Questo fine ebbe la lunga tenzone d'America, nella quale se entrarono volonterosamente gli Americani, ed a ciò inclinati da lungo tempo, la eccitarono gli Inglesi prima con leggi rigorose, che irritavano, non costringevano, e poscia con insufficienti armi, e con ispicciolati e scompagnati consiglj lasciarono crescere, e strabocchevolmente sormontare. La quale guerra fu esercitata tra Inglesi ed Americani, come per lo più le civili guerre soglionsi, spesso con valore, sempre con rabbia, qualche volta con barbarie; tra gl'Inglesi, e le altre nazioni europee sempre con valore, ed il più delle volte con quella umanità tanto squisita, che pare di quei tempi essere stata propria e speciale. Riportarono il congresso, ed universalmente gli Americani somma lode di costanza; i ministri britannici forse il biasimo dell'ostinazione; e quei di Francia diedero pruove non dubbie di non ordinaria perizia nelle cose di Stato. Da tutto ciò ne conseguì la fondazione nel Nuovo-Mondo di una repubblica, pe' suoi ordini pubblici felice al di dentro, per la sua indole pacifica, e per l'abbondanza de' suoi proventi riverita, e ricercata al di fuori. E per quanto si può delle cose di costaggiù giudicare, dalla fertilità e vastità delle sue terre, siccome pure dalla sua popolazione ognora, e rapidamente crescente, ella ha a diventare un dì un grande, e possente Stato. Solo a volere, che la repubblica loro viva lungamente, e vada tutto il corso, che a lei è ordinato dal cielo, debbono massimamente gli Americani due cose schivare, la prima delle quali si è la corruzione degli animi per via dell'amore dell'eccessivo guadagno; la seconda il discostamento da quei principj, che la fondarono. E siccome tutte le cose del Mondo sono solite a disordinarsi, ed a corrompersi, così quando ciò accadesse, dovranno eglino essa repubblica ridurre a sanità, ritirandola verso i suoi principj.

Pervenute in America (nella quale si era combattuto pigramente, e da una leggier assembraglia in fuori, in cui fu morto il colonnello Laurens, e dal votamento di Charlestown, nulla, che degno sia di speciale ricordanza, era intervenuto) le novelle dei preliminari della pace, si rallegrarono grandemente quei popoli, non peraltro tanto, quanto si sarebbe potuto credere, sì perchè già la facevano cosa fatta, sì perchè ancora l'uomo è solito meno rallegrarsi pel conseguimento di alcun bene, che per le speranze di esso. Oltreacciò gli animi furono tosto volti ad altra parte dal timore di cose nuove, perciocchè in questo stesso tempo si stava apparecchiando materia ad un fuoco, il quale fece le viste di voler prorompere in manifesto incendio, e poco mancò, non traesse, contaminando con una nuova guerra cittadina tutta la felicità della presente pace, a fatale rovina la repubblica. Stavansi gli uffiziali dell'esercito con grosse paghe decorse da riscuotere, e speso avevano la maggior parte, e forse tutte le sostanze loro, e quelle ancora degli amici in servigio dello Stato. Avevano altresì non poca apprensione, che quel decreto fatto dal congresso nel 1780, pel quale si era stabilita a favor loro la mezza paga a vita, non fosse posto ad effetto. Avevano perciò mandato a Filadelfia deputati, perchè la bisogna delle paghe presso il congresso sollecitassero. Era il mandato loro, operassero, che si dessero immediatamente agli uffiziali le paghe correnti, e si assestassero i conti per le decorse, e si dessero sicurtà pel pagamento di esse; si convertisse la mezza paga conceduta a vita dal congresso in una equivalente somma pagata in una sola volta; si aggiustassero finalmente i conti, e si facesse un compenso per le perdite fatte dagli uffiziali a cagione delle passate mancanze nelle provvisioni giornaliere del vitto e del vestito. Ma il congresso, sia perchè alcuni de' suoi membri erano avversi a questi favori verso i soldati, sia perchè altri fra i medesimi avrebbero desiderato, che non lo Stato generale, ma piuttosto gli Stati particolari questi guiderdoni concedessero, non si risolveva. L'affar delle paghe procedeva peggio, che lentamente. I deputati ne scrissero al campo. Nè in miglior condizione di quella degli uffiziali si ritrovavano gli altri creditori del Pubblico, i quali preveggevano benissimo, che le consuete rendite dello Stato a gran pezza non avrebbero bastato a fornir i pagamenti loro, e credevano, che gli Stati avrebbero molto ripugnato al venirne in sul porre qualche straordinario balzello, col ritratto del quale