Mentre tutte queste cose si preparavano e si facevano sulla destra loro, gli Austriaci s'impossessavano di Verona, e Wurmser, difilandosi per la sinistra del Mincio, entrava con un grosso corpo, ed in sembianza di vincitore in Mantova. Il presidio a gran festa guastava le trincee fatte dai Francesi, e tirava dentro le mura meglio di centoquaranta pezzi di grosse artiglierìe, che, trovati nella cittadella di Ancona, nel forte Urbano e nel castello di Ferrara, o presi per forza, o dati loro in mano dal papa in virtù della tregua, vi avevano condotto per battere la piazza. Wurmser, avuta questa vittoria, sapendo i primi prosperi successi di Quosnadowich, ed ignorando i sinistri, dava opera securamente a raccorre vettovaglie e bestiami per provvedere del fodero necessario quella importante fortezza. Ma gli fu breve la sicurezza; conciossiachè gli sopravvennero bentosto le novelle dei disastri accaduti a Quosnadowich; il che lo fece accorgere, che la fortuna Francese era ancora in istato, e tuttavìa più dubbio ciò, ch'ei credeva già sicuro. Considerato adunque che quello non era tempo da starsene, ed avendo ancora forze sufficienti per affrontarsi, con isperanza di vittoria, col nemico, usciva da Mantova, e se ne giva alle stanze di Goito, correndo la campagna co' suoi corridori fino a Castiglione. Era stato preposto alla guardia di questa terra da Buonaparte il generale Valette, che, veduto comparire il nemico, sbigottitosi con pochezza d'animo inescusabile, abbandonava il posto, ed andava con la sua squadra fuggiasca a seminar paura fra i repubblicani, che erano in possesso di Montechiaro. Questo accidente improvviso fece cader l'animo a Buonaparte, che, deponendo il pensiero di più volere assaltar il nemico, voleva ritirarsi sul Po, deliberazione veramente perniciosissima, e che sarebbe stata la rovina di tutta la guerra Italica: l'avrebbe anche mandata ad effetto, se Augereau più animoso di lui non l'avesse impedita confortandolo a rientrare nella sua solita magnanimità, ed a mostrare il viso alla fortuna. Debbe perciò la Francia restar obbligata della gloria acquistata nei campi di Castiglione più che a Buonaparte, ai consiglj di Augereau avanti il fatto, ed al suo valore nel fatto. Ma Buonaparte non ancora ripreso l'animo, e la mente ancor piena del grave pericolo in cui si trovava, stava tuttavìa dubbio e spaventoso, nè sapeva risolversi nè al combattere, nè al ritirarsi. Augereau, che il conosceva, lo esortava ad appresentarsi ad una mostra di soldati. Quando eglino videro il capitano loro, con atti di vivezza, di giubilo, e di estro Francese, con lietissime grida il confortavano a star di buon animo, a non aver timore, a fidarsi in loro: gli conducesse pure alla battaglia; e sclamando, viva Buonaparte, viva la repubblica, facevano echeggiare i colli di Castiglione di quel romore festivo. Or bene sia, disse Buonaparte, accetto il felice augurio, domani vedrete in viso il nemico.

