Tutte le cause, che sin qui abbiamo narrate, avevano generalmente nuovo coraggio negli Americani di tutti gli Stati infuso. Ma operarono con maggior efficacia negli abitatori degli Stati meridionali, siccome in quelli, che avevano vicino il pericolo, e che maggiormente, e per ispeciali cagioni erano dell'insolenza inglese infastiditi. Quindi avvenne, che già ribollendovi le cose, si rannodavano qua e là nella Carolina Settentrionale, e sugli estremi confini della Meridionale parecchie prese di repubblicani, le quali condotte da capitani arditissimi non solo davano molto sospetto ai reali, ma ancora le poste loro spesso bezzicavano, e qualche volta opprimevano. Ma tutti questi condottieri di gente ostinata, e pronta a mettersi ad ogni sbaraglio avanzava, e pel credito, che aveva nella provincia, e pel valore, e per la perizia delle cose militari il colonnello Sumpter caroliniano. La maggior parte di quei Caroliniani, i quali pel tedio della signoria inglese abbandonato avevano la patria, erano concorsi a porsi sotto le sue bandiere, e già erano sì numerosi, che potevano scorrere la campagna, e tenevano intenebrato tutto il paese. Denari non avevano, nè abiti da soldato, nè alimento certo; ma vivevano alla sfuggita di quello che la fortuna, od il coraggio loro parava davanti. Stavano pure in gran difetto d'armi e di munizioni da guerra. Ma i villerecci stromenti dell'agricoltura convertivano in grossolane armi da guerra, ed in luogo di palle di piombo ne gittavano di stagno del vasellame, che a quest'uso vogliosamente donavano loro i cittadini. Eppure queste somministranze non bastavano. Furono visti venir alle mani col nemico, non avendo ciascun di loro più di tre cariche. E mentre si combatteva, alcuni, mancando o d'armi o di munizioni, se ne stavano in disparte aspettando, che le ferite o la morte dei compagni offerisse loro l'occasione di pigliar le armi, e di caricarle. Ed allorquando se ne tornavano vincitori dai duri incontri, erano costretti per fornir sè medesimi di spogliar i morti ed i feriti delle armi e munizioni. Finalmente divenuto Sumpter più gagliardo per l'accostamento di nuove genti, assaltò un grosso posto britannico a Rocky-Mount. Ne fu risospinto, ma non isgomentato. S'attaccò alcuni giorni dopo, imperciocchè nè pigliava in mezzo alle sue correrie riposo nè il concedeva altrui, con un'altra grossa posta d'Inglesi a Hanging-rock, e tutti gli smagliò, stanziali e leali. Sconfisse altresì con eguale fortuna il colonnello Bryan venuto co' suoi leali dalla Carolina Settentrionale; e brevemente questo Sumpter era una continua rangola agl'Inglesi, i quali a patto nessuno nollo potevano spegnere, per aver esso uno smisurato ardire, ed i rifugj propinqui. Era egualmente destro a dar gli assalti, che i gangheri; e, vinto o vincitore ch'ei fosse, non era possibile corgli posta addosso. Gli stessi danni causava il colonnello Williams con una leggiera smannata di Caroliniani del distretto di Ninety-six, il quale tanto si andò aggirando, che in fine sorprese e tagliò a pezzi un branco di leali sulle rive del fiume Ennoree. Così da questa minuta guerra molto erano noiati gl'Inglesi, gli Americani ripigliavano gli spiriti, e si mantenevano rizzate in quella provincia le insegne del congresso. Ma queste avvisaglie, le quali poco, o nulla importavano alla somma delle cose, non erano altro, che il principio delle maggiori battaglie, che dovevano di lì a poco seguire. Non ebbe avuto sì tosto Washington avviso dell'assedio di Charlestown, che aveva avviato alla volta della Carolina Meridionale un rinforzo di quattordici centinaia di stanziali marilandesi e delawariani sotto la condotta del barone di Kalb. Si erano questi messi in via molto per tempo, e se avessero potuto arrivare al punto accordato, avrebbero per avventura dato alle cose un altro indirizzo. Ma tali e tanti furono gli ostacoli, che incontrarono nella Carolina Settentrionale per la carestia delle vettovaglie, per le difficoltà de' luoghi, e pell'immoderato calore della stagione, che non poterono camminare, che di pian passo. È fama, vivessero molti dì coi bestiami, che trovarono sbrancati nelle selve, e spesso privi affatto di carne e di farina, la vita loro sostentarono con pesche, o coi granelli di frumento immaturo. Questi disagi tutti sopportarono con mirabile costanza. Strada facendo per la Virginia erano stati ingrossati dalle milizie della provincia, ed arrivati sulle rive del fiume Deep furono accostati dalle bande della Carolina Settentrionale, guidate dal generale Caswell. Sommavano a sei migliaia di soldati. Essendo l'esercito rispetto agli Stati Uniti numeroso, e l'impresa di cacciar gl'Inglesi dalle Caroline di gran momento, il congresso, per favorire con la riputazione del capitano le cose di queste province, ne diede il governo a Gates. La qualità di straniero, il non conoscere la natura dei luoghi, ed il non avere sperienza dei modi da usarsi colle indisciplinate milizie nocquero tanto al barone di Kalb, che gli fu mandato lo scambio. Arrivò Gates al campo sul fiume Deep addì 25 di luglio. Là fece la mostra e la rassegna delle sue genti per conoscere quali e quante fossero; poscia le mosse verso il fiume Pedee, il quale nelle parti disottane separa la settentrionale Carolina dalla meridionale. Il nome e la fortuna di Gates operavano di modo, che non solo la gente corresse alle insegne, ma ancora, che le munizioni di ogni sorta fossero portate al campo. I popoli si levavano a romore. Già gli abitatori di quel tratto di contrada, che giace tra i due fiumi Pedee e Black, rivoltatisi prese avevano le armi contro i reali; e Sumpter con una buona smannata di fanti e di cavalleggieri andava ronzando sulla stanca degl'Inglesi con animo di mozzar loro la via per a Charlestown. Teneva infestato tutto il paese all'intorno. Tostochè Gates toccò coll'esercito i confini della meridionale Carolina mandò fuori un bando, invitando i Caroliniani ad adunarsi per vendicare cogli auspicj suoi i diritti dell'America, promettendo, che sarebbero liberi da ogni colpa o pena coloro, che erano stati forzati a dar le parole dai feroci conquistatori, solo eccettuali quelli, i quali esercitato avessero atti di barbarie, o di depredazione sopra le persone e le proprietà dei loro concittadini. Non furono vane le esortazioni di Gates. Non solo i popoli correvano all'armi per soccorrere alle cose della Carolina, ma le compagnie stesse dei Caroliniani, i quali si erano posti ai servigj del Re, o ribellarono o disertarono. Sumpter, fatto forte, faceva gran danni agl'Inglesi. Aveva lord Rawdon, il quale, trovandosi Cornwallis a Charlestown tutto intento nell'assestare gli affari della Carolina, governava tutte le genti alloggiate a Cambden e ne' luoghi circonvicini, avviato una presa d'Inglesi malati a Georgetown, e postogli sotto la scorta dei Caroliniani condotti dal colonnello Mills. Questi, già fatta una parte del viaggio, si ammottinarono, e fatti gli uffiziali, che gli guidavano, prigioni, condussero essi, i malati e sè medesimi a salvamento agli alloggiamenti di Gates. Il colonnello Lisle, il qual era uno di quelli, che avevano dato la parola, e che poscia aveva promesso di voler essere un buono e fedele suddito dei Re, subornò un battaglione di milizie, che stat'erano levate in nome del lord Cornwallis, ed intiero lo guidò a Sumpter. Questi poi sull'occidentale riva del Wateree con incredibile celerità procedendo, aveva intrapreso una moltitudine di some di rum, e d'altre grasce e munizioni, che da Charlestown si mandavano a Cambden. Fece nel medesimo fatto prigioni molti malati e stanziali che gli accompagnavano. Già la via di Cambden a Ninety-six era infestata dai repubblicani, e quella di Cambden a Charlestown vicina ad esserlo. Così le cose del Re nella Carolina parevano in manifesta declinazione. Lord Rawdon vedendo tanto nemico vicino a scoccarglisi addosso, e non avendo forze sufficienti a poter vagar per il paese liberamente, nè a tener un largo campo, ristrinse i suoi ne' luoghi circonvicini a Cambden, e pose gli alloggiamenti sulla destra sponda del rivo Linche. Intanto diè ragguaglio di ogni cosa, e del pericolo, che correva, a Cornwallis. Arrivò Gates con tulle le sue genti sulla sinistra riva, e si accampò a rincontro del nemico. Scaramucciavano spesso i repubblicani coi regj con varia fortuna. Avrebbe il generale americano voluto venire a giornata, assaltando Rawdon troppo debole a paragon suo dentro gli suoi alloggiamenti. Ma trovatigli troppo forti, se ne rimase. Fu questo suo, come pare, ottimo consiglio. Ma bene si lasciò fuggir dalle mani una molto propizia occasione di riportar una onorata vittoria. Poichè, se avesse marciato a gran passi verso le fonti del rivo, avrebbe potuto facilmente oltrepassare il sinistro fianco del lord Rawdon, ed arrivatogli alle spalle impadronirsi improvvisamente di Cambden. La qual cosa stata sarebbe l'ultima rovina degl'Inglesi. Ma o non l'avvertì, o, avvertendolo, non s'ardì. Poco poscia il capitano britannico, vedute fare dagli Americani alcune mosse verso l'ala sua dritta, che gli diedero sospetto pe' suoi magazzini e per l'ospedale, lasciate le rive del Linche, si ritirò con tutte le genti, e senza ricevere molestia alcuna da parte del nemico, a Cambden. In questo punto arrivò al campo il conte di Cornwallis. Conosciuto lo stato delle cose, e veggendo, quanto i repubblicani si fossero fatti vivi, ed il paese loro partigiano, faceva molto correre la contrada dagli speculatori, riempiva le compagnie coi convalescenti più gagliardi, forniva l'esercito d'armi, e specialmente la legione di Tarleton di cavalli, dei quali difettava. Ciò nondimeno non aveva egli sotto le insegne oltre di duemila soldati, tra i quali a un dipresso quindici centinaia di stanziali, ottima gente però, gli altri leali, e fuorusciti. L'attaccarsi con un nemico tanto superiore di forze pareva cosa non che pericolosa, temeraria. Avrebbe potuto schivar di combattere, e ritirarsi a Charlestown. Ma andò considerando, che, abbracciando questo consiglio, avrebbe dovuto lasciar indietro in balìa del nemico da ottocento malati, ed una quantità inestimabile di munizioni sì da guerra che da bocca; e che, se si eccettuano le due città di Charlestown e di Savanna, la ritirata avrebbe causato la perdita di tutte due le province della Carolina e della Giorgia. Nè gli sfuggiva, che la maggior parte delle sue genti erano soldati valentissimi, fornitissimi di ogni cosa, capitanati da uffiziali di mirabile perizia e valore. La vittoria poi avrebbe, siccome credeva, posto in sua mano intieramente le due Caroline, mentre la sconfitta poco maggior danno gli avrebbe recato della ritirata. Per le quali cose si determinò a mostrare il viso al nemico, ed a tentar la fortuna delle battaglie. E siccome Cambden, dove allora si trovava l'esercito, non era luogo forte, e che i partiti più generosi sono anche per l'ordinario i più fortunati, così volle, non già aspettar il nemico nelle sue stanze, ma sibbene andargli a fare un alloggiamento addosso a Rugeley's-mills, dove si era posto a campo, e tentar la giornata con esso. Il giorno 15 d'agosto tutte le genti del Re ebbero ordine di tenersi pronte al marciare. Alle dieci della sera si muovevano verso Rugeley's-mills. La prima schiera era guidata dal colonnello Webster, e consisteva in fanti leggieri e cavalli. La seconda schiera, nella quale erano posti i volontarj d'Irlanda ed i leali, era sotto la condotta del lord Rawdon, e seguitata, come da una piccola squadra di riscossa, da due battaglioni