53

Disse Rugger:—Per quel sacro battesimo c'hai sulla testa, non mi chieder questo. Io non so piú che sia di me medesimo: darei pugna, frugoni e calci al vento. Se sia del paganesmo o cristianesimo colui, nol so; vederlo vorrei spento: io ardo, io scoppio; è matta mia sorella; non ho piú capo, non ho piú cervella.—

54

Detto cosí, sbuffando come un toro, volse le spalle e si trasse da un canto. Marfisa seguitava il suo lavoro, e porse un memoriale a Dodon santo. Dodone il lesse, e disse:—Egli è un tesoro, e sará ricopiato in un mio canto; il voto mio però non conterete, se foste assai piú bella che non siete.—

55

Quella bizzarra intorno a Dodon ciancia,
dicendo:—So che il piacer mi farai.—
Dandogli pizzicotti sulla guancia:
—Con te—dicea—stanotte mi sognai.
Tu sei cortese e paladin di Francia:
io so che il voto certo mi darai.—
Dodon ridendo disse a lei voltato:
—V'accorgerete s'io ve l'avrò dato.

56

—Basta cosí—rispondeva Marfisa,— giá c'intendiamo,—e facea l'occhiolino; e va a tentare un altro in nuova guisa, ché certo ell'era il diavol tentennino. Dodon sarebbe morto dalle risa; ma gran compassione ha d'Angelino, ed avea detto a quel:—Non piú mestizia, che non è spenta affatto la giustizia.—

57

Giá la ricreazion giva languendo: la goffa serenata era finita, Terigi è ottuso e par che stia dormendo, Bradamante a nascondersi era gita, Rugger le labbra si stava mordendo, mezza la gente del palagio è uscita, e la moderna guerra con le carte gran danno aveva fatto in ogni parte.