potessero essere soddisfatti. Però gli uni, e gli altri se ne vivevano in malissima contentezza, e molto degli averi loro dubitavano. Erano a questi dì i reggitori dello Stato divisi in due Sette. Volevano gli uni, si ponesse il balzello; con esso si contentassero i creditori; la fede pubblica si osservasse; si stabilisse nel medesimo tempo una rendita generale pei bisogni dell'erario della repubblica da impiegarsi all'ordine, e secondo la volontà del congresso. Gli altri questa rendita pubblica, come pericolosa alla libertà ridottavano. Volevano, gli Stati particolari soli, non il congresso, avessero facoltà di por tasse, o balzelli. Già questi avevano sgarato una provvisione, che il congresso aveva raccomandato, si facesse, per la quale si sarebbe stabilita una generale gabella di cinque per centinaio del valore sul consumo di tutti i proventi, e lavorii forestieri, i quali introdotti fossero negli Stati Uniti. Perocchè, quantunque dodici Stati approvato avessero la risoluzione del congresso, uno ricusò, e col suo dissentire rendè vano il volere di tutti gli altri. In questo mezzo appunto arrivarono le novelle dei preliminari. I primi temettero, che scemati colla pace il bisogno ed il timore dei soldati, poichè intendevasi, che si licenziasse e dissolvesse l'esercito, diventassero gli avversarj loro più pertinaci nel non volere allo stabilimento della rendita generale acconsentire, e con ciò non solo i presenti creditori se ne restassero in fallimento, ma ancora la repubblica andasse soggetta in avvenire ad essere ne' gravi suoi bisogni incagliata pel difetto di una potestà generale a porre i balzelli. Deliberarono di usare la presente occasione, la quale trascorsa essendo, non ritornerebbe più, per ottener il fine loro, che credevano alla repubblica profittevole. Ma quali fossero i mezzi da porsi in opera stavano in dubbio, ed erano tra di loro nati assai dispareri. I più risoluti, non considerando quanto ancipiti siano i moti della moltitudine, volevano, si usasse la forza, e si facesse l'esercito istromento dei disegni loro. Erano i principali fra costoro Alessandro Hamilton, ch'era allora membro del congresso, il camerlingo Roberto Morris con un altro Morris suo assistente nell'uffizio. Ma i più rispettivi pensavano, si tenesse una via mezzana, ed intendevano, che l'esercito accennasse bensì ma non colpisse; minacciasse ma non operasse, come se di questi romori popolari taluno potesse essere a posta sua il moderatore. Nelle consulte segrete, che si tennero, prevalse la opinione di questi ultimi. A questo fine fu mandato, sotto colore che vi andasse per esercitarvi la sua carica d'inspettor generale, al campo uno Stewart, colonnello di stanziali pensilvanesi, acciò l'animo di Washington tentasse e scoprisse, quanto questi fosse disposto a dar le mani al disegno. Soprattutto sommovesse l'esercito, e persuadesselo a non volersi sbandare, se prima non fosse assicurato, che sarebbero i presti corsi pagati, ed essi dei fornimenti, che avrebbero dovuto avere, e dei quali erano stati privi sin là, ristorati. Arrivò Steewart al mastro padiglione del capitano generale, e fu spesso con lui a consultare intorno a questa cosa, la quale pure doveva stimarsi di tanto momento. Il capitano generale, ossia chè invero non ne fosse alieno, quantunque non volesse esser egli a levar questo dado, o che come cauto stesse sopra di sè, ed il disegno non biasimasse, certo è, che Steewart si credette, e fe' credere agli altri, ch'ei l'approvasse. Intanto gli avversarj ebbero fumo del trattato, e si misero in punto per disturbarlo. E sapendo di quanta importanza fosse l'avere Washington volto in favor loro, operarono di modo, che un Harvie, il quale aveva l'animo molto sospeso a questi romori di cose nuove, gli scrisse, che sotto colore di voler ristorare i creditori dello Stato covavano perniziosi disegni contro la repubblica; che si voleva spegnere il libero governo, ed introdurre la tirannide. Aggiunse motti speciali intorno la persona stessa di Washington; che gli si voleva tôrre il grado, rovinare gli amici di lui, e quell'opera tutta disfare, che con tanta fatica, tanto sangue, e tanta gloria condotta oggimai avevano a compimento. Entrò Washington in apprensione. Credette, girassero macchinazioni, e conspirazioni contro lo Stato. Mandò attorno la lettera di Harvie, acciò i soldati la leggessero. Faceva ogni sforzo per impedir la sommossa dell'esercito. Così il capitano generale