d'Inglesi. Nella terza schiera, che seguitava alla coda, erano il carreggio, e gli uomini d'arme della legione. Camminavano in mezzo all'oscurità della notte con grandissimo silenzio; e già passato il rivo Saunder si erano scostati a dieci miglia da Cambden alla volta di Rugeley's-mills. Mentre in tal modo contro gli Americani marciavano gl'Inglesi intentissimi ed eseguire gli ordini dei capitani loro, Gates aveva mosso il campo alle dieci della sera da Rugeley's-mills, e si era avviato verso Cambden, intendendo di fare a Cornwallis quello, che questi voleva fare a lui. Aveva egli ordinato i suoi di modo, che marciava la prima legione dei cavalleggieri del colonnello Armand col fanti leggieri del colonnello Porterfield alla dritta, ed i fanti leggieri del maggiore Amstrong alla stanca. Venivano dopo le brigate degli stanziali della Marilandia, e le bande paesane della Carolina Settentrionale e della Virginia. Seguitavano alla coda le salmerie con una grossa guardia di volontarj, e la cavalleria dai due lati. Comandava Gates, si muovessero taciti e serrati; non isparassero a pena di cuore. I gravi impedimenti, i malati, le munizioni non necessarie aveva mandato indietro a Wacsaws. Così si difilavano fra le tenebre con maraviglioso silenzio, e non senza grave sospetto vicendevole gli uni contro gli altri i repubblicani ed i regj. Era la notte giunta alle due della mattina, quando le prime scolte inglesi s'incontrarono nella testa della colonna americana. I legionarj d'Armand secondati dai fanti di Porterfield aspramente ributtarono i primi feritori inglesi; Porterfield ne riportò una grossa ferita. Allora i fanti leggieri inglesi con due colonnelli di grave armatura attestandosi in sulla calpestata, frenarono l'impeto degli Americani. Succedette una mischia feroce con egual vantaggio e perdita da ambe le parti. Ma nè l'una, nè l'altra volendo commettere al rischio di una battaglia notturna la fortuna della guerra, si ristettero, e ne nacque in mezzo a quel buio un silenzio d'armi, il quale durò sino al nuovo dì. Intanto Cornwallis ebbe fumo dagli uomini del paese, che la natura dei siti molto era favorevole a' suoi, e contraria ai soldati di Gates: poichè la via, per la quale solo poteva questi far la passata per venirlo ad assaltare, era assai stretta, e fiancheggiata dai due lati da paludi. La qual cosa, rendendo inutile il maggior numero delle genti americane, pareggiava le partite tra i due eserciti. Laonde il capitano inglese si determinò a far la battaglia dell'indomani in quel luogo. In sul far del dì squadronava di modo i suoi, che la frontiera dell'esercito fosse composta di due schiere, delle quali la diritta sotto i comandamenti di Webster aveva il fianco diritto attorniato da una palude, e col sinistro si appoggiava alla strada maestra, e la stanca guidata dal lord Rawdon si atteneva medesimamente col fianco suo sinistro ad una palude, e col destro si congiungeva in su quella stessa strada colla schiera di Webster. Tra l'una e l'altra locarono le artiglierie. Un battaglione erasi attelato, come un poco di retroguardo, dietro la schiera di Webster; un secondo dietro quella di Rawdon. La legione di Tarleton si era arringata accanto la strada sulla dritta, pronta a difendere, o ad offendere, secondochè si discoprisse la occasione. Nè dall'altro canto Gates se ne stava neghittoso in faccia all'ordinantesi nemico. Trasse fuori i suoi, e sì fattamente gli ordinò, che la vanguardia ne fu divisa in tre squadre, la destra guidata dal generale Gist, la quale col destro suo fianco toccava una palude, e col sinistro si congiungeva vicino la strada con quella di mezzo, composta di bande paesane della Carolina del Nort, e condotta dal generale Caswell. Nella stanca poi si trovavano le milizie virginiane guidate dal generale Stevens. Dietro i Virginiani si affilarono i fanti leggieri di Porterfield, e di Amstrong. Armand co' suoi cavalli si era schierato dietro la sinistra per contrastare alla legione di Tarleton. Quest'era la vanguardia. Gli stanziali della Marilandia e della Delawara, uomini fortissimi, e nei quali era collocata la principale speranza della vittoria, si erano posti in ordinanza, come dietroguardo, e schiera di riscossa. Questi erano capitanati dal generale Smallwood. Le artiglierie eransi ordinate parte sulla dritta degli stanziali, e parte sulla strada maestra. Stavano in tal modo attelati l'uno a rincontro dell'altro i due eserciti, e pronti ambidue a venirne alle mani, quando Gates non contento alla positura delle schiere di Caswell e di Stevens, ordinò, non so se con ragione, ma certo con imprudenza, si dislocassero per pigliarne un'altra, che più opportuna gli parve. La qual cosa vedutasi da Cornwallis, non volendo egli lasciarsi fuggir dalle mani quella occasione, che la favorevole fortuna gli offeriva, comandò a Webster, si facesse pesatamente avanti, e vigorosamente assaltasse l'opposta schiera di Stevens, i soldati della quale tuttavia ondeggiavano per non aver ancor del tutto pigliato i nuovi ordini. Riempì incontanente Webster la volontà del capitano generale. Si appiccò dunque di prima presa la battaglia tra l'ala dritta inglese, e la sinistra americana; ma non tardò a diventar generale lungo tutta la fila. L'aere essendo piorno, ed il cielo scuro, il fumo dell'armi da fuoco non poteva alzarsi nelle regioni superiori; ma accumulatosi in copia nelle basse avviluppava, come un denso nugolo, i due eserciti, dimodochè malagevolmente l'uno poteva scorgere quello che l'altro si facesse. Tuttavia si vedeva, che gl'Inglesi combattendo ora cogli archibusi, ora colle baionette molto aspramente, si facevano avanti, mentre gli Americani indietreggiavano. In fine i Virginiani ferocemente incalzati da Webster, e già mezzi scompigliati da quell'inopportuna mossa, ordinata in procinto della battaglia da Gates, dopo leggier conflitto, voltate le spalle, si davano, lasciando i compagni nelle peste, vergognosamente alla fuga. Le successive compagnie dei Caroliniani incominciarono anch'esse a balenare, e seguitarono poscia la medesima bruttezza, nissuno quasi combattendo, o mostrando il volto agli avversarj, smarrita non che altro, per la fuga così subita, la virtù dei Capi. Così appoco appoco si andò smagliando tutto il sinistro corno dell'esercito americano. Fecero Gates e Caswel qualche sforzo per riordinargli; ma sopraggiunse in terribile sembianza Tarleton, il quale, veduta la rotta loro, gli aveva seguitati a slascio, e quei che già erano in volta, spaventò viemmaggiormente, e quei, che si volevano rannodare, sbaragliò. Nissun fine o modo al terrore ed alla fuga. Tutti si rifuggirono alla sfilata nelle vicine selve. Così per la rotta dei Virginiani e delle più vicine milizie della Carolina un reggimento caroliniano, e gli stanziali marilandesi e delawariani, che già si trovavano alle prese da fronte, furono anche assaliti sul loro sinistro fianco, ch'era rimasto nudato, dall'ala dritta inglese, che vittoriosa s'era volta contro di loro. Combatterono ciò nondimeno egregiamente; e furono operatori, che se non poterono ristorare la fortuna della battaglia, almeno non ne furono in questo dì macchiate con una nota di codardia, e disgraziate presso i forti uomini le americane insegne. Traevano da disperati; si avventavano colle baionette, tennero un pezzo la battaglia dubbia; e non contenti al difendersi, ma spintisi innanzi, guidati ed incuorati dal barone di Kalb, si scagliarono furiosamente addosso gl'Inglesi, e gli fecero restare un momento. Ma finalmente sopraffatti dal numero dei regj, e tentati e punti da ogni banda dalla cavalleria andarono anch'essi in volta, non avendo però lasciata la vittoria senza sangue agl'inimici. Il barone di Kalb fu ferito mortalmente di undici ferite, e fatto prigioniero. Si salvarono come a ciascun venne in sorte, scomposti e sbarattati. Solo si levarono dal campo Gist con un nodo intiero di cento fanti, ed Armand co' suoi cavalli. Seguitarono gl'Inglesi gagliardamente i vinti colla cavalleria per lo spazio di ventitre miglia, e non fu fatto fine al perseguitare, se non quando la stanchezza indusse la necessità del riposo. Fu assai grave in questo fatto la perdita degli Americani, poichè il numero dei morti, feriti e prigionieri loro arrivò bene a due migliaia di soldati. Tra i prigionieri si noverarono il barone di Kalb, ed il generale Rutherford caroliniano; tra i morti il generale Gregory. Otto cannoni, duemila archibusi, un buon numero di bandiere, tutto il carreggio, le bagaglie e le munizioni vennero in poter dei vincitori. La perdita degli Inglesi tra morti e feriti, sommò soltanto a 324, inclusi gli uffiziali. Il barone di Kalb tre giorni dopo, sentendosi vicino al morire, pregava il cavaliere du Buisson, suo ajutante di campo, esprimesse in nome suo a Gist e Smallwood, quanto stato fosse soddisfatto del valore dimostrato nella battaglia di Cambden dagli stanziali della Delawara e della Marilandia. Ciò fatto, rendè lo spiritò con manifesti segni di contento all'aver perduto la vita in difesa di una causa, che sì ardentemente aveva amato. Il congresso decretò, se gli si rizzasse un monumento nella città di Annapoli, capitale della Marilandia. E' pare, che Gates, oltre l'errore dell'aver voluto cambiar l'ordinanza dei suoi in cospetto del nemico, abbia anche commesso quell'altro di aver fatto marciar di nottetempo le milizie, le quali, non use ancora ai pericoli della guerra, e mal ferme negli ordini loro, facilmente aombrano e sbigottiscono. Si ritirò egli a Hillsboroug nella Carolina Settentrionale; Gist e Smallwood prima a Charlottetown, e poscia più in su a Salisbury, dove intendevano a raccorre i fuggiaschi, ed ogni sforzo facevano per rifare una grossa testa. Ora tutto veniva a divozione dei vincitori, e nissuna insegna si discopriva più oltre rizzata in tutta la Carolina Meridionale in favore della repubblica. Solo Sumpter si andava tuttavia aggirando con una mano di circa mille soldati, e due bocche da fuoco sull'occidental riva del fiume Wateree. Ma avute le novelle, che Gates era stato rotto in battaglia a Cambden, si ritirava più che di passo verso Catawba, distretto posto nelle parti superiori della settentrionale Carolina. Cornwallis, il quale era uomo operosissimo, avvisandosi che l'opera non era compiuta, finchè non avesse rotto quel capo, che solo rimaneva, di repubblicani, lo faceva perseguitare da Tarleton. Usando una incredibile celerità, giunse alla non pensata sugli alloggiamenti di Sumpter, mentr'egli se ne stava pigliando riposo sulle sponde del Fishingcreek. La cosa riuscì sì improvvisa, che gl'Inglesi ebbero tempo di por le mani sulle armi degli Americani, primachè avessero potuto risentirsi. I soldati di Sumpter si perdettero di animo, e benchè qua e là si facesse qualche difesa, furono di breve rotti e fugati. Molti furono tratti a morte, quantunque si arrendessero; perciocchè Tarleton non voleva lasciargli in vita, non avendo seco ad un terzo tanta gente, quanta Sumpter. Infine cessò la strage, quando furono liberati gl'Inglesi ed i leali, che prigionieri essendo, aveva Sumpter fatto alloggiare dietro il campo. I cannoni, le munizioni, le bagaglie, il carreggio diventarono preda al vincitore, Sumpter scampò dalla rotta con pochi de' suoi. Ei non v'ebbe colpa, perciocchè non avesse tralasciato di mandare avanti gli speculatori a sopravvedere, i quali tutt'altra cosa fatto avevano fuori di quella, che dovevan fare. Tarleton colla preda, coi prigionieri, e coi liberati se ne tornò tre giorni dopo a Cambden.
