Il giorno 18 ottobre, gli alleati, aperto del tutto l'assedio, si levarono da campo, e tale fu la diligenza che usarono nel ritirarsi, che non fu fatta agl'Inglesi veruna abilità di poter far loro danno. I regolari di Lincoln si ripararono sulla sinistra riva della Savanna; le cerne si disbandarono. I Francesi si ritrassero alle navi. D'Estaing, posti di nuovo sopra di queste i soldati, le armi e le munizioni, abbandonando del tutto le spiagge dell'America, commise le vele ai venti, intendendo di recarsi egli stesso con una parte dell'armata in Europa, e di rimandar la rimanente alle Antille. Ma una grossa folata disperdè le navi, le quali penarono poi gran pezza prima che si potessero, raccozzare.

Questo fine ebbe la spedizione di D'Estaing sulle coste dell'America settentrionale, nella quale avevano gli alleati tante liete speranze collocate. Rottogli prima dall'avversa fortuna il disegno della Delawara, abbandonò poscia due volte in sul bel compirla l'impresa di Nuovo-Porto; e finalmente sotto le mura di Savanna, dopo d'essere stato troppo rispettivo nel principio riguardando all'assalto, tanto lo affrettò sul fine, che ne ricevette una grave sconfitta. Acquistò per altro alla Francia due ricche isole nelle Antille, e combattè con non poco frutto una onorevol battaglia contro un'armata inglese esercitatissima, e governata da capitani espertissimi. Era D'Estaing, del pari precipitoso nel risolversi che animoso nell'eseguire; e se la fortuna avesse, siccome amica agli audaci, aiutato l'audacia sua, o voluto favorire gli ottimi consiglj presi dai ministri francesi nelle cose ordinategli, avrebbe fuor di dubbio grandemente afflitta la possanza navale dell'Inghilterra, ed un grande aiuto porto all'America, che dal suo operare aveva sperato il pronto fine della guerra. Con tutto ciò, sebbene l'opera dell'ammiraglio francese non sia riuscita in America di quella utilità, che si aspettava, fu però di non poco vantaggio agli Americani. Imperciocchè la sua presenza contenne gl'Inglesi, che non si recassero sì tosto, come disegnato avevano, contro le province meridionali. Inoltre i ministri britannici, temendo non solo dell'Isola di Rodi, ma ancora della Nuova-Jork, quando le genti loro continuassero ad alloggiare spartitamente in quelle due province, ed in altri luoghi, comandarono a Clinton, volasse speditamente la prima, e tutto il presidio ritirasse alla Nuova-Jork; il che eseguì il giorno 25 di ottobre. Così la provincia dell'Isola di Rodi, la quale era venuta di queto in mano dei reali, tornò nel modo stesso in poter dei repubblicani. E siccome era allora D'Estaing sulle coste della Giorgia, così temendo i generali inglesi, venisse tosto sull'Isola di Rodi, questa votarono sì all'inviluppata, che vi lasciarono le grosse artiglierie, ed una gran quantità di munizioni. Ne pigliarono gli Americani possessione immantinente. Vi lasciarono per alcuni dì sventolare le insegne inglesi; al quale inganno prese molte navi del Re entrarono in Nuovo-Porto altrettanto ricca, che sicura preda ai repubblicani.

Raccontato avendo sin qui gli accidenti della guerra, che nacquero in quest'anno, sia nel continente d'America, sia nelle isole occidentali, ci è ora mestiero descrivere quelle cose, che nel medesimo frattempo avvennero, e che risguardano, o l'erario pubblico, o le opinioni, i moti e le sette di quei popoli agitati da sì gravi e sì spessi rivolgimenti. La congiunzione delle armi di Francia a quelle del congresso, se dall'un dei lati era stata di non poca utilità agli Americani e per dar loro migliori speranze dell'avvenire, e per difendergli effettualmente dagli assalti britannici, dall'altro riuscì di notabil danno rispetto alla comune opinione dei popoli. Questa stessa possente tutela, e quelle speranze che ne furono l'immediato e necessario effetto, furono causa, ch'eglino si dessero a credere, che la contesa fosse ormai vicina al suo fine; che l'Inghilterra fosse per calare; e che altro non rimanesse a farsi, che aspettar quietamente il termine dei mali loro, ed attendere a godersela, e a darsi buon tempo. Quella causa stessa, la quale avrebbe dovuto per l'emulazione verso il possente alleato stimolargli a comportarsi da valorosi, ed a concorrere efficacemente alla comune meta, gli faceva per lo contrario impoltronire, proponendosi eglino di volere anticipatamente, e quando tuttavia durava il pericolo quel riposo godersi, che non avrebbero dovuto desiderare, se non quando avessero ottenuto l'intento loro. In mezzo a quelle vivaci immagini di non lontana felicità, che la vaga immaginazione continuamente rappresentava alle menti loro, non si ricordavano, che il negozio poteva ancor venir guasto in sul compirsi, e che poteva tuttavia, siccome si suol dire, cader loro la gragnuola in sul far della ricolta. La Francia, vedutigli così trasandati, avrebbe potuto far altri pensieri, servendo la trascuraggine loro di pretesto apparente, e d'accrescimento di forza alla ragione di Stato sempre pronta a pigliar le occasioni di fare il suo interesse a spese degli alleati. La Spagna ancora avrebbe potuto starsene, e non si discoprire con grave danno di tutta la Lega, la quale dall'accessione di lei sperava la vittoria certa. Nè pensavano gli Americani, che se le buone armi ed i forti eserciti sono causa, che più presto si finiscono le guerre, così lo sono ancora per ottenere le più favorevoli condizioni della pace. Tutte queste cose nissuna, o poca impressione facevano negli animi dell'universale, e contenti a quello che fin là fatto avevano, e grandi assegnamenti facendo sugli aiuti francesi, si stavano, e parevano voler lasciare tutto il peso del fornire la bisogna all'alleato loro. Questa rilassatezza, la quale era entrata in tutti gli ordini di persone, era altrettanto più grande, quanto era stato più vivo l'entusiasmo degli anni precedenti. La qual cosa era anche maggiormente di sinistro augurio; imperciocchè l'esperienza dimostra potersi bene facilmente concitar i popoli la prima volta, ma risvegliargli da quel torpore che tien dietro all'ardore, difficilmente. I Capi americani più prudenti, e