Ma intanto gli Americani, ripreso ardire, correvano all'insegne, e l'esercito di Washington si trovò talmente ingrossato, ch'egli alzò l'animo a maggiori pensieri, e credette poter tentare qualche cosa sulle rive della Nuova-Cesarea. Perciò ordinò a Cadwallader, che, valicato il fiume, andasse a pigliar un posto forte dall'altra parte, dimodochè però procedendo con molta cautela, evitasse i casi improvvisi. Mifflin con un grosso polso di bande pensilvanesi s'era accostato al generale Irwin, e l'uno e l'altro passarono il fiume. Poco poi seguitò Washington medesimo, e si fece la massa di tutte le genti a Trenton. Quivi le genti della Nuova-Inghilterra, compiute le ferme, se ne volevano andare; ma colle preghiere, e con un caposoldo di dieci dollari ciascuno, i più furon fatti rimanere. Il nemico, che si era fatto forte a Princetown, deliberò di non perder tempo, e di andar ad assalire Washington ne' suoi alloggiamenti di Trenton, prima ch'ei ricevesse nuovi rinforzi, e forse anche sapendo e sperando, che pel finir delle ferme si sarebbe una parte del suo esercito sbandata.
1777
Adunque il dì due gennaio Cornwallis marciava coll'antiguardo sopra Trenton, dove arrivò verso le quattro della mattina. Il retroguardo si trovava a Maidenhead, Terra posta a mezzo cammino tra Princetown e Trenton. Altri reggimenti erano sulle mosse da Brunswick per andar a rinforzare l'esercito principale. Washington, trovandosi il nemico sì grosso e sì vicino, ritirava i suoi alloggiamenti sull'opposta riva del rio di Trenton, che chiamano anche Assumpink, dove, occupato e guardato bene il ponte, attendeva a fortificarsi. Gl'Inglesi si attentavano di passare in varj luoghi; ma sempre invano, trovandosi tutti i guadi ottimamente custoditi. Si diè mano dall'una parte e dall'altra al trar delle artiglierie, sebbene con poco frutto, stando forti gli Americani nel loro vallo; il che durò sino alla seguente notte. Cornwallis aspettava i rinforzi per andar all'assalto all'indomani; ma l'Americano non intendeva di tirar un sì gran dado. Da un altro canto il ripassare la Delawara, ch'era allora più che mai fosse ingombra di ghiacci, ed avendo sì vicino e sì gagliardo il nemico, era impresa troppo piena di pericolo, perchè tentar si potesse. Perciò si trovava di nuovo in grandissima difficoltà. In questo stato di cose fece Washington una molto audace risoluzione, e questa si fu, poichè si era condotto tanto innanzi, che senza manifesto pericolo non poteva tornar indietro, di abbandonar ad un tratto le rive della Delawara, e di portar la guerra nel cuore stesso della Nuova-Cesarea. Avvisossi, che Cornwallis, siccome pareva più verosimile, dubitando di esser tagliato fuori dalla provincia della Nuova-Jork, e temendo forte per le canove, che abbondantemente ad uso di tutto l'esercito britannico s'eran fornite in Brunswick, si sarebbe anch'esso allontanato dal fiume, ed in tal caso la città di Filadelfia sarebbe preservata, una gran parte della Nuova-Cesarea ricuperata, e la guerra da difensiva cambiata in offensiva; il che avrebbe dato nuovo animo all'universale dei popoli. Ovvero, persistendo l'Inglese nel suo disegno, si sarebbe recato al di là del fiume, ed impadronitosi di Filadelfia. Ma, qualunque avessero ad essere gli effetti di questo sinistro avvenimento, sarebbe stato sempre miglior consiglio il perder Filadelfia, conservando intiero l'esercito, che il perder ad un tratto e quella, e questo. Fatta la deliberazione, la quale fu approvata da