Dopo il fatto d'arme di Cambden avrebbe Cornwallis, per non corrompere colla tardanza il frutto della vittoria, desiderato di condursi tosto nella Carolina Settentrionale, provincia debole ed infetta di mali semi verso il congresso, per andar poscia a danni della Virginia. Certamente la presenza in quella dell'esercito vincitore avrebbe le ultime reliquie disperso dei vinti, impedito che di nuovo si ordinassero ed ingrossassero, e dato animo ai cittadini amatori del nome reale, perchè potessero levarsi, e romoreggiare. Ma varie cagioni si opponevano a questa volontà di Cornwallis. Era la stagione caldissima e malsana, il numero de' malati dentro gli ospedali grande, e quello dei feriti non poco. I fondachi ancora male eran forniti delle cose necessarie a campeggiare, nissuna canova sulle frontiere delle Caroline; quella del Nort scarsissima di vettovaglie. Per la qual cosa, omessi i pensieri caldi, e partiti i suoi soldati nelle stanze, se ne tornò nella città di Charlestown, credendosi sicuro e della intiera soggezione della meridionale Carolina, e della vicina conquista della settentrionale, quando fossero ed il tempo diventato propizio, e le munizioni apparecchiate. Solo scrisse frequenti lettere agli amici del Re nella Carolina del Nort, esortandogli a pigliar le armi, a far masse, ed a por le mani addosso ai più violenti libertini, ed alle munizioni e magazzini loro; intraprendessero eziandio, e si assicurassero delle persone degli sbrancati dell'esercito ribelle. Prometteva infine, sarebbe venuto tosto in soccorso loro. E perchè i fatti consuonassero colle parole, non potendo ire con tutto l'esercito, mandò sui confini occidentali della Carolina del Nort coi cavalleggieri, ed una banda di mille leali, il maggiore Fergusson, arditissimo condottiere di stracorridori. Doveva questi colla presenza sua dar animo ai leali, e principalmente intrattenere pratiche cogli abitatori della contea di Tryon, più di tutti gli altri affezionati al nome dell'Inghilterra.
Non potendo Cornwallis guerreggiare, si metteva in sul voler riordinare le cose interne, per viemmeglio stabilire l'acquisto della provincia. Nel che fare volendo egli usare medicine forti, si propose e di spaventare i repubblicani con severe pene, e di tor loro i modi di nuocere, togliendo loro le sostanze. Mandò pertanto ordini ai capitani britannici, perchè immediatamente gastigassero col supplizio delle forche coloro, i quali dopo di aver militato nelle bande paesane in favor del Re, si fossero poscia congiunti coi ribelli; che incarcerassero, e spropriassero coloro, i quali essendosi prima sottomessi, avessero poi avuto parte nell'ultima ribellione; e che cogli effetti loro si ristorassero quelle persone, che state fossero da essi o spogliate od oppresse. Nel che si dee far considerazione, che se tanta severità si poteva escusare rispetto a coloro, i quali avevano scambiato la condizione di prigionieri di guerra con quella di sudditi britannici, era però condannabile e degna di eterno biasimo quella, che si esercitava contro coloro, che nella prima condizione avevano voluto perseverare. Imperciocchè erano stati sciolti delle parole loro dal solenne bando mandato fuori da Cornwallis addì 3 di giugno. Ma i vincitori o gavillando, e qualche volta ancora senza gavillare, massimamente quando si tratta di affari di Stato, rompono troppo spesso la fede loro, come se necessaria cosa fosse l'accoppiare alla ferocità delle armi l'arte degl'inganni. Comunque ciò sia, gli ordini di Cornwallis, avvengadiochè duri ed aspri fossero, eran posti ad effetto in ogni parte, e tutta la Carolina ne fu ripiena di esempj crudeli e superbi. La qual cosa alcuni fra gli uffiziali britannici altamente condannavano; ma i più, e più di tutti Tarleton, come utile e necessaria alla causa del Re sommamente commendavano. Conciossiachè Tarleton già si era molto doluto della clemenza, siccome la chiamava egli, usata da Cornwallis prima della battaglia di Cambden, dicendo, ch'essa era non solo buona a nulla, ma ancora nociva in tutto, siccome quella, che faceva gli amici meno vogliosi, ed i nemici più arditi. Il che se era vero, stato non sarebbe da biasimarsi, se nelle guerre si avesse solo ad aver riguardo all'utile, e nissuno alla umanità, alla fede ed alla giustizia; poichè nissuno niega, che nell'esercizio di quelle l'avvelenare le fonti, l'ammazzar sul fatto i prigionieri che ci vengono alle mani, il condurre in ischiavitù gli uomini, le donne, i fanciulli dei vinti, e di ogni proprietà ed umano diritto dispogliargli, possano essere, o siano invero cose utili ad effettuarsi. Ciò nonostante si vede, che le nazioni civili, ed i capitani degli eserciti, che del tutto barbari e disumanati non siano stati, se ne sono in ogni tempo astenuti. Ma gli Inglesi intanto non restandosi traevano a crudel morte gli uomini più riputati del paese. I cittadini di Camden, di Ninety-six, di Augusta, e di altri luoghi videro montare su i patiboli coloro, i quali di nissun'altra cosa si accagionarono fuori di quella di essere stati troppo fedeli ad una causa, ch'eglino tanto giusta, ed alla patria loro profittevole riputavano. Le menti si riempirono d'orrore, ed i cuori s'infiammarono di ferino, e più che immortale odio contro i crudeli vincitori. Fremevano i popoli all'intorno, e giuravano di vendicarsi; tutti abbominavano un re, che sì feroci esecutori delle volontà sue aveva nella diletta contrada loro inviati. Le insegne sue ne diventaron esecrate; ed i capitani britannici impararon per pruova, che i supplizj e la disperazione degli uomini sono poco sicuri fondamenti alla conquista di un popolo in lontane regioni posto, da una comune opinione mosso, ed in una generale impresa infervorato. Nè furono questi i soli provvedimenti, che credè Cornwallis utile di fare per assicurarsi nella possessione di quelle province, che colle armi aveva conquistate. Usò ancora, per tor vieppiù favori ai malcontenti, i confini ed i sequestri. Ossiachè temesse, che la presenza dentro Charlestown dei principali personaggi, i quali, stando fermi in sulle parole loro di prigionieri di guerra, non avevano voluto rivestirsi della qualità di sudditi, non contribuisse a mantener vivo il desiderio della resistenza, ovverochè, siccome gl'Inglesi lasciarono scritto, avessero essi sin là tenuto pratiche segrete coi nemici del nome reale, le quali venute fossero a notizia dei Capi britannici per mezzo delle scritture trovate nelle bagaglie dei generali americani prese nella rotta di Cambden, fece arrestare più di trenta dei Capi più riputati delle parti americane, e gli mandò a confine nella città di Sant'Agostino nella Florida orientale. Erano questi tutti del numero di coloro, che avevano più mestato nel passato governo, e che s'erano dimostrati più ardenti in voler tenere quella guerra. Perchè poi non potessero coloro, ch'ei credeva, od erano infatti avversi, le sostanze loro usare in benefizio del congresso, o per isforzargli a calare alla soggezione, con pubblico bando sequestrò i beni di tutti coloro, i quali o intrattenessero traditevoli pratiche, o stessero ai servigj, od in qualunque modo operassero sotto l'autorità del congresso, od accostati si fossero ai nemici della Gran-Brettagna, o la ribellione con parole, o con fatti sostenessero, ed avanzassero. Costituì nel medesimo tempo un commissario sopra i beni sequestrati, il quale fosse obbligato di contare alle famiglie degli staggiti una parte della rendita annua al netto, la quarta a quelle, che consistessero nella moglie e nei figliuoli, ed una sesta alle mogli che non avessero figliuoli, bene inteso però, che dovessero nella provincia fare la residenza loro. Questi modi in un con una grandissima vigilanza sugli andamenti dei sospetti usarono gl'Inglesi per compor le cose, e per estirpare al tutto la ribellione nella meridionale Carolina, e potere, quando fosse giunto il tempo propizio, sicuramente recarsi a conquistare quella del Nort. Qual fine avessero queste deliberazioni, apertamente si vedrà nel progresso di queste storie.
Mentre dal canto delle Caroline la perversità della stagione avea posto fine alle ostilità, e che anche da quello della Nuova-Jork gl'Inglesi, poco potendo offendere, perchè erano più deboli di armi terrestri, ed i confederati, perchè erano al di sotto di armi navali, una simile cessazione della guerra si era introdotta, si andava maturando un disegno, il quale, se avesse quella riuscita avuto, che gli autori suoi si erano proposto, avrebbe partorito la totale rovina dell'esercito di Washington, e forse ancora l'intiero soggiogamento dell'America. Certo egli stette ad un pelo, che l'opera di tanti anni, e che già tanti tesori aveva costati, e tanto sangue, non venisse da una inopinata causa sino in fondo distrutta, e che gl'Inglesi per via di un tradimento quel fine conseguissero, al quale non avevano potuto arrivare per mezzo di una lustrale guerra con sì grande arte, e con tutte le forze loro esercitata. E venire doveva il danno da parte di colui, dal quale meno, che da ogni altro potevano, e dovevano gli Americani aspettarlo. Dal che si ebbe un argomento manifesto, che il coraggio disgiunto dalla virtù non è da pigliarsi a fidanza; che gli uomini più avventati in una causa sono anche spesso alla medesima i più infedeli, e che gli avari, ed ambiziosi dissipatori delle proprie, e delle pubbliche sostanze facilmente diventano della patria loro scellerati venditori e traditori. Nè nessuno dubiti, che siccome le virtù private sono le produttrici, così siano ancora il principale ed unico fondamento alle pubbliche; e si dee tener per sicuro, che coloro, i quali privi essendo delle prime si accostano al governo delle repubbliche, ciò fanno o per ambiziosamente soprastare, o per avaramente taglieggiare i proprj concittadini. E quando ciò non è loro comportato, fanno novità al di dentro, o tradimenti al di fuori. Era il nome del generale Arnold molto, e molto meritevolmente caro a tutti gli Americani, che lo stimavano uno dei principali difensori dello Stato loro. Essendosi egli ritratto dal militare in sui campi, a motivo di quelle ferite non ben sanate, che sì sconciamente gli avevano guasto una gamba, e non volendo il congresso e Washington porre in dimenticanza i servigj di lui, lo avevano creato comandante di Filadelfia, allorquando, ritiratisi gl'Inglesi da questa città, era essa di bel nuovo venuta in poter dei repubblicani. Quivi vivendo dissolutamente, più spendeva che potesse spendere, e più esigeva di quello, che avesse diritto di esigere. Postosi ad abitare nelle case di Penn le aveva fornite di ogni foggia di ricchi addobbi e di preziosi arredi. Giuocava alla dirotta; metteva tavola spesso; teneva gran vita, di balli, di concerti, di feste promovitore, e donatore grandissimo. Nè bastando a gran pezza le solite paghe del suo grado a tanti stravizzi e strabocchi, si era messo in sul mercanteggiare, ed in sul corseggiare. Le cose non gli tornaron bene; i debiti s'ammontavano, i creditori lo importunavano; quell'animo altiero e dissoluto non sapeva dove volgersi; nulla voleva rimettere della sua grandigia; filava tuttavia del signore. Questo gli fe' concepir animo di far peggio, e sperando di ristorarsi con quel del pubblico per inganno di quello, che dissipato aveva per iscialacquo, presentò certi conti in cui inserì di quelle cose, che sarebbero state disoneste al più ingordo usuriere del mondo. La cosa parve non solo strana, ma enorme. Si creò un magistrato espresso di commissarj per esaminargli. Questi non solo non vollero spegnere con esso lui i conti, ma ricusarono la metà delle partite. Si arricciò fieramente l'Arnold, e diceva dei commissarj di quelle cose, che non si sarebbero potute dipingere. Non istette contento al loro giudicato, e ne appellò al congresso. Delegò questi alcuni de' suoi membri, perchè, esaminato questo affare, lo assestassero. I quali giudicarono, che i commissarj più avevano concesso ad Arnold di