In questo mezzo Quosnadowich, che era capitano ardito e pratico, ricevuti alcuni rinforzi alle sue stanze di Gavardo, ed avute le novelle dello avanzarsi di Wurmser verso Castiglione, conoscendo di quanta importanza fosse il fare ogni sforzo per congiungersi con esso lui ad un impeto comune, od almeno il consuonarvi per una diversione, usciva di nuovo in campagna, e prostrato Sauret, che gli stava a fronte, e fattosi signore di Salò, velocemente scendeva con forze poderose verso Lonato. L'antiguardo di Quosnadowich condotto dal generale Ocskay già si era impossessato di Lonato; le cose divenivano pericolosissime pei repubblicani. In questo forte punto Massena arrivava col suo antiguardo vicino a Lonato, e volendo ricuperare quel sito, in cui consisteva la somma della fortuna, perchè se gli Alemanni vi si mantenevano, si difficoltava molto l'impedire la unione di Quosnadowich con Wurmser, mandava il generale Pigeon, ma non con gente a sufficienza, ad assaltare Ocskay. Fu durissimo l'incontro. Pigeon non solamente fu rotto e vinto, ma perdè tre pezzi d'artiglierìe leggieri, e venne prigioniero in mano del nemico. Udito il caso, accorrevano Massena e Buonaparte per rimediare alla fortuna vacillante. Ordinava il generalissimo un grosso squadrone assai fitto, e lo mandava a serrarsi addosso al centro del nemico, il quale insuperbito per la prima vittoria, e credendo, non solo di vincere, ma ancora di prendere tutto il corpo repubblicano, distendeva le sue ali con pensiero di cingere i soldati di Buonaparte. Questa mossa, debilitando il mezzo della fronte, diè del tutto la vittoria ai Francesi; imperciocchè mentre Massena raffrenava l'impeto dell'ali estreme degl'Imperiali con mandar loro incontro quanti feritori alla leggiera potè raccorre, Buonaparte con quel fitto squadrone dava dentro alla mezza schiera. Faceva ella una viril difesa, non senza grave uccisione dei repubblicani; ma finalmente non potendo più reggere a sì impetuoso assalto, sbaragliata cedeva il campo, ritirandosi verso il lago, principalmente a Desenzano. Fu liberato Pigeon; si racquistarono le perdute artiglierìe. I Francesi seguitavano gli Austriaci a Desenzano, e gli avrebbero condotti all'ultima fine, se non era che, sopravvenendo con ajuti mandati da Quosnadowich il principe di Reuss, gli metteva in salvo col condurgli a luoghi sicuri verso Salò. In tutte queste zuffe tanto miste ebbe più parte la fortuna che l'arte, e sebbene i disegni dei generali Tedesco e Francese fossero certi, del primo di calare, del secondo d'impedire che calasse, pare a noi, che Quosnadowich abbia meglio eseguito il suo intento, che Buonaparte, perchè quegli calò quando volle, e questi non l'impedì quando volle; ed anche si può argomentare da tutti i fatti successi sulla destra del lago, che il generale repubblicano abbia più operato a caso, o per necessità, che con proposito deliberato, dominato piuttosto, che dominatore della fortuna.

Mentre queste fazioni succedevano sulla sinistra dei Francesi, Augereau, che non voleva che Castiglione fosse perduto, perchè quel sito era il principale impedimento alla unione delle diverse parti dell'esercito Tedesco, indirizzava le sue genti al riacquistarlo; ma già i Tedeschi l'avevano munito con un forte presidio, conoscendo l'importanza della terra, con farvi alloggiare una forte banda di soldati, che era l'antiguardo di Wurmser governato dal generale Liptay. Il castello, i colli vicini, ed il ponte erano guerniti di molti e buoni soldati, tanto più confidenti in se medesimi, quanto Wurmser, spuntando da Guidizzolo, si avvicinava con tutte le sue genti. Ordinava Augereau per modo i suoi, che il generale Beyrand assalisse il corno sinistro degli Austriaci, e per assicurare vieppiù questa parte, comandava al generale Robert, facesse un'imboscata per riuscire alle spalle degli Alemanni. Verdier con un grosso nervo di granatieri era per assaltare nel mezzo il castello medesimo di Castiglione, e nella parte superiore il generale Pelletier si apparecchiava ad urtare la destra del nemico. Ma per provveder meglio ad ogni caso fortuito, ordinava Buonaparte, che la schiera di ultima salute condotta dal generale Kilmaine andasse ad unirsi ad Augereau, perchè fosse più fortemente sostenuta la battaglia. S'incominciava a menar le mani molto virilmente da ambe le parti, era il dì tre d'agosto; animava gli uni la memoria delle vittorie fresche, e la presenza dei loro generali Buonaparte ed Augereau, gli altri il vicino soccorso del maresciallo. Dopo una ostinatissima difesa Liptay, non potendo più reggere, si ritirava: anzi scrivono alcuni, che disperando affatto della giornata, già si fosse risoluto di arrendersi. Ma o che in questo punto si fosse accorto, che i repubblicani non erano tanto numerosi quanto a prima giunta si era persuaso, come si narra da qualche storico, o che, come altri credono, avesse veduto un grosso di cavallerìa Tedesca, che accorreva galoppando in suo ajuto, ripreso animo, ritornava alla battaglia più animoso di prima. Già con incredibile