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E cominciava: «O vergin, vergin bella, estro e natura canora e sonora». Marco poeta a rider si smascella, e critica ogni detto che vien fuora. I paladini eran divisi a quella: chi dice bene e chi la disonora. Dodone ne traeva un suo piacere, e va chiedendo a tutti il lor parere.
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Ed a chi dicea bene, ei dicea male; ed a chi dicea male, ei dicea bene. Qualche argomento va facendo tale, che i paladin gli voltavan le rene; né del ben né del mal Dodon gioviale potea trovar ragion come conviene, ché i paladin faceano i ciarlatani solo per parer dotti e partigiani.
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Contro Dodone irati, imbestialiti, vorrien sbranarlo vivo con le zampe. Dodone alcuni versi avea finiti pel maritaggio, e pronti per le stampe, che correggean que' vati fuorusciti. I parigin non voglion che gli stampe, e vanno minacciando i revisori, ché, caschi il ciel, non gli lascino ir fuori.
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Dodone aveva anch'esso dalla sua alcuni paladin, ch'era giustizia. Marco e Matteo va tenendo nel dua, e ride sempre della lor malizia, dicendo:—Io vo' del bene a tuttidua, e non intendo partir l'amicizia, ma dir, fin che avrò fiato e sarò morto, che nelle lor scritture hanno un gran torto.—
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Terigi aveva fatto alla sua sposa un complimento a memoria apparato. Marfisa se gli mostra imperiosa, e tira dritto e appena l'ha guardato. Rimase come stolto a questa cosa, e le va dietro assai mortificato, ché non sapeva accordar nella mente la ragion del contegno per niente.