si apparecchiava a contrastare ad un disegno, che forse dentro l'animo suo approvava, quantunque i mezzi, che si volevano adoperare, grandemente, e non senza molta ragione, biasimasse. Si andavano intanto a bello studio spargendo romori irritativi; che l'esercito doveva, prima, che si sbandasse, ottener giustizia; che dovevano ancor essi godere i frutti delle vittorie acquistate con loro fatiche e pericoli; che gli altri creditori dello Stato, ed alcuni membri del congresso medesimo desideravano questa mossa, e che aspettavano, che i soldati fossero i primi a dare il fuoco alla girandola, ch'essi poscia avrebbero seguitato; la cosa allignava. S'infiammavano le menti, si facevano nel campo cerchiolini e capannelle. Si vuol far forza al congresso. Gli animi si dimostravano molto parati al risentimento. In mezzo a questi romori si facevano andar attorno anonimi inviti ad un generale convento degli uffiziali per gli undici di marzo. In questo medesimo tempo l'uno porgeva all'altro un'anonima diceria, ma peraltro, come si conobbe poi, composta dal maggiore Giovanni Amstrong. Questa diceria composta con molto ingegno, e con maggior passione era attissima ad inasprir vieppiù i soldati già pur troppo asperati, ed a concitargli contro la patria loro, e l'autorità del congresso. E se sarebbe stata poco tollerabile, quando gli animi fossero stati altrettanto posati, quanto erano commossi, nella tempera, in cui allora si trovavano, era ella grandissimamente da condannarsi. Vi si leggevano tra le altre parole, e tutte infiammatissime, le seguenti.

«Lo scopo, al quale già son sette anni, c'indirizzammo, ora finalmente siam vicini a conseguire. Il coraggio vostro, e la pazienza hanno gli Stati Uniti d'America per mano guidato per mezzo una dubbia e sanguinosa guerra, ed all'independenza condotti. Già torna la pace di tutti i beni largitrice. Ma a chi? Forse ad una patria desiderosa di ristorar i vostri danni, di apprezzar i vostri meriti, di ricompensar i vostri servigi? Forse ad una patria, che intenerita lagrimando, e lieta ammirando al ritorno vostro alle private case applaude? Forse a quella patria bramosa di partir insieme con voi quella independenza, la quale la vostra prodezza le ha dato, e quelle ricchezze, che le vostre ferite han preservato? Questo è forse il caso? O non piuttosto ad una patria, che i vostri diritti ha in dispregio, che le vostre lamentanze disdegna, che alle vostre miserie insulta? Voi pure testè i vostri desiderj, ed i bisogni vostri esponeste, e supplicaste al congresso; desiderj e bisogni, che la gratitudine e la ragione di Stato avrebbero dovuto non che invanir conosciuti, anticipar non rappresentati. Non aveste voi orora colle rimesse parole di umili addomandatori dalla giustizia loro implorato ciò, che dal favore più oltre non potevate aspettare? Quale n'è stata la risposta? Le lettere dei vostri delegati a Filadelfia ve n'accontino esse. Se questo è dunque il trattamento, che vi si fa, ora che le spade vostre sono alla difesa dell'America necessarie, quale sarà, allorquando la vostra voce sarà spenta, e la forza divisa? Allorquando queste stesse spade, gl'istromenti ora, e le compagne della vostra gloria, saranno dai fianchi vostri spartate, e nissun'altra divisa avrete a mostrare di soldato, fuori delle necessità vostre, delle infermità, delle cicatrici? Consentirete voi dunque ad essere i soli patitori di questa rivoluzione, e, ritirativi da questi stipendj, nella povertà invecchiare, nella miseria, nel contento? Consentirete voi a vivere nel vil fango della dependenza, ed alla caritade altrui le miserabili reliquie di quella vita dovere, che avete fin qui spesa nell'onore? Se così è, e l'animo vel soffre, ite, e recate con voi lo scherno dei Tori, lo scorno dei libertini, la derisione, e quel ch'è peggio, la compassione del mondo. Ite, affamate, siate obbliati. Ma se gli animi vostri si raccapricciano a ciò, se avete la mente ed il cuore capaci di conoscere e di combattere la tirannide, sotto qualunque sembianza ella si appresenti, o vestita della semplice cotta della repubblica, o della splendida roba della realtà ammantata, se avete pure imparato a distinguere gli uomini dai principj, risvegliatevi, alla vostra condizione attendete, fatevi giustizia da voi medesimi. Se il presente momento si lascia fuggire via; ogni futuro sforzo sarà indarno; e le vostre minacce saranno allora altrettanto vane, quanto sono ora le vostre supplicazioni».

