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Se alcuna volta in casa la trovava, or sbavigli, or rabuffi riscuoteva. Eccoti Filinoro che arrivava, e appresso la bizzarra si metteva. Il marchese sudava e sospirava per qualche gesto che lo trafiggeva, e peggio, ché il guascon mai non partia, ma volea ch'egli primo andasse via.

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Correa d'aprile il bel mese ridente, e s'aspettava il giugno agli sponsali. Il Tauro in ciel minacciava sovente alla teda d'imen futuri mali. Nascean de' gran sospetti veramente di scioglimento ancora in fra i mortali. Tutto Parigi stava in attenzione su' scherzi di Marfisa e del guascone.

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Terigi fece dir da don Gualtieri a Rugger che troncasse quella trama. A Filinoro avea detto Ruggeri che cercasse altra casa ed altra dama. Il guascon gli rispose:—Volentieri;— ma fe' peggior effetto il porre in brama, ché la difficoltate ed il timore fe' cercar nascondigli e punti ed ore.

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Liberamente lo voleva in casa Marfisa, e non voleva opposizioni; ma Filinor l'aveva persuasa che, rubati, miglior sono i bocconi. Ed ella per amor cheta è rimasa, cercando or buche, or tane ed or cantoni. Se n'andava l'onor di male in peggio per le altrui vigilanze ed il motteggio.

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La mascheretta a' furtivi sospiri era alla dama opportuna sovente. Finito il carnoval, per i raggiri veniva la quaresima assistente, i sermon sacri ed i santi ritiri, e il zendal era un mezzo onnipossente: ch'è la finezza dell'usanza nuova far quel che alletta, e quel che alletta giova.