quello, che avesse diritto di domandare. Se ad una tale sentenza montasse egli in bizzarria, ciascuno il pensi; e siccome uomo rotto e caldo, ch'egli era in tutte le sue azioni, diceva del congresso le più vituperose parole, e le maggiori villanie, che mai a uomini costituiti in grado si dicessero. Queste cose non erano sì fatte, che potessero disacerbar le ire, e ricompor gli animi gonfiati dall'una parte e dall'altra. Nè la pertinacia di quelle menti americane era tale, che fossero capaci di lasciar a mezza via una faccenda, che incominciato avessero. Fu Arnold accusato di peculato dallo Stato della Pensilvania, e tradotto avanti una Corte militare per subir il suo processo. Lo accagionarono, tra molte altre cose, che avesse fatto sue le mercanzie inglesi, che aveva trovate, e staggite in Filadelfia l'anno 1778; che usasse i carri del pubblico per trasportar certe robe dei privati, e specialmente le sue, e quelle de' suoi compagni nel commercio della Cesarea. La Corte sentenziò, dovesse essere ripreso da Washington. Il quale giudizio non soddisfece nè agli accusatori, ne all'accusato, allegando i primi, che si avesse avuto più rispetto ai passati servigj d'Arnold, che alla giustizia; e dolendosi il secondo, dell'ingiustizia e dell'ingratitudine della sua patria. E non potendo quell'uomo altiero sgozzare sì grave ingiuria, siccome la chiamava, nè comportare, poichè gli Americani con sì smoderato affetto l'avevano amato, d'essere ora venuto in tanta disgrazia loro, si determinò nell'impeto della concetta collera; e per poter continuare a gozzovigliare ed a grandeggiare coll'oro inglese, giacchè coll'americano più non poteva, di aggiungere alla intemperanza la frode, ed alle ruberie il tradimento. Per la qual cosa, risoluto al tutto di ritornar la patria sua in servitù degl'Inglesi, discovrì con una lettera l'animo suo a un Robinsone colonnello inglese, il quale ne diè tosto contezza a Clinton. Si appiccò una pratica tra le due parti per mezzo del maggior André, ajutante di campo del generale inglese, giovane e per l'eccellenza delle forme, e per costumi, per bontà, per cortesia amabilissimo. Arnold e André carteggiavano tra di loro sotto i finti nomi di Gustavo e dì Anderson. Promettevano all'Arnold molt'oro, e il grado di generale nell'esercito regio. Egli dal canto suo si offeriva di fare qualche rilevato, e determinativo fatto in benefizio del Re. Si condussero tanto innanzi con queste pratiche, che vennero in parole di porre la Rocca di West-point in mano dei regj. Egli è West-point un luogo forte sull'occidentale riva del fiume del Nort. E siccome piuttosto di unica, che di grand'importanza per guardar il passo delle montagne dall'insù del fiume, così lo avevano gli Americani con infinita spesa ed arte talmente affortificato, che a ragione era chiamato il Gibilterra dell'America. Questo fortissimo propugnacolo s'accordò Arnold di voler porre nelle mani degl'Inglesi. Laonde allegando, che gli era venuto a noia il soggiorno di Filadelfia, e che desiderava di adoperarsi di nuovo fra i campi in servigio dello Stato, chiedè, gli si concedesse, ed ottenne il capitanato di West-point, e di tutta quella parte delle genti americane, che in quei contorni alloggiavano. Ma il disegno non si ristava alla dazione di West-point. Intendeva Arnold di far pigliare tali posti alle sue genti fuori della Fortezza, che fosse facilmente fatto abilità a Clinton di arrivar alla non pensata, e subitamente opprimerle. La qual cosa ottenutasi in un colla possessione di West-point, si sarebbero gl'Inglesi avventati contro le restanti genti di Washington, le quali, per custodire quei passi, nei circonvicini luoghi dall'una parte e dall'altra del fiume si erano fermate, e le avrebbero all'ultimo sconfitte e conculcate. In tal modo oltre la perdita di West-point, e di quei passi, che erano venuti in contesa già tante volte, e per acquistar i quali aveva il governo inglese fatto la spedizione di Burgoyne, avrebbero gli Americani tutto l'esercito loro, le artiglierie, le munizioni, le bagaglie, ed i migliori uffiziali perduto. E si poteva conghietturare che sopraffatte le menti dall'improvviso caso, e da sì subita rovina, e valendosi gl'Inglesi della confusione e dello sbigottimento dei popoli, gli Stati Uniti stati ne sarebbero oppressi, e l'independenza loro all'ultima ora condotta. Erasi verso la metà di settembre Washington recato, per fornirvi alcune pubbliche bisogne, a Hartford nel Connecticut. Sotto questa occasione credettero di poter trarre a fine l'accordato disegno. Appuntarono, che per pigliar insieme le ultime deliberazioni, sarebbe André venuto nascostamente a trovare Arnold. Sbarcò quegli la notte dei 21 settembre dalla corvetta inglese l'Avoltoio, che già da lungo tempo Clinton aveva fatto fermare su pel fiume non lungi da West-point per facilitare le pratiche, che tra di lui ed il generale americano bollivano. Trovò l'Arnold; stettero insieme tutta la notte. In sul fare del dì, non avendo ancor potuto accordare tutta la bisogna, André fu nascosto in luogo sicuro. La notte seguente se ne voleva ritornare. I navicellai non vollero ricondurlo all'Avoltoio, perchè aveva questo con certe mosse dato non so qual sospetto. Si risolvette, se ne gisse per la via di terra. Diegli Arnold un cavallo, ed un passaporto col nome di Anderson. Si spogliò André, benchè, come è fama, suo malgrado, ed a ciò costretto da Arnold, dell'abito d'offiziale inglese, che sin là aveva portato sotto un gabbano, vestendone un comune. Si avviava verso la Nuova-Jork. Già aveva trapassato le guardie, e le estreme scolte del campo. Credevasi giunto a salvamento. Ma I cieli avevano altro fine destinato alla brutta perfidia di Arnold, ed al generoso voto, che di sè stesso aveva fatto alla patria sua l'André. Passando questi per una Terra chiamata Tarrytown, già vicino a quelle occupate da' suoi, ecco che tre uomini di milizia, che là si trovavano a caso, e non per ordine, lo arrestarono. Mostrato il passaporto, lo lasciavano andare al suo cammino. Ma uno dei tre più sospettoso degli altri, avendo osservato non so che di strano nelle sembianze del passeggiero, il richiamò, André domandava, Chenti fossero? Risposero, di laggiù, intendendo parlare della Nuova-Jork. Il non sospettante giovine mal naturato agl'inganni rispose, ed ancor io sono. Lo arrestavano. Si scopriva, qual era, un uffiziale inglese. Offeriva quant'oro volevano, un prezioso orologio, gradi, e ricompense nell'esercito britannico, se lo lasciassero andare. Tutto fu nulla. Giovanni Paulding, Davide Williams, ed Isacco Wanwert, che tali erano i nomi dei tre soldati, disdegnarono le esibizioni, in ciò tanto più degni di lode, quanto che erano in basso luogo nati ed avrebbero acquistato altra condizione. Così nell'istesso tempo, in cui quegli, che teneva uno de' primi gradi negli eserciti dell'America, e che famoso era al mondo pel valore suo, e per le cose fatte in pro della patria, per un po' di concetta collera, e per la gola dell'oro, essa patria tradiva, e voleva dar in mano al nemico, tre soldati gregarj l'onesto all'utile, la fedeltà alle ricchezze anteponevano. Ricercarono l'André in ogni parte della persona. Trovarono, dentro gli stivali copiosi ricordi, tutti scritti di pugno d'Arnold sulle positure de' luoghi, sulle munizioni, sul presidio di West-point, e sul più convenevole modo di assaltar la Fortezza. Condotto André avanti l'uffiziale, che era preposto alle scolte, temendo di nuocere ad Arnold, se si discoprisse tosto, qual egli era, e non curando il pericolo, che correva vicinissimo di essere immediatamente, come spia, posto a morte, quando si risapesse, aver egli dissimulato il proprio nome, continuava ad affermare, esser desso Anderson. L'Americano non sapeva, che farsi, e si andava peritando, non potendo credere, che colui, il quale aveva sparso tante volte il suo sangue a beneficio della patria la avesse ora voluta tradire. Queste dubitazioni, le negazioni d'André, il ritrovarsi Washington ed Arnold medesimo lontani dal campo furono causa, che quest'ultimo ebbe comodità, avendo udito prontamente l'arrestamento d'André, di scansarsi, e di guadagnar l'Avoltoio. Divulgatasi la cosa, si riempirono i popoli d'insolito stupore al tradimento di un uomo, nel quale tanta confidenza, e sì lunga avevano posto, al vicino pericolo, che corso avevano, ed al fortunevole caso, che ne gli aveva preservati. Dio, dicevano, non permettere, periscano gli uomini valorosi; l'assistenza di lui nella presente occasione stata essere evidente; gradire esso, e proteggere la causa dell'America. Tutti abbominavano Arnold, tutti encomiavano gli arrestatori d'André. In questo arrivò Washington al campo, ritornando dal Connecticut. Prima di ogni cosa sospettando, che vi potesse esser più marcio e più complici, nè sapendo quali, pensava a' rimedj e pigliava quelle risoluzioni, che credeva valevoli a render vani gli sforzi loro. Temeva altresì, che l'esempio fosse pernizioso, e che in quei medesimi, ch'erano estrani al disegno, nascesse il desiderio di cose nuove. Imperciocchè, rotto una volta il guado, per l'ordinario vi s'affolla la gente per passare, e gli uomini a guisa delle pecore più volentieri vanno, dove vedono andar gli altri, che dove si dovrebbe andare. Di ciò stava egli tanto più in apprensione, che i suoi soldati erano pagati tardi, ed a spilluzzico, e mancavano di molte cose non solo al guerreggiare, ma anche al vivere necessarie. Ma le cautele furono superflue. Nissuno dondelò; nè si scoperse da alcun canto, che la mala influenza avesse altri contaminato oltre l'Arnold. André, quando pel progresso del tempo potè presumere, che Arnold fosse giunto in salvo, palesò il suo nome, e grado. Era più che della sua salute sollecito di provare, ch'ei non era nè impostore, nè spia, allegando, che quelle cose, che tale lo potevano far credere agli occhi degli uomini, non erano suo fatto. Affermava, che l'intento suo era stato solamente di venirsi ad abboccare in una Terra neutrale con quella persona, che gli era stata dal suo generale indicata; ma che quindi era stato aggirato, e tratto dentro gli alloggiamenti americani. Da quel momento in poi nulla potersegli imputare, poichè si trovava in potestade altrui. Washington intanto creò una Corte militare della quale furono eletti membri, oltre molti uffiziali americani dei primi, il marchese de La-Fayette, ed il barone di Steuben. Mandò egli al cospetto loro l'André, perchè esaminata, e considerata bene la cosa, definissero, di che qualità fosse il caso, e qual fosse il castigo, che convenisse dare al colpevole. Comparì l'Inglese al cospetto della Corte, nè insolente, nè avvilito. La sua ancor verde età, l'eleganza della persona, le maniere piene di cortesia piegavano i cuori di tutti i circostanti in suo favore. In quel tanto essendo Arnold arrivato a bordo dell'Avoltoio, scrisse tosto una lettera a Washington. Sì gloriava in essa, che l'amore, che fin dal bel principio della querela aveva portato alla sua patria, quello stesso l'aveva ora a questo passo condotto, checchè di ciò pensar potessero gli uomini sì spesso ingiusti estimatori delle azioni altrui. Continuava dicendo, che nulla pregava per sè, già troppo avendo sperimentato l'ingratitudine della sua patria, ma sì pregava bene, e scongiurava il capitano generale, fosse contento preservar la donna sua dagli insulti della gente irritata; mandassela a Filadelfia in mezzo agli amici di lei, o permettesse, andasse a raggiungerlo alla Nuova-Jork. Dopo questa venne una lettera del colonnello Robinson, data pure a bordo dell'Avoltoio. Chiedeva instantemente, fossegli renduto l'André, affermando, esser questo andato a riva per una bisogna pubblica, e sotto la tutela di un tamburino, chiamatovi dall'Arnold, e mandatovi dal suo generale; che per ritornasene alla Nuova-Jork aveva avuto licenza, e passaporti dal generale americano; che tutto quello, che aveva operato l'André, dopo ch'era venuto in mezzo agli