Queste parole, più dicevoli ad un avventato tribuno di plebe che ad un assennato Americano, gli animi già concitati commossero ad indicibile rabbia. Già si brogliava fortemente; le cose si volgevano ad un sinistro fine, e la guerra cittadina tra le potestà civili e militari era imminente. Ma Washington, uomo tanto grave, uso ai pericoli, e non che amato, riverito dai soldati, temendo del vicino pericolo della patria, volle quelle facelle spegnere, e quella discordia frenare, che stat'erano apparecchiate. E conoscendo benissimo quanto gran momento apporti in somiglianti casi il guidare gli sviati, piuttostochè contrastar loro, e che più facile cosa è il prevenire, che l'emendare i fatti, pose tosto l'animo a voler impedire il convento degli uffiziali. Pubblicò ordini indiritti agli uffiziali annunziando, che sperava bene, che nissun conto avrebbero fatto di quella scritta anonima, e ch'ei disapprovava, e grandemente condannava quest'insoliti procedimenti. Nell'istesso tempo intimò un generale convento degli uffiziali generali, e di uno per compagnia pel giorno quindici, affine deliberassero, che cosa fosse a farsi per ottener ai torti loro dirizzamento. Con questo procedere, che fu molto prudente, Washington fe' credere generalmente all'esercito, ch'ei non fosse alieno dall'aiutar l'impresa; ed ai principali sommovitori particolarmente, che segretamente il disegno loro favorisse; e diè tempo a sè stesso di procurarsi favori, acciò il convento quell'effetto sortisse, ch'ei si era nell'animo proposto. Il giorno seguente Amstrong fe' mandar attorno un'altra scritta anonima, colla quale cogli uffiziali si congratulava, che le risoluzioni loro avessero a ricevere l'approvazione della pubblica autorità; e molto esortandogli a star fermi nel parlamento, che si doveva fare il dì quindici. Intanto andava Washington tentando gli animi, e le ire rammorbidando. Fatti venire a sè ad uno ad uno gli uffiziali, a questo rappresentava il pericolo della patria, a quell'altro la passata pazienza; a tutti l'antica gloria, che bisognava intera e pura ai posteri loro tramandare. Ricordò ancora la povertà dell'erario, e l'infamia che acquistato avrebbero, se alle discordie civili, ed al sangue venissero, e la felicità di quella pace turbassero, che pure orora si era conseguita. Al giorno appuntato da Washington si fe' il parlamento degli uffiziali. Favellò il capitano generale molto gravemente. Confortogli, pregogli, ribattè le anonime scritte. Mostrò, in quant'orrore si dovesse avere l'alternativa proposta dall'autore di esse di minacciar coll'armi la patria loro, quando, fatta la pace, immediatamente alle richieste loro non soddisfacesse; e seppure la guerra continuasse, di abbandonarla, ritirandosi a qualche incolta e disabitata contrada.

