi diedero nelle secche su d'un renaio chiamato Middle-Grounds, e quantunque per l'incredibile industria dei marinari, e non senza grave danno, due ne fossero di nuovo tratte a galla, ciò non di meno non potettero eseguire l'intento dei capitani, sia perchè l'ora era divenuta tarda, sia perchè pel danno ricevuto non potettero convenientemente ritirarsi. L'Atteone arenò, e l'indomane fu arso. In questo mezzo la battaglia si era sboglientata orribilmente tra le altre quattro navi ed il Forte, il Fulmine dopo di aver gettato meglio di sessanta bombe, si trovò talmente danneggiato, che cessò il trarre. Ma le altre continuavano; e se gagliardo fu l'assalto, non fu meno forte la difesa. Gli Inglesi stessi ebbero ad ammirare l'americano valore in quest'ostinato conflitto. La guernigione, che consisteva solamente in pochi soldati di ordinanza e alcuni di milizia con incredibile audacia insisteva, cosa, che non si sarebbe potuta credere così facilmente in quelle genti, pressochè nuove sui cannoni, nonostante l'assalto terribile degl'Inglesi. Traevano gli Americani di proposito deliberato, ed imberciavano i nemici a sesta. Le navi inglesi ne ricevettero infinito danno, e molti valorosi soldati ne furono uccisi. Il Bristol più di tutti, essendovisi rotte le stacche del cavo, fu esposto per qualche tempo alle palle nemiche talmente, che ne fu vicino ad esser rotto e fracassato del tutto. Il capitano Morris, che lo padroneggiava, toccate molte ferite, e morti quasi tutti i suoi, che si trovavano sul ponte, rimasto pressochè solo non voleva consentire lo portassero sotto, finchè una palla gli levò una gamba, ed allora fu tolto via senza speranza di vita. L'Ammiraglio stesso Peter-Parker rilevò una contusione. Lord Campbell, quegli stesso, ch'era stato governatore della colonia toccò una ferita, della quale qualche tempo dopo morì. La perdita del presidio fu di niun rilievo. Intanto si rallentò prima, e poscia cessò affatto il trarre degli Americani; perciocchè eran venute loro meno le munizioni; la qual cosa diè per un tempo agl'Inglesi la speranza della vittoria. Ma, ricevutone altre, rinfrescaron la battaglia colla medesima furia che prima. Durò essa sino alle sette della sera, allorquando, accorgendosi gl'Inglesi che facevan poco frutto, avendo le navi loro guaste e sconquassate, e non vedendo comparire i loro dalla parte dell'Isola Lunga, dopo d'aver fatto l'estremo di lor possa, si risolvettero ad abbandonar l'impresa. Avrebbero voluto i generali Clinton e Cornwallis traversare il braccio, che le due isole Sullivan, e Lunga tra di loro disgiunge, e venuti sopra la prima, assalire il Forte Moultrie alle spalle, come era stato il disegno. Ma le acque, siccome fu scritto, si trovarono contro ogni aspettazione sì profonde, che non fu fattibile il valicarle. E da un'altra parte, quando anche quest'intento loro avessero ottenuto, avrebbero probabilmente incontrato sulle rive dell'Isola Lunga sì duro intoppo, che rimasti non ne sarebbero in capitale. Conciossiacosachè il colonnello Thompson con trecento dei primi feritori del suo reggimento, il colonnello Clarke con dugento regolari della Carolina Settentrionale, ed il colonnello Horry con dugento uomini delle bande paesane della Carolina Meridionale, e la compagnia dei corridori di Racoon con alcune bocche da fuoco avevan pigliati tutti i posti sull'estremità a levante, e diligentemente gli guardavano. E' pare, che piuttosto le difese apparecchiate dagli Americani, che la difficoltà