massimamente Washington, conosciuto ottimamente il male, ne stavano di malissima voglia, e vi facevan contro tutti quei rimedj, che migliori e più efficaci immaginar potevano e sapevano. Usavano le esortazioni, gli argomenti della passata gloria, la necessità di non iscomparire in paragon dell'alleato, i pericoli, che tuttora soprastavano, la possanza e le arti dell'Inghilterra. Tutto era nulla. Se ne stavano tuttafiata a gambe larghe, e lasciavano portare al caso le cose di maggior momento. Non vi era modo che si volessero risentire. La bisogna del reclutare procedeva peggio che lentamente. I soldati, che si trovavano all'esercito di Washington, alcuni, perchè avevano finite le ferme, altri, perchè eran loro venute a noia le guerre, lo desertavano, ed alle case loro ritornavano. Nè il riempire le compagnie assottigliate era facil cosa a conseguirsi. Pochi, o nissuno volevan obbligarsi giusta le provvisioni del congresso a tre anni, o sino al finir della guerra. Il condurgli per un più breve spazio, oltrechè riusciva di poco profitto, non era anche concesso per la torpidezza dei popoli. Il trar le sorti, ed obbligargli per forza ad andar sotto le insegne era creduta, ed era in vero in mezzo a quelle opinioni che regnavano, cosa troppo pericolosa. Dormiva ogni cosa nell'esercito, avendo per grazia, che gl'Inglesi non l'assaltassero. Queste state sono le cagioni per le quali così freddamente procedettero in quest'anno le cose della guerra, e per cui Washington, oltre la sua naturale prudenza di non volere, se non avvantaggiatissimo, riporre nel rischio delle battaglie una impresa, che già credeva vinta, non che assaltar volesse, recava a sua gran ventura il non essere assaltato. Che se le cose fossero avvenute, non come andarono, ma come avrebbero dovuto andare, gli si sarebbe scoperta qualche buona occasione di fare un gran fatto in servigio e gloria della patria sua; e forse gl'Inglesi non se ne sarebbero stati nella Nuova-Jork così quieti, come fecero tutto l'anno, e l'Isola di Rodi non avrebbe penato sì lungo tempo a ritornare alla divozione dell'America; poichè si trovavano i reali in quei primi mesi molto indeboliti per cagione dei soldati mandati alle fazioni delle Antille e della Giorgia. Ma in mezzo ai popoli tumultuanti, presso i quali il governo, siccome nuovo, è più debole, e la volontà dei particolari uomini, siccome con minor freno, più forte, e le comuni opinioni, che solo nascono dagli ordini stabili, non ancora fermate, non è raro che si perdano le migliori occasioni. E se l'imprese loro riescono qualche volta a buon fine, ciò più spesso dalla buona ventura, che dalla costanza loro si dee riconoscere. Tal era la condizione a questi dì dei popoli americani, e se nella Giorgia e nella Carolina si fe' qualche sforzo per ributtar l'inimico, ciò fu massimamente per mezzo delle bande paesane di quelle due province, alle quali la cosa toccava sì strettamente. Le altre non si mossero, o fecero provvisioni assai fredde; perciocchè, rilassato il nodo della comunanza, non riputavano proprio il pericolo altrui.

Nè solo, ferme quelle prime caldezze, vi era grande la tiepidità delle menti, ma non vi era minore la cupidigia del guadagno, e lo sfrenato desiderio delle ricchezze, fossero qualsivogliano i mezzi di acquistarle; o buoni, o cattivi, o leciti, od illeciti, di ciò poco si curavano. Nata vi era fra gli Americani di quei tempi, siccome pur troppo suol avvenire nei rivolgimenti politici delle nazioni, una generazione d'uomini che convertivano in lor prò, e nel privato interesse loro le miserie del comune. Costoro poco curandosi di dependenza o di non dependenza, di libertà o di non libertà attendevano a far sacco con popparsi e succiarsi lo Stato; e mentre i buoni cittadini, o si logoravano nelle fazioni militari, o si travagliavano nelle consulte, dando alla patria non solo il tempo, ma ancora le sostanze, il sangue e la vita loro, questi impronti ladroni le facoltà sì pubbliche, che private senza vergogna alcuna manomettevano ed arraffavano. Quindi non v'era contratto privato, ch'essi non vi usureggiassero su, e non vi facessero dentro i disonesti guadagni, nè endica pubblica, che lo Stato facesse per uso degli eserciti, nella quale non si ficcassero dentro. Dal che ne nasceva, che si spendeva assai, e poco si otteneva. Nè anco nissuno si pensi, che mai si sia da modesti e virtuosi amatori della patria loro tanto romor menato, o tante dimostrazioni fatte d'amor della patria, come costoro menavano e facevano. E' pareva ch'essi soli fossero i zelatori, essi gli ottimi cittadini; e coloro i quali erano in grado, e tenevano i maestrati, e che non volevano alle tresche loro prestar le mani, tosto sì eran chiamati dai medesimi tiepidi, leali, reali venduti all'Inghilterra; come se stato fosse debito di coloro, i quali si erano abbattuti al governo della repubblica in circostanze sì calamitose, l'arricchirgli. Che poi queste cose dicessero essi, non è da far maraviglia; perciocchè non v'è mai stato ladro che non sia mai stato prima ingannatore; ma quello, che era più strano e poco credevole, questo era, che trovavano, chi loro credeva. Questa peste andava serpendo, e già già s'era insinuata nel cuore stesso della repubblica. Quindi i buoni si ristavano, i malvagi alzavano la cresta. Ogni cosa minacciava una prossima rovina. Quest'erano le speranze dell'Inghilterra. Del quale sì gran mutamento in quelle genti, altre volte di sì lodevoli costumi dotate, se si vogliono ricercar le cagioni, troveremo, che oltre quella generale rilassatezza, che sogliono produr le guerre nelle opinioni morali dei popoli, i reggimenti nuovi, i quali penuriano di pecunia, sono costretti ad accattar questa, o le robe dagli usurai. L'esempio è pernizioso, e si diffonde largamente anche fra i privati. Sono anche i reggimenti medesimi obbligati per la necessità delle cose a conceder molto, e a dar i preferimenti a coloro, che seguitano o paiono seguitar le parti loro, accettando per buono e risponsivo negli affari pecuniali il solo zelo del bene pubblico, o vero o simulato ch'esso sia; e se agevoli