Tanto poi più se ne stava sospeso, quanto e Luigi decimottavo, e l'imperatore di Germania, e quel di Russia, e il re medesimo d'Inghilterra più o meno manifestamente il confortavano al non offendere con un atto tanto strepitoso la maestà reale, ed i principj, sopra i quali tutte le moderne sovranità si trovavano fondate. Non si commettesse, dicevano, abbandonando gli amici antichi, alla fede di un amico nuovo; la forza soldatesca non santificasse; la ruina d'Europa non appruovasse; considerasse, fugaci essere le cose violente, rovinare di per se stesse le eccessive; pensasse dopo quel nembo facilmente dileguantesi dovere avere bisogno dei patrocinj antichi; non più trattarsi di salvare la religione già salva, ma di salvare i seggi antichi: o legittimità o usurpazione, o temperanza o tirannide, o leggi o soldati, o civiltà o barbarie, di ciò trattarsi. Avvertisse finalmente quanto enorme sarebbe, se il pontefice di Roma, se il capo della cristianità si muovesse a santificar il sommo grado in chi usava la religione per fraude, le promesse per inganno, le armi per sovvertimento; vedesse la serva Italia, osservasse la tremebonda Germania, riflettesse alla soggiogata Francia, e giudicasse se gli fosse lecito, la dignità apostolica sua contaminando, onestare con sì solenne dimostrazione ciò, che tutte le leggi divine ed umane condannavano.
Queste esortazioni grandemente muovevano il pontefice. Ciò non ostante non gli sfuggiva, poichè al benefizio della religione aveva l'animo intento, che la religione, per essere in Francia la parte avversa tanto potente, per esservi la instaurazione tanto recente, per essere Napoleone imperatore in tutte le cose sue tanto arbitrario e tanto subito, maggiore pericolo vi portava, se a Napoleone non consentisse, che in Austria e negli altri paesi cattolici della Germania, se ai desiderj di Francesco imperatore non si uniformasse. Quanto alla Spagna, piuttosto suddita che uguale alla Francia, per la divozione del principe della Pace ai Buonapartidi, sapeva il pontefice, che la sua risoluzione a favor di Napoleone vi sarebbe stata udita volentieri.
Da un altro lato il signore di Francia tanto si dimostrava amorevole e lusinghiero verso la Santa Sede, che il papa venne in isperanza, non solamente di tenerlo nei termini, ma ancora di volgerlo in quella parte alla quale ei volesse. Confidava massimamente di poter conseguire qualche utile modificazione negli articoli organici annestati da Napoleone al concordato di Francia, e da Melzi a quello d'Italia. Desiderava altresì, e sperava d'indurre Napoleone a dare qualche larghezza di più al culto esteriore, al quale effetto erano corsi prima non pochi dispareri, perchè Napoleone intendeva il culto pubblico ad un modo, e Pio ad un altro. Nè dubitava punto che la presenza sua in Francia efficacemente non avesse ad operare, perchè la religione meglio si conoscesse, e meglio si amasse. Aveva anche difficoltà a persuadersi, che una sì lunga e grave fatica, ed una tanta condiscendenza in un affare di tanto momento per Napoleone, non fossero per ispirare al cuore di lui, quantunque di soldato fosse, affetti più miti, e maggiore agevolezza verso il Romano seggio.
Tutte queste cose molto bene e maturamente considerate, e co' suoi cardinali parecchie volte ponderate, implorato anche l'ajuto divino, siccome quegli che piamente da lui ripeteva ogni evento o prospero od avverso, si deliberava a voler fare quello, che da tanti secoli non si era veduto che alcuno fatto avesse. Per la qual cosa risolutosi del tutto a voler posporre al benefizio della religione ogni altro umano rispetto, convocati i cardinali il dì ventinove ottobre con queste gravi ed affettuose parole loro favellava:
«Da questo medesimo seggio, venerabili fratelli, noi già vi annunziammo, siccome il concordato con Napoleone imperatore dei Francesi, allora primo consolo, era stato da noi concluso; da questo stesso vi partecipammo la contentezza che aveva ripieno il nostro cuore, nel veder volte novellamente, per opera del concordato medesimo, alla cattolica religione quelle vaste e popolose regioni. D'allora in poi i profanati tempj furono aperti e purificati, gli altari riedificati, la salvatrice croce innalzata, l'adorazione del vero Dio restituita, i misteri augusti della religione liberamente e pubblicamente celebrati, legittimi pastori a pascere il famelico gregge conceduti, numerose anime dai sentieri dell'errore al grembo della felice eternità richiamate, e con se stesse, e col vero Dio riconciliate: risorse felicemente da quella oscurità in cui era stata immersa, alla piena luce del giorno in mezzo ad una rinomata nazione la cattolica religione.