una Dieta di tutti i capitani dell'oste, si pose tosto mente a mandarla ad effetto. S'inviaron gl'impedimenti più sotto a Burlington; e quando fu alta ora, cioè un'ora della mattina, non buzzicandosi i nemici, gli Americani riaccesi i fuochi nel campo loro, lasciate le guardie al ponte ed ai guadi, perchè secondo il solito facessero la ronda, e battessero le strade, si difilarono con eguale, e silenzio, e rattezza, passando per la via più lunga di Allenstown per isbrigarsi dal rio, e schifar l'incontro del nemico a Maidenhead, verso Princetown. S'eran posati quella notte in questa Terra tre reggimenti inglesi, due dei quali già s'erano inviati a levata del sole per alla volta di Maidenhead. Sopraggiungevano in questo mentre gli Americani, e gli assalivano con molta vigorìa. Gl'Inglesi si difendevano con gran valore, dimodochè le milizie americane, le quali erano andate le prime all'assalto, si volgevano in fuga, e si ritiravano disordinate. In questa prima affrontata fu ferito mortalmente il generale Mercer, mentre faceva ogni sforzo per rannodar i suoi. Ma Washington, veduta la rotta della vanguardia, e conoscendo ottimamente, che la perdita della giornata sarebbe stata la totale rovina dei suoi, si spinse avanti colla sua schiera composta di quelle genti, che avevano avuta la vittoria di Trenton, e rinfrescò la battaglia. Sopraffatti i due reggimenti inglesi dal numero e dalla furia del nemico, furon separati l'uno dall'altro, e si trovarono in grandissimo pericolo. Il colonnello Mawhood, che ne guidava uno, dopo d'aver sostenuto con maraviglioso ardire per un pezzo il durissimo assalto, fatto un grande sforzo, e puntando colle baionette ferocemente, si aprì la via per mezzo gli ordini delle schiere nemiche, e si ritirò a salvamento a Maidenhead. L'altro, che era la retroguardia, sostenuta lunga pezza la carica, non potendo aprirsi la via verso Maidenhead, ritornò per la via di Hillsborough a Brunswick. Un terzo, che si trovava tuttavia a Princetown, si ritirò anch'esso, dopo un leggier conflitto, di gran passo a Brunswick. Morirono in questo fatto degl'Inglesi da cento, e circa trecento furon fatti prigionieri. Dal canto degli Americani pochi meno morirono. Ma tra questi il generale Mercer, lodato ed esperto capitano della Virginia, lasciò grandissimo desiderio di sè nell'animo di tutti, e principalmente in quello di Washington, il quale lo riputava molto, e teneva caro. Dopo il combattimento gli Americani fecero la mossa a Princetown.
A levata del dì, accortosi Cornwallis, che gli Americani avevano abbandonato il campo di Trenton, e conosciuto tostamente, qual fosse il disegno loro, levatosi anch'esso dal suo si avviò molto tostamente verso Brunswick, temendo delle bagaglie e munizioni che ammassate vi erano. Arrivò alla coda dell'esercito americano a Princetown. Washington si trovava di nuovo in grave pericolo. I suoi soldati erano aggravati dal sonno, non avendo dormito le due notti precedenti, ed oltreacciò stanchi dalle fatiche, afflitti dalla fame, pressochè nudi in quella sì aspra stagione. Aveva alle spalle un nemico, che lo perseguitava, possente di numero, fresco dal riposo, abbondante di tutte le cose. In tal condizione, non che potesse sperare di continuar ad offendere, doveva recarsi a gran ventura, se potesse a luoghi forti e sicuri ritirarsi. Per il che, lasciata la Terra di Princetown, s'incamminò rattamente verso le parti superiori e montagnose della Cesarea; e per ritardare il nemico ebbe