valore combattendo, rendeva dubbia la vittoria, quando Robert, uscendo fuori dall'imboscata, a gran furia lo assaliva. Questo urto improvviso disordinò tanto gli Alemanni, che si ritiravano, lasciando la terra di Castiglione in potestà dei Francesi. Ebbe in questo punto Liptay qualche rinforzo delle prime truppe di Wurmser che arrivavano. Per la qual cosa si fece forte al ponte, che non aveva ancor perduto, e continuava a tempestare con costanza veramente Austriaca. Il contrasto diveniva più sanguinoso di prima, si combatteva fortemente su tutta la fronte. Finalmente i Francesi, spintisi avanti con la solita concitazione, e non essendo ritardati nè dagli urti che ricevevano sul ponte, nè dalla fama che già tutta l'oste Tedesca fosse arrivata, conquistarono il ponte: il che sforzò gl'imperiali a ritirarsi. Ma già i Francesi seguitando il favor della fortuna, rompevano, tanta era la pressa che quivi facevano Beyrand e Robert, l'ala sinistra degli Austriaci, e l'avrebbero anche conculcata del tutto, se una batterìa posta opportunamente sopra di un poggio vicino non avesse raffrenato l'impeto loro. Ciò fu cagione, che tenendo ancora gli Austriaci la posizione loro dietro Castiglione, impedirono ai Francesi l'inoltrarsi nella pianura, che separava l'ala destra dalla sinistra degl'imperiali, e si crearono abilità di sostenere nel medesimo luogo, due giorni dopo, un'altra ostinata battaglia. In questa fazione combattuta con grandissimo valore da ambe le parti, perdettero gli Austriaci fra morti, feriti, e prigionieri quattro mila soldati con venti bocche da fuoco. Nè fu lieta la vittoria ai Francesi; perchè mancarono di loro più di mila soldati eletti, fra i quali a molto onore si nominano Beyrand, Pourailler, Bourgon, e Marmet.

Nondimeno le sorti d'Italia stavano ancora in pendente: Wurmser, nel quale si possono lodare una attività ed un vigor d'animo superiori all'età, aveva raccolto tutte le sue genti, e si apparecchiava ad ingaggiare una nuova battaglia, che doveva por fine a quell'acerbissima contesa, ed a quelle pugne sparse, che da più giorni duravano, più sanguinose che terminative. Aveva un novero di venticinque mila soldati di pruovato valore; gli schierava per forma che la sinistra si appoggiasse all'eminenza di Medolano, che si erge fra Guidizzolo e Castiglione, la destra si distendesse fino a Solfarino. Buonaparte ancor egli aveva fatto opera, che tutti i suoi venissero a congiungersi insieme per sostenere un cimento tanto pericoloso. Già la più gran parte era raccolta fra la terra di Castiglione, e la fronte dei Tedeschi, e per tal modo l'ordinava, che l'ala sinistra guidata da Massena potesse assaltare la destra del nemico, Augereau con la mezzana desse dentro al mezzo, e finalmente Verdier con le fanterìe, e Beaumont coi cavalli urtassero la sinistra. Ma il generale della repubblica, che non aveva usato nel raccorre i suoi la medesima celerità che l'emolo suo, quantunque vecchio, usato aveva; e volendo in giornata di tanta importanza rendere per lui sicuro per tutti i mezzi l'esito del conflitto, aveva comandato alla schiera di Serrurier, che era sotto la cura di Fiorella, e stava alle stanze sulle rive del Po a Bozzolo ed a Marcarìa, camminasse celeremente verso Castiglione, e ferisse di fianco la punta sinistra degl'imperiali. Il quale consiglio fu molto a proposito, come si vedrà dal progresso dei fatti che seguirono. Nè parendo per la sagacità sua a Buonaparte, che questi preparamenti bastassero, s'indirizzava a Lonato per vedere, se fosse possibile di far venire altre genti da quella terra al tempo principale. Quivi successe un caso molto mirabile, secondochè narrò Buonaparte, e ripeterono tutti gli storici di quei tempi e dei tempi posteriori, e questo fu, che il generale di Francia, andando a Lonato con persuasione di trovarvi i suoi, ed avendo con esso lui solamente una squadra di dodici centinaja di soldati, vi trovasse in vece un corpo Tedesco grosso di quattromila combattenti tra fanti e cavalli con non pochi pezzi di artiglierìa. Era Buonaparte in gravissimo pericolo, e già il comandante Alemanno gl'intimava, si arrendesse. Ma egli, accorgendosi che in accidente tanto improvviso, dove non valeva la forza, l'audacia doveva supplire, al Tedesco con sicuro volto rivoltosi, gli disse, maravigliarsi bene ch'ei tanto presumesse di se medesimo, che si ardisse chiamar a resa Buonaparte vittorioso nel suo principal campo stesso, e cinto da tutto il suo esercito: andasse, e da parte sua al suo generale recasse, che se subito non s'arrendesse, ed in poter suo disarmato non si desse, pagherebbe colla morte il fio di tanta temerità. Erasi, come narrano gli storici, accorto Buonaparte, raccogliendo nella sua mente tutti i fatti di quei giorni, che quella squadra fosse la gente fuggiasca di Desenzano, che, avendo trovato i passi di Salò chiusi da Guyeux, o andasse errando a casa, o si sforzasse di raggiungere il corpo principale di Wurmser. Vogliono che i Tedeschi intimoriti, deposte le armi, si arrendessero a discrezione.

