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Era, come abbiam detto, quel guascone un garzonaccio del nuovo costume, e la trattava con adulazione, con un ruscel di lodi, con un fiume. Partito dalla sua conversazione, dicea:—Son secco, piú non vedo lume: son pur noiose queste innamorate;— e s'inventava cose da stoccate.
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Talor diceva:—Io fui da quella matta; non poteva sbrigarmi dall'assedio: quand'io ci son, non val che la combatta perché mi lasci andar; non c'è rimedio. La mi guarda languente, contraffatta; la trae sospiri, ch'io muoio di tedio. Le puzza il fiato sí, quando l'ho presso, ch'io soffrirei piú volentieri un cesso.—
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La dama gli avea dato qualche volta del matrimonio con Terigi un cenno. Il guascon detto avea:—Siete sepolta; pur le promesse mantener si denno: ma se goffo è il marito, ha fatto còlta la donna, ed ha fortuna s'ella ha senno. Voi m'intendete giá: questi imenei son per comoditá dati dai dèi.—
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Rideva la fanciulla estremamente, dicendogli:—Tu sei pur spiritoso.— Quel garzonaccio aggiungea prestamente detti peggior, sicch'io dirli non oso. Quando partia, Marfisa diligente Ipalca gli spedia senza riposo, e sali, e dolci accuse si mandavano, e viglietti infocati che fumavano.
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Terigi in casa non trova la sposa, e s'anch'ell'era in casa, ella non v'era. Ognuno al meschinel narra qualcosa, e s'inventava, ed egli si dispera. Chi l'aveva veduta furiosa, chi travestita a' ridotti la sera; ond'egli era geloso e riscaldato, e mandava spion per ogni lato.