debbon essere per forza nel concedere a simil sorta d'uomini, quando si appresentano, debbono per le medesime cagioni esser rispettivi nel castigargli, quando fan mancamento. Brevemente in tali circostanze i buoni debbono per necessità dar la passata ai tristi, e questi vedutisi, non che impuniti, tollerati, non che tollerati, usati, non che usati, spesso incoraggiati, si moltiplicano; e siccome i cadaveri addossati ai corpi sani e viventi gl'infracidano ed uccidono, così essi l'onestade altrui guastano e corrompono. Ma una delle prime e più possenti cagioni di sì strano cambiamento nei costumi americani quello si era dello scapitamento dei biglietti di credito, il quale era venuto a tale in sul principiar del presente anno, che con otto dollari di quelli non si poteva avere, che un sol dollaro di conio. Questo disavanzo andò crescendo continuamente in tutto il corso del medesimo anno, sia per le continue gittate, che ne faceva il congresso, sia pel poco frutto, che sin qui s'era ricavato dall'aiuto delle armi francesi, sia finalmente per le infelici novelle della Giorgia. Nel mese di decembre appena che quaranta dollari di biglietti si potessero spendere per un dollaro d'argento. Una cena, od una coppia di scarpe non si avevano, se non con dugento o trecento lire tornesi in biglietti. Del che non si dee pigliar maraviglia. Imperciocchè oltre l'incertezza dello Stato, correvano nel mese di settembre 159,948,882 di dollari del congresso nelle tredici province confederate. Alla qual somma, se si aggiungeranno quelle dei biglietti gittati dai particolari Stati, si verrà a conoscere, quanto smisurata fosse la totale somma di questa sorta di pecunia, che allora sopraffaceva ed aggravava gli Stati Uniti. Oltre di questo, molto efficace cagione dello scapito dei biglietti erano i contraffacimenti assai frequenti, che fatto ne avevano, e tuttavia facevano i leali e gl'Inglesi. Di questi biglietti così falsificati, ma sì finamente lavorati a guisa dei buoni, che difficilmente si potevano distinguere, ne arrivavano spesso le casse piene dall'Inghilterra; ed i capitani britannici, e specialmente Clinton sebbene questi, come pare, a malincorpo, e costretto a bella forza dai ministri, ogn'industria usavano per fargli trapelar nel paese. Certo è, ch'essi ministri un principal fondamento alla ricuperazione delle colonie ponevano in queste falsificazioni dei biglietti di credito. Perciocchè sapevano ottimamente che quella era la sola pecunia, che potessero spendere il congresso e gli Stati per le provvisioni della guerra; e che se fosse loro venuto meno quel principal nervo, sarebbero di necessità cadute di mano le armi agli Americani. Il qual modo di far la guerra, se non era usato allora la prima volta, nè stato lo è l'ultima, sarà però sempre dagli uomini diritti e dabbene grandemente, ed a buon diritto biasimato ed abborrito. Imperciocchè la fede pubblica si debba serbar anche tra nemici, e la fraude delle falsificazioni delle monete sia di tutte le altre non solo la più dannosa, ma la più vile. A tutte queste cose si aggiungeva, che siccome da una parte il commercio, che gli Americani andavano altre volte facendo coi proventi loro in Inghilterra, ed in parte anco presso le estere nazioni, era interrotto, e dall'altra il suolo e l'industria loro non davano parecchj oggetti indispensabili all'uso della guerra, così questi dovevano procacciare a suon di monete d'oro e d'argento dall'esterno. Dal che ne nacque, che la quantità di queste, che si trovava negli Stati Uniti, la quale di già molto non era abbondante prima della guerra, a' tempi di questa andò appoco appoco scemando, e diventando in proporzione della scarsezza sua più preziosa. Perciò i biglietti divennero anch'essi proporzionatamente di minor valore nell'opinione degli uomini. Da questo smisurato disavanzare dei biglietti non solo accadeva, che le borse si serrassero ed i mercati si sfornissero con gravissimo danno e querela dei popoli, ma ancora, che la fede dei contratti si rompesse, e la rettitudine dei privati si contaminasse. I debitori con poco si liberavano di molto verso i creditori; e se questo nel principio si faceva da pochi, siccome il male si appicca più facilmente che il bene, molti poscia diventarono macchiati della medesima pece; e funne quasi un generale andazzo. Nè in questo i debitori infedeli ed avari risguardavano più a questa persona che a quell'altra, poichè di questi tratti ne furono usati allo stesso generale Washington, il quale i suoi denari aveva prestato generosamente a chi ne aveva bisogno. Vi era anche nata un'altra generazione d'uomini, i quali ad altro non badavano, che al mercanteggiare continuo in sul disavanzo dei biglietti, accortamente valendosi dell'aggio, secondochè quelli acquistavano, o perdevano di riputazione. E questo acquistare, o perdere di riputazione dei biglietti meno procedeva dalle circostanze più o meno favorevoli, in cui si trovasse il pubblico, che dalle novelle, dai raggiri, dai maneggi, dagl'inganni e dai monopolj di costoro. Quindi le arti utili, i traffichi onorati si abbandonavano per correr dietro a questa ghiottornìa dell'aggio. I più tristi ed i più malvagi arricchivano; i buoni ed onesti impoverivano; ogni avere, sì pubblico che privato, in confusione. Nè il male si ristava all'avarizia; ma la contagione di questa scellerata peste più oltre si divulgava nelle menti umane, e siccome suol fare, corrompeva anche tutte le altre virtù. L'avarizia dei privati perturbava le cose pubbliche. Guardavasi da troppi più, che non si potrebbe credere, sopra l'amor della patria, come se una fola fosse, in cui molto più vi fosse da perdere, che da guadagnare. Non volevasi andar soldato, se non con ingordi caposoldi; non dar gli appalti pubblici, senza averne le palmate; non pigliargli, senza smisurati profitti; non entrar negli uffizj o maestrati, se non con disonesti salarj, o per farvi entro la penna. E questa corruttela procedè tant'oltre, che ne fu con troppo manifesto esempio l'antico proverbio riconfermato, che quando l'ottimo si guasta, e' scende del tutto verso la parte più rea.