alloggiamenti americani, e specialmente l'aver cambialo l'abito ed il nome era stato fatto per volontà di Arnold. Concludeva, che il ritenerlo più oltre era una violazione della santità dei tamburini, ed una cosa contraria agli usi della guerra, da tutte le nazioni riconosciuti e praticati. Scrisse poco poi lo stesso Clinton, richiedendo colle medesime instanze e ragioni l'André. In questa di Clinton era stata inclusa una lettera d'Arnold scritta in termini assai vivi, colla quale affermava, ch'egli nel grado suo di generale americano aveva il diritto di concedere ad André la solita protezione dei tamburini, perchè senza pericolo potesse venire ad abboccarsi seco lui, e che per rimandarnelo stava in sua facoltà di seguir quei modi, che più convenevoli aveva creduti. Ma André minor pensiero si dava della sua salute, che gli amici suoi dall'altra parte si avessero. Abborrendo ogni bugia e sotterfugio, volendo, giacchè si trovava dai fati inesorabili condotto all'ultimo confine della sua vita, questa almeno terminare pura e chiara, e senz'alcuna nota d'infamia, candidamente confessò, non esser venuto a niun modo sotto la protezione di un tamburino, aggiungendo, che se in tal modo venuto fosse, colla medesima accompagnatura se ne sarebbe ritornato. Guardavasi dall'incolpar chicchessia; di sè stesso parlò con mirabile ingenuità; confessò più di quello, di che fosse interrogato. Ognuno ammirava tanta generosità e tanta costanza. Tutti con lagrime dolorose compassionavano l'infelice giovane. Avrebbero desiderato salvarlo, ma troppo era la cosa chiara. La Corte, fondandosi sulle sue confessioni, sentenziò, essere André, e dovere considerarsi come una spia, e come tale dover essere posto a morte. Notificò Washington a Clinton, rispondendo alle lettere di lui, la sentenza. Narrò tutte le circostanze del fatto, e notò, che sebbene queste tali fossero, che, costituitone André nel grado di spia, sarebberne stati giustificati contro di lui i più sommarj procedimenti, tuttavia si aveva voluto operare più consigliatamente, facendo esaminar la cosa da un maestrato espresso, e che il giudicato suo era stato quello, che gl'inviava. Ma Clinton, al quale oltre ogni dire doleva il destino d'André, ch'era l'occhio e l'anima sua, non era uomo da ristarsi, per iscamparlo, alle già fatte dimostrazioni. Scrisse pertanto un'altra lettera a Washington, pregandolo giacchè, come diceva, i giudici non erano stati bene informati del fatto, fosse contento, si facesse un abboccamento a questo fine tra quelle persone, che dalle due parti si deputerebbero. Consentì Washington, e si abboccarono a Dobbs'-ferry il generale Robertson dalla parte inglese, e Greene dall'americana. Molto instò il primo per provare, che André non era spia, allegando i soliti argomenti dei tamburini, e del suo operar costretto, quando egli era in potestà d'Arnold. Ma accorgendosi di non far frutto, saltò a toccar dell'umanità, della necessità di mitigare con generosi consiglj la crudeltà della guerra, della clemenza di Clinton, che mai non aveva fatto porre a morte alcuno di coloro, che le leggi della guerra violato avevano; che André molto era caro al capitano generale, e che se a lui fosse conceduto di ricondurlo seco alla Nuova-Jork, ogni qualunque persona colpevole, che in mano degl'Inglesi si trovasse, della quale gli Americani si richiamassero, sarebbe incontanente posta in libertà. Pregò ancora, si sospendesse, e si rimettesse la cosa nell'arbitrio di due soldati pratichi degli usi della guerra, e delle nazioni, proponendo i generali Knyphausen, e Rochambeau, e che ciò, ch'essi opinassero, quello si facesse. Presentò infine una lettera d'Arnold indiritta a Washington, colla quale si era studiato d'incolpare in tutto sè, e di scolpar André. Concluse minacciando, che, se la sentenza recata contro André fosse posta ad effetto, si sarebbero fatte orribili rappresaglie; e che in ispecialità quei traditori della Carolina, ai quali Clinton, mercè sua, aveva fin'allora perdonato la vita, ne sarebbero tratti immediatamente a morte. L'interposizione di Arnold non poteva non nuocere all'André; e quando gli Americani avessero voluto piegarsi alla clemenza, la lettera sua ne gli avrebbe stornati. Si terminò l'abboccamento senza effetto. André intanto s'andava apparecchiando alla morte. Dimostrò egli contro di questa non quel disprezzo, che spesso è simulazione o bestialità, nè quella debolezza, che propria è degli uomini effeminati, o rei, ma sibbene quella costanza, che s'appartiene agli uomini virtuosi e forti. Gli pesava il morire; ma molto più gl'incresceva il modo della morte. Avrebbe desiderato di morire, come i soldati sogliono, passando per l'armi, non come le spie, ed i malandrini sulle forche. Questo abborriva grandissimamente. Ne addimandò alla Corte. Non gli fu risposto; perciocchè concedere la domanda non volevano, negarla espressamente stimarono crudeltà. Ma due altre cose molto l'animo del giovane tormentavano, e quest'erano, che la madre sua, e le tre sorelle, che sole aveva al mondo, e ch'egli piamente amava, e colle sue paghe sosteneva, fossero, morto lui, ridotte a miseria; l'altra, che gli uomini potessero credere, che gli ordini di Clinton quelli stati fossero, che lo avessero obbligato a far quei passi, i quali lo avevano nella presente condizione condotto. Temeva perciò, venisse la sua morte a quell'uomo imputata, ch'egli sommamente amava, e venerava. Gli fu concesso, ne scrivesse a Clinton; il che fece, molto a lui l'infelice madre, e le sorelle raccomandando, e testimoniando, che gli accidenti dell'esser venuto dentro le poste del nemico, e dell'essersi travestito erano stati cose contrarie, siccome alle sue intenzioni, così ancora agli ordini di Clinton. Il dì due d'ottobre fu il giorno dai cieli destinato per termine alla vita di André. Condotto al patibolo disse, così debbo io morire? Gli fu risposto non essersi potuto fare altrimenti. Ne dimostrò grave dolore. Infine, fatte le sue preghiere, pronunziò queste, che furono per lui le ultime parole: Siate testimoni voi, che io muojo, come un bravo uomo dee morire. Così fu tratto a giusta, ma indegna morte un dabben giovine meritevole in tutto di miglior destino. La mestizia fu grande tra gli amici, e tra i nemici. Arnold si rodeva, seppure quell'anima contaminata era capace di rimorso. Gl'Inglesi stessi il detestavano e pel suo tradimento, e per essere stato cagione della morte d'André. Ciò nondimeno, siccome nelle cose di Stato soglionsi adoperare così gl'istromenti più vili, come i più generosi; e che in esse il fine, non i mezzi si guardano, fu Arnold creato Brigadier generale negli eserciti britannici. Sperava Clinton, che il nome di quello, e la dependenza avrebbero indotto molti fra gli Americani a correre a porsi sotto le insegne del Re. Ma Arnold conosceva benissimo, che poichè aveva abbandonato i suoi, gli era mestiero mostrarsi vivo in favor degl'Inglesi. E siccome gli uomini anche più malvagi vogliono serbar tuttavia la sembianza della virtù, così mandò un cartello, col quale, sperando di velare con questo artifizio l'infamia sua, iva aggirandosi, dicendo, che da principio aveva pigliate le armi in mano, perciocchè credeva, fossero offesi i diritti della sua patria; che anche aveva accomodato l'animo alla dichiarazione dell'independenza, quantunque la credesse intempestiva; ma che quando la Gran-Brettagna, come buona ed amorevole madre, aveva loro aperte le braccia, ed ebbe offerti giusti ed onorevoli accordi, il rifiuto di questi, e di più la lega colla Francia avevano intieramente cambiato la natura della querela, e fatto, che quello, che era giusto ed onorevole, diventato fosse ingiusto e vituperoso. D'allora in poi, affermava, esser diventato desideroso di ritornare nell'antica fede coll'Inghilterra. Censurò il congresso, e con aspre parole rammentò la tirannide e l'avarizia sua, condannò la lega colla Francia, lamentando, che i più gravi interessi della patria fossero dati in preda ad un superbo e perfido nemico; definì la Francia troppo debole per istabilir l'independenza; chiamolla nemica della fede protestante; accusolla di fraude nel voler mostrarsi affezionata alle libertà del genere umano, mentre i suoi proprj figliuoli teneva in vassallaggio e schiavitù. Concluse con dire, aver tanto indugiato ad operare a norma delle sue nuove opinioni, perchè aveva desiderato di far qualche gran fatto in benefizio, e riscatto della sua patria, e per evitare, per quanto possibil fosse, lo spargimento dell'uman sangue. Questo cartello indirizzò generalmente a' suoi concittadini. Un altro ne pubblicò pochi giorni dopo, intitolato agli uffiziali e soldati dell'esercito americano. Gli esortava a venirsi a porre sotto le insegne del Re, offerendo e gradi e caposoldi. Gloriavasi di voler condurre una scelta banda d'Americani alla pace, alla libertà, alla sicurezza; strappar la patria dalle mani della Francia, e di coloro che condotta l'avevano vicina al precipizio. Affermava, essere l'America preda all'avarizia, scherno al nemico, pietà agli amici; avere invece della libertà l'oppressione; spogliarvisi le proprietà, incarcerarvisi le persone, sforzarvisi la gioventù alle battaglie, inondarvi il sangue. Che altro è ora l'America, sclamava, se non se una terra di vedove, di orfani, di mendichi? Se l'Inghilterra cessasse gli sforzi suoi per liberarla, qual sicurezza rimanerle a potere quella religione godersi, per la quale gli antichi padri affrontarono l'oceano, il cielo, i deserti? Non essersi testè veduto l'abbietto e scellerato congresso assistere alla messa, e partecipare nei riti di una chiesa, contro l'anticristiana corruzione, della quale i pii maggiori renduto avrebbero col proprio sangue testimonianza? Questi furono i manifesti del traditore, che riuscirono altrettanto più inutili, quant'erano più smodati. Ma gli scrittori dalla parte dell'America non istettero all'incontro a badare; chè anzi con molte parole e ragioni alle sue contrarie gagliardamente il ributtarono. Tra le altre cose argomentarono, nissuno più dell'Arnold essere stato, anche dopo il rifiuto degli accordi, divoto e ligio servitor dei Francesi; nissuno più di lui esser andato loro a' versi; esso avere invitato il ministro Gerard in sul suo primo arrivo a Filadelfia ad abitar le sue case; esso avergli fatto le spese molto sontuosamente, e di balli, di feste, di conviti essersene avuto buona ragione; esso stato essere moiniere di Silas Deane, lancia dei Francesi; esso coi consoli ed altri maestrati francesi avere più di ogni altro avuto dimestichezza e familiarità, dimodochè quelli siansi creduti aver in Arnold trovato il miglior amico, che si avessero. Ma così andar la cosa, gli ambiziosi far le viste di servile servitù, e poscia di animo elevato secondo i casi, non vergognandosi di accusare in altrui i proprj vizj loro. Così, se Arnold aveva conficcato, gli altri ribadirono. Credette il congresso, fosse cosa indegna di sè il fare alcun motivo della tradigione, e dei manifesti d'Arnold. Solo per dimostrare in qual grado ei tenesse l'opera egregia, e degna d'onore di Giovanni Paulding, Davide Williams, ed Isacco Wanwert, che furono gli arrestatori d'André, fece loro con pubblico ed orrevole partito una onesta provvisione di dugento dollari senz'alcuna ritenzione, o stanziamento per ciascuno anno, durante la loro vita, deliberare e pagare. Decretò ancora, si gittasse, e rimettesse loro una medaglia d'argento col motto fedeltà da una parte, e dall'altra quest'altro, vincit amor patriae. Il consigliò esecutivo di Pensilvania mandò un bando, col quale citò Benedetto Arnold in compagnia di alcuni altri vili uomini a comparire innanzi i tribunali per render ragione dei tradimenti loro, ed in difetto gli chiariva soggetti a tutte le pene solite a darsi a coloro, che venderono la patria, e vollero porla al giogo de' tiranni. Furon questi i soli atti, pei quali i pubblici maestrati dell'America avvertirono al tradimento d'Arnold.