«Mio Dio! sclamò, a quai fini mira con tali esortazioni questo scrittore? Può esser egli mai un amico all'esercito? Può essere un amico a questa patria? O non forse piuttosto un insidioso nemico, un commettimale mandato a bella posta dalla Nuova-Jork per tramare la rovina dell'uno e dell'altra, un seminatore di discordie e di separazione tra le civili e le militari autorità del Continente? Pregovi, signori, aggiuns'egli, di non abbracciare di quei consiglj, ch'esaminati dalla sana ragione parrebbero, e tôrre a voi della dignità vostra, e quella gloria macchiare, che finora mantenuto avete. Abbiate nella data fede della vostra patria, e nelle intemerate intenzioni del congresso piena fidanza. Crediate, che prima che siate com'esercito, sciolti, avrà esso i vostri conti aggiustati, e tali determinazioni prese, che ne sarà fatta ampia giustizia ai vostri fedeli, e meritorj servigi. Pregovi, e scongiuro in nome della nostra comune patria, per quanto stimate il sacro onor vostro, per quanto rispettate i diritti dell'umanità, e per quanto conto fate della militare e nazionale dignità dell'America, vogliate dimostrare in quanto orrore e detestazione abbiate un uomo, il quale desidera sotto speciosi pretesti mandar sossopra le libertà della vostra patria, e che malvagiamente s'attenta d'aprir le porte alla civile discordia, e questo nascente impero col sangue inondare. Sì facendo, voi arriverete per la più piana e diritta via alla meta, che desiderate; voi romperete gl'insidiosi disegni dei nostri nemici, che, disperati di vincerci coll'aperta forza, vogliono ora coi segreti artifizj ingannarci. Voi darete ancora una volta una rilevata pruova di quel non mai più udito amor della patria, e di quella paziente virtù, di tutte le necessità, di tutti i patimenti superatrice. Voi offerirete col vostro dignitoso contegno alla posterità occasione di dire, quand'ella favellerà del glorioso esempio, che avete al genere umano mostrato, che se fosse questo giorno stato meno, non avrebbe mai il mondo veduto quell'ultimo grado di perfezione, al quale è l'umana natura capace di arrivare».

Tostochè ebbe Washington fatto fine al suo ragionamento, nacque prima un silenzio, poscia un bisbiglio grande fra gli ascoltanti. L'autorità dell'uomo, la gravità del discorso, la tenerezza di lui nota a tutti verso l'esercito, nelle menti loro efficacemente operavano. Gl'inacerbiti spiriti si rappacificarono. Nissuno pose partito contrario. Stanziarono, che nissuna circostanza di travaglio, e di pericolo avrebbe mai tanto operato, che si lasciassero indurre a macchiar quella fama, e quella gloria contaminare, che acquistate avevano; che l'esercito continuava ad avere una fermissima confidenza nella giustizia del congresso e della patria loro; che si richiedesse il capitano generale, scrivesse al congresso, ardentemente pregandolo di espedir tosto l'oggetto del loro memoriale; che abborrivano, e grandemente disdegnavano le infami proposizioni nella lettera anonima indiritta agli uffiziali dell'esercito contenute. Così Washington colla prudenza ed autorità fu operatore, che una nuova discordia non ponesse in un inaspettato pericolo quella patria, che stata era testè condotta a salvamento. E chi sa sin dove sarebbero trascorse le cose se in quei principj fosse nata la guerra civile, e se i soldati avessero posto mano nel sangue dei loro concittadini? Scriss'egli poi al congresso, molto caldamente la causa degli uffiziali rappresentando, e raccomandando[1]. Decretò questo, avessero gli uffiziali a ricevere in luogo della mezza paga a vita il sommato alla volta di cinque anni d'intiera paga, e ciò in contanti, od in iscritte obbligatorie, che fruttassero il sei per centinaio all'anno. Tanto poi si adoperò il congresso, e tanto fece il camerlingo, che si mandarono, sebbene tardi, e non prima, che le reclute pensilvanesi fatto avessero un grosso ammotinamento a Filadelfia, e per alcune ore armata mano occupato la sede, e le stanze del congresso, agli uffiziali, e soldati paghe per tre mesi in altrettante scritte di esso camerlingo. Allora si diè mano a licenziar l'esercito, e furono concessi di mano in mano i congedi a quei soldati, i quali nel corso di una