Ma all'ingorda sete dell'oro si aggiungeva per arrota il furor delle Sette, dal quale invasati erano gli stessi membri del congresso. Il ch'era causa, che pur troppo spesso disputassero tra di loro d'interessi privati e di personalità, piuttosto che delle faccende gravi ed importanti dello Stato. Allorquando una nazione debole si mette sotto il patrocinio di una potente, e che di questa si trova in gran bisogno, vi sorgono di necessità in mezzo della prima le Sette e le fazioni. Alcuni risguardando molto più agli interessi della patria loro, od alla propria ambizione, che alla necessità di conservar la buona armonia colla nazione più possente, seguendo meglio il diritto, che la ragione di Stato, fanno spesso, e dicono di quelle cose, che agli agenti di essa nazione arrecano non poco disgusto. Altri, o perchè così credano, che sia il meglio della patria loro, ovvero per arrivar ai fini loro particolari, si dimostrano più arrendevoli, e concedono largamente, e piaggiano offiziosamente, e fanno le invenie bassamente. Quelli chiamansi independenti, questi dependenti. Errano i primi; perciocchè non si possono usar in tutto le maniere dell'independenza, laddove s'ha un indispensabile bisogno del patrocinio altrui. Errano i secondi; perciocchè il conceder troppo accresce la gola altrui, e fa anche venir voglia di addomandar troppo; e serbar in questi casi un giusto mezzo è cosa più malagevole, che taluno potrebbe immaginare. Questi ultimi sono per l'ordinario, o debbon esser più accetti agli agenti sovrannominati, perciocchè ne fanno essi più facilmente il voler loro, e servon loro (quando i dependenti sono di quei, che vogliono conseguir i proprj fini d'avarizia e d'ambizione) di calunniatori, di rapportatori e di spie, astenendomi anche per amore della modestia dall'usar parole più gravi. Ma tra di loro son gagliardi i contrasti e le impronte dicerìe. Gli uni rimproverano agli altri, volere dei proprj interessi la patria loro intiera ed avvinta dare in preda ai protettori; far mercato di quella: esser più del paese dei protettori, che del loro; gli chiamano vile e disprezzabil gente. Gli altri rimproverano agli uni, volere per un intempestivo orgoglio far capitar male lo Stato, perdendo la protezione; doversi prima acquistare l'independenza, poscia far gl'independenti; in tutte le azioni loro gli uomini prudenti, e massimamente gli statuali andar pei tragetti, quando la dritta via conduce al precipizio; non doversi governar gli affari di Stato coi moti dell'amor proprio degli uomini privati; in quelli il più profittevole essere il più onorevole; e nessuno mettervi dell'onor suo, quando ottiene il fine, che si era proposto. Queste cose dicevano i più temperati fra i dependenti; ma i più scatenati fra i medesimi, e quei, che non eran netti, gridavano a testa, quest'independenti esser nemici alla Francia, amici all'Inghilterra; essere traditori; intendersela cogl'Inglesi; a questi disvelare i segreti dello Stato; volere il rompimento della fede pubblica data nel trattato d'alleanza; desiderare ed operare, che posta dall'un de' lati l'alleanza francese con tanta solennità giurata, si dia ascolto alle proposte di pace fatte dall'Inghilterra, e si faccia con questa la lega. Conciossiachè a questi tempi i ministri britannici non cessavano di tentar gli animi dei Capi americani con nuove offerte di pace, anche riconoscendo la independenza. Ciò facevan essi, o per ingelosir la Francia, o per far nascere le Sette in America, o per ottener invero la pace e l'alleanza dagli Stati Uniti. Che che si debba pensare delle intenzioni loro, queste tente avevano in America l'effetto, che forse si erano proposto, operato, e non vi mancando neanco delle male zeppe desiderose di veder male, che le aiutavano, le parti e gli umori vi bollivano gagliardamente. Per verità non solo i particolari cittadini, ma ancora quelli, che tenevano i gradi, attendevano meglio a proverbiarsi, ed a bisticciarsi tra di loro, che alle faccende dello Stato. Questi semi di discordia cittadina, che già eran pullulati, e cresciuti gran tempo prima, crebbero ancora vieppiù, quando colla flotta di D'Estaing arrivò in America Silas Deane, prima agente del commercio americano in Europa, poscia uno dei tre commissarj, che avevano fermato il trattato d'alleanza a Parigi. Costui scontento nell'animo all'esser stato rivocato, e volendo fare un gran romore in testa agli altri, perchè gli altri nol facessero a lui, e parere il buono ed il bello coi Francesi, andava pria seminando, poscia stampò, che il congresso non voleva udire in sulla relazione della sua missione a Parigi; che non voleva aggiustar i suoi conti; che Arthur Lee, uno dei tre commissarj, e Guglielmo Lee, agente pel commercio del congresso in Europa, ed i due fratelli loro membri del congresso parteggiavano per l'Inghilterra, e con questa tenevano pratiche segrete; ch'essi, e tutti quelli, che tenevano con loro, volevano la Francia disgustare in varj modi, e specialmente col non volere, si rimborsassero a quei Francesi, i quali avevano sul principio della guerra fornite le armi e le munizioni all'America, lo somme che speso vi avevano dentro; che volevan ora tôrre il grado a Franklin, come una volta l'avevano voluto tôrre a Washington; cambiare in somma gli uomini e le cose, e dare un altro indirizzo agli affari dello Stato. La diceria, che Silas fe' stampare in questo proposito, e diffondere largamente per gli Stati nel mese di decembre del 1778, causò un grandissimo romore; le parti vieppiù si riscaldavano, ed i rancori s'inviperivano. I Lee risposero modestamente. Ma gli fu bene arrovesciato da Tommaso Payne, e da Guglielmo Enrico Drayton tal ranno addosso, che non ne rimase in capitale. Si rivoltarono eglino al Silas Deane dicendogli, che non solo il congresso lo voleva udire, ma che di già lo aveva udito, e scrittogli di volerlo ancora udire; che se non aveva ultimato i suoi conti, questo era, perchè le partite non erano provate, avendo esso Deane, o a caso o a studio, lasciato in dietro in Francia i ricordi; che se Arthur Lee teneva pratiche segrete in Inghilterra, questo faceva, perchè lo doveva fare, essendo ambasciadore; e che potevan essi bene affermare, che il congresso aveva da Lee durante l'ambascerìa di lui in Parigi migliori lettere, e di gran lunga più grasse d'avvisi ricevute, che non da Deane, il quale non ne scrisse mai, che vane non fossero; che l'amicizia della Francia, siccome generosa, si poteva meglio conservare coll'altezza d'animo, che coll'andar bassamente a' versi, e col confettar i suoi agenti; che se non si eran volute far le rimesse per rimborsar quei Francesi, che somministrato avevano le armi e le munizioni, ciò era, perch'egli stesso, il Deane, in un coi due altri commissarj aveva scritto, che per quelle somministrazioni nissuna rimessa si doveva fare, essendo quelle doni gratuiti, presenti generosi di gente bene inclinata a favor dell'America; che non si aveva un pensiero al mondo di voler tôrre il grado a Franklin, perciocchè si era ottimamente conosciuto, quanto le notizie mandate, ed i contratti fatti in Francia da quell'uomo onorando fossero differenti da quelle e da quelli, che mandate, e fattivi aveva Deane; che si ricordavano bene, quanto quei Francesi, ch'erano stati in detta con Franklin per condursi agli stipendj dell'America diversi fossero, e di costumi e di pretensioni da quelli, che avevano fatto le parole con Deane. Nelle quali cose tutte, se vi fosse entro materia poco onorevole a lui medesimo, nissuno meglio di lui poterne giudicare; che poco si conveniva a Deane il rammentar i maneggi o veri, o falsi fatti contro Washington, perchè egli stesso, quando si trovava agente pel congresso in Parigi, aveva mosso parole, considerassero molto bene, se non sarebbe utile stato il condurre a capitano generale delle genti americane qualcuno dei più riputati generali d'Europa, come per cagione d'esempio il principe Ferdinando, ed il maresciallo di Broglio; che si doveva finalmente, e si voleva serbar la fede data alla Francia, ma che si dovevano, e volevano, seguendo l'uso di tutti gli Stati, udire le proposte, ed intrattenere le pratiche, da chiunque, o con chiunque procedessero, e ciò per farne il buon prò in benefizio della patria. Queste cose pubblicate da Payne, e da Drayton assai dispiacquero al Gerard, ministro di Francia, insospettitosi all'udir rammemorare di quelle pratiche coll'Inghilterra, e quel non voler pagare le somministrazioni. Ne fe' querela con molto romore al congresso. Questi, per acquetarlo, decretò, ch'ei disapprovava le cose contenute nei memoriali stampati di Payne e di Drayton; ch'era persuaso, le somministranze state non esser un presente. Per verità il congresso n'era stato fatto debitore in sulle partite, o che realmente non fossero elleno un presente, del che molti dubitarono, o che Deane pei beveraggi ingordi così avesse operato, si facesse, come alcuni eziandio portaron opinione. Decretò ancora, che gli Stati Uniti non avrebbero mai concluso nè pace, nè tregua colla Gran-Brettagna senza il formale, e precedente consentimento dell'alleato loro. Tommaso Payne chiese, ed ottenne licenza dall'uffizio che teneva di segretario del congresso per gli affari esteri; perciocchè questo era, o si mostrava scontento di Payne, per aver esso in questa gara scoperto qualche embrice più, che non avrebbe abbisognato.

