43
Bradamante, Rugger, don Guottibuossi non è da dir se del caso hanno tedio; ma stanno cheti, trasognati e goffi, perocch'era impossibil il rimedio. E molto amari ed aspri son gl'ingoffi di quegli uffizi nuovi e dell'assedio ad Angelino di Bellanda, solo concorrente al sigillo e buon figliuolo.
44
Angelin di Bellanda è un cavaliere privo d'un occhio in battaglia perduto; monco ha il sinistro braccio, ed il brachiere porta, delle fatiche per tributo. Di Carlo avea servito alle bandiere ne' tempi andati, e gran sangue ha perduto. Avea moglie e famiglia tanto grande, che Turpin scrive: «E' si vivea di ghiande».
45
Perocch'era Angelin povero in canna e di poder n'aveva pochi al sole; oltre di che, sopra quelli una manna cadeva ogni anno di secche e gragnuole. Angelin sofferente non s'affanna, e dicea:—Dio può tutto e cosí vuole. Dominus dedit, date ha le ricolte: Dominus abstulit, Dio ce l'ha tolte.—
46
Aveva cinquant'anni di penuria provata in guerra; e venuta la pace, monco, rotto e monocol, nella curia l'avea partita a un piato pertinace. Pel cangiar de' costumi la sua furia Fortuna contro a quel, come a Dio piace, cambia modo d'offesa ed arte e ingegno, ma giammai d'un riposo egli fu degno.
47
Ora credea del sigillo l'incarco, al quale è solo e non avea confronto, potesse dargli, vivendo assai parco, modo a' suoi creditor di dare a sconto; e un dí, restando di debiti scarco, di fare acquisti, o la dote a buon conto per quattro figlie, che non vanno a messa perché aveano la veste orrida e fessa.