del guado, abbia impedito i generali inglesi dal tentare il passo; poichè ei non si può credere, che uffiziali esperti, come questi erano, si siano rimasti per ben nove giorni nell'Isola Lunga, senza sperimentare, qual fosse la profondità dell'acque, ed accertarsi, se esse erano guadose, o no, molto tempo prima della battaglia. Nè meglio si può restar capace, come sia addivenuto, che, veduto gl'Inglesi, che o le acque dello stretto non si potevano valicare, o che gli Americani sull'isola Sullivan erano talmente forti ed affortificati, che non si poteva sperare di sloggiarli, si siano rimasti tuttavia nell'Isola Lunga, e non abbiano fatto la risoluzione di trasportare sulle barche, che avevano in pronto, le genti loro, ed in qualche altra parte dell'isola Sullivan isbarcarle. Certo sonvi nati in questo fatto molti accidenti, dei quali non si può chiaramente conoscere la ragione. Checchè di questo pensar si debba, gl'Inglesi, fattosi notte, si ritirarono, e la mattina del domane le navi loro tutte eran già lontane a due miglia dall'isola. Alcuni giorni poi, rimbarcate le genti, si avviarono alla Nuova-Jork, dove si aspettava anche con tutto l'esercito, ingrossato dai freschi aiuti venuti d'Inghilterra, il generale Howe. In cotal modo si terminò l'assalto dato dagli Inglesi al Forte Moultrie, e le cose della Carolina furono poste per allora in sicuro stato. Il Forte fu poco danneggiato, sia perchè le palle volarono troppo alte, sia perchè la spugnosità delle legna, colle quali era costrutto, aveva diminuito l'effetto loro. In questa battaglia furon notati alcuni fatti da parte degli Americani, che dimostrarono una grandissima ostinazione, e non sono soliti a manifestarsi, se non se ai tempi delle rivoluzioni politiche degli Stati, allorquando gli animi sono a molto ardore concitati. Si ricordò, che un Jasper, sergente in una compagnia di granatieri essendo stata rotta l'asta dello stendardo americano, il quale sventolava in sul Forte, e questo caduto a terra, saltasse giù, e presolo ed attaccatolo al frugatoio d'un cannone, e tenendolo in mano montasse di nuovo sul parapetto, e nel suo luogo il ricollocasse, quantunque attorno di lui molto frullassero le palle del nemico, che contro gli traeva a pruova. All'indomani il presidente Rutledge lo presentò con una spada, commendandolo molto, e pubblicamente. Il sergente Macdonald ferito mortalmente, e già essendo vicino al fine della sua vita, non cessava di gridar ai suoi, combattessero, stessero fermi nella difesa della patria e della libertà. Questi esempj si ricordavano con molta lode, e con ornate parole nei diarj, che si stampavano, e nelle brigate sì private che pubbliche. Per questi prosperi successi i pensieri, ed i desiderj degli Americani si accendevano maggiormente. Avendo i Caroliniani conosciuto per pruova, di quanta utilità fosse riuscito il Forte Moultrie, e da un'altra parte di quanta difficoltà fosse il mandarvi rinforzi per causa del mare, risolvettero di congiungere con un ponte l'isola Sullivan colla terraferma. Questa insigne e difficile opera fu condotta a buon fine dal generale Gadsden, zelatore grandissimo della libertà, ed uno degli uomini più riputati della provincia. Il congresso rendette con solenne decreto pubbliche grazie al maggior generale Lee, al colonnello Moultrie, al colonnello Thompson, ed a tutti gli uffiziali e soldati, che avevano combattuto con sì mirabile coraggio, e con tanto amore della patria loro in quell'ostinata battaglia.