Avendo noi raccontato qual fine abbia avuto la trama ordita alla Nuova-Jork, l'ordine della storia, che intrapreso abbiamo, richiede, che descriviamo ora i successi, ch'ebbero nelle due Caroline le armi britanniche. Era la stagione pervenuta verso la metà di settembre, quando i capitani del Re, apparecchiato avendo le munizioni, le genti, ed ogni altra cosa necessaria, si risolvettero a voler muovere le armi, e quelle imprese compire, che già da molto tempo disegnate avevano, e che dovevano essere il più importante frutto della vittoria di Cambden. Stimavano che come avessero volto il viso verso la Carolina Settentrionale, subito al romore l'esercito americano se n'avesse a partire; e nella mente loro già non solo si promettevano la conquista di questa provincia, ma ancora quella della Virginia. Speravano, che allorquando a quella delle due Caroline, della Giorgia e della Nuova-Jork si fosse aggiunta la possessione della Virginia tanto ricca, e tanto possente, gli Americani non potendo più nutrir una tanta guerra, avrebbero piegato l'animo a far il volere della Gran-Brettagna. Non dubitavano punto, che le cose degli Americani avessero a declinare, ed ire del tutto in fascio. A questi fini dovevano nel medesimo tempo cooperare Cornwallis colle genti che aveva, correndo dalla meridionale nella settentrionale Carolina, e Clinton con quelle della Nuova-Jork, mandandone una parte ad assaltare i luoghi bassi della Virginia; e conquistati questi, e passato il fiume Roanoke, congiungersi colle prime sui confini della Carolina e della Virginia. Per la qual cosa Clinton, mandato tre migliaia di soldati sotto la condotta del generale Leslie sulle rive del Chesapeake, i quali sbarcati a Portsmouth ed in altre vicine Terre pigliarono possessione del paese, ardendo e guastando le provvisioni, principalmente di tabacco, ch'erano copiosissime. S'impadronirono di molte navi onerarie. Quivi dovevano aspettar le novelle dell'avvicinarsi di Cornwallis, le quali avute, sarebbero marciati per accozzarsi con esso lui sulle rive del Roanoke. Ma siccome la distanza era grande, e che gli accidenti fortuiti della guerra avrebbero per avventura potuto impedir la congiunzione dei due eserciti, così Clinton aveva commesso a Leslie, obbedisse agli ordini di Cornwallis; e ciò a fine, che questi potesse all'uopo far venire, quando la congiunzione medesima per la strada di terra fosse impossibile, una parte di quelle genti a trovarlo per la via del mare fin nelle Caroline. Da un'altra parte s'era mosso Cornwallis da Cambden, incamminandosi alla volta di Charlottes-town, città posta nella Carolina Settentrionale. Per altro per tenere in fede la meridionale, e non perder l'ansa da potervi all'uopo ritornare, lasciò dietro di sè, oltre un grosso presidio in Charlestown, altri più piccoli, ma sufficienti sulle frontiere, uno in Augusta sotto i comandamenti del colonnello Brown, un altro a Ninety-six governato dal colonnello Cruger, ed un terzo più gagliardo a Cambden sotto la condotta del colonnello Turnbull. Marciò egli col grosso delle sue genti, e pochi cavalli per la via di Hanging-Rock verso Catawba, mentre Tarleton col rimanente della cavalleria, varcato il Wateree, saliva per la oriental riva del fiume. L'una e l'altra schiera dovevano ricongiungersi a far capo grosso a Charlottes-town. Vi arrivarono infatti sul finir di settembre, e s'insignorirono della Terra. Ma non penarono gran fatto gl'Inglesi ad accorgersi, che avevano alle mani una impresa molto più dura di quello che avessero creduto. La contrada all'intorno di Charlottes-town era sterile, e per le strade strette ed intricate assai difficile, gli abitatori non solo nemichevoli, ma ancora vigilantissimi ed attivissimi nell'assaltar le scolte, nel mozzar le vie, nell'arrestar i messi, nell'opprimere gli sbrancati, nel por le mani addosso alle munizioni, che da Cambden si avviavano a Charlottes-town. Quindi non potevano i regj nè uscire alla campagna, nè foraggiare, se non grossi, nè avere lingua di quelle cose che accadevano nei contorni. Oltre di questo Sumpter, il quale aveva rizzato una bandiera di ventura per far guerra, dove gli venisse meglio, iva aliando con un grosso di genti arrisicatissime intorno gli estremi confini delle due Caroline. Un'altra testa di valenti stracorridori si era raccozzata sotto la condotta del colonnello Marion. Oltre di questo dava non poca noia il sapere, che il colonnello Clarke aveva raggranellato una grossa banda di montanari, abitatori delle parti superiori delle Caroline, uomini armigeri, duri alla guerra, coraggiosissimi. E sebbene si fosse inteso, che un assalto, ch'egli aveva dato ad Augusta, per la valorosa difesa fattavi entro da Brown, avesse infelice fine avuto, tuttavia, serbati raccolti i suoi, teneva il campo, ed andava volteggiandosi verso le montagne, pronto od a congiungersi con Sumpter, od almeno, se la squadra di Fergusson ciò gl'impedisse, ad aspettar più altri montanari, che correvano a trovarlo. Così i reali si trovavano attorniati da ogni banda da nugoli di repubblicani; e, posti in mezzo ad un paese tutto nimichevole all'intorno, avevano meglio la sembianza di assediati, che di assalitori. A tante angustie sopraggiunse per arrota un caso, che gli obbligò tosto a pensar ai fatti loro. Era il colonnello Fergusson, siccome sopra si è detto, stato mandato da Cornwallis sulle frontiere della Carolina Settentrionale per ivi dar animo, e raccorre i leali. Erano questi venuti a congiungersi con lui in buon numero; ma la maggior parte uomini ribaldi e rubatori, i quali avendo creato per Capo del loro furore Fergusson ogni cosa mandavano a sacco ed a sangue, ovunque passavano. A tante enormità bastanti a riscaldare ogni freddo spirito alla vendetta fieramente si crucciarono i vicini montanari, e calavano a stormo dalle montagne, quelle armi carpando, che la elezione, il caso, od il furore paravano loro davanti. Tutti dicevano di voler ire a dar la caccia a quel bestione di Fergusson, fargli pagar cari i latrocinj ed il sangue; si mettevan l'un l'altro alle coltella; presi a furia i primi uffiziali di milizia, che incontrarono, questi crearono a loro Capi. Ciascuno portava un'arme, uno zaino, una coperta. Corcavansi sopra la nuda terra, sotto lo stellato cielo; all'acqua dei rivi si dissetavano; sfamavansi col bestiame che si facevan trottar dietro, o colle selvaggine, che ammazzavano in mezzo alle profonde foreste. Gli guidavano i colonnelli Campbell, Cleveland, Selby, Seveer, William, Brandy e Lacy. Cercavano per ogni dove, a tutti domandavano di Fergusson. Giuravano ad ogni passo di volerlo esterminare. Finalmente il trovarono. Ma Fergusson era un uomo così fatto, che non temeva nè essi nè altri. Stava egli accampato sopra un poggio selvoso, e cavaliere alla campagna, la cui base è di figura circolare. Lo chiamano Kingsmountain, o sia montagna del Re. Aveva posto al di sotto sulla via principale alla scesa una guardia. Arrivati vicini i montanari tosto la fugavano; poscia partiti in varie colonne, attorniato il monte, salivano arditissimamente all'assalto. Traevano gli uni di dietro gli alberi, gli altri di dietro le petraie, molti ancora scopertamente. Si difendeva aspramente Fergusson. I primi ad arrivare in sul poggio furono quei guidati dal Cleveland. Gl'Inglesi si avventavan loro contro colle baionette, e gli risospingevano. In questo mentre arrivava Shelby co' suoi, e si sforzava di entrar negli alloggiamenti nemici; ma Fergusson rivoltatosigli contro colle baionette lo ributtava. Non aveva egli sì tosto avuto la vittoria contro Shelby, che arrivava a furia sulla cima Campbell, e tuttavia l'Inglese mostravagli il viso, e pure colle baionette lo cacciava. Ma invano si spendeva tanto valore contro gli assalti di un nemico arrabbiato. Quando Fergusson era alle mani cogli uni, e gli faceva piegare, gli altri, che stat'erano cacciati, ritornavano a caricarlo. Fe' egli tuttociò, che uomo esperto e franco può fare nelle difficili battaglie per isbrigarsi. Ma già inclinava la vittoria a favor dei repubblicani, i quali inondavano il poggio. Non volendo il capitano inglese arrendersi, tuttavia combattendo fu morto. Il suo successore, chiesti i quartieri, gli ottenne. Fu fatto in questa zuffa gran sangue; poichè ebbero i reali tra morti, feriti e prigionieri meglio di undeci centinaia di soldati, luttuosa e gravissima perdita in quelle occorrenze. Tutte le armi e munizioni fecer più chiaro il trionfo dei vincitori. Fecero questi a buona guerra cogl'Inglesi; ma i leali bistrattarono, alcuni anche crudelmente impiccarono. Dissero, per rappresaglia di quei repubblicani, che stat'erano tratti al medesimo supplizio dai reali a Cambden, Ninety-six ed Augusta. Allegarono ancora, essere stati quelli colpevoli di delitti meritevoli di morte secondo le leggi del paese. Così al furor della guerra veniva a congiungersi, come se esso non fosse non che bastante, troppo, la rabbia cittadina. I montanari, avuta la vittoria, alle case loro se ne tornarono. La rotta di Kingsmountain indebolì molto le cose del Re nelle Caroline, e diè molto a pensare a Cornwallis. Oltre lo sbigottimento dei leali, che ne seguì, i quali d'allora in poi si rimasero dal venirlo a trovare, era egli con un esercito debole in mezzo ad un paese nemico, ad una contrada sterile, ad una difficoltà grandissima di pigliar lingua. Prevedeva benissimo, che l'andar avanti era un accrescere la angustie, in cui già si trovava. Per la qual cosa, veduto di non poter più per allora conquistar la Carolina Settentrionale, nella quale i repubblicani avevano in copia e avvisi di spie, e comodità di ricetti, si risolvette a difendere almeno, e guarentire la meridionale, sino a tanto che avesse ricevuto nuovi aiuti. Quindi è, che, lasciato Charlestown, e ripassata la Catawba, andò a porsi a Winnesborough, Terra posta in luogo, donde si poteva consuonare coi posti di Cambden e di Ninety-six, e che per la feracità del suolo offeriva più grassi alloggiamenti. Nel medesimo tempo inviò ordini a Leslie nella Virginia, imbarcasse immediatamente le sue genti, e toccato prima Wilmington, se ne venisse poscia, e rattamente, a Charlestown.
La ritirata delle genti del Re da Charlottes-town a Winnesborough, e la rotta di Kingsmountain diedero molto ardire ai repubblicani, i quali correvano a porsi sotto le insegne dei loro arditissimi capitani, tra i quali tenevano il primo luogo Sumpter e Marion. Questo infestava le contrade basse, quello le superiori. Ora Cambden, ora Ninety-six erano minacciati, ed i reali non potevano, nè buscare, nè foraggiare, nè legnare, nè alcun'altra fazione fare senza correre gran pericolo di essere oppressi. Per liberarsi da quella rangola, Tarleton si metteva in sulle mosse contro Marion; ma questi, che intendeva soltanto di bezzicare trascorrendo, e non di combattere le campali battaglie, spacciatamente si ritirava. L'Inglese lo perseguitava. Ma gli sopravvennero ordini da Cornwallis, acciò si recasse contro Sumpter, che minacciava di venir sopra a Ninety-six, e già aveva rotto, o preso sulle rive del fiume Broad il maggiore Wemis, e fatti molti prigionieri, fanti e cavalli. Tarleton con incredibile celerità camminando arrivò all'incontro di Sumpter, il quale si era accampato sulla destra riva del fiume Tigre in un luogo detto Blackstocks. Erano gli alloggiamenti americani fortissimi, avendo un rivo, case, e palificate da fronte, montagne inaccessibili, o luoghi erti e difficili dai due lati. Tarleton sospinto dal suo ardore, e temendo che Sumpter, varcato il Tigre, non gli fuggisse dalle mani, lasciati i fanti leggieri, e quei della sua legione indietro, si era fatto avanti cogli uomini d'arme, e con una parte delle fanterie. Si attaccò una feroce zuffa, nella quale l'una parte e l'altra mostrarono un grandissimo valore. Un reggimento britannico fu sì malconcio, che disordinato si tirò indietro. Tarleton per rinfrescar la battaglia diè dentro cogli uomini d'arme. Ma gli Americani tennero il fermo. Fu l'Inglese costretto a ritirarsi con perdita di molti morti e feriti, tra i quali alcuni uffiziali di conto. Ma sopraggiunta la notte, avvicinandosi le genti che il capitano britannico aveva lasciate indietro, ed essendo stato Sumpter gravemente ferito in una spalla, si riparò questi al di là del fiume, e non potendo più per allora star in sulla guerra a cagione della ferita, fu portato da alcuni suoi soldati più fedeli a luoghi alpestri e sicuri. La maggior parte de' suoi si disbandarono. Tarleton, corso per alcuni dì la contrada posta sulla stanca del Tigre, se ne tornò di pian passo sulle rive del fiume Broad nella meridional Carolina. Così si travagliava da ambe le parti con una guerra guerriata, nei piccoli incontri della quale e molto ardire si mostrava, e maggiore si pigliava.