rotti i ponti sul fiume Millstone, che corre tra Princetown e Brunswick. Quindi, valicato il fiume più grosso detto il Rariton, andava a porre gli alloggiamenti a Pluckemin, dove le sue genti si riconfortarono dalle sofferte fatiche e dai corsi pericoli. Ma trovandosi molto debole, ed assottigliandosi il suo esercito ogni dì di vantaggio pel numero degli ammalati e degli andantisi, deliberò di accamparsi più in su in un luogo più sicuro. Perchè, dopo che ebbe per la necessità delle cose tentato colle precedenti fazioni la fortuna, gli piaceva il procedere sicuramente, e l'uscire il meno che potesse dalla potestà di sè medesimo. Si ritirò a Morristown nell'alta Cesarea. Cornwallis, non credendo di poter seguitar il nemico con frutto su per quelle balze, si avviò a Brunswick, dove trovò il generale Matthews, che aveva avuto una gran battisoffiola, e già aveva incominciato a sgomberar le bagaglie e le munizioni. Ma Washington, ricevuti alcuni racimoli di nuove fanterie, e riconfortati i suoi, fra breve uscì di nuovo alla campagna correndo tutto il paese sino al fiume Rariton; che anzi, valicato questo, ed entrato nella contea di Essex, s'impadronì delle Terre di Newarck, di Elisabetta, e perfino di Woodbridge, di maniera, che ei signoreggiava tutta la costa della Cesarea, che guarda l'Isola degli Stati. E seppe così bene, e tanto acconciamente pigliar i posti, ed affortificargli, che i regj non ebbero ardire di tentare di sloggiarnelo. In cotal modo l'esercito britannico, il quale aveva corso vittoriosamente tutta la Cesarea sino alla Delawara, e ridotto in così imminente pericolo la città stessa di Filadelfia, si trovava ora ristretto nei soli due posti di Brunswick, e di Ambuosa, i quali eziandio per la sola via del mare potevano colla Nuova-Jork aver comunicazione. Così da un esercito presso che ridotto allo stremo fu salvata Filadelfia, preservata la Pensilvania, ricuperata la Cesarea quasi tutta, ed il suo avversario vittorioso e potente in istretti termini confinato; e non che osasse offendere, ridotto alla necessità del difendersi.
Tutte queste sì inaspettate fazioni acquistarono grandissima riputazione al capitano del congresso, e tutte le nazioni, non che l'americana, furono soprapprese da non poca maraviglia. Ognuno lodava la prudenza, la costanza e l'ardimento del generale Washington. Tutti lo chiamavano il salvatore della sua patria; tutti lo pareggiavano coi più riputati capitani dell'antichità, e specialmente col nome di Fabio americano lo distinguevano. Era egli nelle bocche di tutti gli uomini, e nelle penne degl'ingegni più elevati. I maggiori personaggi di Europa fecero con esso lui ogni uffizio di lode e di congratulazione. Così non mancarono al generale americano nè una insigne causa da difendere, nè l'occasione di acquistar gloria, nè l'ingegno per usarla, nè la fama che lo esaltasse, nè tutta una generazione d'uomini atta e molto ben inclinata a celebrarlo.
Il congresso poi, preso maggior confidenza in lui, ed avendo veduto, che per opera sua già s'era risvegliata la fortuna della repubblica, decretò, che nelle consultazioni fatte nelle Diete militari non foss'egli obbligato alla pluralità dei voti, nè al parere degli uffiziali generali, coi quali opportuna cosa credesse il consigliarsi. Volle anzi, che in ogni caso seguisse quei consigli, che di per sè conoscesse, poter ritornare a maggior benefizio dell'impresa. Ritornò il congresso a Filadelfia, intendendo di vieppiù riconfortare i popoli.