A questo tempo si trovava l'America in una strana, e non mai più veduta condizione costituita. La guerra, che durava già fin più d'un anno, e che con tanta rabbia si esercitava, era contro un Re diretta, al quale si protestava tuttora di voler prestare obbedienza; e quegli stessi, i quali tutti quegli atti commettevano, che alla ribellione si appartengono, non volevano esser chiamati ribelli. Nei tribunali si amministrava la giustizia in nome del Re, e nelle chiese si pregava per la conservazione e prosperità di quel Principe, l'autorità del quale non solamente era cessata del tutto, ma ancora contro la quale si combatteva con incredibile ostinazione. Si andava dichiarando, che si voleva ritornare all'antica obbedienza, ed alla primiera forma del governo regio, mentrechè in fatti già da lungo tempo i popoli vi si reggevano a repubblica. Si diceva di voler arrivare ad un fine, quando tutti quei mezzi si usavano, che ad un altro tutto contrario la cosa pubblica avviavano; nè mai in alcun'altra occasione di rivolgimenti di Stati si era osservata tanta discordanza tra le parole ed i fatti, come in questa. Questo stato di cose non era tale, che potesse lungamente durare; e se il volgare si persuadeva, che la vittoria potesse far piegar il governo alla condescendenza, ed alla passata concordia condurre l'America coll'Inghilterra, i più savj, ed i più prudenti cittadini si accorgevano benissimo, che la ferita era diventata insanabile; e che invano si sperava di poterne agli antichi termini ritornare. Imperciocchè sapevano bene, che l'orgoglio induceva nel governo inglese una grande ostinazione, e le vittorie, che gli Americani avrebbero in tutto il corso della guerra potuto acquistare, per la natura stessa delle cose non potevano esser tali, che fossero abili a far nascere in quel governo un timor lontano, non che vicino circa la propria esistenza; la qual cosa sola lo avrebbe potuto far calar agli accordi. Esercitavano di necessità gli Americani la guerra difensiva, e presupposto anche, avessero la vittoria compiuta contro gli eserciti britannici, avrebbe nonostante la Gran-Brettagna potuto rinnovare un'altra volta la guerra. Nè la perdita sola del commercio poteva il governo indurre a concedere ai coloni le condizioni, che domandavano, esercitandosi esso con tanta frequenza in tutte le altre parti del mondo. Oltrechè si sa da tutti, che le grosse armate producendo negli uomini la sicurezza, sono le vere sorgenti, e le guide del commercio; e che quella nazione, che è più delle altre forte in sull'armi navali, avrà sempre più di tutte il commercio ricco e fiorente. Nè si dee tralasciar di dire, che quantunque in nome si combattesse tra la monarchia meno temperata, e la monarchia più larga, infatti però era venuta la contesa tra la monarchia, e la repubblica; nel qual caso non potevano altro sperar gli Americani, che una intiera independenza e libertà, od una intiera dependenza e servitù. E giacchè a tali termini eran ridotte le cose, nissuno, che avesse fior d'ingegno o pratica delle cose del mondo, non vedeva, che il levarsi la maschera dal viso, ed il discoprirsi, dichiarando apertamente qual fosse il fine, al quale intendevano gli Americani di arrivare, era per essi diventato un partito non solo utile, ma necessario. Stantechè per questo non si accrescevano i pericoli, nè si peggioravano le condizioni; ma per lo contrario si ottenevano presentemente molti vantaggi, e se ne potevano sperare maggiori per l'avvenire. I consiglj loro ne sarebbero diventati più risoluti; della qual cosa nissuna è più utile per la felicità dell'imprese; ed i soccorsi esterni si sarebbero più facilmente potuti ottenere. Poichè ognuno vedeva, che, chiarita l'independenza, e protestatosi una volta dagli Americani, che non mai, nè sotto qualsivoglia condizione ritornati sarebbero all'obbedienza verso l'Inghilterra, sarebbersi fatti più ostinati nelle difese. E