In questo mezzo tempo Gates, racimolate alcune poche genti massimamente cavalli, per mantener vivo in quelle parti il nome del congresso, e rizzare una testa, che col tempo si potesse ingrossare, ripassato, il fiume Jadkin, era venuto a por gli alloggiamenti a Charlottes-town, intendendo anche di far isvernare ivi l'esercito; perciocchè credeva, che durante l'inverno, che già si avvicinava, non si sarebbe potuto in quelle contrade guerreggiare. Mentre Gates con grandissima diligenza si adoperava per apparecchiarsi ad una nuova guerra, e che già pareva, gli ritornasse la prosperità della fortuna, arrivò al campo il generale Greene, il quale avendo generato di sè ottimo concetto di persona di molto valore, e d'altrettanta fede verso la repubblica, era mandato dal congresso e da Washington a pigliare in iscambio di quello il governo dell'esercito. Sopportò Gates, siccome quegli, che più amava la sua patria, che il potere e la gloria, non solo con costanza, ma ancora senza mal umore questo sinistro della fortuna. Confortollo assai l'assemblea della Virginia, la quale passando egli per Richmond per ridursi alle sue case, lo mandò a visitare, assicurandolo, che la memoria delle sue gloriose gesta non poteva cancellata essere da nissuna disgrazia; andasse pur sicuro, che i Virginiani sempre ricordevoli de' suoi meriti non avrebbero nissuna occasione trasandato per testimoniar al mondo quella gratitudine, che come membri dell'americana lega gli portavano. Non condusse seco Greene alcun rinforzo dall'esercito settentrionale, sperando, che il caso si potesse medicare colle sole forze delle meridionali province. Solo venne con lui il colonnello Morgan con alcune carabine, che erano in grandissimo nome di soldati esercitatissimi. Era il suo esercito molto debole. Ma i boschi, le paludi, i fiumi, dei quali era piena la contrada, lo assicuravano. Siccome l'intento suo era soltanto di badaluccare, non di far battaglie giuste, così sperava di poterne venire a capo con attritare e consumare appoco appoco il nemico. Quasi nel medesimo tempo, ch'era la metà di decembre, era arrivato dalla Virginia a Charlestown con un rinforzo di meglio, che duemila stanziali Leslie, dove, trovati nuovi ordini, si pose tosto in via con quindici centinaia di soldati, ed andò a congiungersi col lord Cornwallis a Winnesborough.
1781
Ricevuto questo rinforzo, si rinnovarono nel capitano britannico i medesimi desiderj di conquistar la Carolina Settentrionale, e, oltrepassata questa, di entrare nella Virginia. Ma i Capi britannici per meglio assicurarsi dell'esito di questa impresa, non l'ebbero commessa solamente all'esercito, che militava sotto gli ordini di Cornwallis, ma vollero di più, si facesse nel medesimo tempo un gagliardo motivo dalla parte della Virginia; non già per conquistarla totalmente, imperciocchè a questo senza le forze di Cornwallis non erano sufficienti, ma sibbene soltanto per impedire, che da quella provincia potente non fossero mandati aiuti all'esercito di Greene. A questo fine avevano imposto al generale Arnold, che si recasse nel Chesapeack, e là, sbarcate le genti, facesse tutto quel maggior male che potesse. Speravano altresì, che il suo nome ed il suo esempio avrebbero dato animo a molti ad abbandonare le insegne della repubblica per andare a porsi sotto quelle del Re. Iva Arnold alla fazione molto baldanzosamente con un'armata di cinquanta navi da carico, e quindici centinaia di soldati. Sbarcato, mandava sottosopra ogni cosa. A Richmond ed a Smithfield fece un danno incredibile. Ma stormeggiando i popoli all'intorno, e le milizie levandosi in capo, si ritirò a Portsmouth, e quivi attendeva a fortificarsi. Perocchè andarsene non voleva per tener quel calcio in gola agli Americani, correre la campagna non poteva, essendo troppo debole in mezzo ad una provincia gagliarda, e molto al nome reale nemica. Questa ladronaia produsse in parte gli effetti, che se ne aspettavano, ed in parte no; poichè i soccorsi di verso la Carolina ne furono ritardati; ma del venire gli abitatori a trovar l'Arnold, nissuno se ne trovò, essendo gl'incendj, le rovine ed il sacco poco acconci allettativi ai popoli. Ma nella Carolina la guerra già era incominciata; ed i due capitani nemici si erano accinti a riempire i disegni, che ordito avevano. Erasi mosso da Winnesborough lord Cornwallis, e camminava tra i due fiumi Broad e Catawba per recarsi per le vie superiori verso la Carolina Settentrionale. Già era giunto a Turkey-creek. Greene per impedire i progressi dell'esercito regio si risolvette a fare una dimostrazione per assaltar il posto di Ninety-six, mentre nel medesimo tempo mandò Morgan con cinquecento stanziali virginiani, alcune bande di milizie, ed i cavalleggieri del colonnello Washington a guardare i passi del fiume Pacolet. Egli poi andò a porsi a Hick's-creek sulla sinistra riva del Pedee rimpetto a Cheraw-hill. L'avere diviso in tal modo le sue genti già sì deboli, fu da molti riputato biasimevole consiglio. Imperciocchè, se gl'Inglesi si fossero spinti innanzi velocemente, avrebbero potuto cacciarsi di mezzo tra lui e Morgan, e riportarne agevolmente la vittoria di ambidue. Ma forse credette, che i regj fossero, come in parte era vero, troppo ingombri d'impedimenti per far una sì presta mossa; e forse ancora non aveva avuto avviso della congiunzione di Leslie con Cornwallis. Questi spedì immantinente Tarleton colla sua legione di cavalli, e con una parte dei fanti in aiuto di Ninety-six. Giunto Tarleton nelle vicinanze di questa Terra trovò ogni cosa sicura, ed i nemici essersi ritirati dopo alcune leggieri avvisaglie. Allora si determinò a volgersi contro Morgan, tenendo per certo, o di poterlo rompere con uno assalto improvviso, od almeno di farlo ritirare al di là del fiume Broad, lasciando in tal modo sgombra la strada all'esercito reale. Ne scrisse a Cornwallis, il quale non solo approvò il disegno, ma ancora si risolvette a cooperarvi, salendo lungo la sinistra riva del Broad a fine di minacciar Morgan alle spalle. Le cose da principio succedevano bene. Tarleton, superati con eguale celerità che felicità i fiumi Ennoree e Tigre si appresentava sulle rive del Pacolet. Morgan si ritirava da questo, e Tarleton, occupato il passo, lo perseguitava. Già già lo incalzava. Ora era divenuta cosa pericolosa a Morgan il varcare il fiume Broad, presso il quale si trovava, avendo un sì feroce e lesto nemico vicino. Per la qual cosa si determinò ad aspettare la battaglia. Ordinava i suoi molto convenevolmente partendogli in due file, delle quali la prima, che fu la vanguardia, ed era condotta dal colonnello Pickens fece distendere fuori, e lungo il ciglione di un bosco in vista del nemico. La seconda guidata dal colonnello Howard nascose dentro il bosco medesimo. Era, in quest'ultima, posta la principale speranza della vittoria; perciocchè era composta la maggior parte di valenti soldati stanziali, mentre la prima constava di bande raunaticce di milizia. Il colonnello Washington co' suoi cavalli si era attelato, come per servire alla riscossa, dietro questa seconda schiera. Sopraggiunse Tarleton, ed ordinò anch'egli i suoi alla battaglia. Ogni cosa pareva promettergli la vittoria. Prevaleva di cavalli, ed i suoi sì uffiziali che soldati si dimostravano ardentissimi al combattere. Assalirono gl'Inglesi la prima schiera americana, la quale, fatta una sola scarica con poco danno del nemico, disordinatamente andò in volta. Si attaccavano allora colla seconda; ma quivi trovarono più duro incontro. Sì menava le mani aspramente dalle due parti, e la battaglia era pareggiata. Tarleton per far piegare la fortuna in suo favore spinse avanti uno squadrone della seconda schiera, e nel medesimo tempo mandò una frotta di cavalli a ferire il destro fianco degli Americani; perchè il noiargli sul sinistro non si ardiva a cagione, che in questo si trovava il colonnello Washington, il quale già con una feroce affrontata aveva ributtato indietro la cavalleria, ch'era andata ad annasarlo. Le mosse di Tarleton ebbero l'effetto che ne aspettava. Gli stanziali americani piegarono, e disordinati rincularono. Seguitavano gl'Inglesi già gonfiati dall'aura della vittoria. Già Tarleton colla cavalleria manometteva i fuggiaschi, quando ecco il colonnello Washington co' suoi cavalli, ch'erano rimasti intieri, caricare improvvisamente l'inimico furiante, e messosi nella gran pressa ristorar la fortuna della giornata. Nell'istesso momento Howard aveva riordinato i suoi stanziali, e gli riconduceva alla pugna. Pickens ancor'egli, con incredibile sforzo operando, aveva rannodato le milizie, e le spigneva rattamente contro i reali. Morgan con voce ed aspetto terribile incuorava i suoi alla battaglia. Tutti gli Americani in un subito, e con impeto concorde si serrarono addosso agl'Inglesi. Questi sorpresi e sbalorditi all'inaspettato rincalzo, prima si ristettero, poscia andarono in fuga. Instarono i primi, e strettamente perseguitando i fuggiaschi gli sfondolarono. Nè i preghi, nè le minacce, nè le esortazioni de' Capi gli poterono trattenere. La rotta fu assai grave. Perdettero gl'Inglesi tra morti, feriti e prigionieri meglio di ottocento soldati, due cannoni, le insegne del settimo reggimento, tutto il carreggio e le bagaglie. Ma perdita gravissima ed irreparabile fu quella dei cavalli grandemente necessarj all'esercizio della guerra in quei luoghi piani, e tanto opportuni alle insidie. Tale fu l'esito della battaglia di Cowpens, gli effetti della quale risentirono gl'Inglesi in tutto il corso della caroliniana e della virginiana guerra, e fu la prima e principal cagione del fine, ch'ella ebbe. Imperciocchè oltre la perdita piuttosto di totale, che di grande importanza dei cavalli, l'aver rotto Tarleton e la sua legione, che diventati erano terribili ad ognuno, infuse novelli spiriti in quelle genti; e se prima erano, o sbigottite, o disperate, ora diventarono confidentissime. Rendè il congresso pubbliche ed immortali grazie a Morgan, e lo presentò con una medaglia d'oro. Presentò altresì con una d'argento i colonnelli Washington e Howard, con una spada Pickens.