Tale quale abbiamo fin qui raccontato era la corruzione delle Sette, e lo stato delle parti in America, le quali si sarebbero forse rotte in attuale discordia, se meno quei popoli stati fossero usi alla libertà, o se il gravissimo pericolo, in cui si trovarono poco dopo le due Caroline per l'assedio fatto dal generale Clinton alla città di Charlestown, siccome pure i negoziati prima, ch'ebbero luogo colla Spagna, poscia l'intervento suo nella guerra non avessero tenuto sospesi gli animi, e rivolti ad un'altra parte. Ardeva, come già abbiamo detto, la Spagna di desiderio di venir a parte della contesa sia per l'odio immortale, che si portavano vicendevolmente le due nazioni spagnuola ed inglese, sia affine di abbassare quel detestato orgoglio, sia ancora, e principalmente per acquistare a sè Gibilterra, l'Isola Giamaica e le due Floride, tant'opportune per ottenere l'intiero dominio del golfo del Messico. A questo partito era anche stimolata la Francia, la quale oltre l'interesse comune, ch'ella aveva in questa causa, ogni dì la stringeva e gravava, eseguisse le condizioni del patto di famiglia. Ma da un altro canto ella stava in ponte, e procedeva molto rispettiva. Perciocchè non le andava troppo a sangue l'independenza americana, pensando, se si fosse lasciato prender piede a quell'esempio, non le desse cagione di temere per le sue colonie. Oltre di ciò iva facendo le viste di non volersi discoprire, in ciò forse intendendosela colla Francia, per ottener in suo prò più profittevoli condizioni dagli Americani. Era alla Francia incresciuta la necessità, in cui era stata ridotta di scoprirsi avanti il prefisso tempo dall'inaspettata vittoria di Gates, la quale aveva indotto il vicino pericolo, che l'Inghilterra si acconciasse, riconoscendo l'independenza, coll'America. Avrebbe essa voluto più lungo tempo indugiarsi, e che gli Americani avessero provato i più estremi danni, perchè calassero ad accordi più a sè vantaggiosi, che non erano stati quelli, che furon fatti pei due trattati di commercio e d'alleanza. Ma giacchè la fortuna tanto favorevole a quelli aveva guasto l'occasione e rotti quei disegni, si voleva almeno far pagare caro ai medesimi l'intervenimento della Spagna, l'utilità e la necessità del quale molto accrescevano a bello studio, intendendo ora in tal modo con una tempestiva ritrosìa ottenere ciò, che per la pressa avuta a tempo della dichiarazione della Francia non si era potuto impetrare. L'oggetto finale di tutti questi maneggi era di fare assicurare nel futuro trattato di pace ai sudditi della Francia le pescagioni di Terra-nuova con esclusione dei sudditi degli Stati Uniti, ed alla Spagna la possessione delle due Floride, la privata navigazione del fiume Mississipì, esclusine gli Americani, coll'acquisto di quelle contrade, che sono poste sulla sinistra riva del fiume medesimo, e dietro i confini delle province degli Stati Uniti. A questo fine il Re Cattolico per far vedere agli Americani, quanto si recasse a cuore gl'interessi loro, agli Spagnuoli, ed a tutta l'Europa, siccome si suol fare, la pace, e per parer anche entrar più giustificato nella guerra, offerì la sua mediazione, la quale sapeva benissimo, che l'Inghilterra non avrebbe accettata. Imperciocchè non era nascoso all'Inghilterra, che la Spagna congiunta con sì stretti vincoli alla Francia non poteva essere un mediatore indifferente, ed inoltre, che i mediatori parziali finiscono sempre per diventare scoperti nemici. Ancora avendo il Re di Spagna in animo di proporre, come mediatore, che nel negoziato per la pace si avessero dall'Inghilterra le colonie a trattare come independenti, non era da presumersi, che ad una tale condizione, la qual era precisamente il punto principale della contesa, fosse quella per acconsentire. Propose adunque il marchese d'Almodovar, ambasciadore pel Re Cattolico alla Corte di Londra, oltre della sovrascritta, le seguenti condizioni d'accordo; che, acciocchè potesse più facilmente acquetarsi la guerra, le due Corone di Francia e della Gran-Brettagna ponessero giù le armi, e consentissero ad una universal tregua; che i plenipotenziarj rispettivi convenissero in un accordato luogo per ivi le differenze loro terminare; che la Gran-Brettagna concedesse anch'essa una simil tregua alle colonie americane; che quella e queste posassero le armi; che si regolassero tra queste due parti i confini, i quali nè l'una nè l'altra, durante la tregua, potessero trapassare; che uno, o più commissarj del Re britannico, e delle colonie convenissero nella città di Madrid per acconsentire agli anzidetti patti, ed a tutti quegli altri, che potessero confermare la tregua. All'offerta di questa mediazione si andaron divincolando i ministri britannici, interponendo varie dilazioni; perciocchè accettarla non volevano per non riconoscere l'independenza, e rifiutarla neppure, sia per non mettere così alla dirotta i popoli della Gran-Brettagna in mal umore, sia per aver tempo intanto d'introdur le pratiche loro presso le Corti d'Europa. Intendevano di offerir favorevoli condizioni