ostinata guerra di sette anni con mirabile costanza avevano non solo contro il ferro ed il fuoco, ma ancora contro la fame, la nudità ed il furore stesso degli elementi combattuto; ed ora condotta a prospero fine l'opera loro, stabilita la libertà, e l'independenza della patria, quietamente alle case loro se ne tornarono. Il congresso con pubbliche lettere molto il valore, e la costanza loro commendò, ed in nome della riconoscente patria ringraziò. Non tardarono gl'Inglesi a votar la Nuova-Jork con tutte le sue appartenenze, nelle quali avevano sì lungo tempo paesato. Partirono poco poscia i Francesi molto ringraziati, e degli alleati loro soddisfatti dall'Isola di Rodi alla volta delle possessioni loro. Deliberò il congresso, si rendessero il dì undici dicembre pubbliche e solenni grazie al Datore d'ogni bene per l'ottenuta pace e l'acquistata independenza. Decretò ancora, si rizzasse una statua equestre di bronzo al generale Washington in quella città, nella quale risedesse il congresso. Fosse il generale rappresentato al modo romano col bastone nella destra mano, e la testa cinta di una corona d'alloro; posasse la statua sopra un piedestallo di marmo, nel quale fossero istoriati in basso rilievo i principali avvenimenti della guerra, dei quali ebbe Washington il supremo governo. Sono eglino quest'essi: la liberazione di Boston; la cattura degli Essiani a Trenton; la battaglia di Princetown; la giornata di Mont-mouth e la resa di Jork-town. Sulla superiore fronte poi del piedestallo s'improntassero le seguenti parole: Gli Stati Uniti in congresso adunati ordinarono, questa statua fosse eretta l'anno di Nostro Signore 1783 in onore di questo Giorgio Washington, illustre capitano generale degli eserciti degli Stati Uniti d'America durante la guerra, la quale vendicò ed assicurò le loro libertà, sovranità ed independenza.

Questo fine ebbe una contesa, che bene otto anni continui tenne il Mondo attento e maravigliato, e trasse a parte di sè le più possenti nazioni d'Europa. Della quale se si vorrà investigare, per quali ragioni siano stati gli Americani vincitori, e perchè non sia loro stata guasta da altri, nè l'abbiano guasta essi stessi, si troverà in primo luogo, che ciò fu, perchè invece di aver le altre nazioni contrastanti, o nemiche, le ebbero per lo contrario o consenzienti, o amiche, od anche alleate. La qual cosa, siccome dava loro maggior fede nella giustizia della causa loro, così ancora spirava maggior confidenza nei mezzi di condurla a buon fine. Le leghe da più potenti nazioni fatte contro d'una sola per cagione di qualche riforma, ch'essa voglia fare nel suo reggimento interno, e che la medesima in vicinissimo pericolo inducono di perdere non solo quel fine, che proposto ha a sè stessa, ma ancora la sua libertà ed independenza, sogliono per lo più operare di modo, che i reggitori di essa scostandosi da ogni moderazione, e prudenza pongon mano a mezzi violenti e straordinarj, dai quali e presto si logorano le forze della nazione, e nasce il mal talento nei proprj cittadini, manomessi in mille guise, e vessati dagli agenti dello Stato; dal che procedono poscia le gare civili e la debolezza di tutti. S'ingenera eziandio nell'universale per l'esercitate violenze un tal odio contro l'impresa, che confondendo l'abuso coll'uso di essa, amano meglio di tornare donde sono partiti, ed anche più in là, che di continuar a correre verso di quella meta, che nuovamente proposta si sono. Quindi è che se l'impresa era di libertà, si precipitano poscia i popoli al dispotismo, amando meglio quello di un solo, che quello di molti. Ma a queste fatali strette non furono ridotti gli Americani dalla pericolosa guerra esterna, così per la ragione sopraddetta, come per la positura della patria loro lontana, e separata per mezzo di un vasto mare da quelle nazioni, che sogliono tenere in piè grossi eserciti stanziali, e cinta d'ogn'intorno, fuorichè dalla parte del mare, da foreste impenetrabili, da deserti smisurati, da montagne inaccessibili; e da queste parti altro pericolo non portavano, nè altro timore avevano fuori di quello degl'Indiani atti piuttosto a rapire, ed a disertar le terre, che a conquistarle, ed a