Questo fatto abbellito da graziose parole si rende credibile, se si considera l'audacia Francese, soprattutto quella di Buonaparte, capace di questo, ed anche di molto più; ma si stimerà incredibile, se si pon mente, che qualunque si voglia supporre la bonarietà Tedesca, non può ella però esser tale che scenda all'estremo della semplicità, quale la dimostrerebbe la narrazione di Buonaparte. Pure esso è affermato da tanti storici degni di fede, che noi saremmo disposti a prestarvi credenza, se nell'animo nostro nol rendesse dubbio il considerare, che niuna fama primitiva del medesimo ne suonò a Lonato, che mai non si disse, nè si seppe chi fosse il generale Tedesco che governava la squadra fatta captiva, e il nominarlo avrebbe tolto ogni dubbio; che gli Austriaci in tutte le mosse ed in tutti i combattimenti di quei giorni, non che abbiano mostrato o semplicità, o viltà, diedero segni di somma avvedutezza e di sommo valore; che la colonna ritiratasi a Desenzano dopo l'aspra battaglia di Lonato obbediva ad Ocskai ed al principe di Reuss, l'uno e l'altro soldati da non lasciarsi ingannare nè intimorire così alla prima, e uomini di tal nome, che portava pure il pregio che si nominassero, se in quell'accidente maraviglioso avessero ornato disarmati e vinti il trionfo di Buonaparte; che un grosso di quattromila Austriaci congiunto a quel corpo, che già signore di Ponte-San-Marco, e della strada per a Brescia, non erano tali che non potessero sforzare il passo di Salò, e che avessero paura della piccola quadriglia di Guyeux, che occupava questa terra, considerato massimamente che una non debole mano di Tedeschi alloggiava ancora a Gavardo; che finalmente quel correre liberamente la strada da Brescia a Lonato, quell'occupare fortemente quest'ultima terra e quell'intimare così fiero e così replicato a Buonaparte, che si arrendesse, non dimostrano uomini fuggiaschi e timorosi. Certamente o è falsa la dedizione dei Tedeschi, o sono false le circostanze narrate dagli storici. Ma se il fatto è vero, non so come si possa scusare un generalissimo, che dà dentro alla cieca in una schiera nemica tanto grossa, che l'uscirle di mano fu piuttosto cosa miracolosa che maravigliosa. Adunque Buonaparte non aveva spie? adunque non correva la campagna con gli esploratori? adunque viaggiava così alla sicura in un paese, dove le truppe ed Austriache e Francesi, e le zuffe loro erano tanto miste, e verso quella parte, donde sapeva che Quosnadowich voleva sboccare per unirsi con Wurmser? Certamente una tale sicurezza era molto impertinente al tempo presente, e Buonaparte non era uomo da commettere questi errori; perciò si rende molto dubbio il fatto. Che se poi ad ogni modo è vero, dovrassi il capitano di Francia tanto biasimare dell'imprudenza che lo condusse in poter del nemico, quanto lodare dell'audacia con la quale se ne liberò.