alla Francia per separarla dall'America, ed all'America per isbrancarla dalla Francia. Ed in caso, che, come presumevano, questi trattati non avessero ottenuto l'effetto loro, volevano fare ogni sforzo presso altri potentati perchè si muovesse qualche scacco in Europa a' danni della Francia, sperando, che, occupata questa nella guerra terrestre, sarebbe resa meno potente alle cose di mare, e ne avrebbero facilmente conseguito la vittoria. Consideravano ancora, che quando si fossero scoperte in Europa nuove armi contro la Francia, sarebbero meglio gli Americani stati inclinati a dar ascolto alle proposizioni dell'Inghilterra, ed a calar agli accordi. Sì fatti erano i consiglj dei potentati, ch'erano in guerra, e di quei che ci volevano entrare. Intanto la Francia e la Spagna per ottener dagli Stati Uniti quei patti, i quali dopo la separazione dell'America dall'Inghilterra, erano la principal mira di queste mene, avevano operato di modo, che il Gerard, ministro francese a Filadelfia, si rappresentasse, come fece, avanti il congresso, dandogli contezza della mediazione offerta all'Inghilterra dal Re Cattolico, ed osservando, che siccome il fine della mediazione era la pace, così era molto probabile, che si appiccasse qualche pratica per negoziarla e concluderla. Esortava, creasse il congresso plenipotenziarj autorizzati a venir a parte di questi negoziati sia coll'Inghilterra, sia colla Spagna. Prescrivessero nel medesimo tempo i termini, coi quali intendevano di concluder la pace. Nel che aggiungeva, che portava opinione, s'appartenesse al dover suo di avvertire, che sarebbe stato il meglio, che non portassero l'animo più alto di quello, che si convenisse alla loro presente fortuna, e ch'essi termini fossero modesti, affinchè l'Inghilterra non si ritraesse, e fosse la Spagna abilitata a proseguir la sua mediazione sino alla conclusione della pace. Che in quanto al riconoscimento dell'independenza da parte della Gran-Brettagna, era da credersi, ch'essa avrebbe per quell'orgoglio, che hanno, e debbono avere i sovrani, grandissimamente ripugnato al farlo espressamente; che per questo si era provveduto nel trattato d'alleanza coll'avere stipulato, che lo scopo di questa fosse l'ottener agli Stati Uniti l'independenza espressa, o sottintesa; che sapeva la Francia per propria sperienza, quanto ostica cosa sia, e dura ai monarchi lo sputar fuori quelle parole, di riconoscere per independenti coloro, che avuto avevano in luogo di sudditi; che la Spagna ne' tempi andati non aveva l'independenza dell'Olanda riconosciuta, se non se tacitamente, e dopo una guerra di trent'anni, ed espressamente dopo una resistenza di settanta; che sino a quei tempi medesimi la repubblica di Genova, ed i tredici Cantoni svizzeri non avevano ancor potuto impetrare un espresso riconoscimento degli Stati loro, e della sovranità ed independenza da parte degli antichi signori. Proseguiva il ministro dicendo (imperciocchè voleva egli aver la sembianza di persuader questa cosa con molta efficacia, sapendo benissimo, che gli Americani non l'avrebbero acconsentita, e che perciò per indur la Francia e la Spagna a voler anche esse l'espresso riconoscimento dell'independenza ottenere dall'Inghilterra, avrebbero quelli fatte loro tutte le concessioni, che desideravano), che purchè si avesse in fatto la cosa, poco si doveva rimanere alle parole. Faceva anche sentire, e ciò per fargli star duri a non concedere ciò, ch'ei domandava, ch'ei credeva però, che gli Stati Uniti, e per la situazion loro, e pel modo, col quale avevano governato la resistenza erano in diritto di pretendere migliori condizioni, che l'Olanda, la repubblica di Genova ed i Cantoni svizzeri non avevano. Ma temendo, che tutte queste cose non bastassero per muover gli Americani a far le concessioni, andava Gerard tuttavia avvolgendosi in parole, dicendo, che non solo era necessario l'abilitar con moderati termini il mediatore a poter piegare l'Inghilterra alla pace, ma che di più era mestiero tali condizioni offerire al mediatore per sè medesimo, che, ove la pace non si potesse ottenere dalla Gran-Brettagna, potesse gl'interessi e le armi sue a que' della Francia e dell'America accoppiare, compiendosi in tal modo quel triumvirato, che si aveva in mira, e che solo dar poteva la vittoria certa. Imperciocchè, sebbene le armi della Francia e dell'America erano sufficienti per tener a bada, e per resistere a quelle del nemico, solo la congiunzione di quelle della Spagna poteva renderle prepotenti, ed allontanar quei mali, che seguirebbero da un solo sinistro avvenimento; che infatti si vedeva, che la bilancia sin là era stata uguale dalle due parti, e che un nuovo peso era necessario per farla traboccare. Così andava Gerard battendo intorno le buche per far uscir gli Americani. Motivava poscia delle pescagioni di Terra-nuova, della possessione delle Floride, della navigazione del Mississipì, dell'occupazione da farsi dalla Spagna delle terre di ponente, che sono quelle, le quali ora compongono quel paese, che chiamano lo Stato di Kentucky.