Cornwallis, avute le novelle della rotta di Cowpens, ne sentì gravissimo dolore; perciocchè vi aveva perduto la miglior parte de' suoi soldati armati alla leggiera, ch'erano i principali stromenti a' suoi ulteriori disegni. Ma da quell'uomo valoroso, ch'egli era, nulla sgomentandosi, si determinò a voler ottenere coi maggiori sforzi dei soldati, che gli rimanevano, e colla distruzione delle bagaglie quello, che dapprima fondavasi di poter conseguire coll'opera de' stracorridori. Laonde due giorni intieri impiegò nel guastare, o sformar tutti quegl'impedimenti, che all'esercizio della guerra, ed al vivere dei soldati non erano assolutamente necessarj. Tutti i carri ne furono distrutti, eccettuati solo quelli, che servivano ad uso di trasportare il sale, le munizioni, gli arnesi da ospedale, e quattro altri vuoti pei feriti ed i malati. Le più preziose bagaglie dei soldati ne furon disfatte; il vino, ed i liquori tanto salutevoli, massimamente nelle guerre invernali, sparsi al suolo. I soldati non portarono altre sostanze da cibarsi fuori di alcune poche provvisioni di friscello. Sopportò l'esercito regio con incredibile pazienza ogni cosa, e si dimostraron tutti obbedientissimi nel fare i comandamenti del capitano generale. Due erano i pensieri, che occupavano la mente di Cornwallis in questo tempo. L'uno era di correre immediatamente contro Morgan, romperlo, liberare i prigioni, ed impedire che non si raccozzasse con Greene, il quale tuttavia si trovava a Hick's-creek. Il secondo, e di molto maggior importanza, quello era di marciar a gran giornate verso Salisbury, e verso le fonti del Jadkin, prima che Greene avesse varcato questo fiume. Il qual fine se si fosse conseguito, ne nasceva di necessità, che il generale americano stato sarebbe tagliato fuori dagli aiuti, che gli arrivavano dalia Virginia, e costretto od a ritirarsi alla sfilata, e con perdita di tutte le bagaglie, ed armi gravi, o combattere una battaglia non a modo suo, ma a quello del nemico. E come aveva disegnato, così si metteva in punto di eseguire. Si mosse egli più che di passo, ed a gran giornate marciando, iva volgendo il suo cammino verso dritta alla volta del fiume Catawba, sperando d'intraprendere ed opprimere Morgan, prima che l'avesse passato. Ma gli Americani stavano alla vista. Morgan, tosto acquistata la vittoria di Cowpens, sapendo benissimo, che Cornwallis non era lontano, aveva inviato indietro i prigionieri sotto la condotta di un capitano fedele, e poco poscia si era mosso egli stesso con tutte le sue genti verso la Catawba. E tanta fu la diligenza, che usò, che il dì 29 gennajo l'ebbe passata con tutte le armi, le munizioni ed i prigionieri. Non sì tosto avevano gli Americani varcato, che sopraggiunsero gl'Inglesi: e se rimanessero attoniti e dolorosi al veder l'inimico sull'opposta riva, non è da domandare. Morgan, facendosi tuttavia trottare avanti i prigionieri alla volta della Virginia, ordinò i suoi di modo, che potessero se non impedire, almeno ritardare il passo ai reali. Ma un altro, e questo insuperabile ostacolo opponevano loro i cieli favorevoli in quel dì ai repubblicani. Questo fu, che sì dirottamente piovve la notte precedente nelle vicine montagne, che gonfiatasi la Catawba improvvisamente divenne impossibile ad essere varcata. La qual piena se fosse venuta poche ore prima, Morgan con tutti i suoi si sarebbe trovato a strettissimo partito. In questo arrivò Greene al campo di Morgan, e si recò in mano il governo di tutta la schiera. Aveva egli avvisandosi benissimo del disegno di Cornwallis, ordinato alle sue genti, che si trovavano a campo a Hick's-creek, che, lasciati indietro tutti gl'impedimenti, velocemente marciassero, tenendo le vie superiori verso le montagne per trovar le grotte dei fiumi più benigne, ed i guadi più facili, alla volta della Carolina Settentrionale, ed andassero a far la massa generale a Guilford-court-house. Egl'intanto precedendo si era recato, come abbiam detto, agli alloggiamenti di Morgan sulla sinistra riva della Catawba. Eseguivano le genti di Hick's-creek guidate da Huger non solo appuntino, ma con incredibile zelo gli ordini del capitano generale. Le piogge erano tali, che credute erano sfoggiate anche a quella stagione; i ponti rotti, le acque grosse, le strade sfondate, o pietrose, o gelate a grossi tocchi; i soldati senza scarpe, senza vestimenta, e qualche dì senza pane. Eppure tutti questi disagi sopportavano con non minore costanza, che gl'Inglesi si facessero i loro. Nissuno disertò, in ciò tanto più da lodarsi dei loro nemici stessi, poichè i repubblicani ritornandosene alle case loro erano sicuri di trovarvi ristoro, mentrechè i regj sbandandosi incontrato avrebbero un paese nimichevole tutto all'intorno. Mentre queste genti marciavano, avendo in animo di ridursi tutte a Guilford, abbassatesi le acque della Catawba, si aprì il varco ai reali. Ma dall'altra parte stavano avvisati i repubblicani per contrastarlo. Non solo vi era la valente schiera di Morgan, ma tutte le bande paesane delle vicine contee di Roano, e di Mecklenburgo, nemicissime al nome inglese, erano accorse. Ciò nonostante si risolvè Cornwallis a tentar l'impresa, giudicando, fossero cose di troppo gran momento, sia quella d'intraprendere le genti di Huger, prima che arrivassero a Guilford, sia l'altra di ficcarsi in mezzo tra loro e la Virginia. Per la qual cosa andava avvolgendosi su e giù per la destra riva del fiume, facendo le viste di volere, per aggirar il nemico, passar in differenti luoghi. Ma il suo vero disegno era di varcare al passo di Gowan. Infatti la mattina del primo di febbraio gl'Inglesi guadavano. Era il fiume largo, profondo, sassoso. Gli Americani posti sulla sinistra riva, e condotti dal generale Davidson, tutte bande di milizia, perciocchè Morgan si trovava a guardar un altro passo, traevano spessi colpi a mira ferma. Ma gl'Inglesi non ristandosi si spingevano avanti con grandissimo coraggio, ed in fine, ributtati indietro i primi feritori, e felicemente superata la grotta del fiume, apparirono. Tosto pigliavano gli ordini, ed incominciavano la battaglia. Come prima si venne al paragone dell'armi fu morto Davidson. Le milizie andarono in fuga. Anche le schiere, che si erano poste alla guardia degli altri passi gli abbandonarono. Tutto l'esercito reale passò trionfando sull'altra riva. Le milizie si disbandarono. Solo alcune fecero una testa a Tarrant; ma assalite furiosamente da Tarleton si disperdettero del tutto. Morgan intanto si ritirava intiero, ed a gran passo verso Salisbury, intendendo di varcar colà il Jadkin, e così frapporre un grosso fiume tra sè e l'esercito reale. Seguitavanlo velocemente i regj ardentissimi nel desiderio di vendicarsi della rotta di Cowpens. Ma tale fu la celerità sua, e tali gl'impedimenti, che frappose ai perseguitatori, che passò con tutti i suoi, parte a guado, parte in sui battelli il fiume ne' primi giorni di febbraio felicemente. Ritirò tutti i battelli sulla sinistra riva. Arrivarono poco stante a tutta corsa gl'Inglesi condotti dal generale O-Hara. Osservarono, il nemico aver varcato, e starsene attelato dall'altra parte, pronto a ributtargli, se volessero passare. Ciò però non gli avrebbe potuti trattenere dal tentarlo, se non se che per le cadute piogge tanto gonfiò improvvisamente il Jadkin, che ogni speranza di poterlo fare fu tolta loro. I pii abitatori dell'America giudicarono, queste subite piene essere state una visibile assistenza, che la provvidenza del cielo avesse mandato in pericolosi tempi alla giusta causa loro. Imperciocchè se l'acque, prima della Catawba, poscia quelle del Jadkin cresciute fossero poche ore prima, l'esercito loro, non potendo varcare, sarebbe stato tagliato a pezzi dai veloci vincitori. Se poi gonfiate non fossero poche ore dopo, avrebbero potuto gl'Inglesi subitamente traghettare dietro gli Americani, e ne sarebbero stati tratti all'ultimo sterminio. Così parvero egualmente provvide e le piene, e le ore. Cornwallis, veduto di non poter varcare al passo di Salisbury, ch'è il più comodo, ed il più frequentato di tutti gli altri, si deliberò di marciar all'insù del fiume, sperando di poterlo traversar a guado là, dov'ei si dirama. E come sperava, così gli venne fatto; ma l'indugio, che questa aggirata causò, diè tempo agli Americani di ritirarsi quietamente a Guilford, dove il giorno sette di febbraio si congiunsero con incredibile allegrezza, e non poca lode di Greene le due schiere dell'esercito d'America, quella di Huger, che per non aver potuto pareggiare la celerità di Greene era rimasta indietro, e l'altra di Morgan. In cotal modo e per la prudenza dei capitani del congresso, e per la pazienza e la velocità dei loro soldati, e per uno tempestivo aiuto del cielo furon rotte al conte di Cornwallis due parti principalissime del suo disegno, quella di sopraggiungere ed attritar Morgan, l'altra d'impedire la congiunzione sua con Huger. Rimaneva da potersi conseguire l'ultima parte, ch'era, quella di tagliar fuori Greene dalla Virginia, ai confini della quale già l'uno esercito e l'altro si trovava sì vicino. È la Virginia separata dalla Carolina Settentrionale per mezzo del fiume Roanoke, il quale nelle parti superiori porta il nome di Dan. Siccome il capitano britannico credeva, che il fiume nelle basse parti non fosse guadoso, così andava considerando, che, se potesse guadagnare i passi superiori, gli verrebbe intieramente fatto il suo disegno. Imperciocchè Greene non potendo varcare il Dan, ne sarebbe stato accerchiato, e serrato a ponente da grossi fiumi, a levante dal mare, a tramontana da Cornwallis, a ostro da Rawdon, il quale, come già abbiam notato, alloggiava con una grossa schiera a Cambden. Le forze poi di Greene non erano tali malgrado la congiunzione, che potessero bastare contro quelle di Cornwallis; e già gl'Inglesi si promettevano la vittoria compiuta e certa. Gli uni e gli altri prevedevano benissimo, ch'ella ne andava a coloro, che avessero migliori gambe avuto. Per la qual cosa e regj e repubblicani camminavano con estrema celerità verso guadi superiori. Prevalsero i reali, i quali, per ricompensar con la prestezza il tempo perduto a' passi dei fiumi, fecero in ciò un grandissimo sforzo, ed i primi questi guadi occuparono. Ora si trovava Greene in gravissimo pericolo. Si volse egli rattamente ad un guado inferiore, che chiamano di Boyd, incerto della vita o della morte de' suoi, poichè non sapeva, se si avrebbe potuto passare. Seguitavanlo i regj infuriati, e gonfj dalla speranza della vicina e totale vittoria. Greene in tanto pericolo, nulla dimenticatosi di sè stesso, nissuna di quelle parti ebbe tralasciato, che a prudente ed animoso capitano di guerra si appartengono. Fece un grosso gomitolo di valentissimi soldati armati alla leggiera, consistente nei colonnelli di cavalleria di Lee, di Bland e di Washington, nei fanti leggieri stanziali, ed in alcune carabine. Comandava loro, reprimessero l'inimico, salvassero l'esercito. Egl'intanto con tutte le salmerie, e le restanti genti velocemente procedeva verso il passo di Boyd. Calarono a furia i reali da Salem alle fonti del fiume Haw, da queste al Reedy-fork, dal Reedy-fork al Troublesome-creek, e quindi per alla volta del Dan. Ma già quella votata schiera di repubblicani con feroci incontri, e col rompimento dei ponti, e col guastamento delle strade gli aveva ritardati. Già Greene toccava le rive dei fiume; il trovava guadoso; alcuni battelli presti il traghettavano; teneva le virginiane terre. Anche le salmerie tutte trapassarono; il gomitolo stesso dei preservatori dell'esercito arrivava poco dopo, e, varcato con prospero augurio il fiume, guadagnava anch'esso la desiderata sponda a salvamento. Arrivarono poco stante sulla destra del fiume avventatissimi i reali, dove nissun nemico osservarono, ogni cosa in salvo sull'opposta riva, l'esercito d'America schieratovi in altitudine minaccevole, guaste tutte le loro speranze, perduto il frutto di tante fatiche e di tanti disagi. La ritirata di Greene, e la perseguitazione di Cornwallis debbon riputarsi fra quegli avvenimenti dell'americana guerra, che più degni sono di considerazione, e che non sarebbero stati disdicevoli anche ai più celebrati capitani sì di quelli, che dei passati tempi.