Tutte queste fazioni, quantunque di gran momento fossero, non avevano ancora intieramente giudicato la fortuna delle armi fra i due potenti emoli, e restava ancora a determinarsi in una battaglia campale, se le speranze dall'imperatore d'Alemagna poste nella virtù di Wurmser, e tutto quello sforzo per la ricuperazione d'Italia avessero a riuscire o fruttuosi, o vani. Erasi, come abbiam narrato, il maresciallo Austriaco accampato tra Medolano e Castel Venzago a fronte di Castiglione, tra la quale terra e le sue genti se ne stavano schierati i Francesi. Erano i soldati delle due parti stanchi dai lunghi viaggi e dalle frequenti battaglie, e però, sebbene a fronte gli uni degli altri già si trovassero il giorno quattro agosto, nissun motivo fecero per affrontarsi. Piaceva l'indugio a Buonaparte, perchè attendeva alcune genti fresche, e perchè principalmente sperava che Fiorella, in cui era posta la più forte speranza della vittoria, arrivasse in luogo, donde potesse partecipare al combattimento. La mattina del giorno seguente, appena aggiornava, essendo giunto il tempo, che Buonaparte si era prefisso come conveniente alla sua impresa, e non movendosi gl'imperiali, disposti piuttosto ad aspettare che a dar la carica, comandava ad Augereau, ed a Massena, che assaltassero il nemico; ma essendo suo intento che solo s'ingaggiasse la battaglia, ma non si tentasse perancora di sforzar l'inimico, ordinava loro, che, dato il primo urto, e tosto che gli Austriaci uscissero dal campo per seguitargli, si ritirassero. La cosa successe come il capitano Francese l'aveva ordinata; perchè, non così tosto si era incominciato a menar le mani, gli Alemanni, che si sentivano forti, saltando fuori degli alloggiamenti, urtavano gagliardamente i Francesi, che, fatto un po' di resistenza, per ubbidire ai comandamenti del capitano generale, si tiravano indietro. Dalla quale mossa molto a proposito fatta prendendo animo Wurmser, andava distendendo l'ala sua destra verso Castel Venzago con intenzione di circuire la sinistra dei Francesi retta da Massena, e di dar la mano a Quosnadowich, di cui non sapeva le rotte. Quest'era appunto il desiderio di Buonaparte, conciossiachè suo pensiero fosse di urtare piuttosto e sbaragliare la sinistra di Wurmser, perchè conosceva i sinistri casi di Quosnadowich; la fortezza di Peschiera, che era in suo potere, l'assicurava sul suo fianco sinistro, e Fiorella stava in procinto di arrivare sul campo di battaglia contro la punta sinistra dei Tedeschi. A questo fine, mentre Massena ed Augereau sostenevano l'urto degli Austriaci a stanca ed in mezzo, mandava Buonaparte Verdier con un forte polso di granatieri, e con un reggimento di cavallerìa ad assaltare le trincee erette sul colle di Medolano. Ma perchè questo assalto riuscisse meno sanguinoso nel fatto, e più felice nel fine, ordinava che il colonnello Marmont, soldato molto pratico a governar le artiglierìe, posti venti pezzi grossi nella pianura di Medole, fulminasse quel ridotto nemico. Rispondevano furiosamente dal colle di Medolano le artiglierìe Austriache, e ne seguitava un sanguinoso combattimento. In mezzo a tanto rimbombo si faceva avanti con singolar valore Verdier, a cui era compagno Beaumont. Perveniva Verdier al ridotto, e dopo un'asprissima contesa e molto sangue, se ne impadroniva. Al tempo medesimo Beaumont, precipitandosi a corsa verso il villaggio di San Canziano dietro la estremità sinistra degl'imperiali, che già vacillava trovandosi spogliata di quel principale fondamento del ridotto, accresceva terrore ai fuggiaschi, e lo dava ai contrastanti. Nè questo bastando a dare l'ultima stretta, arrivava, tanto bene aveva Buonaparte disposte le cose, in questo punto stesso Fiorella coi soldati di Serrurier, che dando dentro incontanente ai nemici, che non se l'aspettavano, gli sforzava a rotta manifesta.