Il congresso, avute queste comunicazioni, andava riflettendo quello che fosse da farsi. Da una parte considerava, che mettesse molto conto a loro l'intervento della Spagna; dall'altra gli pareva, ch'ella ne volesse troppo, e ripugnava grandemente al far tutte quelle concessioni, che la Spagna e la Francia desideravano. O fosse questa ripugnanza, od i dispareri, che ne nacquero fra i suoi membri, poichè al guarentire la possessione delle Floride alla Spagna tutti consentivano, alla rinunziazione della navigazione del Mississipì tutti ripugnavano, a quella della possessione delle terre occidentali molti, a quella delle pescagioni la maggior parte, massimamente quei della Nuova-Inghilterra, ovvero che avessero conosciuto, che qualunque avesse ad essere la volontà loro intorno le cose venute in disputazione, tanta era la bramosìa della Spagna al venirne alle mani coll'Inghilterra, e tanta la pertinacia di questa a non voler riconoscere la independenza, che in qualunque modo si sarebbe tra le medesime rotta la guerra, indugiarono tanto a dar le risposte, al crear i plenipotenziarj, ed al fermar le instruzioni, che già si erano tra quei due potentati incominciate le ostilità non solo in Europa, ma altresì in America. Già fin dal principiar d'agosto Don Bernardo Galvez, governatore spagnuolo della Luigiana, si era recato ad una fazione contro le possessioni inglesi del Mississipì, la quale ebbe prospero fine. Ricevute queste novelle, e quelle ancora, che lo stesso Don Galvez aveva nel medesimo tempo pubblicamente a suon di tamburo riconosciuta la independenza degli Stati Uniti nella città della Novella-Orleans, se prima esitavano, ora fatti più arditi negarono di voler fare le concessioni. Per la qual cosa, siccome nonostante la guerra che si era accesa tra la Spagna e l'Inghilterra, Gerard non cessava di dire che quest'ultima si dimostrava inclinata alla pace, e che la Francia e la Spagna vi erano inclinatissime, commettevano nell'istruzioni al loro ministro plenipotenziario alla Corte di Francia, ed a quello che sarebbe creato per negoziar il trattato di pace colla Gran-Brettagna, insistessero, acciocchè siccome il primo, ed il più grand'oggetto della guerra difensiva, che facevano gli alleati, quello era di stabilir la independenza degli Stati Uniti, così si avesse a porre per articolo preliminare in ogni negoziato da introdursi coll'Inghilterra, ch'essa trattasse con essi Stati Uniti, come con Istati sovrani, liberi ed independenti; e che la independenza fosse assicurata e guarentita diligentemente giusta la forma e gli effetti del trattato d'alleanza fatta col Re Cristianissimo. In rispetto poi al diritto della pesca sugli scanni di Terra-nuova, instassero, perchè fosse conservato ai sudditi degli Stati Uniti; e che se l'Inghilterra turbasse loro quelle pescagioni, fosse questo tenuto dalla Francia caso d'alleanza. Commettevano inoltre ai plenipotenziarj, ponessero ogni ingegno, e facessero ogni sforzo per ottener dall'Inghilterra a favor degli Stati Uniti la cessione del Canadà e della Nuova-Scozia (essendo queste pretensioni mosse dai Massacciuttesi ed altri deputati della Nuova-Inghilterra); ma che però se questa proposta non si potesse vincere, non fosse un ostacolo alla conclusione della pace. Vollero ancora, che fossero autorizzati ad accordare una sospension d'armi durante il tempo delle pratiche, con patto però, che l'alleato loro anch'egli consentisse, e tutte le genti nemiche intieramente votassero i territorj degli Stati Uniti. Queste eran le instruzioni date ai plenipotenziarj. Nel rimanente, si governassero giusta la propria prudenza i capitoli della lega ed i consiglj dell'alleato.

Essendo già incominciata effettualmente la guerra tra la Spagna e la Gran-Brettagna, non poteva più il cavaliere de La-Luzerne, il quale era venuto a Filadelfia ad iscambiar il Gerard, presso il congresso addurre, affine di piegarlo a far le concessioni alla Spagna, la utilità e la necessità della congiunzione delle armi spagnuole a quelle degli alleati. Andava perciò ponendo loro sotto gli occhi il vantaggio, che ne risulterebbe grandissimo agli Stati Uniti, se avessero seco loro congiunto il Re Cattolico con trattati d'alleanza e di commercio, coi quali si regolassero i comuni e vicendevoli interessi loro, sia presenti che avvenire. Egli era chiaro, diceva, che la Spagna avrebbe giuocato di migliore contro l'Inghilterra, ove conosciuto avesse gli utili, che doveva ricavare da una guerra intrapresa principalmente in vantaggio e benefizio degli Stati Uniti. Da un altro canto nissuno non vedeva, quanto importasse a ben confermare le forze e la riputazione di essi Stati, se la independenza loro fosse specificata e solennemente riconosciuta da un sì grande e sì possente monarca, quale il Re Cattolico si era, e se con esso lui si congiungessero con un trattato d'amicizia e d'alleanza. Quest'alleanza, continuava esser in cima dei pensieri di sua Maestà Cristianissima, la quale stretta al Re Cattolico con tanti sacri vincoli, ed all'America con quelli della più tenera amistà, non poteva non desiderare ardentissimamente la più intima e durevole congiunzione fra ai loro. Molto si allargò il ministro medesimo in tutta questa materia, aggiungendo anche altri argomenti tratti dal diritto.

Ma tutto fu indarno. Il congresso, avvisandosi, che la Spagna entrava a parte della guerra, non già per gl'interessi di lui, nè per istabilire la independenza dell'America, la quale nella condizione delle cose di allora doveva meglio stimarsi una cosa fatta, che da farsi, ma sibbene pe' suoi proprj, e massimamente per disfare la potenza navale dell'Inghilterra, stava in sul tirato, e non voleva salir questo nuovo scaglione. Tuttavia per dimostrare il desiderio ch'egli aveva di fermare il piè col Re Cattolico, creava ministro plenipotenziario presso il medesimo Giovanni Jay, al quale comandò, che insinuatosi con esso lui vedesse d'indurlo a contentarsi di far un trattato d'amicizia e di commercio cogli Stati Uniti. Gli commettevano, che se il Re Cattolico entrasse nella lega contro la Gran-Brettagna, avrebbero gli Stati Uniti consentito, che egli assicurasse a sè stesso la possessione delle due Floride; che anzi, quando avesse nei trattati ottenuto il consentimento dell'Inghilterra, gliele avrebbero gli Stati Uniti guarentite, con questa condizione, che godessero la libera navigazione del fiume Mississipì dentro, e sino al mare. Aggiungevano, che non potevano consentir alla rinunziazione dei territorj situati sull'oriental riva del fiume. Gli comandavano ancora, richiedesse il Re di Francia, siccome quello, ch'era la guida e l'indirizzatore di tutta l'impresa, fosse contento di esser il mediatore, acciocchè i trattati colla Spagna potessero aver luogo. Aggiunsero parecchie altre domande da farsi al Re Cattolico. Ma per aver il congresso negato di accondiscendere a quelle condizioni, che più stavano a cuore alla Spagna, non solamente di tutte queste cose non se ne ottenne nissuna, ma di più, neanco quando il Re Cattolico denunziò la guerra alla Gran-Brettagna, volle l'independenza degli Stati Uniti riconoscere, nè accettare, nè mandar ambasciadori. Nello stesso tempo, in cui fu eletto Jay plenipotenziario alla Corte di Spagna, fu tratto Giovanni Adams ministro plenipotenziario per negoziar un trattato di pace e di commercio coll'Inghilterra.

