19
Gli occhi tien chiusi e spinge il petto in fuori, torce la bocca ed ha chiavati i denti, strappa ciò ch'ella piglia, e merli e fiori; non sa se donne o uomin sien presenti, né qual atto l'onori o disonori, ché trae le lacche e l'alza, occhi veggenti; or si rannicchia ed or si stende in fretta. si torce, s'aggomitola e gambetta.
20
Sei damigelle le tenean le braccia: Marfisa tutte quante le rintuzza. Chi l'imbusto di dietro le dilaccia, chi di molt'acqua nella fronte spruzza. Ipalca era graffiata, meschinaccia, le mani, e piange e le ciglia strabuzza; e perch'è giunto Gano, si dispera a ricoprirle il sen che scoperto era.
21
Quel tristo ipocriton del conte Gano disse:—Un effetto isterico gli è questo. Le porrò sopra il seno una mia mano: poiché son maschio, ella guarisce presto.— E giá stendea la man quel luterano con gli occhi chiusi ed un visino onesto; ma volle il caso che Marfisa a un tratto rinvenne, e Gan rimane a mezzo l'atto.
22
Tornata in sé la dama a poco a poco, languidetta s'andava rassettando; veduto Gano, il viso fe' di foco, e che partan le dame dá comando. Poi disse al conte:—Che di' tu, dappoco? in capo ci ha cacato il conte Orlando. Ch'è del guascon? non ebbi in vita mia tal dolor, per la Vergine Maria.—
23
Gano a quel detto ha la testa inchinata, e si fece la croce e aggiunse tosto: —Laudata sempre e non mai bestemmiata. Voi potete ben credere—ha risposto— che per me indifferente non sia stata questa faccenda. Io sperava all'opposto; ma le cose avvenute, o bene o male, arcani son del giudice immortale.