Wurmser per ristorare la battaglia, che era in questo luogo in tanta declinazione, vi mandava in fretta la cavallerìa, che urtando Beaumont e Fiorella, frenava per qualche tempo l'impeto loro. Ma Buonaparte, veduto che era giunto il momento di vincere, fe' caricare con tutto lo sforzo di Massena e di Augereau l'ala destra e la mezzana dei Tedeschi. Spediva altresì in fretta alcuni rinforzi a Fiorella, il quale anche acquistava nuove forze per l'accostamento successivo delle sue genti, che, rimaste indietro, ora a grado a grado arrivavano. Diventava allora la battaglia generale su tutta la fronte, e se il capitano Francese aveva mostrato, sì prima che nel mentre del fatto, maggior perizia dell'antico capitano dell'Austria, i soldati Austriaci si dimostrarono pari pel valore ai soldati Francesi. Fuvvi che fare assai per questi alla torre di Solfarino, che virilmente assalita, fu anche virilmente difesa. Prevalse infine del tutto la fortuna repubblicana, perchè Massena pressava con vantaggio dal canto suo il nemico, Augereau lo vinceva a Solfarino, Verdier, Marmont, Beaumont e Fiorella lo perseguitavano rotto e disordinato a Cavriana. Così tutto l'esercito Alemanno, parte rotto, parte intiero si ritirava al Mincio; il qual fiume prestamente varcato a Valeggio, e la stanchezza dei perseguitatori il preservarono da maggior danno. Questa fu la battaglia di Castiglione combattuta con arte mirabile da Buonaparte, e con gran valore da Augereau. Da questa medesima acquistò poscia quest'ultimo il nome di duca da Buonaparte creatosi imperatore. Scemarono gli Austriaci in questo fatto di meglio di tre mila soldati o morti, o feriti, o prigionieri, di trenta cannoni, di centoventi cassoni, e di munizioni da guerra in proporzione. Non arrivò a mille la perdita dei Francesi; fra loro di soldati di nome mancò il solo generale Frontin. In tutte queste zuffe intricate, miste e sanguinose, che in pochi giorni si attaccarono fra Wurmser, e Buonaparte, piansero i Tedeschi più di ventimila soldati, e circa quattrocento ufficiali. Fecero anche conspicua la vittoria dei repubblicani settanta cannoni presi. Poco meno esiziali furono le armi imperiali ai Francesi, poichè mancarono dalle insegne di Francia meglio di diecimila soldati o morti, o feriti, o caduti in mano degl'Imperiali.

La vittoria di Castiglione, che tanto affliggeva la potenza dell'Austria, poneva di nuovo l'Italia in potestà di Buonaparte: perchè Wurmser, quantunque non fosse scoraggiato dalla fortuna contraria, ridotto a poche genti, non poteva più contendere col fortunato suo emolo dell'imperio di quella contrada, destinata oramai ad essere preda dei combattenti, o serva dei vincitori.

Buonaparte, conseguita con tant'arte e con tanta fortuna sì gloriosa vittoria, si risolveva a perseguitar celeremente le reliquie del suo avversario, sì perchè non voleva dargli tempo di rifarsi, e sì perchè in aura sì favorevole gli tornavano in mente i vasti pensieri, già molto tempo da lui spiegati al direttorio, di volere andar ad assaltare, valicando i monti del Tirolo, il cuore della Germania, per conculcarvi del tutto, congiunto che fosse con Moreau e Jourdan, che guerreggiavano sul Reno, la potenza dell'Austria. Le fresche vittorie, ed il terrore concetto per loro dai popoli e dai soldati nemici, era occasione favorevole a così gran disegno. Perlochè si accingeva a voler tosto passare il Mincio, per vedere quello che preparasse la fortuna sulla sinistra sponda contro il capitano dell'Austria. A questo fine faceva trarre furiosamente da Augereau con le artiglierìe contro Valeggio per dare in questo luogo riguardo al nemico, mentre Massena sospintosi avanti per Peschiera tenuta tuttavìa da' suoi, sbaragliava, secondandolo virilmente Victor, Liptay, che fu costretto di ritirarsi a Rivoli. Wurmser, veduto da questo fatto che non era più tempo da aspettare a ritirarsi in Tirolo, rinfrescata di nuove genti Mantova, si metteva in viaggio per salire per la valle dell'Adige. Il seguitavano Massena, Augereau e Fiorella. Si appresentava quest'ultimo alle porte di Verona con animo di entrarvi per perseguitare gli Austriaci, che dentro, sebbene in picciol numero, si trovavano, ed in fretta si apprestavano a partire per le rive superiori dell'Adige. Chiedeva Fiorella le si aprissero. Il provveditore Veneto, che temeva che se due nemici tanto sdegnati l'uno contro l'altro, e nel bollor del sangue dei fatti recenti si azzuffassero dentro le mura, ne sarebbe sorto qualche grande sterminio, rispondeva che le aprirebbe, passate due ore. L'intento suo era di dar tempo agli Austriaci di sgombrare, acciocchè Verona non diventasse campo di battaglia. Buonaparte sopraggiunto fulminava le porte coi cannoni, ed entrava vincitore. Successero alcune sparse zuffe coi Tedeschi, non senza terrore dei Veronesi, e se gli Austriaci fossero stati o più numerosi o più animosi seguiva qualche funesto accidente. Ma i repubblicani, mostrando moderazione, eccettuate alcune ingiurie fatte nell'oscurità della notte, conservarono la terra intatta.