Le cose intanto continuarono nel medesimo stato tutto l'inverno, e la maggior parte della primavera. Seguivano però spesse scaramucce tra le due parti, le quali altro effetto non partorivano, che quello di tribolare ed istancar l'esercito britannico, e di dar nuovo coraggio agli Americani. Erano, siccome abbiam detto, le genti del Re ristrette nelle due Terre di Brunswick e di Ambuosa, donde poco s'ardivano di saltar fuori, e non potevano non che buscare alla scapestrata, foraggiare senza pericolo. Perchè non solo la gente assoldata di Washington, ma gli abitatori stessi della Cesarea a grandissima rabbia commossi dalle enormità commesse, principalmente dagli Essiani, e parte anche dagl'Inglesi, prese le armi, saltavan fuori dalle case loro e dai luoghi opportuni alle insidie, e le bande scorrazzanti con subiti assalti opprimevano. Quei, che non potevano portar le armi, facevan l'uffizio di spie, di maniera, che appena, i regj incominciato avessero una mossa, i repubblicani n'erano informati, e si apparecchiavano a sturbarla. Questo tanto cambiamento nell'animo dei Cesariani, i quali, subito dopo le fazioni della Nuova-Jork, dimostrati si erano favorevoli alle armi del Re, debbesi alla barbara ferità, colla quale i soldati del Re la guerra esercitavano, intieramente riputare. Si levò in America un romor universale contro le crudeltà, gli ammazzamenti, i ratti, le rapine del distruggitore esercito; le quali se convien credere, siano state esagerate, forza è pur confessare, siano state la gran parte vere. Questi Essiani naturalmente feroci, per niente avvisantisi nè di umanità, nè di non umanità, nissun modo conoscendo, che violento non fosse, nè altra sorta di guerra, che quella di ridur tosto col maggior possibil danno sì pubblico che privato il nemico a divozione, non mettevano nissun freno alle voglie loro, nè nissun fine alle devastazioni. Fu scritto da alcuni, che fosse nata tra questa gente zotica una opinione, che quelle terre che in America conquistassero, avessero a diventar loro proprie, e perciò riputassero i possessori di queste, come naturali nemici loro, che bisognasse spegnere ad ogni modo. Ma che trovandosi poscia ingannati della opinione loro, venissero in sul saccheggiare ed abbottinare a guerra rotta le cose mobili. E si disse ancora, che questi uomini trauzeschi con tanta ingordigia in ciò si adoperassero, che finalmente ne diventasser sì ingombri di preda, che fossero male atti alle fazioni militari. Questo desiderio del predare accrescevano vieppiù gli Americani cogl'improperj contro gli Essiani. Avvezzi alla libertà detestavano, ed abborrivano quest'imbestiati mercenarj, i quali non contenti, dicevano, di sopportare il dispotismo in casa loro, si facevano ancora per pochi denari gl'istromenti della tirannide in casa altrui, venivano a tramescolarsi in una domestica querela, dove non avevano interesse di sorta alcuna; che avevan lasciate le case loro nel vecchio mondo per venir a far beccheria nel nuovo di un popolo innocente e generoso, il quale non aveva fatto loro ingiuria alcuna; che anzi aveva ricevuto in luogo di asilo, e confortato ospitalmente una moltitudine degli antenati loro, che fuggivano una tirannide simile a quella, che ora vorrebbon essi nell'America stabilire. A queste parole i Tedeschi si accanivano vieppiù, e dimostravan coi fatti la rabbia loro. Era un aspetto terribilissimo e crudelissimo a vedere quella campagna fertilissima abbruciata e danneggiata in ogni suo bene. Amici e nemici, repubblicani e reali, tutti erano vittime di tanto furore. Sverginate le donzelle, svergognate le spose nelle case, e sotto gli occhi dei padri e dei mariti loro. Molte fuggivano spaventate nelle selve. Ma nemmen là potevan trovare rifugio contro la bestiale lussuria dei barbari imperversati, che con ogni diligenza le ricercavano. Le case arse o distrutte, i bestiami o rapiti, o uccisi; ogni cosa disterminata. Il generale essiano de Heister non che comportasse tant'enormità a' suoi soldati, dava loro la briglia in sul collo; ed il generale inglese avrebbe voluto, ma non poteva frenarle. Erano questi Essiani altrettanto numerosi, quanto gl'Inglesi medesimi, e non si volevan disgustare. Quindi questa peste pel malo esempio, e per l'impunità si appiccò alle genti britanniche, sicchè facevano a gara colle tedesche nel rubare, rapire, violare, ardere, e guastare. La Nuova-Cesarea ne fu sperperata in fondo. L'America fu riempita di querele, e la fama di tante ingiurie si sparse per tutta l'Europa con gran carico dell'Inghilterra. I popoli si raccapricciarono; particolarmente i Francesi mansueti di natura, nemici agl'Inglesi, favorevoli agli Americani. Dappertutto si diceva, essere rinati in America per opera del governo inglese il gotico furore e la settentrionale barbarie. Ma tanta immanità ritornò in capo, e riuscì ancor più pregiudiziale agli autori, che non ai sofferitori. Gli amici in America diventaron nemici, ed i nemici di maggior odio e desiderio di vendetta si riempirono. I popoli correvano all'armi più unitamente, e più volonterosamente per cacciar dalle terre loro, come dicevano, quegli efferati ladroni. Così l'enormità dell'esercito del Re egual danno, e forse maggiore arrecarono alla causa britannica, che non le armi stesse di Washington e le risoluzioni del congresso.
