Fu l'effetto conforme alle pie intenzioni; poichè fu in Toscana una vita felicissima dopo le novità di Leopoldo; i costumi non solo buoni, ma gentili, i delitti rarissimi, nè sì tosto commessi che puniti; le prigioni vuote, ogni cosa in fiore. Così questa provincia, che già aveva dato al mondo tanti buoni esempii, venuta in potestà di un principe umanissimo, diè ancor quello di un corpo di leggi temperato di modo, che nè il governo maggior sicurezza, nè i popoli potevano maggior felicità desiderare.

A questo medesimo fine contribuirono non poco i nuovi ordini di Leopoldo rispetto all'agricoltura, ed al commercio. Rendè i coloni liberi dalle vessazioni, le terre dalle servitù; moderò la facoltà d'instituir fide-commissi, riunì la facoltà del pascolo al dominio, onde fu distrutta l'antica legge del pascolo pubblico, per cui veniva impedito ai possessori ed ai coloni il cingere di stabili difese i terreni, e costretti erano a lasciargli in preda al bestiame inselvatichito, con grandissimo guasto delle ricolte. Nacquero da questa provvisione effetti notabilissimi, che e le ricolte si migliorarono, ed i bestiami s'addomesticarono.

Considerato poi quanto gli appalti generali dei dazii fossero molesti ai popoli, e gravi ai governi buoni, Leopoldo gli abolì. Molte privative ancora furono tolte, quella della vendita dei tabacchi, dell'acquavite, e del ferro: a tutti si diè facoltà di cavar miniere; le gabelle sui contratti, e la regalìa della carta bollata si moderarono. Sapevasi Leopoldo, che tutte queste riforme avrebbero diminuito l'entrate dell'erario. Pure non se ne rimase, movendolo il ben pubblico più che il vantaggio del fisco. Ciò non ostante assai meno diminuirono, che si era creduto: perchè la prosperità del paese, e la più attiva circolazione dei generi, che ne risultarono, supplirono in gran parte a quello che si perdeva. Mirabile argomento, che la prosperità dei popoli prodotta dalla libertà, non la gravezza delle imposte, è la miglior fonte che sia della ricchezza dell'erario.

S'aggiunsero le dogane interne soppresse, nuove strade aperte, canali scavati, porti, e lazzaretti o nuovi, o ristorati, fatto sicuro a Livorno agli esteri l'esercizio della religione, aboliti i corpi delle arti e le matricole, surrogati agl'impedimenti premii, facilità, ed esenzioni, massime in beneficio delle arti della seteria e del lanificio, parti essenzialissime del commercio di Toscana. La libertà delle tratte, mediante un modico dazio rispetto alle sete, tanto operò, che se il provento loro in Toscana montò nel 1780 solamente a libbre 163,178, montò nel 1789 a ben 300,000.

Ma per parlar di nuovo del governo delle terre, non solo Leopoldo lo migliorò d'assai, migliorando la condizione dei coloni, ma rendè ancora coltivabili quelle che per infelicità di suolo si trovavano incolte. Così la val di Chiana, così quella di Nievole, ricche ed ubertose terre; così la gran parte il capitanato di Pietrasanta, e le frontiere del littorale livornese e pisano, usando secondo i luoghi appositamente tagli, colmate, argini, canali, furono per opera sua liberate dall'acque, ridotte a sanità, e restituite alla coltivazione. Ma opera di molto maggior momento, e di quasi insuperabile difficoltà, fu il prosciugamento delle maremme sanesi a tal termine condotto, che si aveva speranza di totale perfezione. Sono le maremme sanesi un vastissimo padule, che dai confini della provincia di Pisa fino a quelli dello stato ecclesiastico si distende, lungo il mare, lo spazio di circa settanta miglia, e per larghezza dentro le terre da cinque o sei, fino a quindici o diciotto. La pianura di Grosseto è la parte più considerabile di queste maremme. Sono in questi luoghi i terreni non sommersi tanto fecondi, quanto l'aria vi è infame, e pestilenziale.

Sotto Ferdinando primo de' Medici erasi già in parte conseguito l'intento, e parecchi paduli a stato coltivabile ridotti. Trascurate poi le opere da' suoi successori, ritornarono le terre e l'aria a peggior condizione di prima. Ma non così tosto fu assunto Leopoldo, che pensò alle maremme. Mandovvi il padre Ximenes, mandovvi Ferroni e Fantoni, matematici di chiaro nome, e dell'idraulica intendentissimi. Già la pianura di Grosseto, già il lago, o per meglio dire, la palude di Castiglione, ambedue parti principalissime delle maremme, eransi ridotte a stato tollerabile. Speravasi meglio, anzi il finale intento: usavansi le colmate per le acque dell'Ombrone, e della Bruna, introdotte ai tempi delle torbe; usavansi canali, e cateratte in più opportuni siti trasportate.

Oltre a ciò Leopoldo, mosso dal pensiero che le popolazioni scarse fanno l'aria insalubre, le abbondanti sana, allettò con premii ed esenzioni tanto i paesani, quanto i forestieri, principalmente gli abitatori dell'agro romano, a fermar la sede loro nella maremma. Pagassesi dall'erario il quarto del prezzo delle nuove case ai fondatori; dessersi terre o gratuitamente, od a basso prezzo, od a carico di livelli, od in enfiteusi; dessesi anco denaro a presto, e sicuro asilo a chi vi si venisse a ricoverare. Per questo e crebbe la popolazione, ed i terreni si coltivarono, e l'aria risanò. Peggiorarono poi le opere per le difficoltà dei tempi. Pure rimangono, e forse ancora lungo tempo rimarranno nelle maremme sanesi i vestigi della generosità di Leopoldo.

Nè minor lode meritano gli ordinamenti di questo giusto e magnanimo principe circa il debito dello stato. Più di tre mila luoghi di monte furono cancellati, restituiti i capitali ai creditori col ritratto dei beni venduti spettanti a regie e pubbliche aziende, impiegando a questo uso anche i capitali provenienti dalla dote e contraddote della regina sua moglie, ed altri constituenti parte del patrimonio suo privato. In tal modo si spense in gran parte il debito, che tanto gravava l'erario: così mentre in altri luoghi d'Italia il debito dello stato montava continuamente, non per altro fine che per crear soldatesche, in Toscana per opera di Leopoldo il debito medesimo si estingueva per fondarvi un governo dolce, quieto per se, sicuro pei vicini.

Nè per questo tralasciavansi provvedimenti di utilità o di ornamento; perciocchè nel tempo medesimo sorgevano scuole per ogni ceto, conservatorii, case di rifugio e di ricovero, ospizi ed ospedali: gli studi di Pisa e di Siena meglio s'ordinavano: nuovi palazzi fondavansi, gli antichi s'abbellivano, nuovi passeggi si aprivano, lo librerìe s'arricchivano, il gabinetto di fisica s'accresceva, ed un orto botanico si piantava.

Tra mezzo a tutto questo il principe, siccome quello che giusto era e sincero, non volle starsene oscuro. E però fe' pubblicare la dimostrazione per entrata e per uscita delle rendite dello stato dal 1765 fino al 1789. In questo quasi specchio dell'economia di Toscana vedonsi ed i risparmi fatti, e le imposizioni moderate, ed il denaro convertito in cause pietose di sollievo, o d'ornamento pubblico.