Entrato per tal modo in Verona il generalissimo di Francia, ed animati di nuovo i suoi con un manifesto, in cui gli paragonava, certo con ragione pel coraggio, ai soldati di Maratona e di Platea, gli conduceva alle fazioni del Tirolo. Saliva col grosso per le rive dell'Adige, contro Wurmser; Sauret in questo mentre, per ordine suo, camminando all'insù della sponda occidentale del lago, andava a ferire Quosnadowich e il principe di Reuss. Dovevano entrambi raccozzarsi in su quel di Roveredo per andarsene poscia ad occupar Trento, metropoli del Tirolo Italiano. Furono da Sauret cacciati gli Austriaci da tutti i posti sul lago per modo che, abbandonata Rocca d'Anfo e Lodrone, si ritirarono ai luoghi superiori di Arco. Dal canto suo Buonaparte, per opera di Massena e di Augereau, superati, non senza sangue, i siti forti di Corona e di Preabocco, e più su di Ala, di Serravalle e di Mori, mentre Vaubois si alloggiava in Torbole, compariva con mostra vittoriosa in cospetto di Roveredo. I Tedeschi già rotti a Mori, e spaventati da un furioso assalto di Rampon in Roveredo, abbandonarono frettolosamente la terra con andare a posarsi nel sito fortissimo, che chiamano il Castello della Pietra, o di Calliano. Solo passo a questa terra a chi viene di sotto, è una stretta forra, che è serrata a destra da monti inaccessibili, a sinistra dall'Adige. La terra medesima poi distendendosi anch'essa dal monte al fiume, serra il passo, ed appresenta verso la profonda forra un grosso muro merlato, che rende assai facile la difesa. Per questa strettura dovevano passare, e questa muraglia, munita dai Tedeschi di grosse artiglierìe, espugnare i Francesi per andare all'acquisto di Trento. Speravano gl'imperiali, se non di arrestare l'impeto del nemico in questo luogo, almeno di starvi forti tanto, che ogni cosa potessero mettere in sicuro alle spalle. Ma quei presti repubblicani, capaci a sostenere le battaglie giuste nei luoghi piani, e molto più capaci ancora a far le guerre spedite e spartite dei monti, ebbero assai presto superati tutti gli ostacoli, che e la natura del sito, e l'arte del nemico aveva loro opposto. Imperciocchè il generale Dammartin, allogate, con incredibile fatica, alcune artiglierìe in un luogo creduto per lo innanzi inaccessibile, donde feriva di fianco la stretta, ed i feritori alla leggiera, destrissimi ed animosissimi, come sono ordinariamente i Francesi, arrampicatisi per luoghi dirupati e precipitosi, togliendo sicurezza a quel forte passo, tempestavano contro i difensori molto furiosamente. Vedutosi da Buonaparte il successo di queste cose, comandava a tre battaglioni di disperato valore, dessero dentro alla forra a precipizio senza trarre, ed assaltassero il castello, che in fine di quella torreggiava. Nè fu meno pronta la esecuzione di quanto fosse risoluto il comandamento; perchè messisi i battaglioni a quello sbaraglio, in meno tempo che uomo non concitato a presti passi farebbe, passarono la forra, menando grande strage degli Alemanni. Spaventati e rotti i Wurmseriani abbandonarono all'audacissimo nemico non solo la strada, ma anche la forte muraglia, ritirandosi a gran fretta a Trento. Nè credendovisi sicuri, e lasciandolo in balìa di se medesimo, e certa preda ai repubblicani, si ritirarono sulla destra del Lavisio sulla strada per a Bolzano. Tale fu l'esito della battaglia di Roveredo, combattuta il dì quattro settembre, nella quale risplende vieppiù chiaramente il valor dei Francesi, già tanto chiaro per le precedenti fazioni. Perdettero gli Austriaci, con venticinque cannoni, tre in quattro mila soldati morti, feriti, o prigionieri. Dei Francesi pochi mancarono, per la speditezza del fatto.