«A tanti benefizj di gioja esultammo, e le esultazioni nostre a Dio nostro signore dall'intimo del nostro cuore porgemmo. Questa grande e maravigliosa opera non solamente ci riempiva di gratitudine verso quel potente principe, che usò tutto il potere e l'autorità sua per fare il concordato; ma ancora ci spinse, per la dolce ricordanza, ad usare ogni occasione che si aprisse, per dimostrargli, tale essere verso di lui l'animo nostro. Ora questo medesimo potente principe, il nostro carissimo figliuolo in Cristo Napoleone imperatore dei Francesi, che con le opere sue sì bene ha meritato della cattolica religione, viene a noi significandoci, ardentemente desiderare di essere coi santi olj unto, e dalle mani nostre l'imperiale corona ricevere, acciocchè i sacri diritti, che sono in così alto grado per collocarlo, siano col carattere della religione impressi, e più potentemente sopra di lui le celesti benedizioni appellino. Richiesta di tal sorte non solo chiaramente la religione sua, e la sua filiale riverenza verso la Santa Sede dimostra; ma siccome quella che accompagnata da espresse dimostrazioni e promesse, da speranza che sia la fede sacra promossa, e che siano le dolorose ingiurie riparate; opera, che già ha egli con tanta fatica e con tanto zelo in quelle fiorite regioni procurato.
«Voi vedete pertanto, venerabili fratelli, quanto giuste e gravi siano le cagioni, che ad intraprendere questo viaggio c'invitano. Muovonci gl'interessi della nostra santa religione, muoveci la gratitudine verso il potente imperatore, muoveci l'amore verso colui che con tutta la forza sua adoperandosi, ebbe in Francia alla cattolica religione libero e pubblico esercizio procurato, muoveci il desiderio, che d'avanzarla viemaggiormente in prosperità ed in dignità ci dimostra. Speriamo altresì, che quando al cospetto suo giunti saremo, e con lui volto a volto favelleremo, tali cose da lui a benefizio della cattolica chiesa, sola posseditrice dell'arca di salvazione, impetreremo, che giustamente con noi medesimi dello avere a perfezione condotto l'opera della nostra santissima religione congratularci potremo. Non dalle nostre deboli parole tale speranza concepiamo, ma dalla grazia di colui, di cui, quantunque immeritamente, siamo il vicario sopra la terra, dalla grazia di colui, che per la forza dei sacri riti invocato essendo, nei bene disposti cuori dei principi discende, specialmente quando padri dei popoli si mostrano, specialmente quando all'eterna salute intendono, specialmente quando di vivere e di morire veri e buoni figliuoli della cattolica chiesa deliberano. Per tutte queste cagioni, venerabili fratelli, e l'esempio seguitando di alcuni nostri predecessori che la propria sede lasciando, in estere regioni per promuovere la religione, e per gratificare ai principi, che della chiesa bene meritato avevano, peregrinarono, ci siamo ad intraprendere il presente viaggio deliberati, avvengadiochè da tale risoluzione avessero dovuto allontanarci la stagione sinistra, l'età nostra grave, la salute inferma. Ma non fia che a tali impedimenti ci sgomentiamo, solo che voglia Iddio farci dei nostri desiderj grazia. Nè fu il negozio, prima che ci risolvessimo, da ogni parte ed attentamente non considerato. Stemmo dubbj, ed incerti un tempo; ma con tali assicurazioni si fece incontro ai desiderj nostri l'imperatore, che ci rendemmo certi, essere il nostro viaggio a pro della religione per riuscire. Voi ciò sapete, che su di ciò a voi chiesi consiglio: ma per non preterire quello che ogni altra cosa avanza, sapendo benissimo, che conforme al detto della divina sapienza, le risoluzioni dei mortali, anche di quelli che per dottrina e per pietà più riputati sono, di quelli altresì, il cui parlare, quale incenso, alla presenza di Dio sen sale, sono