perciò essendovi minor pericolo che si accordassero, i principi esterni avrebbero più facilmente la causa loro abbracciata. E forsechè l'Inghilterra stessa per l'orgoglio ed alterigia sua avrebbe avuto minor ripugnanza, nel caso che gli eserciti suoi avessero fatto la guerra infelicemente, a trattar cogli Americani, come con una nazione franca ed independente, che al conceder loro quelle condizioni, le quali erano appunto la prima cagione ed il soggetto della discordia; conciossiachè il più amaro fine di una guerra, quello sia di dover rimettere al nemico quell'oggetto stesso, ch'era venuto in contesa. Per tutte queste cagioni la via, che dovevan gli Americani tener per arrivare a buon fine, non era a niun modo dubbia, nè il congresso l'ignorava. Ma, se utile cosa era stimata, non era meno opportuna, e tutti i circostanti accidenti parevan dar favore alla presente deliberazione. Le armi felicemente usate nel Massacciusset, nella Virginia e nella Carolina Meridionale, province tanto principali, la prosperità delle prime fazioni loro sul mare, e l'abbondanza delle prede fatte sul nemico dai corsali loro davano più che probabile speranza, che gli Americani avrebbero seguitato tutto ciò, che il congresso avesse deliberato. Il terrore delle armi inglesi per quei primi prosperi fatti era negli animi loro scemato maravigliosamente, la confidenza nelle proprie molto accresciuta, il consenso dei popoli confermato; e l'infelicità dei primi tentativi dei leali aveva questi sbigottiti, ed indotto nei libertini la opinione, ch'essi capaci non fossero a tentar alcun moto d'importanza. Ma, se erano impotenti i leali ad ingenerar temenza dell'armi loro, andavano però in questo medesimo tempo facendo congiure, le quali inasprivano grandemente i libertini, ed a maggior odio gli concitavano contro di quel governo, che non contento ad usar la forza, prezzolava ancora, come si credeva, gl'incendiarj e gli omicidi, perchè contro di quelle innocenti città, e contro i cittadini virtuosissimi le orribili arti loro esercitassero. Alcuni leali della Nuova-Jork prezzolati, e messi su, come si divulgò, dal governator Tryon, si erano congiurati ad arrestare, e fors'anche ammazzare il generale Washington e gli altri principali uffiziali, appiccare il fuoco ai magazzini, e pigliare i passi alla città nel momento, in cui le armate britanniche, come si aspettava, sarebbero venute sopra quella. Scoperta la cosa, molte persone, che si erano mescolate nella congiura, furon sostenute, tra le quali due guardie del generale, e lo stesso suo fattore. Alcuni furono giustiziati. L'aver voluto incendiar una sì nobil città, e por le mani nel sangue d'un uomo, al quale portavano i popoli tanta reverenza e tanto amore, eccitò a grandissima rabbia i libertini, sicchè vennero in maggior desiderio di separarsi da quel governo, che secondo l'opinione che avevano, dava le paghe a questi scelerati sicarj. L'Inghilterra stessa colle sue pubbliche risoluzioni aveva dato grand'incentivo a sì fatta determinazione. La concione dal Re fatta in cospetto del Parlamento aveva persuaso agli Americani, che nulla si voleva rimettere del rigore concetto contro di loro, e che formidabili apparecchiamenti di guerra fare si dovevano. Le discussioni poi e le risoluzioni del Parlamento gli fecero accorgere, quanto fosse debole l'autorità di coloro, che in questo la parte degli Americani difendevano. Ma per la risoluzione dei quindici maggio, colla quale si davano in preda le proprietà americane, sì pubbliche che private, a tutti coloro, ai quali il destro sarebbe venuto di pigliarle, erano venuti gli Americani in credenza, che non solo si volessero contro di sè medesimi usare gli estremi dell'ostilità, ma ancora, che non si volesse con elli fare a buona guerra; che s'intendesse, dovessero cessare a riguardo loro tutte quelle leggi, che in mezzo alle nazioni europee scemano, per quanto possibile