Ma questa smania del far suo quello d'altrui aveva anche contaminato l'esercito americano. Mandavansi a ruba le case, e le proprietà dei miseri Cesariani sotto pretesto, che fossero leali. Soldati ed uffiziali in questa brutta usanza si esercitavano. Così gli saccheggiavano gli Essiani e gl'Inglesi, allegando, fossero ribelli; gli depredavano gli Americani affermando, fossero leali. Sì oltre procedette la cosa, che Washington, al quale queste cose infinitamente cuocevano, fu costretto per raffrenare l'insolenza de' suoi e temperare un tanto furore, a pubblicar un bando, le più severe pene minacciando ai commettitori di tante mostruosità.
In questo mezzo i leali facevano vista di voler far novità nelle Contee di Sommerset, e Worcester in su quel della Marilandia, ed in quella di Sussex nello Stato della Delawara, siccome pure in su quel d'Albania e nella contrada dei Moacchi. Vi si mandaron le soldatesche per fargli stare in cervello. Il congresso decretò, si sostenessero, e si confinassero a luoghi sicuri i sospetti. In questo tempo il generale Heath, il quale stava alla guardia delle alture della Nuova-Jork, tentò il Forte Independenza situato nelle vicinanze di Kingsbridge. Ma quei che lo guardavano, risposero audacemente, e si preparavano alle difese. Gli Americani disperando di far frutto per assalto, abbandonata l'impresa, se ne ritornarono a luoghi alti e forti.
Non facendo sul principio di quest'anno Howe nissun moto, che potesse dar sospetto agli Americani, ch'ei volesse di breve uscir a campo, deliberò Washington di usar la presente quiete per liberar dal vaiuolo i suoi, peste sì terribile a quei popoli. Era stato di questo malore talmente afflitto l'esercito settentrionale nel varcato anno, che non altro, se non se gli ostacoli incontrati sui laghi avevano impedito, che l'esercito inglese non venisse sopra il fiume del Nort. Temevasi nel presente di una simile calamità per l'esercito del mezzo. Deliberò Washington di sottomettere tutte le sue genti, e tutti quegli aiuti, che da varie parti gli pervenivano, ad un generale annestamento del vaiuolo. La cosa fu con tanta prudenza condotta nel campo, che niuna occasione fu offerta al nemico di poter far danno. Si ordinò nel medesimo tempo ai medici dell'ospedale di Filadelfia, innestassero grado grado tutti quei soldati, che dalle province meridionali erano inviati al campo, e che venivano a far capo grosso in quella città. Negli altri luoghi di posata le istesse cautele si usavano, in guisa che si ebbe ottenuto per le vicine fazioni un esercito esente da un male, che di gravissimi pericoli poteva diventar cagione. Da quest'esempio delle soldatesche nacque un insigne benefizio a tutte quelle popolazioni; perchè imitandolo generalmente, pochi furono coloro, che non usassero l'innesto, e appoco appoco i popoli diventarono esenti da tal malattia.