tenerle. Un'altra e molto possente cagione, per la quale la rivoluzione americana ebbe quella riuscita, che i Capi di lei si erano proposto, si fu la poca differenza, che passò tra quella maniera di governo, dalla quale erano partiti, e quell'altra, alla quale s'incamminarono. Imperciocchè non dalla monarchia dispotica andaron essi verso la libertà, ma sibbene da una monarchia temperata; ed è la condizione delle cose morali nell'uomo, come quella delle fisiche, e quella stessa di tutta la natura, nelle quali i totali, ed improvvisi cambiamenti non si possono fare senza causare o gravi malattie, o morti, o rovine. L'autorità regia in America, siccome lontana, e dagli ordini di un governo largo tarpata, era poco operosa, o poco sentita, e perciò, quando gli Americani se la levarono di collo, poco si accorsero del cambiamento; e tolta la realtà, e conservati tutti i pristini ordini, si trovarono ad un tratto, e naturalmente costituiti in repubblica. Questa fu la condizione loro, mentrechè quella di altri popoli, che volessero far passo dall'assoluta realtà alla repubblica, dovrebbero non solo gli ordini strettamente spettanti a quella sconvolgere, e spegnere, ma ancora tutti gli altri, ed introdurne degli affatto nuovi. Ma queste cose non si possono fare senza far urto nelle opinioni, nei costumi, negli usi e nelle maniere dei più, ed altresì senza offendere gravemente gl'interessi loro. Quindi nasce il mal talento nell'universale; sotto la forma della repubblica cova la realtà; e veduto, che si rammaricavano di gamba sana, pigliano i popoli di voglia le prime occasioni, per far di nuovo rivolgere lo Stato, e farlo là tornare, dond'era partito, e dove lo tira la propria inclinazione. A questo medesimo esito dell'americana rivoluzione contribuirono ancora non poco la regola, e la misura, colle quali quei popoli assegnati di natura, e nel proposito loro non che costanti, tenaci procedettero. Contenti allo aver tolta la realtà consistettero, e stabilmente perseverarono negli antichi ordini, ch'erano rimasti. Così non incontrarono peggio per non aver voluto acquistar meglio, sapendo, che per lo più mal ne incoglie a coloro, che cercano miglior pan, che di grano. Conobbero essi ottimamente, che l'incostanza, e la volubilità nei propositi scemano gravità alla causa, non le lasciano porre le sue radici, accrescono il numero degli scontenti. Imperciocchè di migliori gambe si corre ad una meta certa, che ad una incerta, e quello, che piace all'uno non piacendo all'altro, la moltiplicità dei fini moltiplica anche coloro, che gli disgradano. Così allevarono gli Americani la pianta, perchè la lasciarono allignare, e colsero il frutto, perchè lo lasciarono maturare. Non fecero eglino ad ogni piè sospinto mutazioni nello Stato; perchè non essendo impazienti di natura, nè insopportabili de' disagi, essendo anzi pazientissimi, e sopportabilissimi, i mali, che pruovavano, non a difetti, che credessero esistere negli ordini pubblici, nè alla insufficienza, od alla cattività dei reggitori, ma sibbene alle difficoltà delle circostanze, ed alla necessità delle cose attribuivano. Del qual effetto fu anche cagione, che in mezzo a quei popoli per la consueta ed antica maniera del viver loro dovevano in minore numero, che in mezzo ad altri trovarsi gli uomini cupidi di maggioreggiare e di soprastare agli altri. Nè era là andazzo, che s'inimicassero, ed anche s'accalognassero tra di loro gli amici, solo perchè uno di essi era diventato statuale, e teneva i maestrati, e l'altro no. Perciocchè più operava in essi l'amor della patria, che l'ambizione. Perilchè se vi furono là libertini e reali, non vi furono però libertini di diversa sorte, i quali colle discordie loro il seno di quella lacerassero. I dispareri fra di questi furono pochi e leggieri; nè mai proruppero in isfrenate ire, in guerra cittadina, in confiscazioni ed in morti. Quindi uniti prevalsero, e colsero il frutto dello avere le proprie discrepanze alla città donato, e la salute della repubblica al desiderio di sovrastare anteposto. Mirabile esempio, che i turbati, ed avventati consiglj guastano le imprese, e fan rovinare gli Stati; mentre i modesti, e temperati le conducono e gli fondano.