sia, i mali della guerra, ed inducono qualche sembianza di civiltà per fino in mezzo alle stragi ed alle rapine. Credettero che contro di essi volesse il governo inglese esercitare non che la guerra, la piratica ed il ladroneccio. La qual cosa se non si poteva aspettare da una nazione esterna, che nemica fosse, molto meno comportare lo potevano nei proprj concittadini; e se gl'Inglesi con questo inusitato modo di procedere erano diventati agli occhi loro più che nemici, così volevano gli Americani diventare ai medesimi meno che concittadini. La benevolenza prodotta dalla congiunzion del sangue, e l'unione dello Stato non possono più continuarsi là, dove non solo sono cessate le leggi e gli usi, che corrono fra le nazioni amiche, ma perfino quelli, che durano tuttavia in mezzo alle più crudeli discordie tra le civili nazioni; e se all'uso dei Barbari intendeva la Gran-Brettagna di esercitar la guerra contro l'America, questa doveva di necessità adoperare, come se fosse una nazione esterna. L'aver poi l'Inghilterra condotto a' soldi suoi, e mandati ai danni dell'America i soldati mercenarj della Germania, i quali si rappresentavano agli occhi dei coloni, come gente da ogni umanità lontana, aveva in questi una incredibile alterazione prodotta. Credevano, non potersi più tenere in luogo di padri coloro, che contro i proprj figliuoli sì crudeli esecutori delle volontà loro inviavano. Questi sono, dicevano, i commissarj, i forieri della pace, che manda all'America l'Inghilterra, gli Essiani, i Brunswicchesi, ed i Waldecchesi (imperciocchè un altro trattato di sussidj avevano i ministri concluso col principe di Waldech). Gli ammazzamenti, le rapine e le implacabili ire di questi prezzolati Tedeschi, come pure anche quelle dei crudeli Indiani sono gl'istrumenti, coi quali spera il governo inglese di vincere la costanza nostra, e sottometterci di bel nuovo al giogo suo. Poichè gl'Inglesi i forestieri spingono ai danni nostri, e noi contro di essi combattiamo, come se forestieri fossero. E poichè ancora dopo un'ingiustissima guerra hanno colle crudeli risoluzioni, e coi barbari soldati rotta e spenta, non solo l'antica congiunzione, ma perfino l'ultima speranza della medesima, così noi nella giustissima causa nostra accettiamo la proposta, la quale, se ci sarebbe orribile e pregiudiziale parata ai passati dì, ci deve parere ora indifferente, e non che utile, necessaria. Egli è certo che le raccontate determinazioni dei ministri, colle quali si erano proposto d'intimorir gli Americani, e fargli calare agli accordi, gli misero per lo contrario più in sull'ostinarsi, e diedero occasione al congresso, ed a tutti coloro, che miravano all'independenza, di mandar sicuramente ad effetto l'intento loro. Che anzi molti di coloro, i quali desideravano di ritornare all'antica dependenza, ne pigliarono tanto sdegno, che si accostarono alle parti dei primi, o molto almeno rimettettero dello zelo a difendere gl'interessi britannici; onde accadde, che i nemici antichi, più forti diventarono per la comune opinione cresciuta in favor loro, e per la congiunzione dei nuovi, e gli antichi amici diminuirono di numero e d'ardore. Il che dee servir d'esempio a quelli, i quali nella concitazion loro si persuadono, che le risoluzioni che atte sono a dividere gli uomini tra di loro, e gli uni spingere contro gli altri, quando essi hanno gli animi raffreddi, lo siano del pari, quando sono da qualche gagliarda passione commossi; perocchè in quest'ultimo caso quello, che mitigar dovrebbe, irrita; quello, che intimorire, incora; quello, che dividere, collega e congiunge. A grado a grado il desiderio dell'independenza s'insinuava vieppiù nelle menti americane. Ad altro oggetto non si pensava, che a questo, ne d'altro si favellava, sì pubblicamente che privatamente, che di questo medesimo. Gli animi eran sollevati universalmente, ed in grandissima aspettazione. Stando le