deboli e timide ed incerte, le nostre fervorose preghiere al padre di ogni sapere indirizzammo, instantemente richiedendolo, che ci sia fatto abilità di solo fare quello che a lui piacer possa, solo quello che a prosperità ed incremento della sua chiesa tornare prometta. Ecci Dio, al quale coll'umile nostro cuore tante volte supplicammo, al quale nel suo sacro tempio le supplici nostre mani alzammo, dal quale e benigna audienza ed ajuto propizio in tant'uopo implorammo, testimonio, che niun'altra cosa vogliamo, a niun'altra intendiamo, che alla gloria ed agli interessi della cattolica religione, alla salute delle anime, all'adempimento dell'apostolico mandato, a noi, quantunque immeritevoli, commesso. Di questa medesima sincerità nostra voi stessi, venerabili fratelli, a cui tutto apersi, siete testimonj. Adunque quando un negozio sì grande con l'ajuto della divina assistenza vicino è a compirsi, qual vicario di Dio, Salvator nostro, operando, questo viaggio, al quale tante e sì ponderose ragioni ci confortano, imprenderemo.
«Benedirà, speriamo, il Dio d'ogni grazia i nostri passi, ed in questa epoca nuova della religione con uno splendore di accresciuta gloria si manifesterà. Ad esempio di Pio sesto di riverita memoria, quando a Vienna d'Austria si condusse, abbiamo, venerabili fratelli, provveduto, che le curie, e le audienze siano e restino secondo il solito aperte; e siccome la necessità del morire è certa, il giorno incerto, così abbiamo ordinato, che se durante il viaggio nostro a Dio piacesse di tirarci a lui, si tengano i pontificj comizj. Infine da voi richiediamo, voi instantemente preghiamo, che vi piaccia per noi sempre quell'affezione medesima conservare, che finora ci mostraste, e che noi assenti, l'anima nostra all'onnipotente Iddio, a Gesù Cristo nostro Signore, alla gloriosissima sua Vergine madre, al beato apostolo Pietro, acciò questo nostro viaggio, e felice sia nel corso, e prospero nel fine, raccomandiate. La quale cosa, se, come speriamo, dal fonte di ogni bene impetreremo, voi, venerandi fratelli, che di ogni consiglio nostro e di ogni nostra cura foste sempre partecipi fatti, della comune contentezza ancora voi parteciperete, e tutt'insieme nella mercè del Signore esulteremo, e ci rallegreremo».
Giunto il pontefice sulle Francesi terre, fu per ordine dell'imperatore, ed ancor più per la pietà dei fedeli in ogni luogo con riverenza veduto. A Parigi, anche quelli che non credevano nè al papa, nè alla religione, si precipitavano a gara, o per moda, o per vanità, o per adulazione, alla sua presenza per esprimergli con parole sentimenti di rispetto. Incoronava Napoleone il dì due decembre. Il fece l'imperatore aspettare nella chiesa di Nostra Donna in Parigi un'ora prima che vi arrivasse: vollero, quando il pontefice si mosse alla volta di lui, i pii circostanti applaudire al venerando vecchio; furonne da Napoleone con imperioso e forte segno impediti: partito da Nostra Donna il consecrato ed incoronato Napoleone, fu lasciato Pio, come un uom del volgo, avviluppato ed impedito fra l'immensa folla del popolo concorso; tristi presagi dei casi avvenire. Napoleone consecrato diè nel campo di Marte solennemente le imperiali aquile a' suoi soldati: le auliche insegne della repubblica, che avevano veduto le Renane, Italiche, Egiziache vittorie, lasciate nel fango, che era in quel giorno altissimo. Tanto i soldati di tutti già erano divenuti soldati di un solo! Disprezzar la gloria era segno, che non si sarebbe rispettata la libertà.
Andarono i magistrati, ed i capi dell'esercito a rendere omaggio all'incoronato loro signore. Cervoni, antico compagno, vedendolo non più così scarso del corpo, com'era una volta, con esso lui della prospera salute si rallegrava. Sì, rispose il sire, ora sto bene.