Licenziato l'esercito rimaneva tuttavia la capitananza generale nelle mani di Washington. Stavano gli uomini in aspettazione di quello, ch'egli a fare si risolvesse. Credendo egli, come uomo prudente, che si convenisse porre alcun termine all'appetito della gloria dell'armi, e volendo lasciare alla patria sua un utile esempio di temperanza cittadina, scrisse al congresso, il quale allora faceva suo capo nella città di Annapoli di Marilandia, pregandolo, poichè intendeva di rassegnar il maestrato, gli facesse a sapere, se volontà di lui fosse, ch'ei ciò eseguisse privatamente per lettere, o pubblicamente con apparato. Rispose, desiderava, ciò fosse in pubblica e solenne audienza. Assegnò il giorno 23 di dicembre. Questo dì era la sala, destinata alle tornate del congresso, piena di spettatori. I maestrati civili, molti uffiziali dei primi, ed il console generale di Francia erano presenti. Stavano i membri del congresso seduti e coperti; gli spettatori ritti e scoperti. Fu il generale, introdotto dal segretario, e presso al seggio del presidente condotto. Dopo leggier bisbiglio succedeva un profondo silenzio. Il presidente, ch'era il generale Mifflin, rivoltosigli, gli disse, essere il congresso apparecchiato ad ascoltar ciò, ch'egli avesse a dire. Washington allora rizzatosi in piè con grave facondia, e con incredibile maestà favellando incominciò:

«Signor Presidente. I grandi avvenimenti, dai quali la rinunziazione mia dipendeva, avendo finalmente avuto luogo, ho io ora l'onore di offerir al congresso le mie sincere congratulazioni, ed al cospetto suo rappresentarmi per rassegnar nelle sue mani la potestà concessami, e da esso lui la buona licenza impetrare di ritirarmi dai servigi della patria. Felice per la confermazione della nostra independenza e sovranità, e contento all'opportunità offerta agli Stati Uniti di diventar una rispettabile nazione, io rassegno con soddisfazione di me medesimo quel mandato, che con tanta diffidenza aveva accettato; diffidenza causata dal pensiero di non esser capace di riempire quell'arduo uffizio, che stato mi era commesso. La quale dubitazione per altro cedette in me il luogo, quando mi ricorsero nella mente la rettitudine della nostra causa, il sostegno della suprema potestà della lega, ed il patrocinio del cielo. La prospera riuscita della guerra ha a qualunque più grande aspettazione soddisfatto, e la mia gratitudine all'intervenimento della Provvidenza, ed all'assistenza da' miei paesani prestatami s'accresce, quando io vo ogni caso della pericolosa contesa rammemorando. In ripetendo gli obblighi, che io ho a tutto l'esercito generalmente, non sarei a quello, che dentro dell'animo sento, conforme, se qui non riconoscessi i peculiari servigi, ed i singolari meriti di que' gentiluomini, i quali durante la guerra hanno alla mia persona atteso. Certo uffiziali più confidati di questi eleggere, per compor la mia famiglia[2], non era possibile. Siate contento, signore, che io vi preghi, di aver particolarmente per raccomandati coloro, i quali sino al presente dì continuato hanno nei servigi, siccome quelli che sono meritevoli di favorevole attendimento, e del patrocinio del congresso. Io mi reco a mio indispensabile dovere il chiudere quest'atto della mia pubblica vita con raccomandar gl'interessi della mia dilettissima patria alla buona mercè dell'altissimo Dio, ed alla sua santa guardia coloro, i quali ne stanno al governo. Compiuta ora l'opera, che stata mi era commessa, dall'agone mi ritraggo, ed un affezionato addio dando a questo augusto Corpo, sotto i comandamenti del quale ho sì lungo tempo operato, offero qui la commessione mia, e la licenza tolgo da tutti gl'impieghi della pubblica vita».

Ciò detto, ed al seggio del presidente accostatosi, nelle mani di questo consegnò il ruotolo. Il presidente, standosene tuttavia Washington in piè, gli fece in nome del congresso la seguente risposta: