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Nel magnifico tempio eletti marmi aveano e arredi di ricchezza immensa. Dicea Gano:—Io vi prego a voler farmi l'esposizione in sulla sacra mensa.— Suoninsi le campane, ed inni e carmi volino al ciel che a noi tutto dispensa. Vo' fare una sant'opra, e dal Sovrano chiedo sia benedetta dalla mano.

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Abbonderan le cere, e mie saranno: finita la fonzion, vostre poi sono. E piú: mille ducati pronti stanno: questi alla vostra povertá li dono. Pregate tutti Dio, dal qual pur s'hanno ad aspettar le grazie; ed il perdono —dicea Gan—chiedo prima de' peccati;— e va baciando i scapolar de' frati.

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Que' padri, dopo una lode sincera alla pietá di Gano, pe' contanti e per la sacra oblazion della cera, lo van benedicendo tutti quanti. E dicon:—Tutto farem volentiera: Dio ci esaudisca, Dio ci faccia santi.— Poi chiaman paratori e fornitori, perché il dí susseguente Iddio s'onori.

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Duemila cento e sessantotto lumi per quella esposizion furon disposti, e velluti e dammaschi e tele a fiumi, ed angeli dorati furon posti. Vasi e bacini fuori de' costumi, d'argento e d'òr ci sono, di gran costi. Gridano le campane ogni momento: —O turbe, o turbe, al tempio, drento, drento.—

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Ma sopra tutto cura ed attenzione mettono i frati a far che per la chiesa sien pronte sempre a quella divozione borse a stangon, crollate alla distesa, perché possa sfogar la pia intenzione ogni buon'alma nel ben fare accesa, e possa ognuno aver dinanzi un fondo da seppellir le vanitá del mondo.