9

Il conte Orlando e Dodone e Rinaldo, che la sinceritá non han perduta, uscir dal parlamento ognuno caldo: corrono ad Angelin, che gli saluta. Dicean:—Quell'impostore, quel ribaldo di Gano, a questa volta l'ha perduta;— e il povero Angelin vanno abbracciando. Piangea per l'allegrezza il conte Orlando.

10

Con bella grazia alcuni paladini diceano ad Angelino:—Io t'ho voluto;— ed alle figlie sue faceano inchini, narrando il lor buon core per minuto. Angelin gli ringrazia oltre a' confini, dicendo:—Se m'avete conosciuto buon custode al sigillo, anche si vuole ch'io via conduca queste mie figliuole.

11

Dodone, udendo, disse ad Angelino: —Perdio! meglio a' tuoi giorni non dicesti: menale in casa e chiudi l'usciolino; ogni buon core in ciarle di fuor resti. Costoro attaccherebbono l'uncino con mille falsitá, mille pretesti, e l'ospitalitá saria tradita con l'amicizia in bocca piú forbita.—

12

S'accrebbero le risa, e i spiritosi piantaron prestamente la questione con testi e passi di scrittor viziosi, che avean spregiudicate le persone; e provar s'ingegnavano furiosi che parlava da stolido Dodone, ché l'ospitalitá non s'offendea con quelle cose ch'egli s'intendea.

13

—Andate a disputar queste dottrine —dicea Dodon—con le vostre sorelle. Conduci via, Angelin, queste meschine, ché le question divengon troppo belle.— Rinaldo a que' discorsi pose fine; e accompagnate a casa le donzelle, in una malvagía, per la salute d'Angelin, sei guastade ha poi compiute.