cose in questi termini uscì alla luce un libretto, al quale stavano sottoscritte le parole comun senso; ma era opera di Tommaso Paine, uomo nato in Inghilterra, ed arrivato poco tempo innanzi in America, al quale forse più, che ad alcun altro scrittore il cielo aveva concesso, sapere con istile e con pensieri accomodati muovere e volgere a suo talento gli animi della moltitudine. Certamente si può affermare, che il libro del Comun senso sia stato uno degl'istrumenti più efficaci dell'independenza americana. L'autore si sforzò di provare, e con argomenti molto probabili, che la ricongiunzione coll'Inghilterra era impraticabile per la diversità, anzi per la contrarietà delle parti, e per l'orgoglio britannico, siccome pure infedele pel rancore e pel desiderio della vendetta. Da un altro canto discorreva assai acconciamente della necessità, dell'utilità e della possibilità dell'independenza. Aggiungeva certi sprazzi in sulla monarchia molto accomodati a renderla odiosa nella mente dei popoli, e preponeva a quella il governo dei più. Della costituzione inglese, l'eccellenza della quale niuno, o pochi avevano in quei tempi recata in dubbio, parlò molto alla libera, per quanto spetta alla parte della monarchia; con lode degli altri ordini. Riandò i mali e le calamità pubbliche, alle quali, malgrado la lodata bontà della costituzione sua, era andata l'Inghilterra soggetta, e massimamente dopo il ristoramento della monarchia; e quindi argomentava, che qualche vizio essenziale doveva trovarsi in quella, pel quale era insufficiente a procurar la felicità dei popoli; e questi vizj, questo male segreto affermava esser la Realtà. Da questa ripeteva le discordie intestine, e la frequenza delle guerre esterne. Si rallegrava in fine coi popoli americani, che il cielo e la fortuna avessero loro fatto abilità di poter creare quegli ordini pubblici, nei quali fossero raccolte tutte le eccellenze della britannica costituzione, esclusi i suoi difetti, vale a dire, secondo la mente sua, la Realtà. Non si potrebbe facilmente dire, con quanto consentimento dei popoli sia stata ricevuta questa scrittura del Paine. Chi diventava da ardente arrabbiato, chi da tiepido infervorato, e per fino vi furono di quelli, che da leali diventaron libertini. Ognuno voleva l'independenza.

Il congresso determinò di usar l'occasione. Ma per procedere prudentemente, e perchè non gli cadesse, come dice il volgo, il presente in sull'uscio, volle prima tentar il guado, e fece una risoluzione, la quale, se non era l'independenza stessa, certo molto se le avvicinava. Intendeva di starsene ad osservar gli effetti, per poter quindi procedere più oltre sicuramente. Decretò, che, siccome il Re britannico, in congiunzione coi Pari e coi Comuni della Gran-Brettagna, aveva esclusi per gli ultimi atti del Parlamento gli abitanti delle colonie unite dalla protezione della sua Corona, e siccome nissuna risposta era stata, o sarebbe probabilmente data alle umili petizioni delle medesime per ottener la rivocazione delle offenditrici leggi, e la riconciliazione colla Gran-Brettagna; che per lo contrario tutta la forza di quel reame, aiutata anche da mercenarj forestieri, doveva nella distruzione di quel buon popolo adoperarsi; e finalmente, siccome sono cose che grandemente ripugnano alla ragione ed alla buona coscienza di quei popoli il pigliar più oltre i giuramenti, ed il far le promesse necessarie nel prendere, o nell'esercitar i maestrati sotto la Corona della Gran-Brettagna; e ch'egli è necessario, che l'esercizio di ogni autorità qualsivoglia dalla detta Corona procedente sia totalmente annullato, e tutte le potestà del governo esercitate sotto l'autorità del buon popolo delle colonie; e ciò per mantenervi l'interna pace, la virtù ed il buon ordine, siccome pure per difendere le vite, le libertà e le proprietà dai nimichevoli assalti, e dai crudeli rapimenti dei nemici loro, così