Mentre nel modo che abbiamo detto, si travagliava in America, le cose in Europa si avvicinavano a quella riuscita, la quale tutti gli uomini prudenti avevano preveduta, e che desideravano coloro stessi, che facevano le viste di volersi ad un affatto contrario fine incamminare. Aveva la Spagna tutti gli suoi apparecchiamenti marittimi a compimento condotti, ed era giunta a quel termine, nel quale aveva deliberato di por giù la maschera dal viso. Voleva ella apertamente venire a parte della guerra, e, congiungendosi colla Francia, fare improvvisamente tal danno all'Inghilterra, che, battuta la potenza navale troppo eminente di questa, ne diventassero i Borboni signori del mare. A questo fine volendo trovare colorata occasione di giustificar le azioni sue, si determinò a ravvivar di modo le pratiche della mediazione introdotte in Inghilterra, ed a stringer sì fattamente il governo inglese, che non potesse, non venirne a capo. Per il che il marchese d'Almodovar, ministro spagnuolo a Londra, fece nel mese di giugno una gran pressa ai ministri britannici, perchè si discoprissero, e dessero finalmente una risposta terminativa. Quest'uffizio fece con tanto miglior animo, che già si sapeva, che il conte D'Orvilliers era uscito con tutta l'armata francese da Brest, e si era volto vers'ostro per andarsi a congiungere presso l'Isola di Cisarga colla spagnuola, la quale fornitissima di ogni cosa stava pronta a salpare, tostochè l'altra fosse pervenuta in quell'acque. A questa deliberazione dava altresì molto favore il considerare, che il navilio dell'Inghilterra, colpa della necessità o dei ministri, non era a gran pezza in tale condizione posto, che potesse fronteggiare quelle due possenti armate accozzate insieme. Risposero i ministri britannici, la condizione dell'independenza, anche modificata secondo le proposizioni di Spagna, non potersi ammettere. Il ministro spagnuolo allora partì da Londra, dopo di aver presentato al lord Weymouth, segretario di Stato, una dichiarazione, la quale conteneva, oltre il rifiuto dell'offerta mediazione, molti altri motivi di guerra, come sarebbero insulti fatti sui mari alla bandiera spagnuola, correrìe nimichevoli sulle terre del Re, instigazione ai Barbari di correre contro i sudditi spagnuoli della Luigiana, violazioni dei diritti del Re Cattolico nel golfo di Honduras, ed altri di simil fatta. Rispose la Corte di Londra con un altro manifesto, col quale secondo, che si suol fare in tali casi, ribatteva le accusazioni di quella di Madrid. Il Re d'Inghilterra rivocò da Madrid lord Grantham suo ambasciadore. Poscia mandò fuori un bando di rappresaglie contro la Spagna, ed un altro per regolar le partizioni delle prede. Pubblicò eziandio la Francia a questo tempo, siccome quella, ch'era la guidatrice ed il capo principale della lega, un manifesto, col quale espose agli occhi degli uomini d'Europa i motivi, pei quali le due Corti alleate erano state costrette a pigliar l'armi ed a far la guerra. I quali motivi lungamente detti possonsi ai seguenti ridurre: per vendicar le ingiurie, e per por fine (in questo parlando sinceramente) a quel tirannico dominio, che l'Inghilterra aveva usurpato, e pretendeva di mantenere sopra l'Oceano. Nè il Re di Spagna se ne stette tacendo con questi manifesti. Anzi dopo d'aver pubblicato due reali cedole, come le chiamano, atte a persuader a' suoi sudditi la necessità e la giustizia della guerra, mandò fuori un assai ben lungo manifesto, nel quale dedusse cento motivi di guerra, la maggior parte de' quali sono dell'istessa sorta di quelli, che il marchese d'Almodovar aveva nel suo primo manifesto annoverati. Aggiunse, ed a grande ingiuria si recò, che i ministri britannici nel medesimo tempo in cui rifiutavano le proposte alla scoperta fatte dalla Spagna, come mediatrice nei negoziati della pace, erano andati di nascosto insinuandosi alla Corte di Francia per mezzo di segreti agenti, e facendo larghissime offerte, acciò le colonie abbandonasse, e fermasse la pace coll'Inghilterra; e che nel punto stesso erano iti segretamente praticando per mezzo di un altro agente col dottor Franklin a Parigi, al quale fecero diverse proposte per ismembrar l'America dalla Francia, e perchè gli Americani gli affari loro racconciassero colla Gran-Brettagna, profferendo loro condizioni non pure somiglianti a quelle, che avevano e ricusate e disdegnate, quando procedevano da parte del Re Cattolico, ma più larghe ancora e più favorevoli. Delle quali cose le prime, vale a dire gl'insulti fatti alle insegne spagnuole, le ostili correrìe sui territorj del Re, le ingiuste sentenze delle Corti dell'ammiragliato sarebbersi potute riparare, se le due parti avuto avessero a quei tempi animi meno inimichevoli l'una contro l'altra. La seconda, cioè la duplicità dei ministri britannici a tempo dei negoziati della mediazione, se non è in loro da lodarsi, il che non ardiremmo di affermare, non è tampoco da biasimarsi, e non sapremmo dire, come possa addotta essere quale motivo di guerra. Imperciocchè queste aggirandole nelle faccende politiche siano non solo non nuove, ma nemmeno rade, e da tutti riputate, e massimamente da quei, che le usano, mezzi se non onorevoli, certo tollerabili per arrivar ai fini loro. Ma il primo e principal motivo della guerra, al quale tutti gli altri non servivano poco altro, che di coperta, quello si era del volere la superiorità marittima dell'Inghilterra atterrare. Nel che procedette il Re Cattolico anzi candidamente che no, imitando anche in ciò il Re di Francia. Perciocchè nel manifesto dichiarò, che per ottener il fine di una sicura pace egli era d'uopo temperare l'immoderata grandezza dell'Inghilterra sui mari, e quelle massime ch'ella soleva usare; per ottener il quale oggetto tutti gli altri potentati marittimi, ed anzi tutte le nazioni erano grandemente interessate. Il quale argomento, se era giusto e lodevole, sarebbe stato anche più onorevole, se il tirannico dominio dell'Inghilterra sui mari, del quale allora si facevano le querele, non fosse stato sì lungo tempo alla medesima non solo comportato, ma ancora con ella accordato. Replicò il Re della Gran-Brettagna con un altro manifesto, nel quale non senza molt'arte si studiò di ribattere gli argomenti dei due Re nemici, facendo anche molto instantemente le solite protestazioni di umanità, delle quali si può dire, che dopochè sono venute in uso presso i civili reggitori delle europee nazioni, non si vede, che le guerre siano diventate o meno frequenti, o meno distruggitive.