era raccomandato alle rispettive assemblee e conventi delle colonie unite, nelle quali nissun governo sufficiente all'esigenza degli affari stato fosse fino a quel dì costituito, ordinassero quel tale, che secondo l'opinione dei rappresentanti del popolo fosse meglio conducevole alla felicità ed alla sicurezza dei mandatori loro particolarmente, e dell'America generalmente. Questa risoluzione, mandata speditamente nelle rispettive colonie, ebbe in questa ed in quella diverso incontro. Alcune avevano già di per sè stesse preoccupato il passo, e, recatosi in mano l'autorità del governo, avevano creato ordini pubblici independenti dall'autorità reale, e questi non più temporali come prima, ma durevoli, senza niuna restrizione o di tempo o di condizione. Così adoperato avevano la Virginia e la Carolina Meridionale. Il Connecticut e l'Isola di Rodi non ebbero che cambiare; poichè già fin dagli antichi tempi ogni autorità vi procedeva dal popolo, e da questo si eleggevano tutti i maestrati, sì quelli, ai quali è commessa la cura di far le leggi, come quelli, il cui carico è di mandarle ad esecuzione. La Marilandia, la Pensilvania, e la Nuova-Jork fluttuarono. Ma vinte finalmente dall'insuperabil temporale, vi si accomodarono. Adunque in ogni luogo erano intenti i popoli delle colonie a creare nuove costituzioni, nelle quali, tratte quelle parti, che all'ordinamento dell'autorità regia si appartengono, tutte quelle forme conservarono, che sono della costituzione inglese proprie e private. Generalmente si vollero diligentemente distinguere le tre potestà, legislativa, esecutiva e giudiziale; e specialmente molta gelosia si dimostrò intorno all'esecutiva. La legislativa fu divisa in alcune colonie in due parti; in altre costituita fu in una sola, e da tutte ebbero divieto tutti coloro, che maestrati tenevano, o uffizj dall'esecutiva. I giudici si pagavano o dalla legislativa, o dalla esecutiva. In alcune tenevano il magistrato a tempo, in altre durante la buona condotta. Il governatore poi, secondo la maggiore o minor gelosia dei popoli, si eleggeva a dovere star in uffizio per più breve, o per più lungo tempo. In alcune colonie otteneva la facoltà del divieto, ed in altre no. In queste ei doveva stare per ogni fatto suo; in quelle per nissuno, perciocchè un Consiglio esecutivo, creato a posta, lo doveva rivedere. In tutte queste disquisizioni, le quali tanto importavano alla futura felicità delle colonie unite, non si sentirono, nè minacce, nè corrucci, nè discordie malaugurose, e pareva, che ognuno, posta in disparte l'ambizione, altro non agognasse, che la prosperità e la libertà della patria; memorabile esempio di prudenza, di temperanza e di benevolenza civile, nel quale se risguarderanno gli altri popoli, non potranno non vergognarsi, seppure la corruzion dei costumi non dispoglia anche i cuori smani dell'abilità del vergognarsi, di essersi in tutti i tempi dimostrati dall'americano così diversi e lontani; imperciocchè essi altro non sepper fare, che correre dai dispareri alla discordia, e dalla discordia al sangue.

Trovato il congresso nelle colonie buona corrispondenza alla sua risoluzione, e volendo dare alla incominciata opera compimento, rimaneva, che venisse da quelle autorizzato a dichiarare l'independenza. Questa bisogna fu con tanta prudenza governata, e di già erano i popoli tanto inclinati al disegno, che la maggior parte delle assemblee provinciali inviarono ai delegati loro al congresso il mandato libero per consentire all'independenza. Alcune di vantaggio fecero loro abilità di far leanze coi principi forestieri. Sole la Pensilvania e la Marilandia si opponevano.

Adunque stando le cose in questi termini, nella tornata del congresso degli otto giugno Riccardo Enrico Lee, uno dei deputati della Virginia, posto il partito della independenza, parlò, dicesi, stando tutti intentissimi ad ascoltarlo, nella seguente sentenza: